pagina web di Enrico Oliari

 
I miei studi di storia gay
 
Corriere della Sera, 22-23 apr 1888
 
La condanna di Pissavini
 
LA CONDANNA DI PISSAVINI
Nell’Alta Corte di Giustizia del Senato
 
La requisitoria del Pubblico Ministero
Il dibattimento a porte chiuse
 
Presidente Ghiglieri, vice-presidente.
 
(Per dispaccio al Corriere della Sera)
Roma, 22 aprile, mattina
 
L’Alta Corte si riunì ieri al tocco. Erano presenti 76 senatori ed è durata cinque ore. Furono fatte dieci votazioni per appello nominale.
Primo se il Pissavini fosse reo dei reati imputatigli. – A grande maggioranza fu risposto: sì
Secondo, se fosse reo di tutti e tre i fatti imputatigli, - A maggioranza: no. Ne fu escluso uno.
Terzo, se reo per il reato col Cagnoli. – 71 sì, 4 no.
Quarto, se è reo per il reato con Savina. – 73 sì, 3 no.
Quinto, se si deve applicare l’articolo 42 del Codice. – A maggioranza, no.
Sesto, se si deve applicare l’articolo 420. – 74 sì, 2 no.
Settimo, se si dovessero accordare le attenuanti. – A grande maggioranza, no.
Ottavo, si decide di applicare 2 mesi di carcere e 100 lire di multa per il fatto del ragazzo Cagnoli.
Nono, si decide di dare cinque mesi di carcere e 200 lire di multa per il fatto del ragazzo Savina.
Decimo, si votò se si dovesse privarlo della qualità di senatore. – Sì all’unanimità meno 3.
La sentenza fu redatta tutta dal presidente Ghiglieri.
 
Intanto fuori la folla si accalcava davanti agli ingressi. L’impazienza era grande. Alle 5 50 uscì in senatore Gravina e disse succintamente la sentenza. Alcuni giornalisti corsero al telegrafo. Alle sei furono aperte le porte. L’aula era ancora deserta. Sul banco presidenziale erano due candelabri di quattro candele ognuno. L’aula era illuminata a gaz. Entrano quasi subito i senatori; entrano Ghiglieri e il procuratore generale Colapietro. Silenzio solenne. Tutti i senatori si alzano. Ghiglieri a voce franca e chiara, legge al sentenza. Eccovene un amplissimo e fedele sunto:
“In nome di S.M. Umberto I, per grazia di Dio e volontà della Nazione, Re d’Italia, il Senato del Regno, adunato in Alta Corte di Giustizia per giudicare le accuse portate contro il senatore Pissavini di oltraggio al pudore con pubblico scandalo ed eccitamento alla corruzione, ha pronunziato la seguente sentenza.
“Attesochè tre essenzialmente sono i fatti che costituiscono la base di imputazione e cioè: 1. quello che sarebbe avvenuto la sera del 4 al 5 agosto 1887 fra il Pissavini e il ragazzo Scaglia nella sala da bigliardo del Caffè dell’Amicizia in Novara – 2. quello avvenuto nel successivo 6 dicembre col ragazzo Cagnola sulla porta del parrucchiere Migliorini e più tardi sui baluardi la sera del 13 dicembre in un sito oscuro presso il Caffè dell’Amicizia col ragazzo Savina.
“Attesochè sul primo fatto depose solo il ragazzo Scaglia, la cui parola è tanto più sospetta in quanto egli si decise a parlare soltanto quattro mesi dopo quando pretendeva avvenuto il detto fatto e solo ne parlò quando ne udì parlare il Merati. Vero è che il teste Rampieri vide lo Scaglia andare nella sala da bigliardo con Pissavini, ma tuttavia il fatto non rimane assodato perché l’incontro potrebbe essere stato fortuito.
“Attesochè invece gli atti che sarebbero consumati coi e sui ragazzi Gagnoli e Savina sono più o meno direttamente confermati dai testimoni che videro il contatto fra Pissavini e i ragazzi;
“Ritenuto che la prova dei fatti è avvalorata dal contegno del Pissavini che è accusato dai suoi denunziatori, non solo non pensò a reagire, ma lasciava la ben nota dichiarazione con la quale si obbligava a chiedere il trasloco, offrendosi di dare le dimissioni, qualora entro il semestre non lo avesse ottenuto, e quindi lasciava subito Novara, quasi fuggendo di soppiatto, prima che giungesse il decreto del suo collocamento in disponibilità;
“Ritenuto che se può produrre penosa impressione il modo col quale Pissavini trattò nel lasciare tale dichiarazione, si può non stigmatizzare l’evidente concerto col quale gli avversari prepararono quasi l’accaduto, talché se non fu fatto dell’impresa, almeno fu colto in fallo, tuttavia non si può scusare il Pissavini se egli si fece cogliere in fallo.
“Attesochè detti fatti non costituiscono il reato contemplato dall’articolo 421 del Codice penale (eccitamento alla corruzione) perché manca il dolo caratteristico di tale reato, quello dell’art. 420.
“Attesochè questi due fatti se costituiscono il reato di oltraggio al pudore col pubblico scandalo sono però di diversa gravità perché il primo appare soltanto dal proposito di atti turpi e il secondo in una consumazione di tali atti – perciò il primo può essere abbastanza punito con due mesi di carcere e duecento lire di multa.
“Atetsochè Pissavini deve essere dichiarato decaduto dalla carica di senatore essendo essa incompatibile nella persona d’un condannato per tali reati. Infatti per gli articoli 26 della legge comunale provinciale, 101 della legge elettorale politica, e per analoghe disposizioni di leggi sui giurati e ordinamento giudiziario il condannato per reati contro il buon costume decade dai diritti dell’elettorato e dell’eleggibilità amministrativa, nonché viene escluso dalle liste dei giurati, né può coprire alcun ufficio giudiziario.
Ora si può concepire che colui il quale non può sedere nel consiglio del più piccolo comune del regno possa continuare a sedere nel primo ramo del Parlamento? Colui che non può essere nemmeno giudice conciliatore potrà continuare ad essere membro  del primo ramo del Parlamento, che è chiamato dallo Statuto fondamentale del regno a riunirsi in Alta Corte di giustizia per giudicare i ministri messi in accusa  dalla Camera e i crimini di Lesa Maestà e contro la sicurezza dello Stato? Se si obbiettasse non esservi disposizione legislativa, che commini la pena, della decadenza, si può rispondere che le condizioni di onorabilità sono presupposte a sì alto ufficio;
“Attesochè la decadenza è naturale sia pronunziata da quello stesso consesso giudiziario  che pronunziò la condanna che ha per effetto la decadenza stessa;
Per queste considerazioni, l’Alta Corte di giustizia dichiara non farsi luogo a procedere, a carico di Pissavini per i fatti che si riferiscono al ragazzo Scaglia.
Lo dichiara colpevole di offesa al buon costume con pubblico scandalo per i fatti relativi ai ragazzi Cagnola e Savina.
“È visto l’articolo 420 del codice penale, lo condanna complessivamente a sette mesi di carcere e a trecento lire di multa.
“Lo dichiara incorso nella decadenza della qualità e dall’ufficio di senatore.
“Lo condanna inoltre al pagamento delle spese processuali ed ai danni da liquidarsi in sede di tribunali ordinari”.
 
Nella tribuna riservata assisteva l’avvocato Bozzino, che subito telegrafò a Pissavini.
Pare certo che Pissavini si opporrà alla sentenza contumaciale. Dovrà però prima pagare circa 8000 lire di spese.
L’avv. Bozzino sostiene che avanti a qualunque tribunale ordinario Pissavini sarebbe stato assolto.
Oggi il Senato si raduna per prendere atto delle dimissioni del senatore Del Giudice.
 
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La notizia della condanna al condannato.
 
Notizie telegrafate da Mortara recano che all’annuncio della sentenza di condanna, Pissavini diede in grandi smanie, gridando ad alta voce che la sua innocenza verrà presto in luce e continuò imprecando contro le mene politiche della cittadinanza novarese.

Vedi "Il senatore Pissavini, già prefetto di Novara, processato a causa del suo amore per i ragazzi".

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