3
- Le proposte di legge sull’informazione e l’educazione sessuale nelle
scuole.
L'educazione
sessuale, soprattutto nei Paesi del nord Europa è entrata da tempo
nei programmi di studio delle scuole. Fin dalla scuola materna, infatti,
in Svezia gli alunni apprendono le prime nozioni utili. In Danimarca l'educazione
sessuale è obbligatoria nelle scuole frequentate dagli studenti
compresi fra i 6 e i 16 anni. In Italia, in Grecia e in Irlanda non
è previsto l'insegnamento di tale disciplina, ma possono essere
tenuti corsi a livello sperimentale ed estemporaneo. In Gran Bretagna,
in Francia, in Polonia, in Finlandia, in Cecoslovacchia, in Turchia e in
Ungheria, sono inseriti nei programmi delle scuole dell'obbligo alcuni
cenni di educazione sessuale mentre in Belgio, Portogallo e a Cipro l'educazione
sessuale è considerata una materia interdisciplinare. Negli USA
il discorso è più complesso in quanto la legge sull'istruzione
varia da Stato a Stato.
Roberta
Giommi, dell'Istituto Internazionale di Sessuologia di Firenze, che da
oltre 10 anni si occupa di formazione degli operatori delle Asl (psicologi,
ginecologi, assistenti sociali, infermieri professionali) e che da tempo
incontra genitori e insegnanti, ritiene che per l'introduzione dell'educazione
sessuale nelle scuole sia "fondamentale il consenso dei genitori, oltre
che delle autorità scolastiche perché […] non dovrebbe esserci
difformità tra quello che viene insegnato a scuola e quello che
viene detto a casa" (1). Giommi, autrice con Marcello Perrotta del Programma
di educazione sessuale ritiene utile un approccio alla sessualità
anche per i bambini delle scuole materne. "Si può insegnare loro
la differenza di genere (maschile e femminile), oggetto di grande curiosità,
parlando loro naturalmente con un linguaggio che siano in grado di comprendere.
Ma anche di come sono stati concepiti e di come sono nati . Dai 7 ai 10
anni - aggiunge Giommi - i bambini frequentano le elementari ma molti sono
già in fase di presviluppo […] è quindi opportuno far capire
con disegni, giochi, associazioni di idee, lo sviluppo sessuale, parlando
anche della sessualità dei grandi […]. Spieghiamo come è
fatto il corpo, cosa vuol dire fare l'amore, progettare un bambino, ma
anche volersi bene, toccarsi, baciarsi - spiega la psicologa - perché
la sessualità non sia un tabù né una cosa vergognosa.
Ma se gli adulti considerano tutto imbarazzante, questi bambini, diventati
adolescenti si chiuderanno senza parlare. Dagli undici ai 14 anni, momento
della preadolescenza, bisogna dare informazioni corrette, per esempio sulla
masturbazione, sulla prima volta, sulle cure igieniche. Bisogna parlare
di sessualità come modo piacevole di stare insieme (2). Il
programma della psicologa Roberta Giommi affronta argomenti come l'omosessualità,
introducendo il concetto di varianza e non di devianza e argomenti come
la violenza sessuale la contraccezione e il sesso sicuro. Particolare riguardo
è rivolto al tentativo di differenziare il momento dell'educazione
sessuale da quello della valutazione. Per i ragazzi dai 15 ai 18 anni sono
previsti corsi di informazione piuttosto che momenti di "educazione".
Attuali
e urgenti, alla luce dello storico ritardo che la scuola italiana deve
colmare, sono le ragioni di ordine sociale, culturale, psicologico e formativo
che rendono opportuno l'inserimento, all'interno dei suoi programmi, dell'informazione
e dell'educazione sessuale.
L’esigenza
di una specifica normativa per l’introduzione nella scuola di temi riguardanti
la sessualità, da decenni è oggetto di discussione nel mondo
della scuola e nel Parlamento. La prima proposta di legge per l'educazione
sessuale nella scuola è del 1975. Successivamente se ne sono aggiunte
altre, arrivando ad un testo unificato nel 1979 (3). Più volte questo
testo è stato riproposto, con le dovute modifiche, senza riuscire
a superare la discussione delle commissioni parlamentari. Il dibattito
si arenava su questioni di ordine morale o veniva interrotto dallo scioglimento
anticipato delle camere. Fra i progetti più recenti tre assumono
particolare significato: la proposta n.218 del 9 maggio 1996, presentata
dall’On. Alberta De Simone (Sinistra Democratica), dal titolo “Norme sull'informazione
e sull'educazione sessuale nelle scuole”; la proposta n. 1023 del 17 maggio
1996, presentata dall’On. Nichi Vendola (Rifondazione Comunista - Progressisti),
dal titolo “Introduzione dello studio dei temi relativi alla sessualità
nella scuola pubblica” e la proposta n. 1722, presentata dall’On. Flavio
Rodeghiero (Lega Nord), dal titolo “Norme in materia di informazione ed
educazione sessuale nelle scuole”.
Nel
corso dell’XI legislatura, la VII Commissione aveva elaborato un testo
unificato, giunto fino alla sede legislativa, senza essere approvato. A
partite da questo testo, prodotto dell’incontro di culture e di sensibilità
eterogenee, è stata elaborata la proposta n. 218. Tra i firmatari
l’On. Nilde Iotti. Nell’art. 1 è previsto che le scuole di ogni
ordine e grado concorrano, in collaborazione con i genitori, all'informazione
e all'educazione ad una cultura della sessualità responsabile. L'articolo
2 sancisce che le tematiche inerenti la sessualità non debbano costituire
materia curricolare a sé stante e che la loro introduzione nell'attività
didattica si attui in forme interdisciplinari. L'articolo 3 prevede che
il Ministro della Pubblica Istruzione aggiorni con decreti gli orientamenti
educativi della scuola materna ed integri i programmi delle scuole di ogni
ordine e grado. L'articolo 4 contiene norme per l'aggiornamento dei docenti.
L'articolo 5 prevede la programmazione di iniziative extracurriculari da
parte degli organi collegiali competenti anche su proposta dei genitori
e, nella scuola secondaria superiore, degli stessi studenti. Tali iniziative
sono affidate agli insegnanti della scuola e anche ad esperti esterni.
Gli articoli 6 e 7 prevedono che per la formazione dei docenti, nel predisporre
i corsi di laurea, si tenga conto delle finalità della legge proposta
e che il Ministero della Pubblica Istruzione curi la raccolta e la valutazione
delle attività svolte. L'articolo 8, infine, fissa la copertura
finanziaria.
La
proposta presentata dall’On. Nichi Vendola parte dallo studio dei temi
relativi alla sessualità nella scuola elaborato, alla metà
degli anni '80, dai Centri di liberazione delle ragazze e dalla Lega studenti
medi della FGCI (Federazione giovanile comunista italiana) dopo un dibattito
ampio e approfondito nel Paese.
Nella
X legislatura le parlamentari elette nelle liste del PCI presentarono questo
testo sia alla Camera che al Senato condividendone l'impostazione culturale
e i contenuti (atto Camera n. 1705, e atto Senato n. 350). Questa proposta
di legge e altre furono discusse dalla competente Commissione della Camera
dei deputati che, sul finire della legislatura, elaborò un testo
senza giungere, anche in questo caso, all'approvazione finale.
Partendo
dalla premessa che “nella scuola italiana […] non è ancora
consentito informarsi e parlare dei temi della sessualità e delle
forme in cui essa si esprime” (4), l’On. Vendola osserva che “raramente
ciò è reso possibile dalla sensibilità di qualche
insegnante o preside disponibile […]. Ufficialmente niente: l'istituzione
scolastica, i programmi, persino i testi in uso, negano la differenza tra
i sessi nella storia, nella cultura e nella scienza, tacciono sulla conoscenza
dei corpi, cancellano la presenza di soggetti diversi, ragazze e ragazzi,
all'interno della scuola. La formazione culturale non prevede di fornire
strumenti ai giovani per consentire loro di conseguire una consapevolezza
di se stessi e della propria sessualità contribuendo così
a perpetuare modelli discriminanti e di divisione sessuale dei ruoli” (5).
I
punti qualificanti di questa proposta, che tendono a superare violenze,
prevaricazioni e discriminazioni, sono: a) Orientamenti generali (articoli
1 e 2). Fornire le conoscenze e la cultura sui temi relativi alla sessualità
come compito di formazione generale della scuola, collegato all'affermazione
dei diritti individuali e alla valorizzazione delle differenze. Conseguentemente
a questo orientamento, lo studio di tali temi "non costituisce disciplina
a sé ma è parte integrante degli orientamenti educativi,
dei programmi didattici e di molteplici discipline di insegnamento" (6);
b) La scuola secondaria superiore (articoli 3 e 4). Il collegio dei docenti
che predispone l'inserimento dei temi relativi alla sessualità nell'attività
didattica è tenuto a consultare il consiglio di istituto e il comitato
studentesco. Un elemento di novità, che rappresenta una garanzia
che questa legge sia effettivamente applicata, è che allo studio
di tali temi sia riservata una percentuale dell'orario complessivo. Questa
"quota" può essere utilizzata in modo interdisciplinare o raggruppata
per cicli tematici. Fuori dall'orario scolastico possono essere organizzate
iniziative di approfondimento autogestite dagli studenti, decise e programmate
dal comitato studentesco il cui onere è a carico del consiglio d'istituto;
c) Scuola secondaria inferiore, materna ed elementare (articoli 5 e 6).
Nella scuola media l'inserimento nell'attività didattica dei temi
relativi alla sessualità spetta al collegio dei docenti. Il Consiglio
nazionale della Pubblica Istruzione, con l'ausilio di una commissione nazionale
di esperti rappresentativa delle diverse aree culturali, entro sei mesi
dalla data di entrata in vigore della legge, provvede ad adeguare gli orientamenti
educativi della scuola materna e i programmi didattici della scuola primaria
ai princìpi fissati nei primi due articoli. d) Soggetti esterni
alla scuola (articolo 7). Sia all'interno dell'orario scolastico che nelle
iniziative fuori orario è prevista la possibilità di avvalersi
del contributo di competenze esterne di vario genere: dagli intellettuali,
agli operatori sanitari, agli esponenti di movimento. Questo non solo perché
sui temi relativi alla sessualità tali competenze sono sicuramente
utili, ma anche per introdurre un elemento di novità nella scuola
aprendola a molteplici esperienze culturali; e) Aggiornamento degli insegnanti
(articolo 8). L'aggiornamento è affidato agli istituti regionali
per la ricerca, la sperimentazione e l'aggiornamento educativi (IRRSAE)
in collaborazione con l'università.
Anche
la proposta n. 1722 ha come premessa l’esigenza di introdurre nella scuola
temi relativi alla sessualità: “l'annosa problematica dell'informazione
sessuale e sanitaria nelle scuole è giunta ad un blocco operativo
dal quale è necessario uscire nel più breve tempo possibile
[…]. La mancanza, infatti, di una moderna informazione sessuale caratterizzata
da risposte chiare e precise può incidere profondamente sulla personalità
e sul futuro di ogni individuo” (7).
“Al
di là di quanto previsto nei programmi di insegnamento per i vari
ordini di scuole”, sostiene il Relatore, “l'educazione sessuale ha trovato
in questi ultimi anni degli spazi nella realtà scolastica nel quadro
della sperimentazione prevista dal decreto del Presidente della Repubblica
n. 419 del 1974 e, in modo assai significativo, nel quadro delle iniziative
per l'educazione alla salute.
Nella
scuola italiana, però, non è ancora consentito informarsi
e parlare dei temi inerenti la sessualità e delle forme in cui essa
si esprime” (8).
Obiettivo
dichiarato di questa proposta di legge è fornire agli studenti
gli strumenti di carattere informativo che consentano libere interpretazioni
e critiche personali. La necessità di un significativo
contributo da parte della scuola in materia di sessualità dipende
da alcuni fattori tra cui, uno dei principali, l'impreparazione di molti
genitori ed il loro continuo delegare ad altri questo tipo di informazione.
“Il minore ha diritto ad essere illuminato su aspetti rilevanti del suo
sviluppo, quindi se chi è ritenuto il principale attore di questa
formazione non se ne occupa per negligenza o per incapacità, demanda
in modo ovvio la responsabilità del compito ad altri, in questo
caso alla scuola ed ai docenti” (9). Il PDL di Rodeghiero chiede un linguaggio
obiettivo, semplice e preciso nell’affrontare l’argomento. “L’intervento
del docente, misurato e naturale, deve suscitare nell’educando un atteggiamento
di tranquillità, in modo da poter discutere e riflettere con distensione”
(10).
Queste
tre proposte di legge rappresentano l’esigenza diffusa di superare un tabù
come quello dell’educazione sessuale scolastica.
Nel
marzo del 1998, il Ministro della Pubblica Istruzione, Luigi Berlinguer,
assicurava l’introduzione dell’educazione sessuale negli istituti di istruzione:
“Lo scopo è quello di fare acquisire ai ragazzi criteri di giudizio
che favoriscano comportamenti rispettosi di sé e degli altri, partendo
da una informazione scientifica. La relazione mente-corpo, conoscenza-affettività
va fatta entrare nell’attività della scuola, che finora ha delegato
tutto alle famiglie e alla società” (11). Si sottolineava, in quel
momento, l’esigenza di introdurre non una materia come le altre, ma un
insegnamento interdisciplinare che trattasse della cultura della sessualità.
Nello stesso articolo, che riferiva della violenza subita da una
bambina di 7 anni da parte di due suoi coetanei in una scuola elementare
di Ferrara, lo psicologo Paolo Crepet, sosteneva l’esigenza di occuparsi
anche dell’educazione sentimentale: “Con una buona educazione sentimentale
il fatto di Ferrara non sarebbe accaduto. I due bambini, infatti, non sentivano
di avere davanti a sé un altro essere umano” (12). Credo, quindi,
che sia di notevole importanza che chi decide di affrontare un corso di
educazione sessuale abbia lo scopo di aiutare i ragazzi ad acquisire criteri
di giudizio, che l'indirizzino verso comportamenti rispettosi nei confronti
di sè e degli altri. Questo obiettivo deve prevalere su ogni altro
aspetto.
Negli
ultimi tempi l'appoggio del Ministero della Pubblica Istruzione alle scuole
che introducono corsi di educazione alla sessualità, si è
fatto concreto anche in termini economici. Gli istituti, infatti, sono
tenuti ad inviare ai rispettivi provveditorati il loro progetto che poi
viene valutato da una apposita commissione. Le proposte considerate valide
godono di un finanziamento che viene erogato dalla Presidenza del Consiglio.
Secondo gli ultimi dati, relativi al 1997, i progetti di educazione sessuale
finanziati sono stati 181 nelle scuole elementari, 1065 nelle scuole medie
inferiori e 709 nelle scuole medie superiori (13).
Note:
(1)
Roberta Giommi, Cominciare alle materne insegnando la differenza, da La
Repubblica - Salute, Roma, 16 dicembre 1999, p.5.
(2)
ibidem, p.5.
(3)
per un approfondimento sulle proposte di legge e sul loro iter si veda:,
Gelli B.R., Per un'etica della sessualità e dei sentimenti, Editori
Riuniti, Roma, 1992.
(4)
www.parlamento.it/
(5)
ibidem
(6)
ibidem
(7)
ibidem
(8)
ibidem
(9)
ibidem
(10)
ibidem
(11)
Giulio Benedetti. Educazione sessuale obbligatoria, da Cronache Italiane,
Corriere della sera, 3 marzo 1998.
(12)
ibidem.
(13)
Salute, supplemento de La Repubblica, del 7 settembre 2000, p. 11.
II
- Analisi di un progetto di educazione sessuale.
1
- Azione preventiva e progetti educativi nella scuola.
Il
termine “educazione”, dal latino e-ducere, significa “trarre fuori”, cioè
valorizzare, attraverso un rapporto culturale tra adulti e adolescenti
e tra insegnanti e adolescenti, le potenzialità di ciascun soggetto
sviluppate da stimoli culturali e operativi. In questo modo si crea un
processo di socializzazione, cioè un rapporto tra l’evoluzione dell’individuo
e la sua appartenenza a un contesto sociale. La sessualità coinvolge
aspetti della personalità che riguardano oltre che l’identità
corporea anche quella psicologica e quella sociale. La consapevolezza della
sessualità è imprescindibile dalla graduale presa di coscienza
delle caratteristiche somatiche e fisiologiche dei due sessi. Questa consapevolezza
si estende anche, con inevitabili implicazioni di tipo psicologico e sociale,
alle differenze sessuali. Congruità e coerenza debbono caratterizzare
l’educazione sessuale. L’apprendimento, infatti, deve essere inteso come
esperienza che promuove lo sviluppo delle capacità personali. Al
pari delle altre forme educative, l’educazione sessuale necessita di progettualità.
Coniugando
azione preventiva e progetti educativi è possibile intervenire correttamente
per il superamento del disagio adolescenziale. Tentativi nella scuola di
individuare percorsi operativi (tutti i progetti nati come "educazione
alla salute") hanno cercato di rispondere alle domande di prevenzione e
di benessere.
In
questo contesto è più che mai necessario un serio confronto
tra la scuola e i servizi sociosanitari attraverso una collaborazione su
temi come l’educazione e la prevenzione.
Giuseppe
Bazzo e Giorgio Del Re, autori di un programma di “educazione sessuale
e relazionale-affettiva” (1), hanno identificato un modello di collaborazione
tra scuola e servizi allo scopo di sottolineare i fondamentali elementi
di riferimento per un progetto comune. Questo progetto dovrebbe favorire
negli insegnanti l’acquisizione delle competenze pedagogiche utili nell’affrontare
un percorso educativo con gli alunni senza escludere, se richiesta, l’intercambiabilità
con gli operatori sociosanitari nella conduzione delle diverse fasi del
programma di educazione sessuale. In quest’ottica si può superare
l’indicazione data dal neuropsichiatra Giovanni Bollea: “l’insegnante deve
essere un medico particolarmente preparato a questo scopo; ciò dà
all’insegnamento tutta un’altra rilevanza scientifica […]. L’operatore
deve conoscere a fondo ogni elemento, conscio o inconscio, della propria
sessualità, deve sapere che non si tratta di informazione, ma di
educazione sessuale” (2).
Infatti
Bazzo e Del Re, psicologi della Asl n.10 della Regione Veneto, affermano
come “[…] la presenza di particolari competenze e conoscenze negli operatori
scolastici e sociosanitari possa influenzare notevolmente la qualità
del progetto e la sua riuscita” (3).
Non
è sufficiente, però, enunciare le finalità educative
a garanzia dell’efficacia del progetto. L’educazione sessuale si deve servire
di un progetto che individui traguardi specifici definiti con riferimento
alle singole attività per le quali l’adolescente impara a dare significato
alla propria sessualità e a viverla nel rapporto con gli altri e
con se stessi. Bazzo e Del Re sostengono, inoltre, che la programmazione
non deve essere intesa come una procedura rigida, ma come una predeterminata
organizzazione di obiettivi per l’acquisizione di capacità. Definire
la programmazione, cioè un processo che pianifichi intenzioni ed
azioni educative, non rappresenta una “gabbia”, consente invece una flessibilità
di adattamento in funzione di situazioni particolari o imprevedibili. Condivido
questa riflessione dei due autori in quanto ritengo che l'attività
programmata in classe debba essere sottoposta a verifiche in itinere che
permettono di correggere gli interventi fino ad una riformulazione degli
obiettivi stessi. La capacità di adattamento della programmazione
è direttamente proporzionale al successo della stessa. Solo così
lo studente può essere aiutato a costruire modelli personali nell’interpretazione
della realtà e ad assumere atteggiamenti positivi verso la sessualità
e il proprio corpo, nel rispetto di sé e degli altri, delle opinioni
e delle scelte diverse dalle proprie. Tutto questo in un’ottica di autonomia,
di responsabilità e di originalità nell’ambiente sociale
interpersonale.
2 -
Programmazione.
Gli
operatori scolastici e sociosanitari per pianificare i propri interventi
sono obbligati a valutare e a prendere decisioni rispetto al processo in
atto. Bazzo e Del Re suggeriscono ai docenti di chiedere agli studenti
di esaminare i ruoli delle donne e degli uomini, invitando la classe a
mettere in discussione alcuni stereotipi riscontrati all’interno della
stessa. L’insegnante dovrà sottolineare che i suddetti ruoli non
sono legati soltanto alle differenze fisiche, ma che sono soprattutto il
risultato della cultura di ogni società.
L’insegnante
che programma i propri interventi educativi è continuamente obbligato
a valutare e a prendere decisioni rispetto al processo di insegnamento/apprendimento,
diventando, di fatto, un “agente decisionale” (4).
Bazzo
e Del Re si ispirano a Cooper, autore nel 1986 di Classroom teaching skills,
secondo il quale l’insegnante deve decidere in riferimento a tre funzioni
principali: 1) pianificazione; 2) implementazione; 3) valutazione.
1)
La funzione di pianificazione implica l’osservazione del comportamento
degli alunni, la valutazione dei loro bisogni, la predisposizione in sequenza
degli obiettivi, le decisioni.
2)
La funzione di implementazione richiede la messa in pratica delle decisioni
prese nella fase di pianificazione, l’esame delle risposte attive attraverso
rinforzi e feedback.
3)
La funzione di valutazione richiede la messa a punto di strumenti di verifica
per la raccolta e l’analisi delle informazioni utili alla formulazione
di un giudizio. Tale giudizio consente di sviluppare la funzione di feedback.
Il
feedback costituisce, quindi, una nuova informazione che l’insegnante potrà
elaborare per confermare o modificare la propria attività educativa.
Cooper
propone, inoltre, un modello che consente di capire il ruolo degli operatori
(sia scolastici che sociosanitari) in rapporto agli interventi.
I
postulati di questo modello sono:
1)
Il processo educativo mira a cambiamenti che comprendano il pensiero, il
comportamento e gli atteggiamenti dello studente.
2)
Gli operatori possono modellare attivamente il proprio comportamento in
relazione agli effetti delle loro attività.
3)
L’insegnamento è un processo migliorabile in modo analitico.
4)
Gli operatori possono reciprocamente influenzarsi e influire sull’apprendimento
degli studenti.
Questo
modello è stato scelto da Bazzo e Del Re come schema organizzativo
in quanto permette facilmente l’esame dell’operato degli insegnanti.
Per
quel che riguarda, nello specifico, le competenze professionali necessarie
per affrontare il tema dell’educazione sessuale, sono state raggruppate
in quattro aree:
1)
Conoscenze riguardanti l’apprendimento e lo sviluppo in relazione ai contenuti
della sessualità e dei nodi problematici dello sviluppo sessuale.
2)
Atteggiamenti facilitanti l’apprendimento e la collaborazione con le agenzie
educative.
3)
Conoscenza dei contenuti dell’educazione sessuale e dei diversi approcci
metodologici.
4)
Repertorio di abilità professionali nel campo della consulenza,
della formazione e della ricerca.
Queste
competenze professionali sono fondamentali per gli insegnanti che desiderano
favorire lo sviluppo di una sessualità e di una affettività
serena negli studenti. Ritengo che la premessa a questo sviluppo debba
essere il considerare i comportamenti dell'adolescente come espressioni
di strutture cognitive, affettive e relazionali in fase di transizione,
sulle quali ogni educatore naturale o istituzionale (genitori e insegnanti)
può influire nella realizzazione di adattamenti efficaci e positivi.
3 -
Atteggiamenti che facilitano l’apprendimento.
Bazzo
e Del Re, citando autori come Rogers, Francescato, Putton, Franta e Gordon,
individuano quattro classi di atteggiamenti degli insegnanti che influenzano
significativamente l'educazione sessuale come ogni altro tipo di intervento
educativo:
1)
gli atteggiamenti nei confronti di se stessi;
2)
gli atteggiamenti nei confronti degli studenti;
3)
gli atteggiamenti nei confronti dei colleghi, dei genitori e degli esperti;
4)
gli atteggiamenti nei confronti dell'educazione sessuale.
1)
Atteggiamenti degli insegnanti nei confronti di se stessi. Nell'esperienza
dell'educazione sessuale, gli insegnanti si trovano spesso a dover comprendere
e immedesimarsi nei sentimenti dei propri alunni, ad affrontare temi che
possono causare disagio e imbarazzo perché vicini alla sfera dell'intimità.
Gli insegnanti, infatti, devono essere in grado di fare una riflessione
personale, di riconoscere e capire i propri sentimenti, evidenziando gli
argomenti che causano maggior disagio, tenendo conto delle loro personali
motivazioni di ordine morale e culturale. Sono importanti le esperienze
di autoriflessione e di autovalutazione che gli insegnanti possono fare
anche attraverso le informazioni di ritorno da parte dei colleghi, dei
consulenti e degli alunni. Essere consapevoli delle proprie posizioni ideologiche,
della propria formazione culturale, delle difficoltà che possono
nascere davanti a determinati argomenti, sostengono Bazzo e Del Re, consente
all'insegnante di affrontare con sicurezza l'educazione sessuale, instaurando
relazioni umane autentiche per un'efficace comunicazione con lo studente.
2)
Atteggiamenti degli insegnanti nei confronti degli studenti. Gli autori,
riferendosi al lavoro di Carl Rogers (5), pongono al centro del processo
educativo la relazione tra l'insegnante e l'alunno. In questa relazione,
fondata su stima e rispetto reciproci, l'insegnante deve essere autentico
in ogni momento del suo lavoro, affinché lo studente si senta compreso
e accettato. Infatti l'apprendimento deve essere attuato in un clima di
libertà, deve essere significativo, automotivato e basato sull'esperienza.
Per
Rogers il docente è "un facilitatore dell'apprendimento" (6), cioè
colui che favorisce attivamente la crescita del discente. Compiti del docente
sono: stabilire un clima di fiducia e creare coesione nel gruppo-classe,
mettendo a disposizione il proprio background. L'educatore deve riconoscere
i propri limiti, partecipare a livello emozionale alla vita della classe
e della scuola, operare affinché i sentimenti più forti vengano
analizzati, accettati, compresi e utilizzati costruttivamente. Nelle situazioni
di vita scolastica fondamentale importanza riveste lo stabilirsi di rapporti
interpersonali autentici, nel cui contesto assume particolare rilevanza
l'ascolto attivo (7). In definitiva l'insegnante, o più genericamente
l'educatore, deve avere un atteggiamento di comprensione empatica, cioè
deve essere in grado di sentire quello che i ragazzi sentono, deve immedesimarsi
in loro per avere più probabilità di essere efficace, ricavando
maggiori soddisfazioni dalla propria attività. Lo sforzo di riconoscere
lo studente come soggetto reale e attivo all'interno del processo educativo
e la capacità di ascolto e di osservazione da parte del docente,
entrambi espressione di professionalità, hanno un ruolo rilevante
in ogni tipo di tecnica educativa.
3)
Atteggiamenti degli insegnanti nei confronti dei colleghi, dei genitori
e degli esperti.
L'educazione
sessuale riguarda l'identità psicologica e sessuale oltre che fisica
e quindi tutti gli insegnanti si devono sentire coinvolti in questo tipo
di educazione. Sono necessari una coordinazione e un confronto non solo
tra gli insegnanti delle varie discipline, ma anche con gli operatori sociosanitari
chiamati a collaborare al progetto. E' importante che tutti gli operatori
abbiano stabilito uno scopo comune e assegnato le responsabilità
e i compiti riguardanti la conduzione delle attività educative.
I percorsi da intraprendere, affermano gli autori di questo progetto, devono
essere preceduti da una riflessione collegiale per stabilire gli obiettivi,
i contenuti e le modalità operative. Nel confronto tra insegnanti
ed esperti, inoltre, sarebbe utile ai fini di una buona riuscita, privilegiare
la ricerca di legami e l'accettazione anche di opinioni contrastanti intese
come ricchezze.
La
famiglia costituisce l'ambiente dove il bambino e l'adolescente trovano
i modelli comportamentali atti a costruire i primi riferimenti morali
e intellettuali. Infatti l'educazione sessuale è naturalmente avviata
all'interno di essa fin dai primi giorni di vita del futuro adolescente.
Il ruolo della famiglia in materia di educazione sessuale è fondamentale
e prioritario, osservano Bazzo e Del Re, "anche se questo carattere di
dominanza non ha sempre un intrinseco valore di positività" ( 8).
Il
progetto educativo deve accomunare la scuola alla famiglia, pur con ruoli
e funzioni differenti. Il confronto con i genitori è un’occasione
importante per il coinvolgimento delle famiglie nel programma di educazione
sessuale. I genitori, spesso, pur riconoscendo l’importanza del tema da
trattare, hanno difficoltà ad affrontarlo nel rapporto con i figli.
Credo che una delle motivazioni all'origine di tale difficoltà
risieda nel timore di dover parlare della propria sessualità. Da
questo la necessità di delegare alle istituzioni il compito di intervenire
nell’ambito dell’educazione sessuale. Il percorso educativo più
efficace deve quindi essere identificato all’interno dei bisogni contraddittori
che emergono dal confronto adolescenti-famiglie-scuola-servizi.
4)
Atteggiamento degli insegnanti nei confronti dell’educazione sessuale.
I docenti non devono essere costretti ad insegnare una materia che non
suscita il loro interesse. L’apprendimento degli studenti, spesso, è
strettamente collegato alle motivazioni degli insegnanti. Bazzo e Del Re
prendono in esame alcuni atteggiamenti degli insegnanti nei confronti dell’educazione
sessuale, con riferimento ad alcuni studi (9): a) l’evitamento; b) l’osservazione
silenziosa; c) la disponibilità dipendente; d) l’intervento propositivo.
a)
Molteplici sono le motivazioni addotte dagli insegnanti. Esse vanno dalla
consapevolezza di una propria incapacità alla impreparazione a responsabilizzare
le famiglie o a coinvolgere gli esperti. Ciò prefigura un comportamento
che si chiude agli interessi e alle curiosità degli studenti.
b)
Molti insegnanti, pur riconoscendo l’importanza dell’educazione sessuale
e ponendo attenzione ad essa, non ritengono necessario avviare iniziative
in tal senso. La scelta dell’insegnante, in questo caso, si pone come osservazione
senza implicare capacità progettuali e successivi interventi.
c)
Questo tipo di atteggiamento comporta un impegno parziale consistente in
una generica disponibilità ad accogliere le domande degli studenti
e a darvi risposte ritenute pertinenti e adeguate. Si ritiene in questo
di affrontare l’argomento “sesso” solo quando se ne presenta l’occasione.
La disponibilità dipendente, anche se comporta una maggiore apertura
rispetto alle precedenti ha un notevole limite poiché ansie, problemi,
difficoltà e tutte quelle situazioni non così chiare e dirette,
sfuggono alla rilevazione da parte del docente. L’adolescente che ha degli
interrogativi sulla sessualità non sempre ha il coraggio di esporli.
d)
Un esiguo numero di insegnanti guarda all’educazione sessuale come forma
educativa necessaria, anzi indispensabile. Questo in risposta ad una progettualità
che rispetti i bisogni educativi dell’adolescente. Siamo di fronte ad un
atteggiamento capace di comprendere non soltanto l’esigenza di risposte
strettamente attinenti alle questioni sessuali, ma anche le implicazioni
affettive e relazionali. L’atteggiamento propositivo dovrebbe essere supportato
da una competenza mirata e da una conoscenza approfondita dei componenti
che interagiscono in un percorso di educazione sessuale. E’ utile fornire
gli insegnanti di strumenti adatti affinché la progettualità
sia valorizzata.
4 -
Conoscenze e abilità tecniche.
A)
Gli insegnanti. Una conoscenza approfondita dell’argomento insegnato è
un requisito indispensabile per ogni insegnante. Per una comunicazione
efficace l’insegnante prima degli studenti deve avere padronanza dei contenuti
che intende trattare. Gli adulti, in genere, ritengono che le loro conoscenze
riguardo la sessualità siano sufficienti ed esaurienti. Questo nella
convinzione che “come adulti ci si sente garantiti dal fatto di possedere
esperienze e sufficiente maturità psicologica per poter dialogare
senza problemi sull’argomento con i ragazzi” (10).
Bazzo
e Del Re, tuttavia, sostengono che l’esperienza personale, pur importante
e significativa, non sia sufficiente. Questo convincimento nasce dall’esperienza
degli autori che si sono confrontati con insegnanti nell’ambito di iniziative
formative appositamente organizzate su proposta dei primi.
Una
corretta conoscenza delle questioni della sessualità consente all’insegnante
la necessaria sicurezza intellettuale, l’abilità nel gestire i contenuti
dell’educazione, la definizione e l’analisi degli obiettivi e la scelta
dei contenuti rilevanti. In definitiva la corretta conoscenza aiuta ad
elaborare programmi di educazione sessuale più puntuali e coerenti
con i bisogni educativi degli studenti.
All’insegnante
viene inoltre richiesta un’abilità delle tecniche di insegnamento
rappresentate da quelle condizioni esterne che hanno influenza sul processo
di insegnamento-apprendimento (11).
Gli
autori fanno riferimento al comportamento in relazione alla comunicazione.
Ricordano che la comunicazione come informazione, comprende due tipi di
messaggio: quello “digitale”, costituito essenzialmente dall’aspetto verbale;
quello “analogico”, costituito dai messaggi corporei che accompagnano qualsiasi
comunicazione e che spesso avvengono in modo inconsapevole. Molti studiosi
hanno dimostrato che il linguaggio analogico rafforza l’efficacia del passaggio
dell’informazione e quindi del processo di insegnamento-apprendimento.
Il tono della voce, la mimica del volto e la postura generale del corpo
sono informazioni che dall’emittente arrivano al ricevente in modo diretto.
E’ quindi necessario conoscere e gestire correttamente l’aspetto analogico
del linguaggio perché, se la parte digitale e quella analogica sono
in contrasto, si compromette la trasmissione dell’informazione, producendo
“l’effetto rumore” ben descritto dalla teoria dell’informazione (12).
La
comunicazione analogica risente delle emozioni e dei sentimenti dell’insegnante
che si trova ad affrontare argomenti che coinvolgono la propria sfera più
intima. L’insegnante dovrà tenere presenti questi suoi stati d’animo,
senza negarli, per gestirli in modo adeguato al contesto educativo. Il
docente, sostengono Bazzo e Del Re, deve avere un repertorio comunicativo
che comprenda le capacità di: a) utilizzare il codice linguistico
più adeguato all’utente; b) alternare i momenti della produzione
dei messaggi con quelli dell’ascolto; c) controllare il linguaggio del
corpo; d) assumere un ruolo comunicativamente efficace all’interno dei
vari gruppi.
La
genuinità, l'accettazione incondizionata e l'empatia, dunque, sono
condizioni necessarie per l’instaurarsi di un rapporto significativo. Ritengo,
tuttavia, che l’accettazione non debba essere qualcosa di passivo, ma debba
trasformarsi in una forza attiva che va comunicata. Gordon suggerisce alcune
modalità per comunicare “accettazione” (13): 1) ascolto passivo
(silenzio); 2) messaggi d’accoglimento; 3) inviti calorosi; 4) ascolto
attivo.
1)
L’ascolto passivo permette al discente di esporre i propri problemi senza
essere interrotto. Questo tipo di ascolto permette al docente di evitare
di commettere errori nella comunicazione.
2)
Di tipo verbale (“Ti sto ascoltando”, “continua”, ecc.) o non verbale (un
sorriso, un cenno della testa, ecc.), indicano allo studente che l’insegnante
lo segue e lo ascolta.
3)
Il silenzio, i cenni di attenzione e le espressioni facilitanti sono comunque
dei limiti all’interazione, infatti, chi parla non riesce a capire se l’altro
lo comprende: rileva soltanto che lo sta ascoltando. Incoraggiare lo studente
a parlare e ad approfondire quanto sta dicendo è più efficace.
4)
Ancora più efficace è l’ascolto attivo che è in grado
di collegare “emittente” e “ricevente”. L’insegnante “riflette” il messaggio
dello studente senza emettere giudizi personali. L’ascolto attivo non rispecchia
le “parole”, ma i sentimenti che le sottendono. L’adolescente percepirà
così l’accettazione e la comprensione dell’insegnante. L’ascolto
attivo è un metodo che richiede la concomitanza di alcuni atteggiamenti
per essere efficace: volontà di ascoltare; genuina accettazione
dello stato d’animo dello studente; fiducia nelle capacità che ha
l’altro di gestire i sentimenti; consapevolezza che gli stati d’animo sono
transitori; riconoscimento dell’identità indipendente dell’altro.
Altre
abilità specifiche suggerite da Gordon sono: decidere quando
avviare le attività di educazione sessuale; gestire gli spazi fisici
a disposizione; determinare se il lavoro deve essere individuale, di gruppo
o per l’intera classe; decidere la frequenza delle lezioni; saper usare
strumenti come immagini, testi, ecc.; avere competenze riguardo le dinamiche
di gruppo.
B)
Gli operatori sociosanitari.
La
sessualità è un insieme di atti, comportamenti, modi di pensare,
stati mentali e psicologici, per cui ogni essere umano assegna ad essa,
e ai relativi atti specifici, significati formulati dalla psiche, derivati
dalla storia personale e dall’ambiente.
Si
può pertanto investigare la sessualità umana da prospettive
diverse con riferimento a diverse dimensioni:
-
Dimensione culturale: si riferisce all’assunzione di ruoli sessuali maschili
e femminili e ai fattori determinanti che possono essere biologici, culturali,
storici, antropologici, relazionali.
-
Dimensione biologica: i mutamenti biologici e psicologici caratterizzano
lo sviluppo della persona. La conoscenza del corpo e delle sue funzioni
è fondamentale per comprendere ciò che accade “attraverso
il corpo”.
-
Dimensione relazionale-affettiva: fin dai primi giorni di vita la sessualità
è anche relazione, poiché l’esistenza degli individui è
accompagnata dalla ricerca di relazioni significative caratterizzate dall’espressione
dell’affettività.
-
Dimensione ludica: gioco, comunicazione, scambio, coinvolgimento reciproco,
caratterizzano la sessualità. La capacità di ascoltare i
desideri dell’altro e di saper trasmettere i propri presuppone capacità
comunicative. Gli autori di questo progetto sostengono che la ricerca del
piacere ci accompagna lungo tutta la vita con significati e valori diversi
a seconda delle fasi.
-
Dimensione riproduttiva: sempre per Bazzo e Del Re la dimensione riproduttiva
è una delle principali della sessualità, poiché non
ve ne sono altre dello stesso valore. “La riproduzione della vita è
certamente la dimensione più profondamente significativa della presenza
al mondo di ogni essere vivente” (14).
L’operatore
sociosanitario deve conoscere lo sviluppo psicosessuale e i nodi problematici
dello stesso. In questo modo, secondo gli autori di questo progetto,
l’operatore avrà professionalità e abilità necessarie
nella gestione dei contenuti nell’intervento formativo e educativo.
5 -
Rapporti scuola-famiglia.
Una
riflessione particolare merita il rapporto tra scuola e famiglia. Fin dalla
prima infanzia, infatti, l’adolescente è coinvolto nella realtà
sociale caratterizzata dal ruolo fondamentale della famiglia e dall’azione
integrativa della scuola.
Ritengo
che gli esperti e gli operatori dei servizi sociosanitari possano dare
un importante contributo al lavoro degli insegnanti per quel che riguarda
la formazione, la consulenza, la supervisione e la verifica della metodologia
scelta e che possano fornire strumenti utili anche ad un’attività
con i genitori. Per Bazzo e Del Re la collaborazione tra operatori e insegnanti
costituisce un elemento di notevole importanza per una metodologia efficace.
La condivisione di momenti formativi comuni e il supporto degli esperti
durante l’attività aiutano a superare il disagio degli adulti a
parlare di sessualità agli adolescenti, consentendo un’adeguata
pianificazione delle attività e dei compiti.
L’educazione
sessuale svolge anche un efficace ruolo preventivo: non affrontare l’argomento
e adottare il “metodo del silenzio” contribuisce a creare negli adolescenti
eccessi fantastici e comportamentali, paure, ansie e sensi di colpa.
L’educazione
sessuale non deve essere soltanto trasmissione di informazioni, ma deve
essere inserita nell’ambito delle capacità comunicative e relazionali.
Un moderno progetto di educazione sessuale “deve rispondere alla doppia
esigenza di corrette informazioni biologiche associate a un’educazione
socio-affettiva che permetta di conoscere non solo l’anatomia degli organi
sessuali, ma anche le funzioni relazionali ad esse correlate” (15).
Anche
gli autori del progetto in esame ritengono che sia più che mai necessaria
una convergenza che veda compresenti sia l’aspetto informativo che quello
educativo.
Per
il suo aspetto preventivo l’educazione sessuale può essere considerata
un progetto educativo generale di promozione dello sviluppo della personalità,
in particolare per quel che riguarda la capacità di vivere la sessualità
armoniosamente inserita nello sviluppo globale della persona.
La
prevenzione in campo sessuale è stata fino ad ora attuata soprattutto
dai consultori familiari attraverso autonome strategie.
Una
gestione specialistica e unilaterale della prevenzione non tiene sufficientemente
conto dell’ambiente sociale nel quale gli adolescenti vivono.
Credo
sia necessaria una diversa riflessione sulla promozione del benessere degli
adolescenti attraverso un coinvolgimento più profondo degli adulti.
Scuola e famiglia possono con maggiore libertà incidere in
tal senso attraverso un ruolo quotidiano educativo e istituzionale. Gli
operatori sociosanitari debbono incrementare la funzione di ascolto nei
genitori e negli insegnanti; questa dimensione è una componente
indispensabile della relazione adulto-adolescente. I diversi approcci metodologici
che si sono sviluppati negli ultimi anni in Italia, devono essere conosciuti
dagli operatori sociosanitari ed essere messi a disposizione degli insegnanti
e dei genitori.
6 -
Counseling.
Insegnanti
e genitori dovrebbero avere un accesso facilitato ai consultori per chiedere
aiuto nel risolvere i nodi cruciali dell’educazione sessuale o dell’esperienza
sessuale degli adolescenti quando si sentono inadeguati o impreparati come
educatori. Il counseling in questo caso è un mezzo adeguato per
aumentare il livello di comprensione dei problemi. Un’azione efficace in
tal senso ha l’obiettivo di capire quello che avviene nell’insegnante o
nel genitore, aiutandoli ad un’evoluzione personale che aiuti ad affrontare
i problemi. Nella collaborazione tra scuola e servizi sociosanitari, vi
deve essere la disponibilità degli operatori a sostenere il progetto
attraverso il counseling.
7 -
Percorsi formativi condivisi.
Per
fare educazione sessuale nel migliore dei modi è necessario che
interagiscano le competenze degli insegnanti con quelle degli operatori,
allo scopo di affrontare efficacemente il processo formativo degli adolescenti.
Per
l’efficacia dei percorsi formativi si deve intervenire in due direzioni:
-
motivazione personale e capacità di superare le difficoltà
davanti a determinati argomenti;
-
acquisizione delle conoscenze e delle competenze specifiche.
Gli
interventi formativi vengono organizzati sostanzialmente su tre livelli:
a)
preparazione multidisciplinare sui vari aspetti della sessualità;
b)
capacità comunicative e in particolar modo di ascolto empatico;
c)
conoscenza di sé, dei valori, delle motivazioni, dei condizionamenti.
Gli
operatori sociosanitari dovrebbero essere in grado di analizzare i bisogni
formativi degli insegnanti consentendo l’attuazione di percorsi formativi
coerenti.
E’
necessario altresì, secondo i nostri autori, identificare le caratteristiche
del committente. Per esempio è evidente la differenza tra un committente
di scuola pubblica ed uno di scuola privata, come è diverso
il significato della richiesta se essa è stata fatta dagli insegnanti,
dai genitori, dagli adolescenti o dalle istituzioni scolastiche più
in generale.
Con
il committente si debbono individuare gli obiettivi formativi con l’intento
di delimitare il campo di intervento, ma anche i temi e la durata dello
stesso.
Quindi
bisognerà scegliere e organizzare i contenuti della formazione.
Bazzo e Del Re suggeriscono alcuni criteri efficaci in tal senso sono:
1)
Criterio della validità: i contenuti sono validi quando sono supportati
dalla letteratura scientifica e dagli ambiti esperienziali.
2)
Criterio della significatività: assume particolare significato il
contenuto che permette di raggiungere gli obiettivi prefissati.
3)
Criterio della possibilità di apprendimento: i contenuti devono
essere presentati integrando la struttura cognitiva (conoscenza e abilità)
con quella affettiva (motivazione e interesse) dell’insegnante.
Inoltre,
secondo gli autori, bisogna organizzare i contenuti in modo sequenziale
affinché non ci siano disfunzioni o vengano distribuiti discontinuamente.
Si devono fissare i tempi, il numero degli incontri, delle verifiche, ecc.
Le
tecniche utilizzate per formare gli insegnanti di educazione sessuale sono:
-
simulate (riproduzione di situazioni reali o ipotetiche);
-
attività di role playing (individuata in tre momenti: 1 – individuazione
del problema; 2 – ruoli e scena; 3 – analisi dell’accaduto con intervento
guidato);
-
micro teaching (lezione simulata registrata, rivista e commentata in gruppo
dai colleghi);
-
drill and practice (esercitazioni guidate a diversi livelli di profondità)
-
discussioni di protocolli registrati, seminari tematici, individuazione
delle controattitudini (sentimento contrario, non favorevole, determinato
da disagio).
La
funzione principale degli strumenti formativi è quella di stimolare
processi di apprendimento e di risposte attive riguardanti le motivazioni,
le disponibilità e le difficoltà di fronte a determinati
argomenti.
Attraverso
la verifica si può decidere l’adeguatezza degli obiettivi, delle
strategie ed il livello di formazione con riferimento alle aspettative
iniziali. E’ necessario, inoltre, sviluppare maggiormente l’attività
di ricerca che offre la possibilità di uscire dal superficialismo
di conoscenze e giudizi, attraverso confronti di esperienze e di modelli
di intervento.
In
definitiva, maggiore è la competenza dell’operatore, maggiore sarà
la probabilità che i problemi dell’educazione sessuale vengano affrontati
con successo nel confronto con insegnanti, genitori e adolescenti.
8 -
Metodologie per l'educazione sessuale.
La
letteratura mette a disposizione una serie di metodologie per l’attuazione
dell’educazione sessuale. Queste metodologie enfatizzano l’importanza del
lavoro di gruppo (meglio gruppi piccoli) per la possibilità di creare
le condizioni più adatte ad una buona comunicazione interpersonale
e a un buon livello di apprendimento. Ruolo fondamentale, generalmente
riconosciuto, è quello dell’insegnante, eventualmente affiancato
da un esperto. Uguale importanza è data all’esperienza relazionale
più che al passaggio delle mere informazioni; ampia convergenza,
poi, nell’individuazione degli atteggiamenti più adatti che l’insegnante
deve assumere per facilitare le capacità espressive degli adolescenti.
Le differenze più significative tra le metodologie si notano nella
rilevanza data all’aspetto strettamente informativo. Altre differenze si
trovano nella strutturazione degli incontri: vi sono situazioni in cui
si attende che siano gli adolescenti a porre dei quesiti e a scegliere
la direzione da seguire e situazioni in cui si è scelto di operare
secondo principi educativi precisi.
Appare
comunque evidente, in tutte queste proposte, la necessità di tenere
conto di modelli di intervento adatti al mondo scolastico.
In
Italia queste sono alcune tra le metodologie più conosciute o applicate.
A
partire dalle teorie di Brandes, Taylor e Rogers, l’Uicemp (Unione italiana
centri educazione matrimoniale e prematrimoniale) attua una metodologia
basata sull’apprendimento attivo da parte dello studente inserito in una
dinamica di gruppo, con la presenza dell’insegnante in posizione non direttiva.
Principale obiettivo è l’acquisizione di consapevolezza, di valori,
di atteggiamenti e di pregiudizi e l’acquisizione di abilità sociali
di comunicazione. Questo metodo esperienziale è descritto da Arcidiacono
e Gelli (16).
Forleo,
Lombardi e Schiller si ispirano esplicitamente a Carl Rogers nel formulare
la loro proposta (17). Sottolineano l’importanza del rapporto tra
insegnante e studente e gli atteggiamenti che facilitano il processo di
apprendimento-insegnamento. L’educazione sessuale deve fornire informazioni
e allo stesso tempo sviluppare le capacità comunicative e relazionali.
Si
possono distinguere due momenti operativi, secondo questi autori: uno informativo,
nel quale si ascoltano le domande dei ragazzi, e uno di lavoro di gruppo,
strutturato secondo varie tecniche e con proposte precise da parte del
conduttore. Questo metodo di lavoro è proposto sia per gli insegnanti
che per gli operatori.
L’approccio
antropo-fenomenologico ha le sue radici in una visione dell’uomo come unità
psicosomatica. Gli adolescenti vengono stimolati a “effettuare un’analisi
critica dei valori culturali e ad appropriarsi di informazioni e conoscenze
al fine di effettuare scelte personali” (18). Più importanti delle
norme, secondo questo approccio, sono la consapevolezza e la presa di coscienza
di sé e della propria sessualità perché ognuno possa
costruirsi il proprio progetto esistenziale riuscendo a relazionarsi positivamente
con gli altri. L’educazione sessuale fa parte dell’educazione globale della
persona ed è particolarmente legata all’educazione emotiva e affettiva.
Anche questo metodo, per quel che riguarda la facilitazione dell’apprendimento,
fa riferimento alle teorie di Rogers, dando rilevanza alla progettazione
dell’intervento e alla conoscenza delle varie tecniche comunicative e didattiche
che l’educatore deve adottare.
Francescato,
Putton e Cudini (19) hanno elaborato un metodo di psicologia di comunità
per una “educazione socioaffettiva-sessuale”, rivolgendosi a bambini e
adolescenti nella loro globalità senza trascurare nessun aspetto
della personalità. I professionisti più adatti a condurre
le attività sono gli insegnanti, poiché possono stabilire
relazioni positive e durature con gli studenti, procedendo parallelamente
con la normale programmazione scolastica. L’esperto deve affiancare l’insegnante
anche direttamente in classe, se necessario, per discutere le esperienze
secondo i modelli della supervisione. L’insegnante deve saper usare le
tecniche di comunicazione facilitata, sia individuale che di gruppo. L’aumento
dell’autostima, l’accettazione di sé e degli altri, l’individuazione
dei limiti e delle capacità di comunicare sentimenti ed emozioni
e di stabilire validi rapporti interpersonali, sono gli obiettivi principali
di questo metodo. L’obiettivo che riguarda l’aspetto più strettamente
sessuale, è quello di sviluppare un atteggiamento positivo generale
verso la sessualità, avendo appreso i significati delle relazioni
uomo-donna e gli aspetti più strettamente biologici. Anche qui ritroviamo
due distinti momenti: quello informativo e quello esperienziale individuale
o di gruppo, con la possibilità di utilizzare le tecniche del metodo
Gordon (ascolto attivo, messaggi-Io, metodo senza perdenti e circle time)
(20).
L’Istituto
Internazionale di Sessuologia ha fatto proprio il metodo di Giommi e Perrotta
(21). Questo metodo tende a collegare le informazioni riguardanti la sessualità
umana alle conoscenze in merito alle emozioni, ai sentimenti e agli affetti.
Assumono importanza la costruzione del progetto educativo e la tecnica
didattica. Per garantire la comunicazione dei contenuti la metodologia
operativa prevede tre canali: il canale visivo che favorisce il messaggio
verbale, il canale uditivo che riceve il messaggio verbale e il canale
di movimento che facilita la trasmissione dello stesso attraverso una personalizzazione.
Questo metodo è nato dapprima solo per gli operatori sociosanitari,
in seguito è stato proposto anche agli insegnanti.
9 -
Il progetto educativo.
La
collaborazione tra operatori scolastici e operatori dei servizi sociosanitari
costituisce un arricchimento complessivo dell’esperienza educativa e preventiva
effettuata all’interno della scuola, di cui beneficheranno soprattutto
i ragazzi (figura 1). Dalla discussione e dal confronto tra professionisti
del settore (insegnanti, psicologi, medici, pedagogisti, educatori), con
successiva assunzione di responsabilità, si passa facilmente alla
fase di progettazione.
Il
progetto educativo è costituito fondamentalmente da due elementi
interconnessi: la concentrazione delle attività e il tempo impiegato
per realizzarle (figura 2). Le fasi del progetto devono essere sostenute
dalla presenza di risorse professionali assidue e disponibili a collaborare.
Per Bazzo e Del Re non è concepibile che nel momento più
impegnativo del progetto si registrino comportamenti di delega accompagnati
da atteggiamenti di indisponibilità, pena la validità e il
buon risultato del lavoro condotto fino a quel momento.
10
- Struttura del programma.
In
questo elaborato si prenderà in considerazione il volume indirizzato
all’educazione sessuale e relazionale-affettiva per le scuole secondarie
superiori.
Questo
progetto è stato ideato tenendo in considerazione i traguardi educativi,
le strategie per il raggiungimento degli obiettivi e la scelta di contenuti
rilevanti per la facilitazione del processo di apprendimento. Inoltre sono
state individuate procedure per la valutazione dell’efficacia degli interventi.
Le
mete educative che gli autori si sono proposti di raggiungere sono: una
certa consapevolezza e autonomia degli studenti; l’acquisizione di valori
come il rispetto di sé e degli altri; l’espressione di atteggiamenti
positivi verso la sessualità; la maggior conoscenza dei vari aspetti
della sessualità connessi alla dimensione biologica; la comprensione
del processo culturale relativo ai ruoli e comportamenti maschili e femminili;
la riflessione sulla sessualità come dimensione relazionale, ludica
e riproduttiva.
Nella
definizione degli obiettivi è stata operata una distinzione tra
quelli verificabili in campo cognitivo e quelli in campo affettivo-relazionale.
E’ risultata più complessa l’individuazione degli obiettivi dell’area
socio-affettiva e la loro verifica rispetto a quelli dell'area cognitiva.
Ma l’osservazione di alcuni comportamenti, che si manifestano in seguito
all’intervento educativo, possono essere considerati indicatori dell’avvenuta
modificazione.
I
contenuti sono stati scelti in base a criteri di validità, significatività,
apprendimento, interesse.
Una
volta definiti i contenuti Bazzo e Del Re li hanno organizzati facendo
riferimento a cinque dimensioni fondamentali: culturale, biologica, relazionale-affettiva,
ludica e riproduttiva. Questa proposta è stata elaborata partendo
da quella precedente dell'Istituto Internazionale di Sessuologia di Firenze
(1990).
Dopo
la scelta degli obiettivi e dei contenuti, gli autori hanno elaborato una
serie di unità didattiche per facilitare concretamente il processo
di apprendimento.
Le
unità didattiche seguono il seguente schema (figura 3):
A)
Dimensione culturale.
Tutti
gli individui, maschi e femmine, dall’età evolutiva, ricevono una
serie di messaggi per lo sviluppo di una chiara identificazione con il
proprio sesso, fino all’acquisizione dell’identità di genere. L’identità
di genere è espressa con comportamenti socialmente adeguati per
la graduale consapevolezza del proprio ruolo sessuale. Queste acquisizioni
si rinforzano dapprima all’interno della famiglia e poi per la spinta sociale
e culturale in genere. Gli studenti, quindi, vengono guidati all’osservazione
dei processi di acquisizione dell’identità e del ruolo. Senza l’intenzione
di ingenerare dubbi, ma piuttosto per facilitare la comprensione dell’altro,
viene loro proposto lo scambio dei ruoli “per sviluppare la capacità
di gestire il proprio ruolo sessuale in modo elastico” (22).
B)
Dimensione biologica.
Lo
sviluppo della sessualità è strettamente legato a mutamenti
biologici e psicologici in relazione tra loro. Per la comprensione di sé,
della propria storia e delle relazioni con gli altri è necessaria
la conoscenza del corpo e delle sue funzioni. Una sessualità consapevole
può contribuire alla corretta conoscenza della propria corporeità.
Gli studenti vengono guidati alla conoscenza del corpo in generale e degli
organi genitali e delle loro funzioni in particolare.
L’esplorazione
e l’espressione delle emozioni e dei pensieri associati al corpo e al suo
sviluppo ampliano le conoscenze scientifiche riguardo alle modificazioni
corporee relative alla pubertà e all’adolescenza.
C)
Dimensione relazionale-affettiva.
L’esistenza
delle persone è caratterizzata dal bisogno di affetto e di relazione,
quindi da una ricerca di rapporti significativi che consentano l’espressione
dell’affettività e delle emozioni. La sessualità, fin dalle
prime fasi dello sviluppo libidico, è anche relazione. Da adulto
l’individuo ha maggiori possibilità di vivere le relazioni affettive
e la sessualità in modo positivo e soddisfacente proporzionalmente
alle sue precedenti relazioni gratificanti.
Attraverso
la sessualità si possono adeguatamente esprimere sentimenti, emozioni
e affetti. Gli studenti, attraverso questo programma, vengono guidati all’osservazione
delle modalità di espressione dell’affetto e di relazione con gli
altri. Vengono, inoltre, presentati loro quei comportamenti “utili” a instaurare
buone relazioni interpersonali (comportamenti prosociali).
D)
Dimensione ludica.
“La
sessualità è anche gioco, comunicazione, scambio, coinvolgimento
reciproco. Dare e ricevere piacere presuppone la capacità di comunicare
attraverso il corpo, sapendo ascoltare i desideri dell’altro e sapendo
trasmettere i propri. Nell’esperienza sessuale, infatti, la corporeità
viene coinvolta interamente attraverso molteplici percezioni sensoriali
ed emotive come, per esempio, il contatto della pelle, la vista e l’olfatto.
La ricerca del piacere può accompagnarci lungo tutta la vita: espressione
di una tensione naturale nella primissima infanzia, essa progressivamente
acquisisce significati e valori particolari lungo le diverse fasi della
vita” (23).
Gli
studenti vengono guidati all’osservazione delle diverse esperienze di piacere
da loro vissute e ad attribuire valore alle stesse. L’intento degli autori
è quello di definire l’esperienza del piacere in termini evolutivi
definendone le forme principali nelle varie età.
E)
Dimensione riproduttiva.
In
passato, come ho già sottolineato, l’unica dimensione della sessualità
accettata era quella riproduttiva. Le attuali diverse posizioni etiche
e culturali, che contribuiscono ad un dibattito sulla scissione tra sessualità
e procreazione, comunque, non sminuiscono l’aspetto riproduttivo.
“E’
indubbio che la sessualità viene investita dall’uomo, in modo consapevole
o inconsapevole, di un grande valore proprio perché essa è
il luogo in cui si può riprodurre la vita. Non vi è altra
dimensione dell’uomo che abbia tanto valore, proprio perché la riproduzione
della vita è certamente la dimensione più profondamente significativa
della presenza al mondo di ogni essere vivente; è infatti attraverso
essa che ogni uomo partecipa direttamente allo scorrere della vita e in
tal modo la vita si può esprimere come continuità nel tempo
al di là della sua presenza in ogni essere vivente” (23).
Vengono
qui affrontati gli aspetti della riproduzione umana dal punto di vista
scientifico e informativo, oltre che da quello sociale e culturale, considerando
la dimensione riproduttiva elemento fondante della propria vita e della
propria identità.
11
- Guida all’attività didattica.
L’organizzazione
delle attività è la fase più delicata del processo
di insegnamento-apprendimento, di conseguenza è necessario programmare
la scelta del “comportamento insegnante” (24), evitando l’improvvisazione.
Bazzo e Del Re hanno prestato particolare attenzione a questo aspetto.
Momento
fondamentale delle attività è la verifica del raggiungimento
degli obiettivi attraverso specifici strumenti come schede, questionari,
osservazioni dirette , ecc.. La valutazione tende sempre più ad
assumere un carattere di centralità nel processo educativo. Consente,
infatti, di capire gli effetti dell’attività educativa e di regolare
il processo decisionale relativo alla programmazione degli interventi successivi.
Il
processo valutativo permette di decidere sulla validità complessiva
del programma stesso, consentendo di ricalibrare le strategie e gli interventi
a favore di un migliore rapporto costi-benefici. Operativamente questo
programma offre strumenti di indagine e di attività di verifica:
-
l’osservazione diretta dei comportamenti manifestati dagli alunni
durante le attività all’interno delle unità didattiche;
-
altri strumenti di verifica riguardano l’utilizzo di prove criteriali attinenti
ai contenuti trattati.
A
tal proposito, gli autori suggeriscono l’utilizzo di un questionario di
gradimento da somministrare agli studenti al termine di ogni unità
didattica o di specifici percorsi tematici. I risultati del questionario
possono essere utili al conduttore per valutare gli studenti e le dinamiche
del gruppo di appartenenza.
Bazzo
e Del Re hanno trovato adeguata, come guida alle attività da proporre
agli operatori, la metodologia introdotta da Giommi e Perrotta (25), integrandola
con i contributi della metodologia dell’educazione socio affettiva e sessuale
di Francescato e dei suoi collaboratori (26).
Vengono
utilizzati tre canali di comunicazione, che si integrano tra loro, per
facilitare l’apprendimento (figura 4):
-
l’uso di immagini (canale visivo – stimolo V) per stimolare l’attenzione,
la motivazione e la sollecitazione dell’attesa;
-
la trasmissione e la ricezione del messaggio verbale (canale uditivo –
stimolo U) per apprendere i contenuti teorici;
-
l’utilizzo di giochi, di esercitazioni, di ricerche di gruppo e individuali
(canale cinestetico – stimolo K) per confrontare l’informazione ricevuta
con le conoscenze e le esperienze personali.
La
scelta delle immagini (stimolo V) sarà condizionata dall’obbiettivo
da raggiungere poiché è necessario un giusto
equilibrio tra immagini e parole. Corretta situazione educativa vuole che
l’immagine richiami la parola e quest’ultima l’immagine. Si dovrà
tenere conto non solo dei contenuti ma anche dello spazio, del tipo e del
numero dei piani, del taglio e del montaggio. Infatti anche una semplice
fotografia, che inquadra un particolare tralasciandone altri, è
il prodotto di una scelta precisa che vuole trasmettere soltanto determinati
significati. Le immagini riferite ad aspetti anatomici e fisiologici, per
esempio, debbono contenere gli elementi essenziali per una corretta informazione.
Se
la situazione lo consente si possono, inoltre, costruire o scegliere insieme
agli studenti le immagini per costruire sequenze significative da utilizzare
anche in seguito. Si possono “sperimentare” le immagini per verificare
le risposte emotive che generano. Non bisogna valutare le immagini secondo
il proprio impatto emotivo, poiché gli studenti possono cogliere
aspetti che sfuggono agli operatori.
Nell’introdurre
l’argomento dell’uso delle immagini, gli autori del progetto ricordano
le tecniche principali da utilizzare.
a-
Diapositive. In commercio vi sono diapositive appositamente create per
i programmi di educazione sessuale. Le diapositive permettono un uso più
elastico delle immagini che possono essere scelte a seconda del messaggio
da trasmettere. Infatti l’operatore sceglie la sequenza, il tempo a disposizione
e il messaggio verbale associato. La diapositiva, inoltre, crea nel gruppo
un clima particolarmente suggestivo, focalizzando l’attenzione senza possibilità
di distrazione.
b-
Programmi a cartoni animati. Molti programmi di educazione sessuale sono
a cartoni animati e indirizzati a studenti di varie età. L’uso di
animazioni colorate, accompagnato da commenti parlati, favorisce l’aspetto
informativo. Gli autori, però, considerano questi programmi meno
efficaci delle diapositive, poiché il messaggio è schematico
e non permette il feedback.
c-
Film di fiction. L’uso di opere cinematografiche consente l’analisi degli
aspetti relazionali, socioculturali, affettivi ed emozionali. Anche l’utilizzo
di brani o di singole scene estrapolate dal contesto può offrire
interessanti spunti per la discussione con gli studenti.
d-
Altre tecniche. Si possono proiettare lucidi e fotografie e visionare documentari
scientifici. Questi mezzi sono tutti validissimi se opportunamente adoperati
e soprattutto quando riescono a destare l’attenzione.
L’uso
dell’immagine può essere:
-
supporto all’informazione;
-
analisi di situazioni relazionali (emotive, problematiche, ecc.);
-
stimolo per una serie di risposte emotive o connesse alle nozioni apprese
dagli studenti.
L’aspetto
informativo (stimolo U) di un programma di educazione sessuale richiede,
secondo Bazzo e Del Re, una serie di valutazioni preliminari, una scelta
mirata dei contenuti da proporre e la verifica della validità delle
scelte. I contenuti teorici debbono ampliare le conoscenze che già
appartengono agli studenti.
Gli
autori ricordano alcuni studi che dimostrano come non sia sufficiente l’informazione
per prevenire comportamenti a rischio. Molti ritengono, addirittura, che
l’informazione in alcuni casi si riveli dannosa (per esempio nella prevenzione
delle tossicodipendenze) e preferiscono operare sugli atteggiamenti delle
persone interessate.
Per
quel che riguarda l’educazione sessuale, invece, ritengo che le corrette
informazioni rielaborate e adattate alle esperienze soggettive, siano indispensabili
per un programma che sostanzialmente deve essere educativo piuttosto che
preventivo.
Le
caratteristiche dell’informazione e la sua corretta trasmissione, onde
evitare l’"effetto rumore”, sono state oggetto di numerosi studi (27).
Di
conseguenza appare evidente la particolare attenzione che deve essere prestata
alla costruzione e all’uso delle informazioni verbali. Per predisporre
allo stimolo U occorre:
-
definire adeguatamente l’argomento da trattare;
-
inserire nell’unità di informazione gli elementi indispensabili
ad una corretta comprensione;
-
prevedere le richieste di approfondimento da parte degli studenti;
-
organizzare la sequenza di informazioni in modo propedeutico;
-
costruire in modo lineare e diretto l’unità di informazione, evitando
ampliamenti o digressioni inutili;
-
evitare affermazioni in contrasto con l’etica e la morale dell’ambiente
di provenienza degli studenti;
-
le posizioni etiche diverse possono essere affrontate attraverso una discussione
di gruppo.
Molta
attenzione bisogna prestare nell’uso del linguaggio verbale, attenendosi
a regole fondamentali in un contesto educativo (evitare lunghe pause, usare
un tono tranquillo, ecc.).
Gli
autori suggeriscono di strutturare frasi in modo semplice, lineare e diretto.
Sicuramente bisogna evitare allusioni e giri di parole.
Molto
importante è una corretta interazione con gli studenti: è
sicuramente efficace tenere conto delle opinioni degli studenti nella riorganizzazione
dei contenuti che comunque possono essere da loro proposti. Momento di
verifica può essere la libera espressione di chi apprende.
L’insegnante
può contribuire all’interazione con domande chiare e comprensibili,
evitando di contrapporre il linguaggio analogico a quello digitale; manifestando
apertamente i suoi stati d’animo (disappunto, imbarazzo, ecc.). Se è
richiesta l’opinione del docente, può essere utile mettere in discussione
l’argomento all’interno del gruppo.
Ci
si può avvalere anche di esperti (pedagogisti, psicologi, medici,
operatori di consultori familiari, educatori, ecc.) per avere indicazioni
bibliografiche e consigli sulla scelta dei contenuti e dei materiali.
La
fase di attivazione (stimolo K) prevede una revisione critica dei contenuti
emersi, con lo scopo di adattare la soggettività individuale e di
favorire l’apprendimento. Si possono, tra l’altro, elaborare gli aspetti
emotivi emersi. Il lavoro può essere organizzato in piccoli gruppi,
consentendo così a tutti i membri dello stesso la più ampia
partecipazione e l’instaurarsi del clima più adatto all’apprendimento.
Bazzo e Del Re indicano alcuni atteggiamenti in grado di facilitare l’attivazione
all’apprendimento:
-
promuovere l’autostima dello studente attraverso messaggi di accettazione
e di affetto;
-
permettere allo studente di sperimentare le conseguenze delle proprie azioni
e quindi la difficoltà, l’inquietudine, la frustrazione, ecc.;
-
facilitare un comportamento autonomo in merito ai condizionamenti sociali;
-
favorire livelli di maturità esattamente corrispondenti all’età;
-
tenere alto il livello delle aspettative;
-
favorire le situazioni e le dinamiche di spensieratezza e allegria;
-
esprimere apertamente agli studenti i propri sentimenti riferiti alla situazione;
-
consentire le espressioni assertive di sentimenti e pensieri;
-
sollecitare la conclusione di azioni positive intraprese autonomamente
dagli studenti;
-
constatare l’accettazione degli studenti da parte del conduttore in un
clima positivo;
-
creare un atteggiamento di empatia attraverso il confronto delle prospettive
e dei sentimenti altrui;
-
dare il giusto risalto ai valori che esprimono considerazione verso gli
altri;
-
stimolare all’esercizio della riflessione sulle alternative di soluzione
ai problemi;
-
incrementare la percezione del complesso "azioni umane" e delle loro conseguenze
individuali e sociali;
-
educare alla multiculturalità;
-
scoraggiare la competitività e l’aggressività attraverso
esempi di ciò che questi comportamenti producono nelle relazioni
in generale;
-
esortare ad una condotta prosociale attraverso situazioni concrete che
dimostrino l’opportunità di questo comportamento;
-
usare le immagini (televisive, cinematografiche, ecc.) per proporre ideali
di prosocialità;
-
preparare attentamente i momenti di discussione del gruppo anche attraverso
una disposizione nell’aula che permetta il contatto visivo tra tutti i
partecipanti;
-
scegliere attentamente e in modo eterogeneo i componenti del gruppo.
Per
consentire il coinvolgimento e la partecipazione può essere utilizzata
una serie di proposte-stimolo capace di attivare comportamenti. E' necessario,
infatti, focalizzare l’attenzione sui contenuti attraverso l’uso del materiale
didattico (diapositive, filmati, musica, racconti, storie di vita, ecc.),
esplorando le proprie conoscenze utilizzando l’attività di ricerca,
il gioco dei ruoli, la drammatizzazione delle situazioni. E’ inoltre importante
l’elaborazione simbolica dei contenuti (collage, costruzione di cartelloni,
produzione di fotografie, ecc.) e l’esplorazione degli stati emotivi (situazioni
dinamiche di gruppo, circle time, dialogo libero guidato, ecc.).
Il
circle time è una tecnica adoperata soprattutto dagli insegnanti
che utilizzano le tecniche della psicologia di comunità. Gli studenti,
seduti in cerchio, discutono di un argomento proposto dal conduttore o
dagli studenti stessi. Giorno ed ora del circle time vengono fissati con
un certo anticipo per convogliare su quel momento le energie e le istanze
da portare nella discussione. Si fissano, inoltre, alcune regole di base
per l’andamento della discussione. Gli obiettivi generali del circle time
debbono essenzialmente favorire la conoscenza reciproca, la comunicazione,
la cooperazione, l’instaurarsi di un clima sereno e di reciproco rispetto
e l’accettazione delle opinioni degli altri, risolvendo gli eventuali conflitti
senza l’intervento autoritario dell’insegnante.
12
- Percorsi tematici specifici del progetto.
Gli
elementi costitutivi del programma di educazione sessuale e relazionale-affettiva,
presentato da Giuseppe Bazzo e Giorgio Del Re, consistono in 39 obiettivi.
Ognuno di essi corrisponde ad una unità didattica. Le unità
didattiche sono state ripartite nelle cinque dimensioni (culturale, biologica,
relazionale-affettiva, ludica e riproduttiva).
La
dimensione culturale è suddivisa in :
A1
– Ruoli e comportamenti.
L’obiettivo
è quello di definire i ruoli sessuali, individuando tutti i fattori
(sociali, culturali, politici, ecc.) che li determinano. Tra gli strumenti
a disposizione degli insegnanti c’è un breve questionario a risposta
aperta sull’argomento dei ruoli sessuali. Gli studenti rispondono spiegando,
secondo loro, quelle che sono le differenze comportamentali tra i sessi.
E’ inoltre richiesto loro di definire la funzione dell’educazione e dei
condizionamenti culturali e sociali nell’acquisizione dei ruoli. L’osservazione
critica può consentire agli studenti di collocarsi chiaramente nell’ambito
dei comportamenti e dei ruoli sessuali socialmente definiti. Il tentativo
degli autori è quello di dare agli adolescenti strumenti per “assumere
ruoli e comportamenti caratterizzati dalla flessibilità, che favorisce
in genere i rapporti con l’altro sesso” (28).
Si
sottolinea, tra l’altro, quanto le attese sociali inducano spesso a mettere
in atto comportamenti stereotipati. Attraverso la discussione in classe
si potrà comprendere quanto l’assunzione dei ruoli sessuali e la
messa in atto di comportamenti possa variare a secondo delle esperienze
di ogni singola persona e della cultura. L’analisi degli stereotipi contribuisce
ad individuare il ruolo dell’educazione e dei condizionamenti sociali e
culturali sulla sessualità degli individui.
A2
– Ruoli sessuali e società.
L’obiettivo
è quello di verificare il significato dei ruoli sessuali assunti
in società ed in epoche storiche diverse. Lo studente deve prendere
atto che l’attribuzione di comportamenti e ruoli cambia con l’evolversi
delle epoche storiche e delle società.
A3
– Lo scambio dei ruoli.
L’obiettivo
è sperimentare lo scambio dei ruoli, comprendendo i vantaggi di
un’assunzione flessibile dei ruoli sessuali. Lo studente, attraverso il
"role playing" o situazioni reali che comprendono comportamenti “tipici”
dell’altro sesso, esprime le emozioni associate all’esperienza e le sue
riflessioni. In questo modo si facilita lo sviluppo dei sentimenti di reciprocità,
delle capacità empatiche e di condivisione.
A4
– Gli stereotipi.
L’obiettivo
è quello di riuscire a discutere criticamente degli stereotipi
sessuali e di proporre comportamenti alternativi. Gli adolescenti assumono
spesso ruoli e comportamenti in funzione della adesione a stereotipi comportamentali
appresi nel contesto socioculturale. Questo processo è necessario
per la costruzione dell’identità: è utile e necessario che
essi posseggano strumenti conoscitivi per superare gli stereotipi diffusi.
A5
– Stereotipi e mass media.
L’obiettivo
è quello di individuare il ruolo dei mass media nell’apprendimento
degli stereotipi sessuali. Molti studi hanno dimostrato come i mas
media contribuiscono notevolmente alla definizione degli stereotipi sessuali.
Spesso
i messaggi dei mass media sono più o meno passivamente recepiti
in assenza di un atteggiamento sufficientemente attivo e critico.
La
dimensione biologica è suddivisa in:
B1
– Io, la mia crescita, il mio corpo.
L'obiettivo
è quello di descrivere le fasi di crescita delle persone e in particolare
la pubertà e l'adolescenza. Negli adolescenti il corpo acquista
importanza particolare grazie alle modificazioni che subisce. Diventando
fisiologicamente adulto il corpo assume caratteristiche che lo accompagneranno
per il resto della vita. Sottolineare che l'adolescenza è una fase
normale del processo di crescita è un elemento utile per superare
le emozioni negative della crisi adolescenziale. Particolare attenzione
dovrà essere riservata alla spiegazione di eventi nuovi collegati
alla sessualità (turbamenti, eccitazione, erezione, eiaculazione,
prima mestruazione, ecc.).
B2
- Come mi sento con il corpo che cambia.
Obiettivo
è il riconoscimento delle emozioni e dei pensieri collegati allo
sviluppo della pubertà e dell'adolescenza. Al centro dei conflitti
dell'adolescente è il suo rapporto con il proprio corpo. L'irrompere
di nuove spinte sessuali rimette in discussione l'immagine del corpo che
il ragazzo e la ragazza si erano progressivamente costruiti da bambini.
Gli stati d'animo adolescenziali, non sufficientemente confrontati
con elementi razionali, finiscono per rendere difficoltoso il percorso
della crescita e possono influire sull'equilibrio nella vita adulta. Descrivere,
discutere, confrontare per trovare una spiegazione agli stati emotivi è
importante poiché favorisce uno sviluppo armonico e coerente.
B3
- Come siamo fatti: gli organi genitali maschili e femminili.
L'obiettivo
è conoscere l'anatomia e la fisiologia genitale maschile e femminile.
Questi argomenti vanno trattati affiancando agli aspetti formativi elementi
di riflessione e di analisi delle emozioni che si accompagnano alla conoscenza
del corpo. Gli stati emotivi che accompagnano la trattazione di questi
argomenti possono compromettere l'apprendimento delle nozioni. La corretta
conoscenza della materia in questione è un importante prerequisito
per la comprensione delle funzioni strettamente sessuali, per la scelta
e il comportamento adeguato in campo contraccettivo, per una indispensabile
igiene sessuale.
B4
- Con il corpo comunico.
L'obiettivo
è il confronto tra adolescenti coetanei sulle possibilità
comunicative del corpo e sui suoi elementi di attrazione. Spesso l'adolescente
non si piace poiché alcuni aspetti del proprio corpo gli creano
imbarazzo e limitano le relazioni con gli altri. L'attenzione eccessiva
a livello sociale per il corpo, spesso, produce comportamenti problematici.
L'adolescente si serve del corpo come forma di espressione delle sue difficoltà,
ad esempio, attraverso sintomi somatici come l'obesità, l'anoressia,
la bulimia e i disturbi del sonno.
Questi
sintomi sono utilizzati per mantenere a distanza la sessualità e
i turbamenti che provoca nel corpo. Gli adolescenti debbono essere aiutati
ad esprimersi rispetto a queste difficoltà, confrontandosi con i
coetanei in un clima di ascolto, di fiducia e di rassicurazione, che consentano
il superamento dei timori.
La
dimensione relazionale-affettiva è suddivisa in:
C1
- Riconosco le emozioni.
L'obiettivo
è il riconoscimento delle reazioni emotive e l'ampliamento delle
espressioni verbali che le descrivono. E' necessario incrementare il livello
di consapevolezza delle proprie reazioni emotive e della capacità
di descriverle affinché si faciliti l'acquisizione di ruoli prosociali
volti al benessere psichico.
E'
importante che gli adolescenti riescano a discriminare i segnali emotivi
come espressione di situazioni interpersonali e sociali. Riconoscere le
emozioni è uno degli obiettivi più importanti dell'educazione
affettiva. Raggiungere questo obiettivo consente l'acquisizione della competenza
autoregolativa delle emozioni.
C2
- Riconosco le emozioni degli altri.
L'obiettivo
è quello di discriminare e riconoscere negli altri gli stati emotivi
collegati a determinati accadimenti. Queste capacità richiedono
un certo numero di abilità che consentono all'adolescente di superare
la propria "prospettiva egocentrica" e di tener conto delle caratteristiche
intrinseche e delle risposte emozionali altrui. Tutto questo facilità
un comportamento empatico.
C3
- Analizzo gli episodi emotivi.
L'obiettivo
è quello di analizzare gli episodi emotivi e di suddividerli in
cinque parti: la situazione; il pensiero del protagonista; le sue emozioni;
il suo comportamento e i risultati dello stesso.
Il
nostro modo di pensare determina in gran parte le nostre reazioni emotive.
Le situazioni vissute vengono commentate interiormente. E' importante che
gli adolescenti comprendano ciò che determina i loro stati d'animo.
Spesso,
invece, erroneamente si crede che siano gli eventi esterni a determinare
gli stati d'animo. Gli adolescenti debbono essere aiutati a comprendere
il loro funzionamento psicologico, a capire come il pensiero li faciliti
nelle esperienze e nella loro realtà personale, soprattutto in relazione
ai conflitti interpersonali.
C4
- Collego pensieri a emozioni.
L'obiettivo
è collegare i "pensieri" a stati emotivi, siano essi piacevoli,
spiacevoli e neutri. Per lo sviluppo emotivo dell'adolescente è
significativa la consapevolezza dell'intensità delle emozioni influenzate
dal modo di pensare e dall'immaginario individuali. Evidenziare e riconoscere
i pensieri che causano l'evento emotivo, favorisce l'espressione dei sentimenti,
il rapporto empatico e la comprensione interpersonale.
C5
- Riconosco i pensieri "positivi".
Obiettivo
è l'individuazione dei pensieri a seconda degli stati d'animo che
provocano. L'adolescente, da un elenco di pensieri, può distinguere
i più comuni pensieri "positivi" da quelli "negativi" e spiegare
quali, secondo lui, provocano emozioni piacevoli, meno piacevoli e spiacevoli.
Ogni atto percettivo, fondamentalmente, costituisce un evento selettivo
della realtà circostante. L'individuo non può prestare attenzione
a tutti gli stimoli che lo colpiscono in un determinato momento, ma deve
filtrare senza farsi pervadere da distorsioni cognitive e da un modo di
pensare irrazionale che provoca emozioni spiacevoli e intense. Obiettivo
non è l'eliminazione delle emozioni spiacevoli dalla vita degli
adolescenti, ma la consapevolezza dell'esistenza delle distorsioni cognitive
che accompagnano lo "stare al mondo". Riconoscere i pensieri che provocano
stati d'animo spiacevoli, consentirà di sviluppare il senso di "autoefficacia"
che aiuterà l'adolescente ad affrontare in modo costruttivo le situazioni
problematiche.
C6
- Le mie relazioni.
Obiettivo
è la riflessione sulle proprie relazioni e l'identificazione delle
loro caratteristiche principali. L'adolescente indica: i rapporti significativi
e quelli non significativi; i rapporti positivi e quelli negativi; i rapporti
conflittuali e quelli non conflittuali.
Da
tenere sempre presente l'importanza del contesto sociale nell'acquisizione
di un'identità sempre più stabile e nel divenire adulti.
L'esperienza interpersonale con i genitori, gli insegnanti, i fratelli,
gli amici, ecc., è un momento nel quale l'adolescente può
sperimentarsi attraverso le relazioni con gli altri. Facilitare la consapevolezza
delle proprie relazioni e dei significati attribuibili alle stesse, può
contribuire all'attento esame delle loro caratteristiche. Inoltre, in questo
modo, si chiariscono le aspettative che ognuno ha nei confronti degli altri
e si favoriscono buoni rapporti.
C7
- I rapporti con i genitori.
Obiettivo
è l'identificazione delle aree di condivisione e di quelle di conflitto
con i propri genitori, nel riconoscimento delle proprie richieste di autonomia
dalla famiglia. Nell'adolescenza il rapporto con gli adulti subisce una
trasformazione globale. Le nuove esperienze dell'adolescente avvengono
generalmente fuori dall'ambito familiare e quindi dalla sorveglianza diretta
e indiretta dei genitori. La maggiore autonomia cognitiva e affettiva fa
provare all'adolescente sentimenti contrastanti nei confronti dei genitori.
Spesso prova sentimenti di autentica insofferenza verso i principi e le
idee che gli adulti cercano di trasmettergli. L'adolescente è alla
ricerca di risposte personali e autonome senza abbandonare la sicurezza
e la protezione della famiglia. E importante in questa fase identificare
le arie di condivisione e quelle di conflitto con i genitori.
C8
- Io e gli altri: farsi degli amici.
Obiettivo
è riconoscere i comportamenti necessari per sviluppare le amicizie,
comprendendo i bisogni. Nell'adolescenza gli amici rivestono particolare
importanza nel processo di sviluppo. Diversi sono i motivi alla base di
ciò. Il distacco graduale dalle figure genitoriali e dall'ambiente
familiare provoca un vuoto emotivo che l'adolescente tenta di colmare chiedendo
l'aiuto al gruppo dei pari. Questo anche per l'importanza che hanno le
esperienze comuni nella creazione dei legami interpersonali. Le problematiche
con gli adulti trovano spesso risoluzione nell'ambito del gruppo, grazie
alla confidenza e alla comprensione reciproca. Gli amici hanno un'importante
ruolo di sostegno durante l'adolescenza e un notevole grado di influenza.
Mantenere e sviluppare le amicizie richiede all'adolescente un certo grado
di sensibilità. L'obiettivo permette, inoltre, una migliore comprensione
delle funzioni del gruppo e i suoi limiti.
C9
- Le doti di un amico.
Obiettivo
è riconoscere le qualità che più desideriamo negli
amici. L'amicizia è un bisogno comune a tutte le età, ma
assume rilevanza nell'adolescenza. Stare con gli amici per i giovani significa
avere migliori opportunità di sperimentarsi e di assumere consapevolezza
dei propri bisogni. Le relazioni amicali rappresentano l'aspetto centrale
del processo di socializzazione degli adolescenti. Sapere stare con gli
altri è un'esperienza molto importante per la formazione dell'identità
sociale, affettiva e sessuale. Alcune ricerche hanno indicato come essenziali,
nei processi di formazione e mantenimento delle amicizie, caratteristiche
comportamentali come lo stile interattivo positivo (dimostrarsi attenti,
incoraggiare, manifestare comportamenti di aiuto, dimostrare affetto, essere
contenti di far parte di un'interazione sociale), le aree di compatibilità,
la considerazione altrui, la fedeltà, la lealtà, la soluzione
dei conflitti, ecc..
C10
- Osservo il linguaggio del corpo.
Obiettivo
è il riconoscimento dei comportamenti di interazione non verbale.
E' importante focalizzare l'attenzione su due componenti della comunicazione:
quella verbale e quella non verbale. Assume particolare rilevanza il fatto
che i giovani aumentino la comprensione dei segnali non verbali, i quali
costituiscono parte integrante dell'interazione con gli altri. La consistente
letteratura su questo argomento, ha evidenziato che la maggior parte delle
impressioni ricevute dagli altri dipendono dalla comunicazione non verbale.
Saper osservare e riconoscere le componenti non verbali favorisce i rapporti
gratificanti per sé e per gli altri.
C11
– Riconosco i modi di interagire.
Obiettivo
è il riconoscimento dei comportamenti apatici, di quelli aggressivi
e di quelli assertivi. Considerando l’assertività come comportamento
ottimale è necessario rilevare altre due modalità comportamentali
totalmente differenti e che vengono riconosciute come inadeguate. E’ importante
fornire all’adolescente gli strumenti per discriminare tra apatia, aggressività
e assertività. L’obiettivo di fare apprendere ai ragazzi il comportamento
assertivo consente di attenuare i comportamenti di aggressività
o di apatia che possono costituire un ostacolo nei rapporti con gli altri.
C12
– Miglioro le capacità di ascolto.
Obiettivo
è quello di incrementare le abilità di attenzione e di ascolto
nel rapporto con gli altri. L’adolescente deve saper riconoscere gli elementi
comunicativi fondamentali che esprimono un atteggiamento di attenzione
e di ascolto partecipe, riconoscendo i vantaggi di un ascolto efficace,
valutando le proprie capacità di ascolto e individuando quei comportamenti
correttivi che migliorano le proprie capacità. Prestare attenzione
e saper ascoltare sono abilità relazionali indispensabili per l’instaurarsi
di relazioni positive con gli altri.
L’apprendimento
di queste abilità favorisce l’atteggiamento empatico e la reciproca
comprensione, incoraggiando la sincerità e rassicurando l’interlocutore.
Queste abilità permettono all’adolescente di confrontarsi con gli
altri in un clima di accettazione e di disponibilità.
C13
– Capisco se qualcuno ha bisogno di aiuto.
Obiettivo
è riconoscere se l’altro ha bisogno di aiuto e individuare i mezzi
più opportuni per fornirgli il sostegno necessario. Posto di fronte
ad una serie di situazioni quotidiane simulate da alcuni compagni l’adolescente
dovrà riconoscere le azioni di aiuto e le dovrà descrivere
a seconda dell’aiuto messo in atto (aiuto fisico, aiuto verbale, azione
di collaborazione, azione di condivisione). Nello stesso modo dovrà
sottolineare le situazioni dove non viene messo in atto l’aiuto anche quando
è ritenuto opportuno. In quest’ultimo caso lo studente è
chiamato a descrivere le azioni di aiuto e/o di collaborazione che devono
essere attuate. Questo obbiettivo assume particolare rilevanza poiché
aumenta le capacità empatiche del soggetto nella sua vita di relazione,
ma anche le capacità di riconoscere nel comportamento altrui i modelli
positivi e quelli negativi. L’acquisizione delle capacità di individuare
le situazioni critiche è prerequisito necessario all’apprendimento
delle condotte prosociali.
C14
– Risolvo i problemi interpersonali.
Obiettivo
è sviluppare le capacità di individuazione e di risoluzione
dei problemi interpersonali. L’adolescente è chiamato, di fronte
a situazioni che evidenziano l’insorgere di un problema interpesonale,
a descrivere le alternative di soluzione e a evidenziare le probabili conseguenze.
Per favorire un positivo processo di socializzazione l’adolescente deve
essere in grado di riconoscere le situazioni interpersonali problematiche.
La soluzione di queste situazioni prevede una discreta competenza sociale.
Il giovane che ha acquisito la competenza necessaria ha maggiori
possibilità di stabilire un rapporto gratificante con gli altri
e aumenta, inoltre, la propria autostima.
C15
– Esprimo le mie opinioni.
L’obiettivo
è quello di riconoscere le opinioni altrui e di riuscire ad esprimere
accordo o disaccordo esponendo le proprie considerazioni su alcuni aspetti
della sessualità. Durante molteplici discussioni e momenti di confronto
che abbiano per argomento le tematiche sessuali, l’adolescente espone il
proprio punto di vista motivandolo, pur nel rispetto delle opinioni altrui.
La riflessione e il confronto contribuiscono a mettere a fuoco le proprie
opinioni e aumentano la capacità di comprensione dei reciproci bisogni.
C16
– Mi confronto sul fenomeno dell’innamoramento.
L’obiettivo
è quello di riflettere e discutere l’esperienza dell’innamoramento,
identificando gli aspetti caratteristici e confrontandosi sulle proprie
esperienze e sulle proprie aspettative. Nei momenti di confronto sul fenomeno
dell’innamoramento, l’adolescente esprime liberamente le proprie idee.
La
riflessione e discussione su questa importante esperienza permette agli
studenti di tracciare gli aspetti positivi e/o negativi.
Giuseppe
Bazzo e Giorgio Del Re, autori del progetto di Educazione sessuale relazionale-affettiva
qui esaminato, affrontano il fenomeno dell’innamoramento esclusivamente
tra persone di sesso opposto. Affermano:“acquistata sicurezza circa la
propria identità sessuale tramite il rapporto con l’amico/a del
cuore e i gruppi dei pari del proprio sesso, l’adolescente sperimenta le
prime relazioni affettive con l’altro sesso” (29). Pur considerando l’innamoramento
come “l’apice di quel percorso di apertura verso l’altro che porta
verso il modo adulto di vivere le emozioni e la sessualità” (30),
sommariamente considerano il comportamento eterosessuale come unica e naturale
conseguenza di un percorso conoscitivo.
C17
– La coppia.
L’obiettivo
dichiarato è quello di delineare le caratteristiche della coppia.
Le sue funzioni, i suoi bisogni. In una serie di discussioni sui pensieri
e i desideri più comuni all’interno della coppia, i ragazzi si esprimono
e si confrontano sull’argomento. Già nell’adolescenza prende corpo
un progetto per una vita affettiva e sessuale all’interno della coppia.
Secondo gli autori “attraverso le prime cotte si realizza l’apprendimento
di quello che sarà il proprio stile di vivere la coppia […]”
(31). Quindi “è importante dare agli adolescenti l’occasione di
esplorare individualmente i propri pensieri e desideri, per poi confrontarli
con i coetanei allo scopo di aiutarli a conoscere le diverse prospettive
secondo cui può essere vissuta la coppia […]” (32). A questo proposito
si potrebbe osservare che “l’esplorazione” sia condotta su percorsi obbligati
che tengono conto esclusivamente della coppia eterosessuale. Questo viene
meno ai propositi dichiarati : “l’educazione sessuale […] deve essere inquadrata
nell’ambito più globale dello sviluppo delle capacità comunicative
e affettive della persona […], deve quindi proporre un’area di attività
in cui gli alunni vengono guidati a osservare le emozioni, i sentimenti,
i modi di esprimere affetto e di mettersi in relazione con gli altri” (33).
C18
– La famiglia.
L’obiettivo
consiste nell’individuazione e nel confronto delle caratteristiche della
famiglia, delle sue funzioni, dei bisogni che le relazioni familiari soddisfano.
I ragazzi vengono guidati ad osservare e definire la famiglia nella propria
realtà personale e sociale, considerando la stessa come luogo di
soddisfazione dei bisogni fondamentali della persona. Gli autori sembrano
intendere che al di fuori della famiglia tradizionale gli individui non
possano trovare risposte all’autorealizzazione.
L’adolescenza
vive sia il periodo delle grandi conflittualità con la famiglia
che il momento in cui si pongono le basi per una progettualità familiare
futura. Anche qui gli autori rafforzano la loro posizione che consiste
in una visione esclusivamente familistica della vita dei futuri adulti.
Si potrebbe osservare, in questo caso particolarmente, come queste considerazioni
siano poco analitiche e sostanzialmente con scarso fondamento sociologico
e di osservazione della realtà oggettiva. La nostra società.,
infatti, è in continua evoluzione e registra nuove forme di convivenza
e nuove famiglie.
La
dimensione ludica è suddivisa in:
D1
– Per me è piacevole …
L’obiettivo
è classificare le proprie esperienze piacevoli, siano esse individuali
o di relazione ed esprimere le emozioni associate all’esperienza del piacere.
Gli
studenti vengono invitati a confrontare le loro esperienze di piacere e
a individuare i condizionamenti sociali e morali. L’irrompere delle sensazioni
sessuali nell’adolescente suscita molta curiosità e provoca emozioni
intense che possono portare alla ricerca compulsiva o, al contrario, alla
paura e al rifiuto delle emozioni provate. Le percezioni dei giovani sono
spesso globali, indifferenziate, e portano a volte a comportamenti dettati
dall’impulsività. Un percorso di educazione sessuale deve offrire
quegli stimoli che consentano di avere maggiore consapevolezza delle proprie
sensazioni di piacere per vivere esperienze meno conflittuali.
D2
– Attribuisco un significato alla sessualità.
Obiettivo
dichiarato è l’attribuzione di un significato personale alla sessualità
umana. Attraverso un questionario viene chiesto all’adolescente di esprimere
il proprio pensiero sull’argomento, le proprie valutazioni e le proprie
considerazioni morali. Nell’adolescenza i valori, anche quando sono messi
in discussione, sono un punto di riferimento per le risposte agli interrogativi
sul significato delle proprie esperienze personali. La messa in discussione
del significato della sessualità di quest’ultimo periodo storico
provoca, secondo gli autori, una difficoltà nei giovani a trovare
significati che costituiscono un valido punto di riferimento per le proprie
scelte e per la valutazione critica. Questi significati sono importanti
per l’assunzione di comportamenti responsabili riguardanti la sessualità
e che necessariamente devono essere ben chiari e definiti.
D3
– La sessualità: come la vivo.
Obiettivo
è quello di poter trovare espressione alle proprie opinioni riguardo
ai comportamenti sessuali dei pari. Attraverso una breve relazione
scritta lo studente espone le proprie valutazioni critiche rispetto alla
sessualità degli adolescenti. Gli autori affermando che “l’adolescente
accede all’esperienza eterosessuale attraverso alcuni passaggi che prevedono
esperienze di vario tipo, dall’autoerotismo a esperienze omosessuali, dalla
ritirata fobica da ogni contatto sessuale al corteggiamento dei coetanei
dell’altro sesso” (34), dimostrano di considerare la masturbazione
e l’omosessualità soltanto come delle esperienze temporanee circoscritte
all’età adolescenziale. Queste “esperienze” vengono illustrate come
tappe di un percorso che porta quasi esclusivamente ad un comportamento
di tipo eterosessuale. Bazzo e Del Re continuano riferendosi unicamente
ad esperienze eterosessuali e nello specifico al flirt, anche soltanto
platonico; al petting, con o senza orgasmo; fino ai rapporti sessuali completi.
Con atteggiamento paternalistico, e quindi poco scientifico, i due autori
ritengono necessarie “efficaci azioni educative” per far riflettere gli
adolescenti sulle loro esperienze sessuali, in una fase della vita nella
quale “devono essere compiute alcune scelte importanti”.
In
questa parte gli autori fanno più volte riferimento ad azioni educative
volte all’acquisizione di una vita sessuale serena e di una sufficiente
stabilità emotiva, attraverso il supporto nelle scelte da compiere.
Lascia fortemente perplessi il fatto che le suddette azioni educative conducano
a “scelte” univocamente eterosessuali.
D4
– La sessualità: cosa succede nel mio corpo.
Obiettivi
sono la conoscenza delle modificazioni che avvengono nel corpo durante
l’attività sessuale e la consapevolezza delle emozioni ad esse associate.
In
una discussione di gruppo gli studenti riportano le loro conoscenze sulla
risposta sessuale nel maschio e nella femmina e discutono delle errate
e sommarie informazioni relative all’argomento. Tutte le attività
sessuali, dal petting al rapporto completo con penetrazione, sono vissute
con una notevole carica emotiva e costituiscono momenti importanti per
un adolescente. Gli autori ritengono particolarmente importante discutere
con gli studenti per permettere loro di comprendere meglio cosa avviene,
anche a livello fisiologico, durante il rapporto sessuale. Ciò favorisce
un approccio alla sessualità consapevole e libero da miti e credenze.
D5
- Cosa penso dell'omosessualità.
Obiettivo
è quello di comprendere il fenomeno dell'omosessualità e
arrivare ad esprimere una propria opinione in merito, priva di pregiudizi.
Un
obiettivo rilevante in quanto, soprattutto durante l'adolescenza, le ragazze
e i ragazzi si pongono molti interrogativi sull'identità omosessuale.
Per molti si sviluppa una vera e propria paura di essere omosessuale o
di diventarlo. Da qui la necessità di favorire nei ragazzi la discussione,
la comprensione, l'informazione e la sdrammatizzazione del fenomeno.
Nel
1973 l’American Psychiatric Association decise di derubricare l’omosessualità
dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi psichiatrici (35). Il
1 gennaio del 1993 l'Organizzazione Mondiale della Sanità
ha cancellato l'omosessualità "egosintonica" maschile e femminile,
dal proprio elenco delle malattie mentali.
Nonostante
questi risultati, Giuseppe Bazzo e Giorgio Del Re, nella finestra teorico-pratica
dedicata all'omosessualità negli adolescenti, sostengono
che "l'omosessualità è da considerarsi un fenomeno del tutto
transitorio, quasi fisiologico, che nella gran parte dei casi non avrà
ripercussioni negative sulla scelta sessuale successiva. Avrebbe prevalentemente
la funzione di esorcizzare la paura dell'anomalia e di rassicurarsi attorno
alla propria virilità o femminilità" (36).
Nelle
pagine successive sostengono che "il comportamento omosessuale nell'adolescente
si struttura come modalità esclusiva […] quando, per qualche motivo,
l'adolescente non si sente in grado di avere rapporti regolari con l'altro
sesso. Questa paura può derivare da vari fattori: paura di avvicinare
l'altro sesso, scarsa autostima dovuta a un difetto fisico reale o immaginario,
sottovalutazione delle proprie capacità di seduzione, convinzione
di avere dei tratti, fisici o comportamentali, troppo caratteristici dell'altro
sesso" (37).
D6
- La sessualità nei mass media.
Obiettivo
è quello di analizzare l'uso dell'immagine erotica nei mass-media
e nella pornografia. Si chiede agli studenti di esprimere il proprio parere
sulle immagini erotiche e su quelle pornografiche. Il ruolo dei mass-media
è determinante nell'apprendimento dei comportamenti sociali e in
particolare nell'apprendimento dei modelli e dei comportamenti sessuali.
L'immagine erotica si inserisce in questo procedimento e fornisce argomenti
di discussione per l'analisi critica dei messaggi ricevuti. Anche la pornografia,
soprattutto nell'adolescenza, contribuisce all'apprendimento dei comportamenti
sessuali. Le azioni ripetitive stereotipate, la mancanza di riferimenti
emotivi e l'eccessiva attenzione per gli aspetti genitali tipiche della
pornografia, possono rappresentare per i giovani modelli di comportamento
che tralasciano gli aspetti emotivi e affettivi della relazione sessuale.
Attraverso
l'esame di immagini a sfondo erotico-sessuale selezionate dalla televisione
o dai giornali si può sviluppare nei ragazzi un atteggiamento di
analisi critica nei confronti del fenomeno pornografia.
D7
- Conosco l'Aids e le malattie a trasmissione sessuale.
Obiettivo
è l'informazione sull'Aids e sulle malattie a trasmissione sessuale
con spiegazioni sui meccanismi di trasmissione, i comportamenti a rischio
e le modalità preventive. Si può somministrare un questionario
che richieda la conoscenza delle informazioni appena citate e i ragazzi
risponderanno "vero" o "falso". La sola informazione non è sufficiente
a garantire l'assunzione di comportamenti adeguati per evitare le malattie
a trasmissione sessuale, ma bisogna intensificare, secondo gli autori,
l'attività di prevenzione vera e propria. Bisogna quindi prendere
in considerazione le capacità di gestire i conflitti interpersonali,
di compiere scelte consapevoli in campo sessuale, di controllare i propri
stati emotivi, di liberarsi dall'influenza del gruppo dei pari e da alcuni
stereotipi sociali. Naturalmente per una efficace azione preventiva è
necessaria una base di conoscenze scientifiche corrette.
D8
- Assumo comportamenti responsabili.
Obiettivo
è l'individuazione di comportamenti adeguati a risolvere le situazioni
interpersonali problematiche per la prevenzione delle malattie a trasmissione
sessuale. Gli autori sostengono che le discussioni di gruppo possano aiutare
i ragazzi a individuare i comportamenti preventivi adatti alle singole
situazioni.
Un'attenta
osservazione ha stabilito che i giovani spesso conoscono perfettamente
quali sono i comportamenti a rischio, ma ugualmente non agiscono in un
senso preventivo per timore che il rifiuto o la richiesta di usare il profilattico
possano danneggiare l'immagine di sé o la relazione che stanno intrattenendo.
E' sicuramente efficace far riflettere i giovani su questo, per aiutarli
a risolvere i conflitti.
D9
- I miei atteggiamenti verso l'Aids e le persone sieropositive.
Obiettivo
è l'analisi dei comportamenti che emarginano le persone sieropositive.
Nella discussione di gruppo si commentano i luoghi comuni che contribuiscono
a emarginare i sieropositivi e si individuano gli atteggiamenti alternativi
e le soluzioni alle situazioni problematiche. Partendo dalla considerazione
che la vita delle persone sieropositive e i comportamenti discriminatori
nei loro confronti trovano poca attenzione sociale, si affronta l'argomento
attraverso un'analisi critica delle situazioni di emarginazione ingiustificata.
Film
e opere di narrativa che trattino della vita delle persone sieropositive
possono essere validi strumenti per questo percorso didattico.
La
dimensione riproduttiva è suddivisa in:
E1
- Avere un figlio?
Obiet