pagina web di Enrico Oliari

 
I miei studi di storia gay
 
Corriere della Sera, 20-21 apr 1888
 
IL SENATO IN ALTA CORTE DI GIUSTIZIA
pel processo Pissavini
 
Il rigetto del rinvio
Il dibattimento a porte chiuse
 
Presidente Ghiglieri, vice-presidente.
 
(Per dispaccio al Corriere della Sera)
 
Il Senato si è costituito stamane alle ora 11 45 in Alta Corte di Giustizia sotto la presidenza del vice-presidente Ghiglieri per giudicare il senatore Pissavini.
Erano presenti 76 senatori, tutti in abito nero e cravatta bianca; nessuno porta decorazioni.
Colapietro funziona da Pubblico Ministero e Chiavazza funziona da cancelliere.
Sono presenti gli avvocati De Maria e Bozino  della difesa, ammessi entrambi nonostante che l’imputato sia contumace; portano il frak.
Le tribune sono quasi tutte spopolate, tranne quelle dei deputati e giornalisti.
Per avere accesso alla tribuna della stampa i giornalisti dovettero mostrare più volte la tessera.
PRESIDENTE – Senatori! Voi sapete per quale alto e delicato ufficio siate convocati in questa aula.  A mente dell’articolo 37 dello Statuto, il Senato è oggi riunito in Alta Corte di Giustizia per giudicare le accuse mosse contro il senatore Pissavini.
“Questi casi fortunatamente sono rarissimi: tanto che, da quarant’anni dacchè il Senato italiano è costituito, questa è la seconda volta che è convocato in Alta Corte di Giustizia.
Odesi qualche sommesso grido di “bravo”, ma il Ghiglieri guarda questi irritato dalla parte da cui vennero le voci.
Quindi il Presidente, a norma dell’articolo 23 del regolamento, fece dal cancelliere accertare i presenti senatori, coll’appello nominale. Così costituita la Corte il PRESIDENTE  soggiunse: Dovevasi fare tradurre l’imputato, ma è giunta alla presidenza la domanda di rinvio del dibattimento, corredata da un certificato medico.
Dopo aver letti questi documenti il PRESIDENTE avverte che Pissavini, con lettera in data 15 corrente inviava le dimissioni da senatore e che con telegramma in data 16 corrente le ritirava. Inoltre avverte che soltanto la sera del 17 un telegramma dell’avvocato Bozino parlava di convulsioni del Pissavini e della sua impossibilità di muoversi onde chiedeva un rinvio. Un successivo telegramma del Pissavini chiedeva un rinvio perché infermo di mente e di corpo nell’impossibilità di muoversi. Avverte inoltre che in seguito ad un ordine della presidenza la Procura regia di Novara inviava a Mortara il maggiore medico Oglioli ed il dottore Chiarleoni e che dopo visitato il Pissavini, dichiararono questi trovarsi in condizioni di salute tali da rendergli impossibile un viaggio a Roma, non solo oggi, ma per qualche giorno. – Quindi dà la parola all’avvocato Bozino come presentatore della domanda di rinvio.
Avv. BOZINO appoggia il rinvio per ragioni di giustizia e di umanità.
Bozino parlò correttamente, abilmente e brevemente.
COLAPIETRO. – A norma dell’art. 188 del Codice di procedura penale, io mi oppongo al rinvio. Se questo si accordasse bisognerebbe incomodare troppi senatori e troppi testi, di bel nuovo.
I certificati medici, soggiunge, non escludono il sospetto che non esista una vera impossibilità per Pissavini di recarsi a Roma.
I difensori vorrebbero parlare ancora, ma il Presidente osserva che non abbiano tale facoltà.
L’Alta Corte si ritira per deliberare.
Sono le ore 11 25.
In Camera di Consiglio la discussione fu lunga.
Alcuni avrebbero voluto anche accordare il rinvio, ma osservarono altri che Pissavini poteva ripetere il giuoco e la sua condotta d’altronde non poteva essere tale da dare affidamento di sorta. Altri notarono che la proroga non avrebbe migliorato la posizione dell’’imputato, anzi, non avrebbe che prolungato la sua agonia.
Venutisi ai voti 67 votarono contro il rinvio: 10 a favore.
L’Alta Corte rientra a Mezzodì.
Il PRESIDENTE  legge l’ordinanza con cui:”L’Alta Corte, ritenuto che la domanda del rinvio si presentò all’ultimo momento senza prima si accennasse alla malattia, anzi Pissavini aveva espresso intendimento di recarsi a Roma per essere giudicato dall’Alta Corte;
è ritenuto che i sospetti che sorgono da tali fatti non possono eliminarsi dai certificati medici;
per questi motivi rigetta la domanda di rinvio e decide di proseguire il dibattimento.
COLAPIETRO prega l’Alta Corte di proseguire il dibattimento a porte chiuse.
Il Presidente e la Corte si ritirano a deliberare.
Alle ore 2 40 si riprende la seduta.
Il PRESIDENTE  legge l’ordinanza colla quale:
“ritenuto, stante la natura dei fatti cui deve rispondere il Pissavini, che la pubblicità potrebbe essere pericolosa, e visto l’articolo 235 del Codice di procedura penale – l’Alta Corte ordina di proseguire il dibattimento a porte chiuse”.
 
LA PRIMA UDIENZA
(Per dispaccio al Corriere della Sera)
 
Roma, 20 aprile, mattina.
 
L’Alta Corte nella seduta pomeridiana a porte chiuse, procedette all’esame dei testi. Furono uditi prima i tre ragazzi che subirono gli atti osceni. Alle tre giunse un telegramma di Pissavini diretto al presidente del Senato.  È consegnato a Ghislieri che lo legge. Pissavini, forse avvisato della prosecuzione del processo, presenta le sue dimissioni (meraviglia). Ma l’Alta Corte non può né prendere atto per respingere le dimissioni, quindi dissente se debba o non debba, sospender e il giudizio finché il Senato non abbia deciso. La discussione è breve. All’unanimità, meno un voto, si dichiara tardiva la dimissione; si delibera quindi di andare avanti col processo.
I tre bambini deposero con tale franchezza che meravigliò; tanto che alcuni chiedevasi se non recitassero una lezione. L’impressione generale però, fu che dicessero la verità. Deposero sopra ciascun fatto d’accusa isolatamente.
In seguito furono escussi altri 12 testi fra cui Merati, Tadini, l’avvocato Carotti, importante, Antonelli, Ballati, Tosi, Migliarini, i coniugi Maestri, Badate, impiegato di prefettura, e Canna.
La deposizione dell’avvocato Carotti fu udita dapprima con qualche diffidenza, sapendoselo principale accusatore. Ma poi la deposizione apparve così chiara così franca che produsse vivissima impressione.
Carotti, dicevano ieri sera parecchi senatori, fu correttissimo.
Il  teste Tadini si rinchiuse prima nella sua qualità di avvocato e ricusatasi di deporre sulle circostanze se egli avesse o no ritirata una dichiarazione del Pissavini colla quale questi si obbligava a dimettersi da prefetto di Novara. In seguito però alle istanze del Presidente, si indusse a dichiarare che effettivamente ebbe tale dichiarazione. Aggiunse di ritenere che la domanda che Pissavini fece al Ministero per il trasloco fosse fatta precisamente nei termini precisi esposti prima dal Carotti. Interrogato se si fosse esercitata una pressione sopra il Pissavini per il rilascio di tale dichiarazione, rispose no.
Marito e moglie, proprietari del Caffè dell’Amicizia a Novara interpellati se si fossero avveduti di atti osceni commessi nel loro Caffè, risposero costantemente no.
Intorno alle qualità morali e amministrative del Pissavini, Antonelli e Bellati deposero favorevolmente; ammisero però che ora l’opinione generale per Pissavini a Novara è scossa.
In complesso tutti i testi confermarono direttamente le deposizioni di Carotti e dei tre ragazzi.
L’impressione generale dell’Alta Corte riescì sfavorevolmente per Pissavini.
Oggi si sentiranno i rimanenti testi, fra i quali il deputato Parona.
Oggi stesso uscirà la sentenza. Pare non debba nemmeno esservi dubbio che il Pissavini sarà condannato. Dai discorsi uditi dovrei però ritenere che la pena non sarà molto grave.
I senatori non si preoccuparono punto della pena, ma di trovare il modo che Pissavini non sia più senatore. Alcuni proponevano di condannarlo alla perdita pei diritti civili, all’interdizione dei pubblici uffici, ma altri osservavano la pena essere troppo severa. Dovevasi tener conto anche dello stato dell’uomo. Altri dicevano che appena pronunciata la sentenza, il Senato piglia atto delle dimissioni ieri presentate.
Pare prevarrà l’idea di conchiudere la sentenza dicendo che in forza degli articoli 26, 162, 208 della legge comunale e provinciale e 104 della legge elettorale politica, Pissavini è decaduto dalle funzioni di senatore.
La questione è sottile, ma sta.

Vedi "Il senatore Pissavini, già prefetto di Novara, processato a causa del suo amore per i ragazzi".

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