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I miei studi di storia gay
 
Torino 1889, Sentenza di condanna di Edoardo Conti

n. 130:2b9
r. 9302
In nome di S. M. Umberto I
 
Per grazia di Dio  e per volontà della Nazione
 
Re d’Italia
 
La corte di Cassazione sedente in Torino
 
Sezione Penale
 
Composta dai Signori
 
Rossi__________________ff di Presidente
Parini_________________ Consigliere
Verga_________________   “
Schacchetti____________   “
Colabianchi____________   “
Pomodoro_____________    “
Verdobbio_____________    “
 
Ha pronunciato la seguente
 
sentenza
 
Sul ricorso
di

Conti Edoardo di Carlo d'anni 20, ex Prefetto del Collegio Gallio di Como[1], domiciliato a Chiasso, contro la Sentenza tre Ottobre 1884 della Corte d’Appello di Milano, accolto l’appello principale del Pubblico Ministero, in riforma della Sentenza 19 Luglio precedente del Tribunale Correzionale di quella Città, lo ha condannato alla pena del carcere per anni tre, compreso il sofferto ed alle spese di giudizio, non già di oltraggio al pudore ai sensi dell’articolo 420 del Codice Penale, ma di eccitamento alla corruzione ne’ sensi degli articoli 421 e 422 dello stesso Codice, per avere nel Novembre del 1883 al 26 Aprile 1884nel Collegio Gallio di Como, ove stava come Prefetto per sorvegliare la condotta degli alunni, eccitato la corruzione di Bozzoni Ugo, Venini Rinaldo, Pozzi Luigi, Porro Paolo, Pozzi Antonio, Bruni Ugo, Reggiani Dario e Giovannini Oreste, Alunni del detto Collegio e minori degli anni quindici, commettendo loro malgrado sulla loro persona atti e toccamenti lascivi e tali da turbare i sensi e da eccitarli al mal costume.
A sostegno del ricorso si sono dedotti i due seguenti mezzi:
1.
Erronea applicazione ed ingiusta interpretazione dell’articolo 421 del Codice Penale.
Tutti gli atti addebitati al Conti come si rileva dal verbale di primo dibattimento, ebbero il carattere dell’istantaneità e della sfuggevolezza; per modo che non si ebbe indizio che alcuno avvertisse lo scopo libidinoso e ne fosse turbato e scandalizzato.
Esulano dunque gli estremi del reato e specialmente l’artificio della seduzione, il soffocamento del sentimento dell’onestà nei ragazzi e l’abbandono morale di se stessi.
2.Conseguentemente la denunziata Sentenza omise l’applicazione e incorse nella violazione del secondo alineo dell’articolo 420 _ che era reclamato dal minor titolo d’oltraggio al pudore, senza eccitamento di pubblico scandalo. E senza querela della parte offesa.
La Corte
Intesa in pubblica udienza la relazione fatta dal Signor Consigliere applicato Verdobbio del ricorso, della sentenza denunziata, degli altri documenti relativi.
Inteso il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore Generale Gambara che concluse pel rigetto del ricorso.
Attesochè coll’impugnata sentenza la Corte Milanese ha ritenuto che l’Edoardo Conti, traendo partito della sua posizione di Prefetto dei ragazzi, si facesse lecito di trascorrere ad atti osceni e lubrici toccamenti, perfino a parti nude, con molti di essi _ che ha del pari ritenuto che il Conti non si peritò di trascorrere a pari oscenità nel periodo di vari mesi, anche alla contemporanea presenza dei ragazzi nella camerata, e col manifesto scopo di farseli di volta in volta sempre più arrendevoli al soddisfacimento delle libidinose sue voglie.
Attesochè in questi termini di fatto ben poté affermare la Corte che l’opera assai turpe del Conti era più che idonea a scuotere in essi disonesti istinti a conturbare il senso morale, a spingerli al mal costume tanto più che il tristissimo esempio veniva dal loro superiore, da colui che per debito dell’ufficio suo doveva invigilarne la condotta, e coltivarne l’educazione.
Attesochè quindi si ha nella specie non già la figura del semplice oltraggio al pudore che consiste veramente in qualche atto isolato e quasi sfuggevole di laidezza, ma la figura dell’eccitamento alla corruzione, colla duplice circostanza che trattatasi di giovinetti minori degli anni quindici, e nello stesso tempo d’un Prefetto o di persona incaricatadi sorvegliare laloro condotta.
Attesochè di conseguenza cade il primo mezzo; ed egualmente cade di necessità il secondo, imperocché essendo il reato di cui si macchiò il Conti, colpito dal disposto degli articoli 421 e 422 del Codice Penale; non poteva essere violato il presente articolo 420 che non tornava applicabile.
Per questi motivi
Rigetta il ricorso sopra menzionato, e condanna l’Edoardo Conti alla multa di Lire centocinquanta in favore dell’Erario dello Stato, e nelle spese.
Così pronunciato in pubblica udienza, in Torino, addì diciannove di Febbraio mille ottocento ottantacinque..
 
(seguono le firme dei membri della corte).
 
Annotazione
Con sentenza in data d’oggi questa Corte Suprema a rettificazione del materiale errore incorso, Mandò sostituire al Tribunale di Milano il Tribunale di Como, come quello che ebbe a giudicare in prima sede.
Torino, 21 Marzo 1889
Piovano

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