pagina web di Enrico Oliari

 
I miei studi di storia gay
 
Il Borghese, 11 maggio 1975
 
Le prime nozze fra omosessuali in Italia
 
CONFETTI VERDI CON LA BENEDIZIONE
 
Due redattori del “Borghese” si fingono omosessuali  e vengono “benedetti” dal “don Mazzi del Sud”
“Il vostro rapporto è già un sacramento davanti a Dio”
 
di Bartolomeo Baldi e Franco Jappelli
 
CI SIAMO sposati a Lavello, pro­vincia di Potenza; sia pure in maniera informale. A «benedire» la nostra (ovviamente finta) relazione omosessuale, è stato don Marco Bisceglia, parroco di Lavello, le cui vicende di prete ultraprogressista e filomarxista hanno raggiunto le pagine dei più noti settimanali di sinistra.
Don Bisceglia, benché sia stato rimosso nel luglio dell'anno scorso dal Vescovo di Venosa, Monsignor Vairo, dalla carica di parroco del «Sacro Cuore» (quattromila «compagni » parrocchiani), esercita ancora abusivamente la funzione di pastore di quel singolare gregge ed occupa tuttora la chiesa.
Favorevole all'aborto e ad ogni genere di libertà sessuale, membro della «Lega degli obiettori di coscienza», Marco Bisceglia, quarantotto anni, una vita densa di «esperienze» è stato definito il «don Mazzi del Sud» (e non c'è dubbio che sulla funzione del «mazzi», accademicamente, ami molto discutere). L'idea di andarlo a trovare, indossando i panni francamente ripugnanti di due omosessuali, ci venne dopo aver letto un articolo del Bisceglia, apparso su Notizie Radicali, nel quale egli forniva la propria totale, progressista e commossa giustificazione ad un pederasta praticante che gli si era "aperto” (spiritualmente, si badi bene) in confessione.
Telefonammo, quindi, al Bisceglia, accennandogli in maniera «oscura» ad un grave problema personale, senza precisare tuttavia di cosa si trattasse. Fissammo l'appuntamento per le ore 12 del giorno successivo, a Lavello. Ci aspettavamo, ovviamente, una gesuitica comprensione; ma non certo, per dirla con Gozzano, «un'amicizia così bene accolta». Infatti, il permissivismo del prete Bisceglia varca i limiti dell'umana partecipazione, per sconfinare in un avallo incondizionato dell'omosessualità. Con curiale pressappochismo e clericale untuosità Bisceglia, nel tentativo dì fornire un alibi cristiano alla pederastia, ha tirato in ballo la scienza, l'antropologia, la sociologia, la psicologia, e via concionando. Come tutti gli ignoranti, io ha fatto quasi sempre a sproposito, nella linea di tutti quei preti di sinistra che amano più Adorno del Vangelo, quantunque di quest'ultimo si riempiano continuamente la bocca.
La conversazione, che qui riportiamo con rigorosa ed assoluta fedeltà, durante la quale, per la prima volta in Italia, un prete cattolico ha benedetto la relazione di due omosessuali (autentici, per lui), si è svolta in una stanza della sacrestia del “Sacro Cuore”, alle cui pareti sono affissi manifesti di Lotta continua e del PDUP inneggianti all’odio di classe ed alla rivoluzione. Di un Cristo, anche piccino, nemmeno l'ombra.
Per fortuna.
“ Padre, è estremamente imba­razzante iniziare questo discorso ».
« Dite, dite pure. »
« Be', il nostro, come dire, è un problema molto ... intimo. »
« Su, coraggio. »
« Vede, padre, noi ci siamo conosciuti quattro anni or sono all'Università e da tre conviviamo ... Noi siamo entrambi credenti, figli di genitori molto osservanti, che non sanno nulla della nostra relazione ... »
« … Comprendo. »
« Sì, ma vede, il problema è più grave. Abbiamo confessato questa nostra situazione a tre sacerdoti, che ci hanno sempre negato l'assoluzione. Cioè, ce l'avrebbero anche concessa, purché avessimo posto fine alla nostra relazione, cosa che, in coscienza, non ci siamo sentiti di promettere. Siamo venuti appunto da Lei per ottenere quelle parole di conforto che gli altri ci hanno sempre negato. »
 « Avete fatto bene. Io penso che vi siate rivolti a me proprio per quell'episodio che ho citato nel mio articolo pubblicato da Notizie Radicali: quello dell'omosessuale che si è rivolto a me chiedendo conforto. Anche in quel caso, ho cer­cato assumere l’atteggiamento distaccato del confessore ma di comprendere, cercando di capire fino in fondo, cercando di non affrontare questa tematica su un piano moralistico tradizionale, ma su un piano, per così dire, antropologico. Bisogna farla finita con i pregiudizi. Mi sono reso conto che l'essere umano ha diritto, no?, di vivere la propria vita responsabilmente e secondo le proprie esigenze personali. D'altra parte, quando due omosessuali realizzano un rapporto umano che completa, che dà un senso alla vita, che è un rapporto positivo soprattutto perché è affettivo, di amore, perché non devono essere liberi di farlo? Io, non è che abbia acquisito delle certezze assolute, perché in questo campo, è tutto, mi pare, in  fase di ricerca, sul piano scientifico. Da come oggi vedo le cose, mi sembra che tutta la morale tradizionale abbia assolutizzato il rapporto eterosessuale in funzione della procreazione, dell’incremento demografico dell’umanità. In un certo stadio c'era bisogno di moltiplicarsi. La società primitiva, la società patriarcale, era tutta fondata sulla quantità. Nella tribù il culto patriarcale era forte, riusciva a sopravvivere, riusciva ad imporsi nella misura in cui era numeroso. Ogni rapporto sessuale che non portasse alla procreazione era bandito, c'era l'ostracismo. L'atto omosessuale era condannato perché c'era la cosiddetta dispersione del seme. Tutta la legislazione e la morale erano intese a condannare gli atti contro natura, proprio perché non ottenevano lo scopo di procreare”.
« Sì, sì, va bene. Ma noi oggi, spiritualmente, facendo queste cose, dobbiamo sentirci in colpa?»
« No, assolutamente. Io penso che questi princìpi ... Questa finalità [della procreazione - N.d.R.] oggi viene messa in discussione, giustamente, perché attualmente, se esiste un problema, non è quello di moltiplicare il genere. umano, ma, anzi di controllare l'incremento demografico, di limitarlo il più possibile. »
« Allora oggi l'omosessualità è un bene?»
« Certo; d'altra parte, attualmente la sessualità esiste indipendentemente dalla procreazione.
“L'attività sessuale ha una giustificazione, un significato positivo in sé stessa, in quanto riesce a stabilire dei rapporti d'amore, perché consente di aprirsi agli altri, di realizzarsi pienamente come esseri umani. Quindi ha un valore per sé stessa. Se a questo poi ci aggiungete il fatto che oggi bisogna cercare di controllare il più possibile lo sviluppo demografico, cadono i presupposti che giustificavano la condanna dell'omosessualità. »
« Ma perché la Chiesa insiste ancora ... »
« ...Perché, come in tutte le cose, la Chiesa si apre con difficoltà alle novità. La Chiesa è troppo tradizionalista per cambiare in quattro e quattr'otto, avendo già troppo assolutizzato certi aspetti sessuali senza vederli nella prospettiva storica. »
« Però, padre, anche la società nei confronti degli omosessuali ... Anche molti nostri amici comunisti, se sapessero del nostro rapporto, farebbero dell'ironia, per non dire peggio.»
« Evidentemente c'è un condizionamento. Purtroppo il processo rivoluzionario totale è molto difficile e molto lento. I condizionamenti di una società, di una civiltà, idi una cultura passata, mica si riesce a superarli così facilmente. Lo stesso accade nei riguardi della donna. Ci sono “compagni” che sono anche rivoluzionari, che però in casa, magari con la moglie, si coi portano come dei reazionari. Il problema dell'emancipazione della donna è difficile e lungo da risolvere. Ci vuole una certa lotta. Per esempio, per quanto per quanto riguarda l’omosessualità, c'è un movimento, il F.U.O.R.I, che sta cercando portare queste cose alla luce del sole ».
“Sì, ecco ... avevamo pensato iscriverci, ma avevamo paura dello scandalo. Avevamo pensato a che di sposarci, come certi cattolici olandesi, ma capisce ... Non è che si possa fare segretamente? Forse neanche Lei che è così moderno e sensibile, avrebbe il coraggio di sposarci. »
« Come ... pubblicamente? “
« No, in forma privata. »
« Non troverei difficoltà. E’ un caso di coscienza ... »
« Sì, ma lo farebbe per farci piacere o perché è convinco di darci un Sacramento? »
« Se si tratta dì consacrare, benedire un rapporto umano positivo, d'amore, anche se questo diverso da quello che posso intendere io, mi sentirei completamente tranquillo nel compiere questo atto sacerdotale, nel rispetto e nell'accettazione degli “altri”'. Ho convinzione che Cristo accetterebbe questa unione e concederebbe di tutto cuore la stia benedizione.
« Questo ci rincuora. A Roma, infatti, come Le abbiamo detto pi ma, altri sacerdoti ci hanno negato l’assoluzione. »
« Voi non conoscete padre Vittorino Johannes? »
 « No. »
« È un teologo che vive nella capitale ed ha trattato questo tema sulla rivista IDOC. Vi consiglio di andarlo a trovare perché lui potrebbe con molta più profondità aiutarvi a superare il vostro senso di colpa. »
« Don Bisceglia, perché secondo Lei, avvertiamo, socialmente, questo senso di disagio? »
« In effetti, io sono convinto che se non vi fossero i tabù sociali molti uomini, molti giovarti, molti ragazzi, volentieri cercherebbero questi rapporti omosessuali. Forse ogni essere umano è portato all’omosessualità: è un fatto generale, secondo me. Poi, però, siccome questo fortissimo condizionamento, il disprezzo, la derisione verso questa realtà, nasce, a livello inconscio, la paura di accettare que­sto aspetto della propria personalità. Dalle statistiche si sa che, almeno nell’adolescenza, nella pubertà, quasi tutti hanno avuto rapporti omosessuali. »
« Ma guarda! Non conoscevamo queste statistiche. Ma, insomma, per Lei, l'omosessuale è un anormale o no? »
« In questa prospettiva non lo considero tale. A questo punto, infatti bisognerebbe domandarsi che cosa è ' normale '. Oggi sappiamo, scientificamente, che il concetto di natura non è, come si sosteneva, così assoluto e rigido. »
« In effetti, è da tempo che non è più rigido. Però, padre, per vincere i nostri complessi, Lei ci consiglia di iscriverci al F.U.O.R.I.? »
« Io penso che potrebbe aiutarvi molto. Naturalmente ciò non  vuol dire che uno che si mette in contatto col  F.U.O.R.I. debba buttarsi allo sbaraglio. All'inizio può essere un rapporto, diciamo così, 'discreto', non pubblicizzato. Però, intanto, vedrete che c'è già altra gente che si unisce, che si organizza, che fa delle lotte. In questi giorni, a Napoli, c'è il congresso delle ` femntiniste' e del F.U.O.R.I. Mi hanno chiesto, dopo il mio intervento sull'omosessualità al Congresso del partito radicale, di andarci, ma sono occupato a Firenze nella riunione delle ' Comunità di base' »:
« Lei conosco alcuni aderenti al F.U.O.R.I.? »
« No. Però alcuni di loro si complimentarono con me e mi abbracciarono, appunto al termine di quell'intervento. C'è però suor Marisa Galli che è più informata di me. » [Suor Marisa Galli prenderà poi parte al congresso napoletano, portando anche il saluto di don Bisceglia ai pederasti ed alle lesbiche. N.d.R.]
« Lei però non accetterebbe di sposarci pubblicamente. Anche Lei, dunque, ha paura di dare scandalo. »
« Vedete, anzitutto bisogna capire. Io non sto a Roma. Già mi trovo in un mare di guai. Di scandali ne ho già dati troppi. Vedete, io sono marxista, socialista. Vado perfettamente d'accordo con i dirigenti locali del PCI. Durante le elezioni appoggio la loro campagna, faccio votare i fedeli a sinistra. Però non mi lego completamente a loro, per mantenere la mia indipendenza. Insomma, devo tener conto anche dell’ambiente. Io ho qui una comunità di persone che sono contadini, sono braccianti ... Se devo fare un passo così, di ' rottura', non lo posso fare individualisticamente, ma devo cercare di crescere insieme a questa gente. »
« Secondo Lei, però, sul piano religioso noi non siamo in torto. »
« Ma io dico: come si fa a dire una cosa simile?!?! »
« Ma ce l'hanno detto, però! »
« Se noi pigliamo il Vangelo, anche l'atteggiamento di Gesù è sempre di estremo rispetto e non c'è mai quell’atteggiamento moralistico che parte dai principi assoluti. Per me la sostanza del Vangelo è questa: non è mai negativo ciò che non offende, ciò che non reca ingiustizia agli altri. Quando, per me, invece,l’'omosessuale sarebbe moralmente riprovevole? Quando, diciamo così, ricorre a delle arti subdole per soddisfare i propri istinti. Se però c'è un rapporto affettivo che viene corrisposto, anche se uno dei due ha quarant'anni e l'altro quindici, non si può certo parlare di un reato. »
« Quando c'è l'amore, allora, tutto è lecito... »
« Sì. Se c'è l'amore, sincero, spontaneo, reciproco, perché condannare? »
« Sul piano religioso, Lei non pensa dunque che la nostra relazione ci possa negare, per usare un termine antiquato, il Paradiso? »
« No, assolutamente. Ripeto: la morale cristiana si riduce a questo: a non fare del male, a non commettere ingiustizie verso gli altri, a non offendere gli altri. »
« È peggio, dunque, lo sfruttatore, il capitalista dell'omosessuale. »
« E già, e già ... Insomma, per me la sessualità, proprio perché così ricca ed esuberante, è un'esigenza anche fisiologica così forte che non si può circoscrivere esclusivamente al matrimonio. Anche nel rapporto eterosessuale, se due giovani si desiderano, si sentono attratti anche momentaneamente, ma con franchezza, con lealtà; se due si dicono reciprocamente: 'io ci sto', magari per un'ora, perché questo deve essere considerato immorale? »
« Anche tra due uomini? »
« Certamente. Se è un rapporto positivo, come nel vostro caso, cioè conoscersi, stare assieme, avere certe ‘relazioni', se nasce tra di voi una forma d'amore che vi arricchisce, che vi unisce ... »
« ... Sì, è giusto, ma se ci lasciassimo? »
« Be', uno dei due può anche non accettarlo, può anche soffrire a rompere questo rapporto. Però, quando si agisce con piena lealtà tutto va bene. »
« Cominciamo a capire, padre. Ma, ci dica, se uno di noi due aves­se un rapporto occasionale, anche di una sola sera, con un altro, sarebbe riprovevole? »
« Io, al riguardo, sono molto 'elastico’, così, per principio, perché, bisogna tenere conto di quella che è la ricchezza della vita sessuale. »
« Ah, molto bene. Lei, dunque, padre, ci assolve? »
« Forse voi, a causa della vostra estrazione piccolo-borghese e cattolica, mitizzate troppo la figura e la funzione del prete. Invece la consacrazione, non dovete attenderla da questo `stregone' che è il prete, ma da Dio. Se comunque, in quanto credenti, il vostro è un problema di coscienza, posso rassicuravi che il vostro rapporto è già un sacramento di fronte a Dio, in quanto vivificato dall'affetto. »
Nel vasto mosaico libertario di una Chiesa volta al suicidio, Marco Bisceglía è la tessera forse più sconcertante, più significativa. Per preti siffatti, non soltanto Cristo, ma anche Marx diviene un pretesto, per consentire, in omaggio alla, libertà totale, qualsiasi sconcezza. Anche l'amore, sovente tirato in ballo dal Bisceglia, non ha più l’antico e meraviglioso significato che i veri cattolici gli hanno sempre dato; ma assume il ruolo dell' « ombrello » sotto la protezione del quale è consentita, come un diritto inalienabile dell'uomo, qualsiasi porcheriola sessuale e omosessuale. Ed anche il Cristo di don Bisceglia, non soltanto non ha più l'antica facoltà di condannare, o di perdonare, ma non assomiglia nemmeno alla cinematografica «superstar hippy». È divenuto, infatti, una sorta di squallido mezzano, sempre pronto a benedire, a richiesta, qualunque unione, fosse pure la più laida, fosse pure la più innaturale.
Se questi sono i preti di oggi, e soprattutto di domani, se a questi individui è ancora consentito di vivere in seno alla Chiesa cattolica (il provvedimento di « rimozione » adottato dal Vescovo nei suoi confronti appare, a questo punto, risibile), tocca ai laici attestarsi sull'ultima barricata, nella difesa di quei valori spirituali e, perdinci, anche sessuali, che questi preti « elastici » stanno cercando di sovvertire.

Vedi ""Il Borghese", Franco Jappelli e l'orrore per "gli invertiti"".

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