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I miei studi di storia gay

Cesare Lombroso - Guglielmo Ferrero
 
LA DONNA DELINQUENTE
 
La prostituta e la donna normale
 
3. edizione, F.lli Bocca 1915 - pp. 252 - 270
 
4. Trtibadtismo. Resta unico prevalente il tribadismo, che è veramente uno dei fenomeni speciali alle donne prostitute.
Parlando di queste, Parent-Duchatelet osserva che alcuni pretendono che tutte le prostitute o quasi, vi si abbandonino; altri che il loro numero sia ristrettissimo; secondo lui, questa contraddizione dipende dalle niune o poche confessioni di questo vizio, rispondendo a chi le richiede con vivacità ed impazienza: o Io sono prostituta per uomini e non per femmine». Altre che interrogammo, vi aggiungono: "Io facciamo, ma è brutto".
Moll, da uno studio che pare sicuro, ricavò che le tribadi, a Berlino, salgono al 25 % di tutte le prostitute.
In generale, le prostitute conservano à questo riguardo un certo riservo nelle loro risse, ove si ingiuriano con i termini i più grossolani, ma non toccano di questo vizio anche quando se ne sanno affette.
È verso l'età di 25 a 30 anni che le prostitute vi si abbandonano (secondo Parent-Duchatelet), e dopo che esse hanno esercitato il loro mestiere per otto o dieci anni: a meno che esse non siano state nelle prigioni.
Se ve ne hanno fra le giovani e le novizie, sono vittime di quelle che le hanno sedotte.
Parent-Duchatelet  giustamente nota come fenomeno importantissimo la sproporzione notevole d'età e di bellezza fra le due femmine che così si uniscono; e ciò che deve sorprendere si è che una volta l'in­timità stabilita, è ordinariamente quella che eccelle per giovinezza e bellezza che sente per l'altra l'amore più appassionato e tenace.
"So da molti ispettori e da alcune guardie delle prigioni che le gravidanze si notano più frequentemente presso le tribadi che presso le altre prostitute. Ciò si comprende, e sino ad un certo punto si può spiegare. Le stesse persone hanno notato che la gravidanza in quella circostanza diventava il soggetto di facezie e di risse nella prigione, e che non si aveva quella pietà, quei riguardi e quelle cure tutte particolari che le detenute usano prodigare alle loro compagne che si trovano in questo stato".
Fin qui Parant-Duchatelet.
Pare che i costumi di queste tribadi differiscano secondo i paesi. Nelle coppie tribadi di Berlino che vivono insieme in concubinato, almeno una, scrive Moll[1], è prostituta. Le parti attive e passive sono sempre distinte. La prima, la più attiva, spetta a quella che chiamano il padre o lo zio, al quale, come si concede nei matrimoni al maschio, si lascia molta libertà nei rapporti col maschio, e queste sono più frequentemente le prostitute.
La parte passiva è rappresentata dalla madre, e guai a lei se tradisce. Ve ne hanno che diventano tribadi, tutto ad un tratto, ma confessano che fino da bambine avevano passioni pei giuochi maschili, per vestirsi da uomo, per ballare con donne, per fumare sigari forti, ubbriacarsi, cavalcare, battersi; ve n'ebbero che cominciarono a fumare a 5 anni, che amavano costruire macchine, che avevano ribrezzo poi lavori d'ago; però non assumono l'aria maschile che quando sanno di non essere sorvegliate.
Si riconoscono, pare, a certi segni degli occhi e della bocca; in genere simpatizzano solo per date categorie, ora per le bionde, ora per le brune, e non cambiano mai.
Molte sono fedeli per anni; ve ne ebbero perfino che rimasero fedeli 17 anni; ma la maggior parte cambia di mese in mese, e quasi di giorno in giorno.
Costumi simili affatto notavansi in antico.
Le auletridi greche permettevansi anche tra di loro frequentemente intimi legami. Nei dicterion, presso le etarie rinchiuse, questo contro­amore (anteros) regnava con intensità anche maggiore.
Una cortigiana che avesse tal gusto contro natura (trizas), nascondeva con cura un vizio che trovava più indulgenza fra le compagne che fra gli uomini.
L'intera vita delle tribadi era uno studio assiduo della bellezza; a forza di guardare la propria nudità e di confrontarla con quella delle compagne, esse si creavano dei piaceri ardenti, senza il soccorso dei loro amanti, che sovente le lasciavano fredde ed insensibili (Luciano). Le passioni che per tal modo si accendevano fra le auletridi, erano violenti, implacabili. Nei Dialoghi di Luciano, la bella Charmida si lagna perchè la sua amante Filematium, vecchia ed imbellettata, ch'essa. da sette anni ama e colma di presenti, l'abbia abbandonata per un uomo. Charmida, per soffocare questo amore che la divora, provò a scegliere un'altra amante; dà cinque dramme a Trifene perchè venga a dividere il suo letto dopo un festino dove non ha toccato cibo, né vuotata una sola tazza; ma appena Trifene le si corica ai fianchi, Charmida la respinge e sembra evitare il contatto della novella amica.
Molte fra esse riunivansi sovente in festini ove nessun uomo era am­messo, e là si abbandonavano alle lascivie sotto l'invocazione di Ve­nere Peribasia.
Luciano, in uno de' Dialoghi delle Cortigiane, ci dimostra che qual­cuna, poteva alle volte condurre due affezioni eterogenee e spasimare per un uomo e per una femmina.
 
5. Nature e cause del tribadismo. - Il Parent-Ducfatelet, che non sempre è felice nelle sue spiegazioni, quanto è preciso ed esatto nelle informazioni, spiega il tribadismo coll'astinenza forzata dall'uomo e colla dimora in comune nelle carceri e nei postriboli; ma non ha pensato all'estensione di questo vizio nel gran mondo, che colle carceri e coi postriboli ha pochi rapporti: basterebbe a dimostrarlo, ben nota Sighele, il numero grande di romanzi che vi alludono[2]. "Vi sono in Parigi, scrive Taxil, nella grande società, delle vere assemblee lesbiche, dei gruppi di donne abitanti alcuni grandi quartieri e che s'intitolano da queste, e si rubano e invidiano l'una con l'altra le vittime patiche loro fornite dà speciali mediane" (Corruptaon du siècle, 1891).
"Sono lesbiche, continua Taxil, quelle kellerine che si vedono nella stessa birraria vestite degli stessi abiti, che gli studenti chiamano petites socurs; quelle attrici che fanno vita assieme; quelle donne maritate, di 40 anni, la cui assidua e giovane amica rinuncia ad ogni partito e non si allontana mai da lei. Hanno, secondo Taxil, per distintivo, il portarsi dietro un cagnolino tutto ricco di nastri, ecc.". Si riconoscono per le vie e si segnalano collo sporgere della lingua; io ne distinsi alcune per lo stringersi continuo e convulso delle mani, per l'at­teggiamento e pel vestiario maschile d'una delle due.
Qui le cause sono di varia natura.
a) La prima e più importante causa è la libidine eccessiva in alcune di costoro che, per sfogarsi, cercano tutte le direzioni, anche le più innaturali. Così vedemmo la Thomas gettarsi alle donne dopo avere usato e abusato dei maschi; ed è noto il detto di Caterina II, anche essa poi tribade : “Perchè la natura non ci diede un sesto senso?” Anche fra i maschi ciò capita; e il Caylus, il prototipo degli urningi, confessava di aver abusato delle donne fino a 33 anni; e siccome le delinquenti-nate sono più lascive, si spiega quello che aveva osservato Parent-Duchatelet, che quelle le quali, sotto il rapporto di questo vizio, si facevano notare per la loro tendenza a pervertire le altre, avevano tutte soggiornato nelle prigioni per anni.
b) La seconda causa è l'influenza della dimora; uno di noi verificava che in carcere alcune appunto non potendo più soddisfarsi con l'uomo, si gettavano sulle donne e diventavano un centro di corruzione, che dalle detenute si diffondeva sino alle suore. Ecco perchè, malgrado le criminali non siano in massa, essendo criminaloidi che, poco portate alla Venere, diventano spesso tribadiche per influenza delle ree-nate che sono lascivissime.
Il Parent-Duchatelet notò che la prigione era la grande scuola del tribadismo; e che la più riluttante delle carcerate finiva sempre per cedere al vizio, se vi rimaneva per 18 o 20 mesi.
Foeldes nota: se poche donne condannate stanno vicino, la loro impudicizia, anche se sorvegliate, si eleva al cubo; se poi sono molte le chiuse insieme, ne seguono scene che sorpassano ogni immaginazione (Liszt, Archiv., 1891).
E in questo si avvicinano agli animali, che non potendo soddisfare, i bisogni sessuali sull'altro sesso, lo tentano col proprio. La stesso fatto si verificò nei manicomi, in cui l'entrata di una sola tribade bastò ad infettare tutto il manicomio, in cui prima non ve n'era la più lontana tendenza (Lombroso, Il tribadismo nei manicomi, 1888).
c) La riunione di molte donne, specie se fra queste vi sieno delle prostitute e delle lascive, provoca per fermento imitativo nella comunità, per moltiplicarsi dei vizi di ciascuno, un vizio collettivo maggiore. Ora le prostitute vivono spesso nude, in contatto continuo fra loro, spesso due, tre nello stesso letto; nel gran mondo ciò si ripete nei collegi, nelle orgie carnovalesche e anche religiose. Ricordiamo le scene descritte da Giovenale.
“Quando invitate alla danza dalla tibia, eccitate dalla musica e dalle libazioni, le Menadi sciolgono le lunghe treccie, esalano appassionati sospiri; allora a quanto ardore d'unirsi fra loro sono esse in preda! Qual timbro imprime alle loro voci la passione d'amore e la danza frenetica! Nulla, più rattiene il torrente divino che lasciano scorrere lungo le coscie. Allora Lansella le provoca e le sfida alla gara della corona, premio che essa riceve con i moti più lascivi sulle prostitute più cor­rotte. Eppure essa, stessa deve ammirare Medullina e i suoi gesti lascivi. Ambo le grandi dame hanno una gloria eguale. Nulla di simulato in questi giuochi, cosicchè un figlio di Sparta, insensibile e gelida sin dalla culla, e il vecchio Nestore con la sua ernia, non potrebbero sopportarne la vista senza esserne infiammati".
Simili orgie collettive si rinnovano colla partecipazione di dame del gran mondo in certi grandi postriboli di Parigi (Fiaux, Les maisons de tolérance, 1892); il che ci ricorda le orgie pederastiche in comune dei maschi che diedero luogo ai processi di Padova, di Pavia, ecc. Pare che il piacere proibito non si goda dai degenerati se non riflettendosi e quasi raddoppiandosi nella complicità più rumorosa e più scandalosa.
Fiaux (op. cit.) dà altre,ragioni finora affatto ignote dell'influenza del postribolo sul tribadismo.
Le padrone dei postriboli lo favoriscono per avere una maggior quiete nella casa, per escludere i souteneurs, che portano sempre un danno, perchè, dicono esse: "Quando le nostre donne hanno un ganzo, vanno fuori di casa i giorni d'uscita e spendono fuori il denaro guadagnato; mentre invece le tribadi si chiudono in camera e si regalano fra di loro i dolci e i liquori comperati nella casa". E perciò esse vanno a reclutarne negli ospedali ove si formano i preliminari di queste coppie:
Qualche volta sono le padrone che sono saffiche: vestono e manten­gono con speciali riguardi le loro pratiche, oppure le violentano esse stesse tutto ad un tratto, sino a costringerle a ricorrere alla Questura (Id.)
Più spesso ancora, esse mantengono l'uso infame per un altro triste scopo, per farne dei quadri plastici o delle scene di orgie, a cui aggiungono l'accoppiamento canino delle donne, la cui vista è un'altra fonte di guadagno. Finalmente lo favoriscono pure perchè qualche volta hanno bisogno di fornire, come toccammo, la clientela femminile del mondo ricco.
Carlier confessa che a Parigi vi sono quattro o cinque postriboli ove accorrono donne dell'alta società o mantenute, sia per orgie collettive, sia per abbandonarsi al saffismo; qui è notevole che le prosti­tute, così facili al saffismo reciproco, lo sono assai meno verso le visi­tatrici esterne, sicchè vi si devono obbligare per patti speciali segnati nei contratti e devono essere compensate con molto maggiori retribuzioni.
Nei postriboli poi, le donne fanno delle scommesse, dei concorsi e degli esami sulle proprie bellezze intime, che naturalmente devono finire per cadere nel tribadismo. Spesso vi sono delle ragazze che resi­stono sulle prime, che mostrano un certo ribrezzo a questo vizio; che non sono dunque saffiche-nate, ma le più soccombono nello stato di ebbrezza o vi si famigliarizzano a poco a poco, e diventano saffiche d'occasione.
Un rito curioso segnala anzi la prima notte di queste nozze femminili. La donna che sedusse la compagna, il padre, diremo, acquista e fa collocare al primo pranzo comune una bottiglia di champagne davanti a sè ed una davanti alla compagna; così nessuno ignora il nuovo maritaggio, e ciascuna è obbligata a rispettarlo (Fiaux).
d) La maturità e la vecchiaia, invertendo molti dei caratteri del sesso, favoriscono anche nelle femmine le inversioni sessuali.
Anche qui la storia naturale ci ha insegnato (vedi sopra) che negli animali si nota questa tendenza delle femmine invecchiate ad abitudini sessuali maschili; e le tribadi infatti, secondo Parent-Duchatelet, hanno quasi tutte passata l'età media. Quella principessa, di cui fra poco riporteremo una lettera violenta d'amore tribadico, divenne a 60 anni tribade, da donna eccessivamente galante cogli uomini che: era da giovane.
La vecchiaia infatti è di per se stessa una specie di degenerazione. È vero che il saffismo si verifica in molte giovinette, ma queste sono per lo più nei postriboli; e vi furono suggestionate, costrette dalle compagne provocatrici e sono succube.
e) Nelle prostitute, e anche in alcune donne galanti, si aggiunge l'apatia e lo schifo prodotto dall'abuso del maschio; ora, quando sia viva la passione venerea, non potendo più soddisfarsi col maschio, prende un'altra direzione. È noto che i pescatori non mangiano pesci, ecc.
“Le une vi vengono (scrive Martineau) per odio del souteneur, che le martirizza, pel disgusto di quella lunga fila di maschi cui dovettero soddisfare: ne sono sazie fino al vomito”.
A questo contribuiscono le disillusioni continue, anche dei veri amori che hanno col ganzo; appassionate e volubili, ogni tanto subi­scono nuove prove del maltrattamento dei maschi, e allora si danno alle femmine, da cui sperano maggior fedeltà e certo più mite trattamento. Così Nanà si getta alle donne e per lo schifo degli uomini dagli amori sozzi, e per l'abbandono dei volubili amanti del cuore.
Si je n'aime rien, l'e ne sutis rien (Fiaux), diceva con meravigliosa verità una povera ragazza per spiegare l'amore al souteneur. È questo bisogno d'amore per uno più forte, od anche solo per un altro che non ,la un mercante d'amore, che spiega quasi tutti gli amori per gli Alfonsi, anche in quelle grandi case di prostituzione ove essi non hanno a proteggerle contro nessuna prepotenza, dove essi sono non sosteni­tori, ma mantenuti.
“Une delle ragioni (scrive Sighele, Coppia criminale, nell'Archivio i psichiatria, XII, p. 533) del saffismo è senza alcun dubbio il per­vertimento sessuale degli uomini. I sadisti (e riassumo in questa sola parola tutte le varie specie di voluttà antinaturali in cui si è trasformato l'amore maschile), esigendo dalle prostitute degli atti ripugnanti, debbono finire per stancarle e nausearle. Queste donne, che non sono quasi più femmine, non possono provare che ribrezzo per quegli uomini e non sono quasi più maschi. E da ciò nasce - conseguenza logica e naturale - il saffismo. Per sfuggire da un'infamia le prostitute cadono in un'altra”.
E questo non accade solo alle prostitute.
Irma[3], di 29 anni, che ebbe padre alcoolista e suicida, e alcoo­listi o isterici i fratelli e le sorelle, lo zio materno pazzo, mestruata a 18 anni: a 14 ebbe clorosi e poi più tardi grave isteria; a 18 ebbe rap­porti sessuali con un giovane di cui era innamorata, e più tardi in memoria d'esso si masturba. Per continuare il romanzo con lui, si vestì da uomo, divenne maggiordomo, e in quell'occasione innamorò di sè la padrona; poi divenne impiegato, e coi compagni dovette fre­quentare i postriboli, sinchè ne venne a noia e riprese gli abiti femminili; fu carcerata par furto e, riconosciuta isterica, fu ricoverata in un 'ospedale, dove si prese d'amore fortissimo per le infermiere. Fu detto dal medici che quella tendenza fosse congenita; però essa protestava:
“lo sento come la donna; fu la società dei colleghi maschili che mi fece venire schifo del maschio. E siccome sono di natura appassio­nata e ho bisogno di legarmi ad una persona, a poco a poco mi sentii tratta a legarmi con donne é ragazze con cui me la intendevo di più”.
Qui appare che ad una latente e non forte causa congenita si innestava una occasionale simile a quella delle prostitute, precisamente come nei reati dei criminaloidi.
"Una seconda causa del tribadismo - che s'intreccia e si confonde colla prima - è (scrive Sighele) l'assenza nei postriboli signorili di souteneur. La prostituta ha bisogno di un'affezione un pò stabile, meno effimera di quella che il suo mestiere le procura ogni giorno; e non potendo trovarla in un uomo, la cerca in una delle sue compagne. La vita in comune con queste, l'intimità stessa delle loro oscenità, è facile declivio sul quale si scende, senza avvedersene, fino all'amore lesbico.
”Dai lupanari di lusso, il saffismo si è esteso anche al di fuori, in ambienti, se non meno depravati, certo meno sfacciatamente volgari.
“Qualche mantenuta in voga, qualche cocotte del gran mondo, ha udito parlare di queste turpitudini dai suoi amici, dopo una cena ha voluto vedere, poi ha voluto provare.
”D'altra parte, alcune ragazze dei postriboli signorili, quelle che trovano facilmente un protettore entusiasta che le conduce con sé, hanno comunicato le loro abitudini infami alle donne che hanno conosciuto. Infine, a poco a poco, il tribadismo è diventato un'eccezione molto frequente anche fra le donne maritate. Dice Taxil che a Parigi il numero delle signore tribadi è incalcolabile”.
 
6. Degenerazione. L'influenza della degenerazione tende sempre più a ravvicinare e a confondere i due sessi, per cui si ha nei crimini l'infantilità femminile nel maschio che lo mena alla pederastia, a c corrisponde la mascolinità delle donne, per una tendenza al ritorno atavistico verso il periodo dell'ermafroditismo. La prova ne è che in molte questa tendenza ha preceduto fino la pubertà; che molte si compiacevano a vestirsi da maschio (vedi sopra di Irma), godevano a vede organi femminili, sfuggivano i lavori femminili. Difatti, secondo Schuele nella pazzia morale e nella epilessia, si riscontrano frequenti i casi di perversioni sessuali.
“L'urningo maschio ama, deifica l'uomo amato, come l'uomo normale l'amata. Egli è per esso capace dei più grandi sacrifizi, sente i tormenti di un amore infelice, delle infedeltà amorose, della gelosia.
“Egli cerca di piacere all'amato con gli stessi modi che la donna istintivamente mette in opera per piacere all'uomo che ama: nell'ap­parente pudicizia, nel sentimento estetico, nell'amore per l'arte, per­fino nel passo, nel portamento, nelle vesti, non può a meno di avvicinarsi all'uso fernminile. Egli inclina specialmente ad occupazioni donnesche, nelle quali può dimostrare anche una certa attitudine. Per ciò che si riferisce all'arte e all'estetica, solo il ballerino, l'attore, l'atleta, la statua maschile richiamano la sua attenzione. La vista di femminili bellezze gli è indifferente, se non isgradevole: una donna nuda gli desta schifo, mentre la vista di genitali, di coscie maschili, lo fa tremare di voluttà.
“Ora, nella donna che ama la donna, i rapporti, mutatis mutandis, sono gli stessi: l'urningo femmina sessualmente si sente come un uomo: si compiace nel dimostrare coraggio ed energia virile, perchè queste  doti alle donne piacciono. Ama quindi di portare i capelli e gli abiti secondo le foggie maschili, e la sua massima felicità è quella di comparire in certe occasioni vestita da uomo. Ha inclinazione solo per giuochi, occupazioni e piaceri maschili, vagheggia con 1a mente ideali di personalità femminili; nel circo e nel teatro solamente, le attrici destano il suo interesse, e similmente nelle esposizioni artistiche soltanto quadri e statue di donne risvegliano il sentimento estetico e la sua sensualità”[4]. Essa ha spesso figura, oltre che vestiario, di maschio.
“Le tribadi (scrive Taxil) sono da 25 a 30 anni con capelli corti, vestiti semimaschili, che portano con gran disinvoltura; alcune si appiccicano una barba intiera che completa la loro figura”.
Inutile aggiungere che anche nella Grecia antica le tribadi avevano, come hanno oggi, l'abitudine di vestirsi da uomo, di tagliarsi i capelli, ecc. Vedi su ciò il famoso dialogo di Clotario e Leena nelle opere di Luciano da Samosato.
E la violenza speciale agli impulsivi (v. s.), il fatto che molte sono  insieme criminali-nate ed epilettiche, aiuta (cogli altri fatti che sopra. esponemmo) a spiegare la straordinaria virulenza di questi amori, che contrasta colla volubilità dei soliti loro amori che sono meno stabili,. meno sentiti, perchè meno organici. “Sono tragicommedie (scrive Martineau), di cui l'idea degli amori solo cogli uomini non dànno un'idea; si scrivono, si spiano; si studiano fino il pigiamento delle palpebre alla discesa dalla camera del cliente; si battono, si minacciano e si feriscono. Una scrive e persuade un'amica a farsi iscrivere nei registri ed entrare in un bordello per trovarsi così insieme; altre si feriscono per potersi far curare all'ospedale ov'è l'amica”.
X, principessa, di 50 anni, già lascivissima con uomini, aveva cono­sciuto, anni fa, un certo colonnello M., che le affidò, morendo, la figlia Carlotta, giovane di 23 anni, squilibrata, isterica, ma dotata d'una coltura non comune. In breve spazio di tempo Carlotta divenne l'amica intima, la compagna inseparabile, l'uomo d'affari, il factotum della principessa, là quale non sapeva staccarsene nemmeno la notte, e non le permetteva di dormire altrove che nel suo letto. E quando la fanciulla faceva qualche tentativo di ribellione, quando le due amiche che, malgrado il sesso e la disparità d'età, vivevano come due amanti, non andavano d'accordo, la principessa la richiamava all'ordine con frustate e schiaffi.
Del resto, questi piccoli tentativi di ribellione erano compensati da una devozione immensa, furiosa, servile. Un giorno Carlotta salvò una delle figlie della principessa da un cane arrabbiato che le si era precipitato sopra, e che essa trattenne afferrando per la gola. Un altro giorno la stessa bimba ha un attacco di difterite. Carlotta, spontaneamente, succhia le mucosità che soffocano la piccina e la salva una seconda volta.
La principessa chiamava Carlotta col nome infame di Gabriella Bompard. La Bompard disse un giorno di Eyraud: “Lo seguivo come il cane segue il suo padrone: mi faceva ribrezzo, e non potevo staccarmi da lui". Carlotta era per la principessa quello che Gabriella era per Eyraud.
Una volta la principessa le aveva fatto firmare un biglietto, in cui dichiarava che se l'avessero trovata morta non accusassero alcuno, giacchè aveva voluto por fine ai suoi giorni. Carlotta, non avendo potuto riavere questo biglietto, malgrado le vive preghiere, e temendo quindi che le minaccie fossero serie, scriveva nell'Aprile 1891 al Pro­curatore della Repubblica una lettera in cui l'avvertiva che se le fosse accaduta qualche disgrazia non dovevasi prestar fede a quel biglietto, ma lasciare che la giustizia seguisse liberamente il suo corso. Quindici giorni dopo ella doveva rimanere vittima infatti di un ten­tato omicidio, eseguito da suo marito per mandato della principessa, onde vendicarsi dell'abbandono.
Ma la violenza. ultramaschile di costoro si vede nelle loro lettere.
“La corrispondenza, scrive Parent, delle tribadi indica la più grande, esaltazione dell'immaginazione.
“Ciò che ho trovato di più curioso a questo riguardò, si fu un seguito di lettere scritte dalla medesima persona ad un'altra detenuta; la prima di queste lettere conteneva una dichiarazione d'amore; ma di uno stile velato, coperto e dei più riservati; la seconda era più espansiva; l'ultima. esprimeva in termini ardenti la, passione più violenta".
Per parte nostra, basterà che diamo questa lettera della principessa X, summenzionata, che fu prodotta nel processo:
 
“Ti scrivo invece di riposarmi, ingrata; ah! quanto ti amerei se tu non potessi vedere che me nell'orizzonte della tua vita, tutta mia, esclusivamente mia, con Messalina e Nanà per sole amiche! Ciò era a troppo, senza dubbio! E ti tengo il broncio, birichina (nel testo francese c'è voyou, intraducibile nella sua eloquenza), più per le mie illu­sioni perdute che per tutto il resto. Perchè non hai mai voluto comprendere che io ero la più sciocca delle donne di spirito, e che «la mia più grande seduzione - forse ti confido il mio segreto - è la mia sublime scempiaggine! È evidente che ho sperato molte cose a che spesso devono averti fatto ridere. Niun dubbio, anche, che io le abbia sinceramente credute e che tu devi averne ben riso. Ma, birichina, io ti amo. Questa parola riassume tutta la mia lettera, tutte le mie idee. Io ti ucciderò, senza dubbio; io ti martirizzerò, è probabile; io ti sventrerò forse in un momento di collera. Ma io ti a amo, tutto è detto.       
 
MARIA".

Strane parole, sopratutto le ultime, dove si sente vibrare il despotico, crudele amore di questa donna, che unisce nel pensiero il sangue alla lascivia e la minaccia di morte al grido della passione e che la porta fino all'omicidio.
Strana lettera, ove troviamo quei due nomi Messalina e Nanà che - per confessione della principessa - indicavano i due piedi.
Ciò che conferma l'esistenza di una specie di gergo sulle parti predilette in uso in costoro (Sighele).
Qui entra anche quella smania epistolare che ho veduto speciale in tutte le criminali, ma più nelle saffiche; ricordo di una cocotte feritrice che, entrata in un carcere cellulare, mentre mostrava ai guardiani, quando poteva, la vulva, e mentre entrava in rapporti saffici con guardiane e con detenute, spargeva lettere, fino 5 a 6 al dì, sovente di amore carnale, a detenute rinchiuse in cella, che pure non poteva, vedere se non di sfuggita all'ora del passeggio ed alla santissima messa: La stessa intensità e violenza notarono Taxil e Parent-Duchatelet.
“Ordinariamente il difetto di educazione non permette qui i mezzi di approccio che si usano nelle altre classi; ed è solo a forza di carezze, di cure, di attenzioni, di cortesie e di belle maniere che le anziane, e qualche volta le vecchie, seducono le giovani e giungono ad appassionarle in modo straordinario. E si vedono queste vecchie a lavorare con ardore per aumentare i guadagni per fare doni a quelle che vogliono sedurre; in una parola, esse adoperano tutto ciò che può inventare l'arte per compensare con qualità particolari e artifiziali ciò che loro manca, e ciò che potrebbe allontanarle da esse o (Taxil).
 “Una volta stabiliti questi vincoli, essi offrono all'osservatore delle particolarità curiose. Esse adoperano, come vedemmo, una specie di gergo intimo, in cui chiamano coi nomi più dolci le parti che loro più piacquero. Esse sono estremamente gelose; così, nelle prostitute, l'abbandono dell'amante del loro sesso non si sopporta così facilmente come quello dell'amante maschio; in quest'ultimo caso esse si consolano presto e trovano modo pronto d'obliarlo. Ma ben altrimenti va da cosa per l'abbandono delle tribiadi. Il loro affetto sa piuttosto della frenesia che dell'amore; la gelosia che le divora e il timore di essere soppiantate e di perdere l'oggetto della loro affezione fanno sì che esse non si lasciano mai, che si seguono passo per passo, che vengono arrestate per le stesse colpe, e che trovano il mezzo di uscire assieme dalla casa di detenzione” (Parent-Duchatelet).
“Allorchè esse arrivano nella prigione, ed allorchè ad arte si mettono in due dormitori separati, sorgono delle osservazioni senza fine, e soventi grida e urli; esse mettono in campo una serie di stratagemmi per raggiungersi: si fingono malate per essere messe nell'infermeria; sonvi di quelle che perciò si fanno delle piaghe e delle ferite gravissime. Alcune, più consumate nell'arte, applicano alle parti genitali dei piccoli pezzi di potassa caustica, e si procurano così delle ulcerazioni che simulano le ulceri veneree.
“Esso hanno per la più parte un talento meraviglioso per simulare la tigna, pare, pungendosi con un ago arroventato”.
“L'abbandono di una tribade dall'amica (continua Parent) diventa nella prigione una circostanza che merita da parta dei guardiani una attenzione particolare; bisogna che quella che è stata abbandonata tragga una vendetta rumorosa di quella che l'ha lasciata e di quella che l'ha soppiantata: da ciò nascono dei veri duelli, nei quali si battono coi vasi che servono a mangiare, e qualche volta anche col coltello; ma l'istrumento il più usato per questa sorta di sfide è il pettine del capo. No risultano delle ferite qualche volta gravi e perfino mortali.
“Un caso poi che reclama una vendetta immediata è quando una prostituta ne lasci un'altra per attaccarsi ad un uomo. Guai alla donna che se ne rende colpevole! Poichè, se non è più che forte, è sicura di essere battuta ogni volta che essa incontrerà quella che si crede in diritto di rimproverarle il più sanguinoso affronto che una prostituta possa ricevere.
“Questa vendetta di una tribade abbandonata, nelle circostanze di cui è qui parola, offre una particolarità notevole, ed è che in questo caso non si vedranno giammai le altre prostitute interporre i loro buoni uffici e cercare di separare le combattenti, ciò che esse, per contro, fanno nelle dispute ordinarie” (Parent).
Per comprendere quanto la virilità, la trasformazione del sesso e quindi l'azione organica, abbia la maggior influenza in proposito, ricor­diamo che qui, allo stesso modo come nella pederastia, Moll trova che le occasioni non sono che un pretesto, un modo di rivelare all'individuo stesso le proprie tendenze o di farle sbocciare, mentre esse esistevanvi latenti.
Così accadde molte volte nei nostri casi; ne siano esempio quella prin­cipessa sopra nominata, che già anni prima di divenir tribade maneg­giava armi, si vestiva da uomo, politicava come un uomo: e l'Irma, a cui abbiamo accennato, che sarebbe divenuta urninga per causa morale, per ribrezzo della mala condotta degli uomini, ma pure aveva anch'essa, molto tempo prima di diventare tale, usato vestiario ma­schile e s'era perfino impiegata come un uomo nelle guardie daziarie e come maggiordomo, e aveva destato, senza parteciparle, passioni femminili.
Del resto, per mostrare quanto qui influisca la virilità; basterebbe questa fotografia di una coppia che ho sorpreso in un carcere, in cui la vestita da maschio aveva il massimo dei caratteri maschili è dei cri­minali insieme, sicchè si stenta a crederla donna.
E che siano queste donne-uomini criminali il centro di cristallizzazione, lo accennava Parent-Duchatelet anche quando diceva come spesso vi è una sproporzione di bellezza e d'età fra queste donne, e che generalmente è la più bella e la più giovane che dimostra all'altra il più grande affetto.
Ma la prova ancora migliore è data dai casi seguenti, in cui si può ritrovare nell'urninga il carattere maschio fin dalla prima età, preci­samente come si trova l'inverso, il femmineo, nell'urningo dell'altro sesso e con risultati paralleli.
R., una donna[5] di 31 anni, artista, ha i lineamenti e voce ma­schili, capelli corti, abiti molto simili ai virili e andatura da uomo; ha però bacino femminile, sviluppo notevole delle mammelle, mancanza di peli sul viso. Fin da bambina amava molto giuocare con fanciulli e far la parte di soldato, di brigante; non amava invece le bambole e i lavori femminili.
La Tarnowsky studiò un'omicida ermafrodita, che fece parte di una banda di briganti.           .
In iscuola s'interessava sopratutto per le matematiche e per la chimica: divenuta artista, provava interesse per la bellezza maschile, ma senza lasciarsene sedurre. Non poteva soffrire le smancerie femminili, mentre preferiva tutti gli oggetti maschili. Il discorrere con donne le andava a noia; tutte le conversazioni sulle totilettes, sugli ornamenti, sugli amoreggiamenti non avevano significato per lei. Invece amava abbracciare e baciare le donne, passeggiare sotto le loro finestre, e provava i tormenti della gelosia se le vedeva con uomini. Generalmente non provava nessuna attrazione pel maschio, benchè confessi che due volte nella vita gli uomini le hanno fatto impressione, tanto che se l'avessero cercata, li avrebbe sposati, anche perchè essa ama la vita di famiglia e l'aver bambini. Trova che la donna è più bella, più ideale; quando ha delle immagini erotiche, esse si riferiscono sempre soltanto a donne. Crede che non avrebbe mai potuto amare profondamente un uomo. Il padre era nevropatico e la madre pazza, e, quando era giovinetta, amò furiosamente il proprio fratello e tentò fuggire con lui in America.
Il fratello della R. pure è molto strano:
C..., domestica, di 26 anni, fu, fin dall'età dello sviluppo, paranoica ed isterica; non ebbe mai inclinazione per persone dell'altro sesso; non aveva mai potuto capire come mai le sue amiche potessero inte­ressarsi per la bellezza maschile e come una donna potesse lasciarsi baciare da un uomo: amava invece le donne; aveva un'amante che baciava appassionatamente e per la quale avrebbe volentieri sacrificata la vita. Fin da bambina ascoltava con passione la musica militare; caccia e guerra erano i suoi ideali; in teatro s'interessava soltanto per le parti femminili; andare vestita da uomo sarebbe stato per lei un gran piacere; e come aveva delle idee di persecuzione, così, per sfuggire ai supposti persecutori, avrebbe voluto vestirsi da uomo e fare la parte di un maschio. Nel 1884 si vestì per lungo tempo con abiti maschili, alle volte coll'uniforme di luogotenente; fuggì così vestita in Isvizzera, dove trovò lavoro come domestica, in una famiglia di com­mercianti, e dove s'innamorò della a bella Anna”, figlia dei suoi pa­droni, la quale, non dubitando che la C'... non fosse un uomo, pure se ne innamorò; la C... chiamava la sua amante coi nomi di “fiore mera­viglioso, sole del mio cuore, tormento della mia anima”. Scopertasi la cosa, la C... fu rinchiusa in un manicomio, e quando una volta Anna andò a trovarla, gli abbracci ed i baci non finivano più. La C... è grande, di bello e svelto aspetto, di forme femminili, alle quali essa dà movenze maschili. L'amore con Anna non trascendeva all'immoralità. La C... cade facilmente, durante lo stato ipnotico, in sonnambulismo, e in questo stato è assai suscettibile di suggestione.
Un ispettore forestale aveva concesso la propria figlia Maria in isposa ad un sedicente conte Sandor 0., che si scoperse presto essere una donna, la contessa Carlotta V., rea di truffa e falso, discendente da un'illustre famiglia ungherese, ricca d'eccentrici. Una sorella della nonna e una zia materna, isteriche, rimasero a, letto molti anni per malattie immaginarie; una terza zia si credeva perseguitata da un console; una quarta zia per due anni non volle che scopassero la sua camera, e non si pettinò nè lavò; le altre donne da lato materno erano molto intelligenti, istruite ed amabili. La madre della V. era. nevro­patica: non poteva soffrire il chiaro di luna. Quanto alla famiglia del padre, alcuni facevano pratiche spiritiche, altri erano suicidi; il mag­gior numero ha un ingegno eccezionale; il padre aveva un'alta posi­zione sociale, che dovette lasciare per le sue eccentricità e per prodi­galità (dilapidò una sostanza di mezzo milione). Essa aveva fin da bimba vestito abiti maschili per volontà del padre, che l'allevava come un maschio, la lasciava cavalcare, la conduceva a caccia e le diceva:
“Queste cose si confanno colla tua energia, perchè tu sei un uomo”. A 13 anni essa s'innamorò in un collegio di una sua compagna. Sci tane, si emancipò ben presto; fece grandi viaggi col padre, sempre vestita da uomo; frequentò i caffè, e qualche volta i postriboli: era spesso ubbriaca, sempre appassionata per lo sport, grande schermitrice. Si fece anche attrice comica, ma non volle mai fare parti femminili. Essa assicura che non sentì mai inclinazione per gli uomini, contro cui, anzi, di anno in anno le crebbe sempre l'avversione, mentre andò ­sempre aumentando la simpatia pel sesso femminile, benchè i suoi amori durassero poco. Soltanto uno durò 3 anni: innamoratasi di una donna più vecchia di lei di 10 anni, fece con essa un contratto di ma­trimonio, e fece vita comune con lei per 3 anni nella capitale come fossero marito e moglie; ma un nuovo amore fu causa che la V. volesse rompere questo legame, ed è curioso che era la sua compagna che non voleva essere abbandonata, essendo abituata a farsi chiamare contessa V., e fu soltanto con gravi sacrifizi che la V. potè ricuperare la sua libertà.
Mortole il padre, essa si fa scrittrice e collabora in due reputati gior­nali della capitale. Nel 1881 fece conoscenza colla famiglia di Maria, della quale s'innamorò perdutamente, benchè la madre e la cugina cercassero di opporsi a quest'amore. I suoi manoscritti mostrano a qual punto giungesse la grande passione della sua vita; per es.: "Mio bene, pensaci; ti lascio per qualche tempo; ma se non mi ami, mi uccido, perchè ho riposta tutta la mia vita in te".
Essa seppe ingannare completamente la famiglia di Maria, che non dubitò mai del suo sesso. Per simulare lo scroto, essa poneva nei pan­taloni un sacchetto di panno o un guanto. E lo suocero le vide una volta qualcosa simile ad un membro in erezione. E poichè la cameriera trovava nella biancheria traccie di sangue mestruo, essa pretestava che si trattava di emorroidi. Ma una volta, la famiglia, insospettita, la spiò mentre stava facendo un bagno, e riconobbe il suo vero sesso.
L'aspetto della V. è maschile, ed essa ne esagera di proposito le apparenze virili. Statura 1,13; bacino poco sviluppato; tronco maschile; cranio piccolo e leggermente òxicefalo (capacità complessiva 1430; circonferenza 570; curva trasversale 330; curva longitudinale 300; diametro antero-posteriore 170; diametro trasversale 130, cosicchè tutte le misure. sono inferiori d'un cm. alla media del cranio femmi­nile). La voce è profonda e aspra. I genitali hanno completamente il tipo femmineo: la vagina è stretta e così sensibile al toccamento, che non si può giungere all'utero senza narcosi; gli organi genitali sono allo stato infantile, e si può escludere che abbia subíto il coito.
La V. ha una corporatura delicata, magra, salvo al petto e alle coscie, che sono abbastanza muscolose; quando ha indosso abiti femminili, cammina in modo malagevole. I suoi movimenti sono forti, aggraziati, ma, diventano rigidi e sgradevoli quando vuole accentuare il carattere maschile. Ha uno sguardo intelligente, una fisionomia un pò triste: si presenta senza timidezza, salutando con un energico mo­vimento della mano. I piedi e le mani sono notevolmente piccoli: sembrano rimasti allo stato infantile. Una parte delle estremità è coperta di peli, ma la barba, malgrado che essa, finga di raderla spesso, manca completamente, e non è sostituita neppure da lanuggine. Il tronco non ha nulla di femminile; il bacino è così stretto e così poco prominente, che una linea tirata, dal cavo ascellare al ginocchio, non passa pel bacino. La bocca è piccola,, le orecchie un pò ad ansa, il lobulo aderente si perde nella cute delle guancie. Il palato è stretto ed alto. Le ghiandole mammarie sono abbastanza sviluppate, ma molli, senza secrezione. Il mons veneris è coperto di densi peli scuri.
Essa stessa confessa ché non sente per l'uomo alcuna inclinazione. Ad un fratellino disse: Come ti amerei se fossi una bambina! Non pratica onanismo solitario ne reciproco, e ne prova nausea. soltanto alla idea, perchè ciò non conviene alla sua dignità d'uomo. È invece straordinaria la sua inclinazione per la donna, ed è probabile che quando si trova vicino all'amata, all'ipertrofia sessuale concorra una certa sensazione olfattiva; così infatti essa sceglie volentieri quella parte del canapè sulla quale Maria tiene appoggiato il capo, e con voluttà ne aspira l'odore dei capelli. L'intelligenza o le altre facoltà della psiche sono normali; non ha allucinazioni nè illusioni; la memoria è mirabile, senza una lacuna. Di anormale, quanto all'intelligenza, si nota soltanto la grande leggerezza e la inettitudine all'amministrazione dei beni propri.
Gli scritti della V. sono d'una calligrafia ferma e sicura, schiettamente maschile; essi sono zeppi di citazioni di poeti e prosatori clas­sici in parecchie lingue. Un volto piacevole e intelligente, una certa grazia e piccolezza del viso, ma con una maschera di mascolinità, la caratterizzano. I suoi modi risoluti, espansivi, liberi, la fanno facilmente prendere per un uomo:
Non si lasciò mai sedurre da uomini; è pienamente felice quando è innamorata d'una donna, e anzi l'idea di rapporti sessuali coi maschi le dà nausea e ne ritiene impossibile l'esecuzione. Non le importa che le donne siano belle, o procaci, o molto giovani: comunque siano, purchè abbiano da 24 a 30 anni, essa si sente attratta ad esse come da una calamita. Il piacere sessuale si esternava sul corpo di una donna, non sul proprio, in forma di masturbazione o cunnilingio; qualche volta si serviva anche di una calza riempita di stoppa. Confessa ciò mal volentieri e con una certa vergogna; mai nelle sue parole, nè nei suoi scritti appare vero cinismo. È molto religiosa; si interessa per tutte le cose nobili e belle, gli uomini eccettuati; è suscettibile alle dichiarazioni di stima che le si facciano.
Sono evidentemente casi di ermafroditismo femmineo in cui, con organi essenzialmente femminili, si hanno le tendenze congenite del maschio, che formano intorno a loro il nucleo di gruppi saffici, specialmente se si manifestano in mezzo alla prostituzione, che, come ha notato il Moll, dà sempre uno dei membri di queste coppie.
Però il fatto che si possano raccogliere solo pochi di questi casi in confronto alle centinaia di maschi, mostra che anche da questo lato le tendenze erotiche sono meno spiccate; é lo dimostra ancor più la scarsissima quantità delle altre psicopatie sessuali (vedi più oltre); ciò che spiegasi perchè nella donna vi ha molto minore variabilità, minore differenziazione; perchè il centro corticale vi ha molto meno influenza nell'erotismo e subisce meno occasioni di eccitarsi, e quindi di pervertirsi. Viceversa, le circostanze favorendo assai più nella donna il tribadismo, per causa della prostituzione che non nel maschio la pederastia, il maggior numero delle tribadi sono non tribadi-nate ma tribadi d'occasione, a cui prestano sopratutto ansa i maggiori caratteri virili che sono propri delle ree e delle prostitute, e così si spiega come esse possano sopportare, dissimulare ed anche provocare gli amori cogli uomini, fino a farne un'esclusiva professione; il che sarebbe impossibile alla vera tribade-nata, che ha ribrezzo del maschio, come, il pederasta ha ribrezzo della femmina.

[1] Les inversions sexuelles - Paris, 1898.
[2] DIDEROT, La Religieuse, romanzo di una devota all'amore lesbico; BALZAC, La fille aux yeux d'or, amore lesbico; THÉOPHILE GAUTIER, Made­moiselle de Maupin; FEYDAU, La comtesse de Chalis; FLAUBERT, Salammbò. Il KRAFFT-EBING (op. cit., p. 76) aggiunge: BELOT, Mademoiselle Giraud ma femme. Nella lettura tedesca lo stesso KRAFFT-EBING cita i romanzi di WIL­BRAND, Fridolin's heimliche Ehe; dl EMERICH GRAF STADION, Brick and brack, oder Licht in Schatten, e di SACHER-MASOCH, Venus in PeIz. Accennano anche al tribadismo lo ZOLA in Nanà e nella Curée, e recentissimamente in Italia, il BUTTI nel suo romanzo L'automa.
[3] KRAFFT-EBING, Op. Cit.
[4] KRAFFT-EBING, Op. Cit.
[5] KRAFFT-EBING, op. cit.

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