B)
La collaborazione tra insegnanti ed operatori nel progetto Daphne.
Riccardo
Bettini, anche lui attivista di Azione Gay e Lesbica di Firenze Arci Nuova
associazione Finisterrae, riferisce delle iniziative del progetto Daphne
rivolte ad insegnanti e ad operatori sociosanitari in quanto figure adulte
di riferimento insieme alla famiglia per gli adolescenti.
Uno
degli scopi è stato evidenziare la percezione che i docenti e gli
operatori hanno del fenomeno della violenza e della discriminazione sugli
adolescenti omosessuali, favorendo nel contempo l’approfondimento personale
sui temi del rispetto delle identità sessuali.
Per
raggiungere il primo obiettivo sono state realizzate interviste accurate
fra alcuni rappresentanti delle categorie professionali (docenti e operatori)
coinvolte nelle agenzie educative. Sono stati, inoltre, organizzati dei
corsi di sensibilizzazione indirizzati agli insegnanti delle scuole medie
inferiori e superiori e agli operatori dei servizi socio-sanitari territoriali.
Il
campione degli operatori socio-sanitari intervistati era costituito da
6 donne e 4 uomini (3 psicologi, 1 psichiatra, 1 pedagogista, 1 ostetrica,
3 educatori, e 1 volontario di un’associazione culturale). Il 50% di loro
lavora in strutture pubbliche, il restante 50% o in centri o associazioni
del privato sociale.
Il
campione dei docenti era rappresentato da 8 donne e 2 uomini di cui 1 preside
e 9 docenti che operano tutti in scuole pubbliche tranne uno.
Lo
stesso lavoro è stato svolto anche, sempre per il progetto Daphne,
in Finlandia. Nonostante il campione non sia numericamente rilevante a
fini statistici, i dati emersi permettono alcune considerazioni relative
alle diverse culture.
In
merito alla percezione del fenomeno della violenza e delle discriminazione
nei confronti di adolescenti omosessuali, i dati di entrambe i Paesi evidenziano
che la maggior parte degli intervistati considera il fenomeno come molto
diffuso. Quasi tutti lo ritengono un fenomeno molto grave e che si manifesta,
in prevalenza, con forme di discriminazione sociale e di violenza psicologica,
ma anche con atti di violenza fisica. La maggioranza degli insegnanti e
degli operatori intervistati in Finlandia e degli operatori in Italia
riferisce di essere stata coinvolta in modo diretto. Gli insegnanti italiani,
o meglio la maggior parte di loro, riferiscono di essere a conoscenza di
casi di violenza ma di non esserne stati coinvolti direttamente. I casi
più frequenti sono di violenza psicologica, fisica e di abuso sessuale.
Gli autori sono in prevalenza i genitori (sia naturali che adottivi), ma
anche persone estranee alla famiglia e tra i coetanei.
Spesso
queste violenze sono causate dalla paura e dalla non accettazione dell’orientamento
sessuale, nonché dal tentativo ossessivo, soprattutto da parte dei
genitori, di curare l’omosessualità. Dalle interviste fatte in Italia
emerge la difficoltà a riconoscere questo tipo di violenza poiché
gli operatori italiani ritengono che spesso la vittima non accetti la propria
omosessualità e di conseguenza difficilmente riferisce gli episodi
accaduti. Quasi tutti gli intervistati sono favorevoli a incontri, dibattiti
e corsi di formazione sulla sessualità e sul rispetto delle differenze.
Bisogna sottolineare, però, che mentre dalle interviste svolte in
Finlandia gli operatori e gli insegnanti propongono che siano le associazioni
gay e lesbiche a svolgere attività di formazione di sensibilizzazione
sul tema, in Italia la maggioranza ritiene che questi interventi debbano
essere svolti da medici, psicologi e professionisti.
Per
il secondo obiettivo sono stati previsti 6 corsi di informazione e sensibilizzazione
al rispetto della sessualità e delle identità sessuali di
cui 4 rivolti ad operatori socio-sanitari e 2 a docenti di scuole medie
inferiori e superiori.
L’età
media dei partecipanti ai corsi per operatori è stata di 35 anni
e l’87.5% di loro non aveva mai partecipato ad un corso di aggiornamento
sulla sessualità che trattasse, anche solo in parte, l’argomento
della sessualità; il 19% aveva frequentato un corso sulla violenza;
il 37.5% ha dichiarato, nel questionario di ingresso, di aver dovuto affrontare
nella sua carriera professionale diverse situazioni di violenza su minori
e il 31% ha dichiarato di aver affrontato situazioni connesse con adolescenti
omosessuali. I motivi che hanno indotto gli operatori a frequentare il
corso consistono essenzialmente nell’esigenza di avere informazioni e strumenti
sul tema dell’omosessualità. Infatti il 44% di loro ritiene che
le persone eterosessuali divengono consapevoli della propria eterosessualità
intorno ai 12-14 anni e che invece per le persone omosessuali ciò
avvenga successivamente 14-16. Tutti affermano di conoscere gay maschi
adulti, il 75% afferma di conoscere lesbiche adulte, solo il 37% conosce
gay adolescenti e il 12% lesbiche adolescenti.
I
docenti, che hanno partecipato ai corsi a loro dedicati, hanno un’età
media di 48 anni. Soltanto il 15% di loro ha partecipato in passato ad
un corso di aggiornamento sul tema della sessualità. Circa l’8%
ha frequentato in precedenza un corso sulla violenza, ma nessuno ha preso
parte ad un corso dove venisse trattata anche l’omosessualità. Il
38% ha dichiarato di essere al corrente di situazione di violenza sugli
alunni; più del 59% ha dichiarato di aver affrontato situazioni
con adolescenti omosessuali. Le motivazioni che li hanno convinti a frequentare
il corso sono principalmente dovute all’originalità dell’argomento
ed anche, come per gli operatori, al bisogno di colmare una carenza di
informazione e di strumenti sull’omosessualità. Per il 54 % di loro
i gay e le lesbiche diventano consapevoli della propria sessualità
in età più avanzata rispetto agli eterosessuali, il 15% di
loro non ha un’opinione in merito. Tutti dichiarano di conoscere gay maschi
adulti, il 40% afferma di conoscere lesbiche adulte, il 30% conosce gay
maschi adolescenti e nessuno conosce lesbiche adolescenti.
Confrontando
questi dati con i risultati delle interviste, come sostiene Riccardo Bettini,
è stata rilevata la difficoltà a riconoscere nel proprio
ambito lavorativo situazioni legate all’omosessualità dei giovani.
Questo ha confermato che anche gli operatori e i docenti più sensibili
al rispetto delle differenze considerano l’adolescente come obbligatoriamente
eterosessuale, riuscendo difficilmente a considerare omosessuali persone
che non siano semplici conoscenti. Questo probabilmente per un condizionamento
culturale globale e per mancanza di corrette informazioni. Per questi motivi
gli incontri hanno dato ampio spazio all’ambiente emozionale e di confronto
attraverso lavori di gruppo, giochi di ruolo, discussioni collegiali e
tecniche di rilassamento. Sono intervenuti docenti gay e lesbiche anche
per evidenziare l’importanza di un reale scambio tra differenti competenze:
quelle professionali (proprie degli insegnanti e degli operatori) e quelle
di chi ha rielaborato situazioni di discriminazioni relative alla propria
omosessualità vissute in prima persona.
Dalle
valutazioni finali dei corsi si può evincere che gli insegnanti
e gli operatori riconoscono che i corsi hanno contribuito a fornire loro
strumenti per rispondere adeguatamente ad eventuali richieste di aiuto
da parte di adolescenti omosessuali.
C)
Testimonianze di disagio dovuto all’orientamento sessuale.
Elena
Biagini, di Azione Gay e Lesbica di Firenze Arci Nuova associazione Finisterrae,
riferisce l’esperienza delle persone che si sono rivolte alla Linea Amica,
servizio istituito dalla suddetta associazione.
La
maggior parte di chi ha usufruito di questo servizio ha tra i 20 e i 30
anni, circa il 50% sono uomini, il 30% donne, il 5% persone con problemi
di identità di genere e infine un 15% consiste in insulti, scherzi,
schiamazzi, ecc.
Molte
richieste consistono anche in domande sul “sesso sicuro”, su temi inerenti
ai diritti, ma anche su momenti aggregativi, culturali e sui locali da
frequentare. La maggior parte delle telefonate, però, racconta di
litigi e botte in famiglia, di difficoltà a dichiararsi anche al
migliore amico, della repulsione che si ha per se stessi, della paura di
essere licenziati, del dolore causato ai propri genitori, ecc. Altre telefonate
descrivono la vita di chi ha rinunciato completamente alla propria sessualità,
di chi ha scelto una doppia vita: cioè matrimoni e figli da una
parte e omosessualità praticata di nascosto con senso di colpa e
paura.
“Molte
persone che si sono rivolte alla nostra Linea Amica”, dice Elena Biagini,
“si sentono l’unica lesbica o l’unico gay al mondo, si sentono mostri,
si ritengono destinati a sofferenza e a solitudine […]. Eppure, nella maggioranza
dei casi, basterebbe trovare nel contesto in cui si cresce, nelle istituzioni
che di noi si occupano (scuole, Aziende Sanitarie, circoli ricreativi)
riferimenti a gay e lesbiche; basterebbe interrompere la millenaria cancellazione
come concittadini possibili, che esistono, che vivono negli stessi quartieri
degli altri; basterebbe che il medico, il ginecologo, lo psicologo, l’assistente
sociale, l’insegnante, non dessero per scontato che la persona che hanno
davanti sia eterosessuale” (4). “Quanti adolescenti, che vivono in silenzio
la consapevolezza della propria diversità, frequentano 13 anni di
scuole senza che nessuno citi mai l’omosessualità di Michelangelo
o di Pasolini, il lesbismo di Saffo o di Virginia Woolf, vivendo quella
cancellazione come la cancellazioni di se stessi? Questo in una scuola
dove difficilmente vengono criticate le battute su gay e lesbiche, le acidità
su ragazzine troppo maschiacci e ragazzi troppo femminucce?”
Note:
(1)
Elena Biagini, Chi sono quella ragazza, quel ragazzo … conoscere per non
discriminare, Presentazione, Firenze, p.5.
(2)
Graziella Bertozzo, Chi sono quella ragazza, quel ragazzo … conoscere per
non discriminare, Presentazione, Firenze, p.10.
(3)
Luca Pietrantoni, Il rischio suicidiario nell’adolescenza omosessuale,
in Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, 1998 pp.461-468.
(4)
Elena Biagini, cit., p.18.
Conclusioni.
All'inizio
dell'anno scolastico 1998/1999 è entrato in vigore lo Statuto delle
studentesse e degli studenti, un ulteriore passo verso il rinnovamento
della scuola, frutto di un lungo confronto che ha coinvolto tutte le componenti
della scuola attraverso le associazioni degli studenti, degli insegnanti
e dei genitori. Lo Statuto, che ha assunto la forma di Decreto del Presidente
della Repubblica (D.P.R.), si colloca nel processo di acquisizione dell'autonomia
da parte delle scuole. Sono state dettate, attraverso questo nuovo strumento,
le norme generali che i singoli istituti dovranno poi integrare e sviluppare
all'interno delle comunità scolastiche chiamate a progettare autonomamente
la loro offerta formativa.
L'articolo
1 (Vita della comunità scolastica) al comma 3 afferma che "la comunità
scolastica, interagendo con la più ampia comunità civile
e sociale di cui è parte, fonda il suo progetto e la sua azione
educativa sulla qualità delle relazioni insegnante-studente, contribuisce
allo sviluppo della personalità dei giovani, anche attraverso l'educazione
alla consapevolezza e alla valorizzazione dell'identità di genere,
del loro senso di responsabilità e della loro autonomia individuale
e persegue il raggiungimento di obiettivi culturali e professionali adeguati
all'evoluzione delle conoscenze e all'inserimento nella vita attiva".
Per
l'acquisizione di una consapevole identità di genere ritengo sia
fondamentale l'introduzione dell’educazione alla sessualità, o educazione
relazionale-affettiva, nella scuola. Questa non deve essere introdotta
come intervento a situazioni di emergenza, ma deve far parte di tutta quella
serie di misure preventive (leggi, consultori familiari, campagne di informazione,
ecc.) finalizzate alla formazione della persona e ad un atteggiamento consapevole
e positivo nei confronti della sessualità.
Svolgere
una mirata azione preventiva in ambito scolastico può produrre risultati
soddisfacenti soprattutto perché tale azione è diretta ai
tre sistemi di riferimento per il bambino e per l’adolescente: i genitori,
gli insegnanti e il gruppo dei pari. La prevenzione consiste essenzialmente
in un progetto educativo globale per il benessere psichico e fisico dello
studente e l’informazione è soltanto uno dei passaggi, sicuramente
indispensabili, per l’obiettivo da raggiungere. L’educazione alla sessualità,
a sua volta, fa parte di quelle attività indirizzate alla crescita
della persona, alla comprensione e valorizzazione delle differenze di ogni
tipo (multiculturalità) e alla conoscenza e consapevolezza del ruolo
delle istituzioni sociali e politiche. La capacità di vivere armoniosamente
la propria sessualità può essere una caratteristica essenziale
per lo sviluppo globale della persona e del cittadino.
E’
auspicabile che le istituzioni scolastiche abbiano un legame più
stretto, più consueto con la quotidianità che appartiene
anche agli adolescenti in particolare e agli studenti in generale. Fattori
importanti per la crescita sociale dell’individuo sono: la consapevolezza,
l’autonomia, il rispetto di sé e degli altri, gli atteggiamenti
positivi verso la sessualità, una conoscenza più approfondita
della sessualità come dimensione biologica; il processo culturale
relativo ai ruoli, ai comportamenti delle donne e degli uomini, la sessualità
come fatto relazionale, ludico e riproduttivo. La scuola dovrebbe sostanzialmente
fornire strumenti utili all’autorealizzazione degli individui senza ricorrere
a modelli precostituiti. La vita di tutti i giorni, gli episodi di cronaca
come le violenze e gli abusi sui minori, la violenza sulle donne, l’annoso
problema della prevenzione nei confronti dell’Aids, il controllo demografico
delle nascite e il dibattito sulla procreazione medicalmente assistita
possono fornire utili spunti per individuare gli obiettivi, porre in atto
delle strategie, strutturare gli interventi per un indispensabile progetto
di educazione alla sessualità.
I
casi di morti tragiche di bambini, più genericamente denominati
di “pedofilia”, che in questo periodo fanno discutere e che mobilitano
l’opinione pubblica e gli “esperti”, possono costituire un’emergenza, come
altre nel passato, che riporta l’attenzione sulla prevenzione e sull’informazione
non soltanto scolastica. A tal proposito il Ministro della Pubblica Istruzione
Tullio De Mauro, intervistato da Marco Galluzzo del Corriere della Sera
(sabato 26 agosto 2000), dichiara: “Le scuole hanno fatto e continueranno
a fare molte cose. In tanti casi, maltrattamenti, abusi, condizioni di
disagio sono percepiti, per fortuna, in prima battuta, proprio dagli insegnanti.
Da questo punto di vista esistono diversi canali per trasformare questa
percezione in un intervento diretto. Innanzi tutto attraverso la presenza
di servizi come i centri di ascolto, che favoriscono l’ingresso sistematico
di psicologi dell’infanzia nelle scuole. In questo senso, un anno fa, abbiamo
concluso una convenzione degli psicologi […]. Esiste poi un disegno di
legge, relatrice la senatrice Maria Daniele Galdi, che prevede l’istituzione
di un servizio psicologico scolastico in tutte le scuole”. Continua De
Mauro: “oggi si fa molta informazione sessuale nelle scuole elementari.
C’è stata una battaglia dura nei decenni passati. Ma ormai sui temi
c’è un’informazione che circola. Certo, il problema è che
circoli in modo oculato e adeguato, e quindi ancor di più occorre
la presenza di figure professionali come quella dello psicopedagogista,
dello psicologo dell’infanzia o dell’adolescenza”.
Molti
progetti di legge sono stati presentati in Parlamento a tale proposito.
Tra questi quello che prevede l’istituzione di un servizio telefonico gratuito
di soccorso ai minori in difficoltà, ai disabili ed agli anziani
(n°5192 del 30 luglio 1998), su iniziativa di un gruppo di parlamentari
tra i quali Burani Procaccini, Divella e Scoca. La relazione di presentazione
di questa proposta di legge, sottolinea la gravità della violenza
sui minori e l’omertà che la circonda. Un servizio telefonico può
costituire un valido aiuto ai minori e a tutti i soggetti deboli della
nostra società. Le difficoltà e le necessità del minore,
alle quali il servizio potrebbe dare una risposta di primo aiuto, dovranno
essere di qualsiasi natura e non necessariamente legati ad episodi di violenza,
sia essa fisica o psicologica, ma anche di altre generiche difficoltà.
Questa proposta di legge indica che il servizio telefonico, con un numero
unico su tutto il territorio nazionale, sia organizzato dalle Regioni per
garantire un certo bacino d’utenza, come numero di abitanti, oltre che
un ragionevole anonimato che potrebbe essere compromesso in comunità
più ristrette.
Altre
proposte di legge, come la n.5110 del 16 luglio 1998 dal titolo Norme in
materia di violenza sessuale sui minori, propongono un inasprimento delle
pene già previste anche dalla legge n.66 approvata nel febbraio
del 1996. Nei quattro articoli di questa proposta i firmatari Chiappori
e Barral della Lega Nord propongono un’azione “clinica” su coloro che si
rendono colpevoli di reati sessuali sui minori. I pedofili riconosciuti
colpevoli devono essere sottoposti al trattamento del blocco androgenico
totale attraverso la somministrazione di farmaci tipo LH-RH o di metodi
clinici o farmacologici equivalenti. Dovrebbero essere sottoposti al trattamento
coloro che si sono macchiati dei delitti di violenza carnale, o atti di
libidine violenti o di ratto a fine i libidine, commessi su minori e che
sono stati riconosciuti colpevoli con sentenza passata in giudicato. Non
ritengo valida questa proposta poiché, secondo me, è prioritario
il momento della prevenzione degli abusi rispetto ad azioni sostanzialmente
repressive. In tale direzione si muove il disegno di legge n.1829 del 5
dicembre 1996, citato da Tullio De Mauro, che prevede l’“istituzione
di centri per la tutela dei minori presso i distretti scolastici” e promuove
una cultura della prevenzione. La relazione introduttiva sottolinea, infatti,
come nel nostro Paese non esista un centro, un ente, una struttura che
tuteli i minori. Spesso, sostengono i firmatari della proposta di legge,
il bambino e l’adolescente sono lasciati soli e indifesi. Inoltre può
verificarsi che il minore che denuncia una violenza subita rischi di essere
perseguito per calunnia. E’ necessario dotarsi di strumenti legislativi
capaci di intervenire efficacemente e uno di questi prevede l’istituzione,
presso i distretti scolastici, di centri per la tutela dei minori. Gli
otto articoli del disegno di legge descrivono sommariamente le modalità
per la creazione di questi centri composti da figure professionali come
medici e assistenti sociali che collaborano con i docenti.
La
proposta di legge n.5411 del 17 novembre 1998 dal titolo Istituzione del
difensore civico per l’infanzia, presentata, tra gli altri, da Anna Maria
Biricotti (Democratici di sinistra), Adria Bartolich (Democratici di Sinistra)
e Augusto Battaglia (Democratici di Sinistra), rifacendosi a quanto già
avviene in molti altri Paesi europei, propone la creazione di difensori
civici per l’infanzia. Questa figura viene considerata come una componente
indispensabile nel processo di controllo necessario per un impegno reale
a favore dei diritti dei bambini. Il difensore civico per l’infanzia può
svolgere un ruolo chiave, non solo nell’assicurare l’attuazione dei diritti
già stabiliti dalla legislazione sull’infanzia, ma anche nell’affermare
ed estendere a favore dell’infanzia i diritti umani fondamentali e nel
reclamare giustizia per i bambini. Il difensore civico per l’infanzia deve
essere un’autorità indipendente, nominata con decreto del Presidente
della Repubblica, figura dotata di forte autorevolezza e che ha maturato
una qualificata esperienza specifica nel settore.
Franco
Garelli, docente di Sociologia della conoscenza e di Sociologia della religione
all'Università di Torino ha recentemente concluso una indagine su
i giovani, il sesso e l'amore (I giovani, il sesso, l'amore. Trent'anni
dopo la ribellione dei padri, Il Mulino, 2000). Il campione era costituito
da 300 giovani di età compresa tra i 20 e i 24 anni abitanti a Torino,
Bologna e Napoli ed equamente distribuiti tra maschi e femmine. Il 25%
di questi giovani si è definito ateo o agnostico, il 50% si è
definito cattolico non praticante e il restante 25% si è definito
cattolico praticante. I risultati parlano di ragazze e di ragazzi che praticano
il sesso liberamente (sesso solo con affetto per il 35%, sesso anche senza
affetto per il 45%; fedeltà nella coppia per il 50%, flessibilità
nei rapporti di coppia per il 25%), che hanno presto il primo rapporto
completo (tra i 13 e i 15 anni il 16% di loro, tra i 16 e i 18 51%, tra
i 19 e i 24 anni il 31%, vergini il 5%), che considerano la masturbazione
come un "dato di fatto" biologico e normale anche oltre la pubertà,
che sostengono l'ammissibilità etica e sociale dell'omosessualità
considerandola un dato di fatto (circa il 70% favorevoli, 20% dubbiosi
e 10% contrari) e che si dichiarano a maggioranza (circa il 47%) favorevoli
alle rivendicazioni di diritti da parte delle coppie omosessuali. Giovani
che puntano molto sulla comunicazione e sull'espressività e che
a sposarsi o ad avere figli non pensano proprio, considerando le due eventualità
come ipotesi lontane, sullo sfondo di una vita giocata sul presente, sulla
sperimentazione e sull'individualismo.
Alle
esigenze formative di questi giovani, che risentono un clima generale di
incertezze, la scuola è chiamata a dare risposte adeguate.
Le
proposte che ho analizzato, come ho già sostenuto, spesso hanno
fornito risposte ai problemi connessi con la vita sessuale degli individui
intervenendo con provvedimenti di emergenza. Senza voler mettere in discussione
l’efficacia di tali norme, ritengo prioritaria l’approvazione di leggi
che prevedano nelle scuole, di ogni ordine e grado, programmi di educazione
alla sessualità. Il progetto di Educazione sessuale e relazionale-affettiva
(scuola superiore) di Bazzo e Del Re può costituire un valido esempio
dal quale trarre spunto. L’esperienza condotta dal dott. Del Favero, testimoniata
dal video Nessuno uguale – adolescenti e omosessualità, le proposte
di Roberta Giommi e Marcello Perrotta contenute in Educazione sessuale
come prevenzione. Nuovi modelli per la famiglia, la scuola, i servizi e
le ricerche svolte nell’ambito del progetto Daphne dall’associazione Finisterrae
di Firenze possono costituire un ulteriore e valido contributo.
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Visalberghi
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Visalberghi
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A
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Amici
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Bella
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Belle
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Che
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Come
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Creature
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Decalogo
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Diritto
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Discesa
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Edward
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Grande
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In
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Nel
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Niente
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Notti
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Olivier
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Oltre
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Ottavo
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Parenti
amici e tanti guai, Usa, 1989, R. Howard
Peccato
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Peggy
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Quattro
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Schiaffo
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Sedotta
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Storia
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Tempo
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Timida
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Tre
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Tutto
quello che avreste voluto sapere sul sesso…, Usa, 1972, W. Allen
Uomo
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Week-end
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http://www.palazzochigi.it/
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http://www.in-psicoterapia.com/
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