pagina web di Enrico Oliari

 
I miei studi di storia gay
 
La Sicilia, 30 maggio 1908 - Da Capri… a Taormina?
 
I Veri reietti!
 
Alcuni iconoclasti della stessa lor… fama hanno destato un nembo di turpitudine raffinata, che ha ammorbato e contaminato tutta una cittadina, ascesa ormai a quell’antico suo splendore per opera di quella schiera balda di artisti, che ne hanno illustrato le bellezze naturali e storiche.
E la biliosa prosa comparsa con titoli suggestivi non può veramente dirsi che non abbia trovato lettori, i quali più che malignare, hanno compreso i loro intrighi, quali ire nell’attualità commuovano la terra doviziosa dello storico Timeo!
Infatti alcuni pensarono che si trattasse di una nuova bolla saponacea frettolosa con l’illusione solida di realizzare un desiderio, mentre evidente appariva il contrasto col buon senso – altri giudicarono gli altisonanti allarmi come semplici latrati di avvisatori in cerca di … piccioli – come direbbe un energico collega – e di gloria.
Noi però diciamo che arditezza ed astuzia muovono il nuovissimo e forbito scrittore, il quale per quanto cerchi di avanzare sulla scena con l’incesso cadenzato, e di far credere di voler e saper procedere con l’ampia e togata solennità d’un dittatore romano, pure non riesce affatto a darla ad intendere a chi appena conosce certi retroscena.
Ed invero noi siamo stati già abituati ad assistere a bagliori di… stelle e di lampi – abbiamo visto avanzare molleggiando e satireggiando tutti i pallidi di chiari di luna e di lattemiele, studiosi pornografici… medici raffinati - ma mai si è arrivati ad un costrutto serio e dignitoso.
Perché dunque oggi il nuovo messia, cui fu girato il mandato, scrive ed imbandisce fatti e situazioni per i quali giù i suoi suggeritori deposero la penna?
Che cosa egli vuol fare?
Uno studio del virus della depravazione sessuale, o vuole egli ricercare qui le fonti cenobitiche spuntate sul fiore avvelenato del pathos della carne e del nirvana dello spirito?
E’ cosa facile, comunissima riunire degli gli (sic) aggettivi-lenocinii ed intonarli languidamente ad una nuova sempre corrotta formula letteraria; ma è arduo per un profano giudicare arte ed artisti e artatamente confondere persone e figure.
Come fa egli a confondere coi nudi pornografici quelle fotografie che le più importanti esposizioni hanno premiate e le personalità più spiccate nel campo artistico, gli scultori specialmente, si contendono?
Non si è mai fermato ad ammirare la fontana lussuriosa del Moschetti, che sorge ion piazza Ferrovia a Catania, per non andare più oltre, l’egregio scrittore?
Non trova egli nell’insieme delle forme del gigante qualche studio del Gloeden e propriamente dei due lottatori?
E nelle linee di Prosperina, che smarrita, inutilmente si sforza di liberarsi da quel cerchio d’acciaio che la rende inerte, non trova ancora dei motivi tratti dalle bellissime fotografie del Gloeden?
Si purifichi d’ossigeno il bellicoso scrittore piuttosto, riattivi i suoi centri nervosi, dopodichè io non sono un puritano e odio, come lui, l’odore dei gigli e ho  ribrezzo invincibile per le alte accollature di mussolina bianca – potrò ancora discutere con lui e dimostrare come non sia vero come l’omosessualità trovi vita, vigore nelle fotografie, che sono gioielli d’arte.
Potrò inoltre persuadere, colui che grida allo scandalo, come sia fantasia di utopisti ammalati il supposto smercio di carne umana, là dove mille attestazioni lusinghiere di mille personaggi e di antichi… amici sono concordi nell’inneggiare all’arte, all’ospitalità, al lavoro intelligente e rimunerativo perché perseverante.
Quando  centri nervosi dell’articolista saranno riattivati, potrò ancora dire come e perché spesso un qualunque autore di apprezzati componimenti scolastici, si determini a spalancare certe dighe sotterranee di fango, per finire poi coll’arguta ode di Pirro Giacchi:
O fiasco, o antica gloria
Delle toscani genti…
Benché nel nostro caso si tratti di qualcosa di più sostanziale…
Ma non si turbi, l’Harden in quarantesimo, io non ho affatto per ora intenzione di alzare il sipario completamente.
Solo, per tornare ancora a parlare di arte e per discutere di documenti dirò ancora a lui:
E’ proprio possibile che le fiacche affermazioni debbano giungere proprio nel momento, in cui gli ellenisti e le recenti scoperte di papiri melici provano che Saffo non fu quell’impresaria di fanciulle impuberi, che la leggenda ci ha tramandato, proprio nel momento, in cui per la dignità della storia,  à messo in chiaro che l’isola di Lesbo non fu quella terra promessa ove sfiorivano sull’altare della poesia carezzevole e insidiatrice le rosee verginità delle fanciulle danzanti attorno al simulacro di Venere!
Via, è anche troppo quando egli si scandalizza delle forme socratiche, più o meno in compagnia di costumati nudi, specchiatisi nelle
“Dolci, fresche e chiari acque…”
di una vasca.
Come se l’ombra camusa di Socrate, dell’amico di Ferdone chimato di bioccoli d’oro e di Aspasia dalla pelle vellutata, detersa dalla polvere dei secoli, dovesse servire da pupazzo simbolico della satiriasi e chiamare al rito fallico, al mistero elensino, ribattezzato a Parigi, a Firenze etc…. la cagnaccia peccaminosa dei muli superumani?!
E’ un po’ troppo via, ed il forbito scrittore  non dovrebbe maneggiare la penna come siringa Pravaz, intingendola nella cancrena, per iniettare il mordente virus concentrato, là dove stormisce e frascheggia la fresca lucentezza di una valle fiorida di verde, là dive si colorano di sogno e d’ideale le luminosità rosate delle aurore, o l’oro caldo dei tramonti taorminesi.

Vedi "Catania, 1908: Von Gloeden e il commercio di giovani da parte dei tedeschi.".

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