pagina web di Enrico Oliari

 
I miei studi di storia gay
 
L’azione, 25.5.1908 - I denigratori nordici
 
Di fronte alle sciocche insolenze del nordico corrispondente da Giardini dell’organo ufficiale della popoleria catanese, avevamo deciso di non dargli l’onore di una nostra risposta.
Ma poiché il nostro egregio corrispondente, non rilevando le sgrammaticate banalità del suo poco esperto contraddittore, ha creduto di smentire, serenamente e lucidamente, le non poche inesattezze nelle quali è incorso il valoroso gramamticato fiorentino, per dovere di imparzialità e per deferenza all’ottimo amico nostro diamo posto alla serena corrispondenza che ci manda.
Veramente non capisco perché dovrei vergognarmi ad onorarmi, come mi onoro, del titolo umile, se vogliamo, di corrispondente o inchiostratore dell’Azione.
Quell’inchiostratore vale un gioiello ed è una rivelazione. Non è punto vero che mi nascondo, anche essendo un inchiostratore, gli è che non aspiro a nessuna gloria, e se mi son permesso di rispondere al corrispondente di Giardini, l’ho fatto, perché ovunque vi è una buona azione da compiere, sento imperioso lo stimolo a mettere a profitto delle verità le mie inchiostrature, senza offendere le persone siano esse grandi o piccini, perché in fatto di polemica giornalistica cerco sempre di evitare di cadere nel ridicolo e nelle volgarità.
E difatti sono arcicontento per essere riuscito a far sì che il corrispondente di Giardini abbia promesso non solo che la campagna sarà generale, ma che presenterà tutti i documenti del cassetto al magistrato.
Dalla sua lunga prosa mi accorgo che egli è forse in buona fede, ma che è tratto in inganno dai suoi informatori e suggeritori. Per esempio piglio a caso una notizia sensazionale dell’ultima corrispondenza: .”Il Pluschow fu espulso dal territorio italiano”. Il Pluschow è a Roma, fa il fotografo e vende le sue fotografie. Altro che naso del Mercadante.
E le papere del corrispondente di Giardini sono famose. Ricordo ancora la minuziosa corrispondenza nella quale gabellò per Ioao Franco una modesta famiglia. Chiunque di fronte all’inverosimile, alle balzane invenzioni, e diciamolo pure alle false notizie, sente il dovere di mettere a posto uomini e cose; e in questa faccenda io non difendo il Gloden, perché non ha bisogno della mia difesa, né altri, ma la Verità.
Sarebbe stato colpevole il silenzio del corrispondente ordinario del “l’Azione”  se avesse lasciato passare tutte le bugie e le gratuite asserzioni quando si ha la convinzione provata ed aumentata che il fatto del carabiniere non ha nemmeno la parvenza del vero; che è falso di sana pianta quanto si è asserito sulla restituzione di tutte le fotografie da parte delle LL.AA. i Principi Imperiali, che non è mai esistito il famoso biglietto dell’aiutante di campo; che è un’esagerazione che confina con la calunnia quanto gratuitamente si dice sul conto di un onesto fotografo che vive esclusivamente col suo onesto lavoro che per due volte o più fece pagare care le balorde accuse dei suoi denigratori davanti ai Tribunali; ed ho anche potuto vedere la somma sborsata, circa mille lire, dai suoi detrattori volgari che si affidarono alla generosità dell’offeso.
E mentre siamo sulla via delle smentite e delle sbugiarderie, mi permetto di dire all’orecchio del corrispondente di Giardini che quanto egli afferma intorno al pranzo o all’invito non è un’insinuazione, ma la verità vera.
Ed invero dopo la pubblicazione apparsa sul N. 250 del “Corriere” il corrispondente mostrava in pubblico un biglietto d’invito così concepito: “Faccio i miei più sentiti complimenti per l’articolo scritto oggi e avrei molto piacere qualora Lei salisse in Taormina di aver fatta una sua visita”.
E’ vera dunque la mia asserzione che gl’inviti e il pranzetto fioccarono dopo la pubblicazione dell’articolo.
Era umano che prendessi la penna per il trionfo della verità. E tanto più poi quando si ha la convinzione che in tuta questa faccenda il corrispondente di Giardini è stato tratto in inganno dagli informatori, malgrado egli voglia sostenere il contrario.
E’ sugli informatori e sui suggeritori che stanno dietro le quinte che ricade intera la responsabilità di tutte le menzogne, degli insulti e delle diffamazioni; e le asserzioni del corrispondente di Giardini non sono sue.
Lo sanno coraggioso e l’hanno spinto alla campagna nascondendogli il loro depravato disegno.
Ma adesso il dado è tratto e il signor Bianchi ha impegnato la sua parola, e il Magistrato attende il dossier, i documenti di tutto ciò che egli ha asserito in queste tre ultime corrispondenze.
Attendo adunque una sola e breve risposta dal corrispondente di Giardini: “Ho presentato al Magistrato i documenti di tutto ciò che ho asserito”.
In attesa dello svolgimento dei fatti in tribunale depongo la penna.
E adesso mi sia concesso di dire la mia ultima e franca parola al pubblico disinteressato in tutta questa incresciosa polemica.
In tutta questa famosa campagna nessun nocumento verrà a Taormina, perché non si avrà mai il coraggio di fare veramente una campagna generale, perché l’obbiettivo da raggiungere era uno solo: di nuocere ad un solo individuo che fa ombra o per vendicarsi di essere stati scacciati da casa sua; obbiettivo che si ripete ad intervallo per la sua generosità di chi perdonò i suoi nemici personali davanti ai tribunali.
La morale della parola è che gatta ci cova e la decenza, il decoro, e la morale c’entrano per orpellare dei fini volgari e personali, e vedrete che lo stesso corrispondente di Giardini si guarderà bene dal mettere fuori altri nomi, altre persone, altre nazionalità; e se non fosse per l’autodiploma di galantomismo del corrispondente di Giardini, metterei in dubbio che voglia rivolgersi al Magistrato.

Vedi "Catania, 1908: Von Gloeden e il commercio di giovani da parte dei tedeschi.".

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