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I miei studi di storia gay
 
L’Avanti, 14 gennaio 1904

La destituzione telegrafica di un colonnello

12 (V. F.) - Benché risalga a cinque o sei giorni sono, si è soltanto oggi conosciuta la notizia della destituzione telegrafica del colonnello marchese Terzi Gabriele del 5° alpini motivata da parecchie accuse di atti innominabili connessi sui suoi soldati.
Il marchese Terzi è di antica famiglia nobiliare del bergamasco ed è anche conte, barone e cavaliere del Sacro romano impero. Ha 47 anni; fu educato in un collegio di gesuiti. Ha moglie e nove i figli viventi oltre ad altri due morti. È un bell'uomo, molto alto e robusto e si distinse sempre per i suoi spiriti ultra reazionari (che ebbe occasione di dimostrare nel 1890 in Sicilia quale braccio destro del generale Morra di Lavriano all’epoca della nota guerra ai Fasci (1) - nonché quale facente parte dei famigerati tribunali militari del 1896) ed anche per le sue opinioni ostinatamente religiose. Ora il detto marchese, adescandoli con promesse e spesso minacciandoli e brutalizzandoli, costringeva i suoi soldati a prestarsi alle tue infami voglie di degenerato. La cosa durava da tempo e si racconta in proposito il fatto che un ufficiale del suo reggimento chiese, or fa circa un anno, con insistenza il trasloco ed ottenuto lo ebbe a dire che così gli si evitava il pericolo di dover ammazzare qualcuno.
Intanto i soldati denunciatori sono a Rho e agli arresti e si sta istruendo un’inchiesta.
Dal Ministero sono venuti prima inviti telegrafici al colonnello perché si dimettesse ed in seguito la destituzione telegrafica.
Il fatto gravissimo ha destato grande impressione in città per la notorietà del colonnello Terzi.
Desta pure impressione il tentativo di salvataggio che si indovina dietro gli eufemismi e le deboli smentite della stampa borghese, dalla Lombardia al Corriere. Altri giornali di parte e clerico forcaiola, tacciono prudentemente sullo scandalo inaudito.

Note:
1 - I fasci siciliani, detti anche fasci siciliani dei lavoratori, furono un movimento di massa di ispirazione libertaria, democratica e socialista spontaneista sviluppatosi in Sicilia dal 1891 al 1894 e diffusosi fra proletariato urbano, braccianti agricoli, minatori e operai. Fu disperso solo dopo un duro intervento militare durante il governo Crispi, avallato dal re Umberto I.

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