pagina web di Enrico Oliari

 
I miei studi di storia gay
 
Papa Ratzinger, "padre Dehon non sarà beato"
 
Era tutto pronto per la beatificazione di padre Leone Dehon (1843-1925), fondatore dell’ordine religioso cattolico del Sacro Cuore di Gesù (dehoniani), prevista per il 24 aprile 2005: già in gennaio il consigliere generale dell’ordine, padre Zbigniew Bogacz, aveva mandato indicazioni a tutte le case del pianeta per dare ai religiosi ed ai pellegrini le indicazioni di carattere organizzativo, dagli appuntamenti di preghiera alle sistemazioni presso gli istituti religiosi, gli ostelli e quant’altro. Era stato diramato persino lo slogan pensato per l’evento: Passione per Cristo – Passione per l’uomo [1].
 
Tuttavia proprio in quei giorni la scomparsa di papa Giovanni Paolo II portò al soglio pontificio Joseph Ratzinger (19 aprile 2005),  il quale assunse il nome Benedetto XVI (è il settimo papa tedesco nella storia della Chiesa, l'ultimo era stato Stefano IX, quasi mille anni addietro): uno dei primi atti del nuovo pontefice fu quello di rinviare la beatificazione di padre Dehon sine die [2].
 
Ma chi era questo sacerdote che prima si voleva beato e poi improvvisamente lasciato lì, sospeso a mezz’aria? Laureatosi in Diritto Civile a Parigi, il giovane Leone Dehon aveva lasciato la Francia per studiare nella Roma di papa Pio IX filosofia e teologia presso il seminario francese di Santa Chiara; nel 1868 venne ordinato sacerdote e fu stenografo durante i lavori del Concilio Vaticano I; nel 1871 conseguì i dottorati in teologia e diritto canonico presso il Collegio Romano.
 
Tornato in Francia, fu cappellano nella basilica di San Quintino, capoluogo del Vermandois (oggi Arrondissement di Saint-Quentin, regione della Piccardia), dove fondò anche un collegio per gli orfani e i ragazzi abbandonati. Nel 1878 diede vita all'istituto degli Oblati del Cuore di Gesù di cui divenne membro assumendo il nome religioso di “Giovanni del Sacro Cuore", ma nel 1883 il Santo Uffizio soppresse il nuovo istituto; la caparbietà positiva di Dehon tuttavia portò nel 1906 all’approvazione dell’istituto come  Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù da parte di papa Leone XIII.
 
San Quintino era una città con più di 35.000 abitanti in piena attività nell’epoca della Rivoluzione industriale francese, dove la classe operaia veniva sfruttata pesantemente in nome del profitto: è lì che il Dehon iniziò un’opera pastorale basata su un’interpretazione sociale del cristianesimo e sull’educazione dei giovani (diede vita al patronato di S. Giuseppe e al Collegio S. Giovanni, di cui divenne superiore), un’azione che presto si sarebbe realizzata, grazie anche ai molti viaggi del religioso, in un’organizzazione diffusa in diversi angoli del pianeta.
 
La passione per i viaggi gli era venuta in età giovanile anche grazie a Leone Palustre, allora un giovane studente di archeologia che poi acquisirà una certa fama divenendo anche uno dei dirigenti della Società francese di archeologia. I due giovani erano molto legati, condividevano le stesse passioni per l’arte come pure l’appartamento in rue Bonaparte.
 
Perché, tuttavia, Benedetto XVI si è opposto alla beatificazione di un sacerdote spinto da una fede che è di esempio per credenti e da una forza di volontà che lo è per i non credenti?
L’opposizione alla beatificazione del venerabile Dehon si basa sostanzialmente ed ufficialmente su un velo di antisemitismo che viene attribuito al sacerdote francese, posizione che, a dire il vero, va contestualizzata al periodo storico e di certo comune a molti religiosi dell’epoca.
 
Dehon aveva infatti scritto sul quotidiano cattolico La Croix alcuni articoli nei quali sosteneva che
 
gli ebrei [erano] assetati di denaro e che la bramosia del denaro è un istinto della loro razza [3];
 
aveva definito il Talmud
 
il manuale del perfetto israelita, il manuale del debosciato, del corruttore, del distruttore sociale [4].
 
Aveva anche suggerito di
 
rendere gli ebrei riconoscibili con particolari contrassegni, di mantenerli chiusi nei ghetti, di escluderli dalla proprietà terriera, dalla magistratura e dall’insegnamento [5].
 
Tuttavia vi sono altri fattacci che vengono contestati a Leone Dehon, il quali sarebbero venuti alla luce nel 1893. Si tratta di episodii che anche in questo caso vanno presi con il beneficio del dubbio, poiché l’opera del sacerdote francese a S. Quintino aveva scosso le gelosie e le invidie di altri religiosi.
 
Nel 1889 il vescovo Thibaudier che, malgrado qualche controversia, riponeva in Dehon sincera stima, aveva lasciato la sede di Soissons per quella di Cambrai. Della gestione della diocesi se ne occupavano due sacerdoti, Mignot e Cardon, i quali ben presto resero difficile la vita allo stesso Dehon. Mignot, divenuto poi vescovo di Fréjus, si diede da fare per informare il successore di Thibaudier, mons. Duval, sulle reticenze riguardanti figura di padre Dehon, in particolare le accuse, raccolte più da voci, che vedevano il fondatore dell’ordine del Sacro Cuore di Gesù coinvolto in abusi verso qualche alunno del collegio.
 
Duval, sulla base di tali denunce, scrisse una lettera molto dura a padre Dehon, nella quale gli imponeva di lasciare S. Quintino:
 
Non potete più stare a S. Quintino, bisogna ad ogni costo organizzare immediatamente la vostra partenza. Scegliete in Olanda o in America il luogo del vostro soggiorno. Nascondete lì la vostra vita. I migliori dei vostri sacerdoti faranno fronte ai bisogni del S. Giovanni e alla direzione della vostra congregazione. Tre anni fa vi avevo vivamente consigliato di assentarvi per qualche tempo. Oggi vi ordino di partire [6].
 
Dehon, tuttavia, nelle sue Notes Quotidiennes parla di
 
Prove: denuncie, calunnie. Giorni di sofferenze… Il demonio solleva contro le nostre opere una bufera di critiche, di accuse, di calunnie [7].
 
Ad agosto il vescovo Duval aveva in qualche modo ripensato alla sua decisione, ma padre Dehon partì comunque per un ritiro di trenta giorni durante il quale ritrovare sé stesso:
 
Che grazia è per me questo ritiro! - scrive - Andavo alla perdizione. Sono diventato una terra riarsa [8].
 
Ed ancora:
 
Questo ritiro segna una grande tappa della mia vita. Esso deve essere decisivo per la mia vita e per la mia salvezza [9].
 
Rientrato, il Dehon doveva scontrarsi però ancora con la schiera degli oppositori interni che lo volevano rimosso dalla carica di superiore generale.
Denunciando il fatto che il sacerdote non aveva obbedito all’ingiunzione episcopale di lasciare S. Quintino, comunicava padre Delgoffe con una lettera a mons. Duval, nel 1896,
 
Piaccia a Dio che quest’uomo nefasto scompaia subito e che non si parli mai più di lui, né nella nostra società, né nella nostra diocesi [10].
 
Padre Leone Dehon, mal sopportato da una parte dei suoi stessi confratelli e sapendo di essere persona non più gradita in città, si concentrò alla guida della sua congregazione, alle attività editoriali ed alla partecipazione ai numerosi congressi che lo vedevano ospite. Ma soprattutto ad una profonda riflessione sull’impegno sociale e culturale per una Chiesa nuova, fatta di giustizia e carità.
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Note:
[1] Lettera di P. Zbigniew Bogacz, scj a nome del Governo Generale dell’Ordine, 19 gennaio 2005;
[2] Lett: senza giorno, cioè senza data indicata;
[3] Léon Gustave Dehon, wikipedia.org;
[4] Terza conferenza di Leone Dehon a Roma, 1897, come in A. Capasso, Leon Dehon, L’antisemitismo – Historia.it, 20 gen 2007;
[5] Léon Gustave Dehon, wikipedia.org;
[6] Lino Pedron, Profilo spirituale di Leone Dehon (1843 – 1925), come in http://proposta.dehoniani.it/txt/dehon.html
[7] Yves Ledure, Leone Dehon, spiritualità di una vita – EDB 2004, Bologna.
[8] Lino Pedron, cit.
[9] Idem.
[10] Idem.


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