pagina web di Enrico Oliari

 
I miei studi di storia gay

 
Corriere della Sera, 29 gennaio 1905
 
Ventidue anni dopo
 
- Da Roma -

Ci telefonano da Roma, 27 gennaio, notte.
È terminata di fronte alla Corte di cassazione la discussione di una causa che ha avuto una lunga storia.
Il 18 gennaio 1883 spariva ad Atri (Teramo) il giovanetto dodicenne Luigi Scena e per più giorni riuscirono vane le ricerche. Poi si trovò il suo cadavere pochi giorni dopo e si costatò che il giovanetto era stato brutalmente oltraggiato ed ucciso.
La voce pubblica accusò subito un ricco proprietario del comune di Atri, il quale aveva rinnovato in casa sua certi costumi greci, aiutato dai suoi massari e dipendenti. Si iniziò un processo, ma la influenza di quel proprietario ricchissimo fu tale due volte il processo si chiuse con un non luogo per insufficienza di indizi. La madre del povero ragazzo insistette perché gli autori venissero colpiti; ma fino a che visse il ricco signore non si riuscì a nulla e solo dopo che fu morto, la giustizia poté ripigliare liberamente il suo corso; cosicché si poté ottenere il rinvio di tre correi e di cinque testimoni alla Corte d’assise di Teramo. Benché riconosciuti colpevoli, la Corte d’assise applicò agli arrestati la prescrizione dell’azione penale, tenendo conto del codice penale abolito, per una parte, e di quello nuovo per quell’altra.
Vi fu quindi ricorso della parte civile e del P.M., e la Corte di cassazione annullò la sentenza della Corte d’assiste di Teramo, rinviando la causa a Chieti.
Ma anche alla Corte d’assise di Chieti capitò medesimo caso. Quindi nuovo ricorso, nuovo annullamento e nuovo rinvio alla Corte di assise di Aquila.  Intanto alcuni colpevoli morirono e la Corte d’assise di Aquila poté condannare soltanto l’unico colpevole superstite, certo Parente, a 30 anni di reclusione. Due correi nel frattempo si erano suicidati.
Chiuso questo giudizio penale fu iniziata una causa civile per il risarcimento di danni contro gli eredi del signor G. Cherubini, il famoso proprietario dai desideri strani. Ma il tribunale di Teramo dichiarò inammissibile l’azione civile contro i detti eredi perché il Cherubini non era stato legalmente imputato.
La Corte di Aquila invece, a cui appellò la signora Scena, madre del giovanetto ucciso, ammise l’azione e la prova dedotta dalla madre.
Contro la sentenza della Corte dell’Aquila ricorsero gli eredi del Cherubini in Corte di cassazione di Roma e la sentenza – dopo la discussione già chiusa, è attesa vivamente per le gravi questioni legali proposte all’esame della Corte, che riguardano l’ammissibilità dell’azione civile per i danni derivati da reato e la efficacia che gli atti dei procedimenti possono avere nei giudizi civili. 

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