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I miei studi di storia gay
 
Milano, sentenza Corte d'Assise contro il sacerdote Picinotti - 30 aprile 1864
 
In Nome di Sua maestà
 
VITTORIO EMANUELE II
 
Per Grazia di Dio e per Volontà della Nazione
 
RE D’ITALIA
 
La Corte d’Assise del Circolo di Milano
 
HA PROFERITO LA SEGUENTE SENTENZA
 
NELLA CAUSA
 
Del Pubblico Ministero
 
CONTRO
 
Piccinotti Francesco Sacerdote fu Antonio d’anni 40 Cappellano, e già Maestro Comunale di Corzano
Detenuto dall’11 Giugno 1863

accusato

1. Del crimine di libidine contro natura previsto dall’art. 425 Codice penale
a) Per aver in giorno imprecisato dell’anno 1861 su di una ripa d’un campo in territorio di Corzano afferrato violentemente per la vita il giovane Contadino Battizzi Giuseppe di Francesco ora d’anni 23 e dopo di averlo posto a terra, sfogato sopra di lui la propria libidine contro natura.
b) Per aver lo stesso anno 1861, qualche mese dopo il fatto preannunciato, pure in epoca imprecisata in un campo parimenti in Comune di Corzano colle stesse circostanze preindicate, consumato ancora atto carnale contro natura sulla persona del suddetto Battizzi Giuseppe
c) Per aver in non precisata sera dell’autunno 1862 abusato del giovane Contadino Domenico Mantovani di anni 20 che si era recato in sua casa iscopo di privata istruzione, afferrandolo violentemente per la vita e costringendolo a subire l’atto di libidine contro natura.
2. Dello stesso crimine di libidine contro natura contemplato dal citato articolo 425 in relazione  all’art. 490 del Codice penale, e previsto pure dai SS 129 e 130 Codice Penale Austriaco; per aver in non precisata epoca degli anni dal 1853 al 1855 quando il giovane Cesare Mombelli di Luigi, nato il 16 aprile 1844, non aveva ancora compiuto il dodicesimo anno, frequentando lo stesso la di lui casa quale suo scolaro, abusato del medesimo inducendolo a subire più volte l’atto libidinoso contro natura.
3. Ed inoltre di offesa al pudore e al buon costume reati previsti dall’art. 420 Codice Penale;
a) per aver nell’autunno 1862 in non precisata sera, mentre se ne stava seduto su di un panchetto all’esterno della sua casa d’abitazione in Corzano verso la pubblica strada indotto il giovane Contadino Mantovani Domenico suddetto ad osceni commenti in modo da eccitare pubblico scandalo
b) Per aver in giorno non precisato nell’estate 1862 in un campo nelle vicinanze di Corzano commesso verso la persona del giovane Mombelli Cesare degli atti lascivi.
   Veduta la Sentenza 19 Febbraio anno corrente  n. 138 della Corte di Cassazione, colla quale annullata la sentenza 11 Dicembre 1863 della Corte d’Assise di Brescia la quale condannava il suddetto Sacerdote Francesco Piccinotti alla reclusione per anni otto e alle spese del processo, ha rinviato la causa alla corte d’Assise del Circolo di Milano a ciò fermo il verdetto dei Giurati in tutte le sue parti proceda a nuovo Giudizio e pronuncii in merito, ossia quanto concerna la regolare e legale applicazione  della pena, non che lo assortimento delle pene correzionali incorse  per i delitti, non omessa la declaratoria, sì per quello che riferiscasi ai crimini formanti oggetto del mezzo primo, la preposizione, come all’atto, di cui al mezzo secondo del ricorso, mancanza d’azione penale
Ritenuto che per la dichiarazione dei giurati è stabilito che il Sacerdote Francesco Piccinotti è colpevole:
I) Di avere in epoca non precisata negli anni dal 1853 al 1854 e 1855, quando il Giovane Cesare Mombelli di Corzano frequentava la di lui casa come scolaro, abusato dello stesso Mombelli inducendolo a subire più volte l’atto libidinoso contro natura, colle circostanze di avere in dette occasioni il Sacerdote Piccinotti violati i doveri derivati dalla sua qualità di maestro, e che il Mombelli non aveva ancora compiuto il dodicesimo anno di sua età;
II) di avere in giorno non precisato dell’anno 1861, su di una ripa in un campo nel territorio di Corzano posto a terra il Contadino Giuseppe Battizzi, e sfogato sopra di lui la propria libidine contro natura, colla circostanza che nel fatto intervenne lo scandalo, per essere seguito in luogo aperto al pubblico
III) Di avere qualche mese dopo il fatto sudditto sfogato ancora la propria libidine contro natura sulla persona dello stesso Contadino Giuseppe Battizzi in un altro campo, essendo pure concorsa la circostanza dello scandalo per essere il fatto stato commesso il luogo aperto al pubblico.
IV) Di avere in non precisata sera dell’autunno 1861 abusato del giovane Contadino Domenico Mantovani, che si era recato in casa del Sacerdote Piccinotti, costringendolo a subire l’atto libidinoso contro natura, esclusa la violenza.
V) Di avere in giorno non precisato dell’estate 1862 in un campo nelle vicinanze di Corzano, detto delle Fornaci, commesso verso la persona del suddetto Cesare Mombelli degli atti lascivi e di aver così offeso il pudore, il buon costume da eccitare il pubblico scandalo.
VI) Di avere parimenti in non precisata sera  dell’autunno 1862, mentre stava seduto su di un banchetto della sua casa di abitazione in Corzano, verso la pubblica strada, indotto il suddetto Contadino Mantovani Domenico ad osceni commenti in modo da offendere il pudore, il buon costume ed eccitare il pubblico scandalo.
   Udite le conclusioni sulla pena di questo P. Ministero e del difensore, non che  dell’accusato, avendo questi due avuto per ultimo la parola,
atteso che il fatto di cui al n. 1 del verdetto preannunciato costituirebbe  il reato di libidine contro natura previsto e punibile dall’articolo 425 con riguardo però all’art. 3. del Codice Penale, ed ai §§ 129. 6. 130 228. 229. 230 del cessato Codice Penale Austriaco a tenore dei quali ultimi paragrafi sarebbesi per la preposizione verificata l’estinzione del crimine.
   Atteso che pel fatto di cui  al n. IV non verificandosi l’estremo ne’ della violenza, ne’ dell’intervenuto scandalo, e non essendovi stata querela, non può farsi luogo alla sanzione penale dell’art. 425 Codice Penale.
Atteso che i fatti di cui ai n.i II.III suaccennati costituiscono altrettanti reati di libidine contro natura previsti e punibili ai termini del suind. art. 425 Codice Penale, non però in relazione agli art. 489 e 490 del Codice pen.
Atteso che i fatti di cui ai n.i V.VI suaccennati costituiscono reati di oltraggio al pudore e al buon costume previsti e punibili dall’art. 420 del Codice Penale con riguardo nel concreto caso all’art. 110 Codice medesimo
veduti e letti gli art. 425.3.420.109.110. Codice Penale italiano; i paragrafi 129 lett.a b. 130. 228. 229. 230 del cessato Codice Penale Austriaco, non che gli art. 22. 501. 553. Cod. di Proc. Pen. Vigente
PRONUNCIA non farsi luogo a procedimento per i reati di libidine contro natura commessi negli anni 1853 al 1854 e 1855 di cui al premesso n. 1 estinti per la prescrizione.
Non essersi luogo a procedimento nel reato di libidine contro natura commesso in non precisata sera dell’anno 1862 senza violenza sul contadino Domenico Mantovano, e non querelato, di cui al premesso n. IV.
Condanna il Sacerdote Picciotti alla pena della reclusione di anni sette ed alla refusione delle spese del procedimento per reati di libidine contro natura commessi nell’anno 1861sulla persona del Contadino Giuseppe Battezzi, e di cui ai premessi n.i II e III.
Dichiara assorbita nella pena criminale la pena incorsa dal condannato Picciotti nei delitti di oltraggio al pudore od al buon costume di cui ai premessi n.i V VI.
Milano trenta aprile mille ottocento sessantaquattro.
 
                                                                                     Pacibelli P
                                                                                     Sonzoni Cons.
                                                                                     Zonca Consigl.

Vedi Enrico Oliari, L'omo delinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti, "Corzano, 1863: don Piccinotti “amava” i contadini"

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