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I miei studi di storia gay
 

L'Azione di Catania, 15 maggio 1908 - I denigratori nordici
 
Con vivo senso di disgusto abbiamo letto su un giornale cittadino le degradanti ed oscene narrazioni di un preteso mercato di carne umana, che si sarebbe piantato nella vetusta Taormina, il nido di poesia e d’incanti della nostra isola bella.
Quello che però ha suscitato la più disgustosa impressione si e che la fonte denigratrice della nostra Sicilia è appunto sempre la stessa, un illustre sconosciuto, piovutoci  da non sappiamo quale borgo putrido dell’Alta Italia, si è reso strumento delle più nere calunnie che si siano mai rivolte ad una città, che vive esclusivamente del suo antico splendore, attirando nei suoi vetusti ruderi quanto di più elevato sia intellettualmente che finanziariamente vantino gli uomini.
Le denigrazioni di cotesto novello Harden che vorrebbe con la sua lanterna di … Diogene far credere una ipotetica tavola rotonda non possono non indignare  ogni animo ben nato perché – oltre ad essere false di sana pianta, riescono estremamente esiziali agli interessi di Taormina non solo, ma della Sicilia intera, cui si aggiungono alle antiche calunnie altre infamie che vorrebbero intaccarne ciò che di più sacro ha un popolo: l’onore.
In nome della civiltà e del vero noi insorgiamo.
Noi protestiamo contro questo pseudo sentimento osceno di moralità, che allontana dalle nostre plaghe incantate i forestieri, allontana da noi quelle simpatie che ogni giorno il popolo siciliano guadagna quando può dimostrare allo straniero d’Italia o allo straniero del mondo quanto siano mentoniere le accuse di barbarie e d’inciviltà che inconsultamente ci si muovono.
Protestiamo, nel nome e nell’interesse della Sicilia, bene augurandoci che cotesti novelli … Harden cui viene la fregola d’inzaccherarsi, nelle lordure, che esistono nella loro fantasiosa e malata intelligenza, comprendano una buona volta il loro torto e contribuiscano, con noi, alla redenzione morale e intellettuale del nostro popolo.
Cediamo, pertanto, la parola al nostro corrispondente di Taormina, che entrando in merito alle insulse e balorde accuse rivolte alla patriottica Taormina, le smentisce  in quel modo brillante, che la verità inconfutabile dei fatti facilmente permette.
Non supponevo che a così breve distanza fosse apparso sul Corriere di Catania un terzo articolo dai titoli a lettera cubitali più lungo del precedente e poderoso, e questa volta sotto forma di lettera aperta all’Ill.mo Procuratore del Re.
Come ebbi a dire nella mia ultima corrispondenza, questo genere di letteratura senza un costrutto, senza un utile immediato, fa più male che bene.
E mai ho voluto prendere la penna per scrivere di simili sozzure, perché capivo che non avrei mai tolto un ragno dal buco. Ma giacché ci siamo, giacché c’è un rappresentante di un partito (socialista) che coraggiosamente ha messo, come si suol dire, il dito sulla piaga, è giusto che ogni cittadino porti il suo contributo all’edifizio etico sociale, anche quando la contribuzione dovesse limitarsi a far sì che l’esposizione dei fatti proceda calma, veritiera, scevra da passionalità e soprattutto giusta, cioè onesta. E plaudo alle esortazioni che il corrispondente esorta al Magistrato, perché siamo nello stesso ordine di idee. Cercherò soltanto di non offendere la decenza e la verità e di essere obbiettivo e giusto.
E’ dal 1904 che apparve in Messina, in un foglio socialista con chiaro accenno alla piaga sociale che il corrispondente del Corriere chiama niente meno che “Mercato di carne!?”
Pare che l’autore dell’incognito è sconosciuto autore dell’articolo “Paradiso perduto” del 1904 non fosse stato quello di moralizzare, bensì quello di commettere un ricatto, chiunque sia stato l’autore che fu lasciato indisturbato nella broda della sua sozzura.
Ma intanto la prima pietra era stata lanciata; indi silenzio. Bisogna venire al 1907 per apprendere che una simile campagna contro la gramigna di Taormina fu trattato con un giornalista di Roma; ma non fu accettata e fu allora che nello stesso giornale di Messina “La provincia socialista” fu pubblicato (1907) un articolo del genere, e questa volta con firma chiara e autentica e con la promessa di studiare il fenomeno come qui io appresso farò (parole testuali dell’articolista).
Or fa quasi un anno, e l’inclita è rimasta con un palmo di naso in attesa  di fatti piccanti e studii del punto di vista patologico sociale. Col nuovo anno però si sono visti tre articoli del genere sul Corriere; cioè della provincia di Messina si è passato alla provincia di Catania, mentre si poteva rimanere sui fogli della “Provincia socialista”. La campagna sarebbe stata in veste più adatta, tanto più che Taormina è in provincia di Messina. Questa volta non è nemmeno un taorminese, almeno dei possibili taorminesi ispiratori o suggeritori non si ha cognizione, ma un continentale, venuto da poco alla stazione ferroviaria di Giardini, il quale non può conoscere uomini e cose che attraverso le informazioni di gente moralissima e correligionaria, la quale non sapendo o non volendo scrivere, si serve di giornalisti coraggiosi.
Ho letto i tre articoli, e gira e rigira gli strali e gli appunti si rivoltano contro una stessa persona che, dicesi, si guadagni il pane quotidiano con l’onesto lavoro, e non col mercato di carne, e lo si accusa sol perché nelle sue fotografie artistiche le quali sono state premiate in Londra con attestati di giurie di artisti di incontestabile valore e fama, sol perché sui ruderi antichi si ammira qualche nudo e seminudo artistico, e non in tutte le fotografie.
Ora io che non difendo, ne’ accuso alcuno rivolgo una domanda al corrispondente di Giardini: I tre articoli con tutte le inesattezze e le accuse inverosimili, sono stati suggeriti del fine nobile di sradicare la gramigna? Evidentemente sì, perché se così non fosse non avrei parole per stigmatizzare simili articoli.
Oh, allora perché si appuntano gli strali contro un solo individuo che fino a prova contraria non è provato quanto si scrive sul suo conto. Posso scusare le false, le bugiarde e sensazionali notizie, come quelle smentite nella mia ultima corrispondenza, ma non posso ammettere che una simile campagna abbia una parvenza di onestà, se è diretto contro un solo individuo che potrebbe non essere punto colpevole.
Se le intenzioni del corrispondente sono quali li vedo, la compagnia deve essere generale, ne’ vale qui il motto dell’Avanti! uno alla volta; perché si potrebbe pensare che la campagna fosse dovuta ad una lotta personale, meschina, lotta di invidiuzze e di gelosie ed anche, perché no, allo scopo di ricatto che ebbe l’ignoto, autore del 1904. Tuttociò mai in persona dei suoi suggeritori, dei quali egli inconsciamente si è reso strumento.
Se ne vuole una prova del mio asserto? Il corrispondente di Giardini è in opposizione a quanto scrisse il D. Frank Fama nel 1907 (attenti alle date). E il dott. Fama è persona addentro alle segrete cose, perché essendo in continuo contatto, al the ai pranzi e ai balli, ne sa qualcosa. E infatti nel 1907 scriveva: “E’ sperabile che le Autorità si diano pena di procedere a una epurazione o almeno di sorvegliare molto da vicino la condotta di tata ente, sia essa tedesca, inglese, americana, o danese poco monta”.
E io aggiungo anche la Prussica a tanta alleanza senza tema di sbagliare. Veda dunque il corrispondente che il giudizio del Famà calza con quanto io dissi nell’ultima corrispondenza.
Il corrispondente del Corriere scriveva del mercato di carne:
Questa è grossa, e confina con la diffamazione e la calunnia.
Compulsiamo la prosa del Frank Famá e vediamo cosa dice sul riguardo.
“V’erano allora in Taormina non pochi giovani discendenti di famiglie patrizie finanziariamente rovinate, ai quali era caro il dolce far niente: si intende di leggieri come questi formassero il primo saldo nucleo degli amici di quegli stranieri che poi per un tal tramite estesero le relazioni anco alle classi dei lavoratori”.
Chi siano questi giovanotti patrizi che hanno anche infettato i lavoratori non li so, bisognerebbe chiederlo al D.r Famà; e il corrispondente di Giardini ha l’obbligo di saperlo e di sferzare il patriziato perché nessuno meglio di lui, socialista, può e sa farlo.
Il D.r. Frank Famà continua:
“E fra la gente interessata v’erano padri ai quali riusciva gradita la nuova agiatezza procurata dai loro figli; v’erano proprietari di stanze mobiliate i quali hanno (capite? hanno) una fonte non trascurabile di guadagno albergando signori di quel tipo e procurando loro le necessarie comodità”.
Ecco, corrispondente di Giardini, dove si consuma il mercato di carne; presso i proprietari di stanze mobigliate; lo afferma il D.r Frank Famà, e il corrispondente del Corriere ha l’obbligo di correggere le sue asserzioni erronee, e chiedere al collega in politica D.r Famà, fuori i nomi, e continuare così con esattezza e scrupolo la moralissima campagna.
Come si può pretendere che il Procuratore del Re si occupi di certe corrispondenze vaghe, inesatte? Dunque urge che il Corriere e la “Provincia socialista” si mettano d’accordo e facciano i nomi, e le accuse a chi debbano essere rivolte.
Il Dott. Frenk Famà dice inoltre che tanta gente (paesana) fa a gara a offrire i propri figli al così detto forestiere.
Ciò conferma a luce meridiana che il mercato di carne viene esercitato dai paesani verso i forestieri. E il D. Famà, che lo ha pubblicato; e se il D. Famà avesse saputo che ci fossero delle agenzie presso stranieri, come ha voluto far credere il corrispondente del Corriere, il D. Famà l’avrebbe detto, l’avrebbe scritto.
E il surriferito corrispondente ha veramente l’obbligo di attingere e bene a tutte le fonti per non cadere in contradizione coi suoi colleghi in politica e non asserire il falso, e perché sia creduto dal Magistrato.
Difatti nell’ultima sua corrispondenza si legge:
“I fotografi in Taormina sono in parecchi, ma vedrete che uno solo si risentirà di questo mio scritto, cercatelo, indagate”.
Risentirsi chi? Di che? E perché? Finora non è a mia conoscenza che alcun fotografo si sia risentito. Tutti i fotografi di Taormina sono delle brave persone, che esercitano il loro commercio, la loro arte, come tutti i fotografi di questo mondo; soltanto due sono quelli che emergono per il gusto artistico del nudo e del seminudo: il Gloden e il Marziani.
Entrambi hanno un gusto squisito dell’arte e sanno con l’impostare qualche figura nuda o seminuda o impaludata in mezzo ai ruderi, dar vita alle nude rocce, alle dirupate pietre.
Ma mi sono accorto che in quanto gusto artistico c’è un po’ di depravazione nel corrispondente di Giardini, oppure esso è ancora rudimentale e viziato. Egli ha gusto per le vignette dell’Asino, ma vi scorge del laido, per esempio, nella fotografia di Socrate alla fontana di Aretusa, fotografia che è stata giudicata un gioiello dell’arte ed ha l’onore di adornare i salotti di distinte e incensurabili famiglie di Messina.
Ne’ il Gloden, e tanto meno il Marziani, si sono risentiti di accuse che non li riguardano; anzi, hanno riso di cuore leggendo i giudizii artistici sballati  del corrispondente. O dovrebbero risentirsi della famosa accusa di mercato di carne umana?
Non è faccenda che riguarda i fotografi: bisogna rivolgersi ai proprietari di stanze mobigliate; così ha detto il Famà. O avrebbero dovuto risentirsi per tutte le altre notizie marchiane sballate dal corrispondente? No, non sono loro che devono risentirsi, ma lo stesso Procuratore del Re che il corrispondente di Giardini ci usa la grazia di scrivere con lettera maiuscola. Sicuro è che il procuratore del Re ha l’obbligo di avocare a sé tutto questo dibattito per stabilire i limiti della verità e le licenze nel campo della diffamazione e della calunnia. E ripeto quelle stesse esortazioni della mia ultima corrispondenza che gioveranno al corrispondente del Corriere per istaurare il regno della Morale, al sottoscritto per porre una fine a tutta questa indecente campagna che nausea e danneggia Taormina e il suo avvenire. E l’onore della battaglia sarà dovuto intero al corrispondente di Giardini, a condizione che parli di inglesi, di tedeschi, di americani, di danesi e di russi: la gloria sarà dovuta al benemerito partito socialista, come sempre rappresentato in questa questione da un anonimo (1904), dal D.r Frank Famà (1907) e dal Bianchi U. (1908).
E difatti i primi inviti sono fioccati al signor Bianchi, e già ha avuto un pranzo offerto a tavola rotonda. Lui non l’ha pubblicato per modestia, ma io ho l’obbligo di farlo sapere. Però rivolgo al signor Bianchi lo stesso consiglio che egli dà al procuratore del Re: “calzatevi prima i guanti, perché i padroni di casa potrebbero equivocare”.
Ancora un ultimo consiglio.
A che pro tutto questo rimescolio di frasi luride? A che pro tante inesattezze e lordure? Il corrispondente del Corriere assicura che ha le prove di tutte queste fandonie che ha sciorinato, le presenti al Magistrato, faccia il sagrifizio d'incomodarsi lui, e se il Magistrato non farà il suo dovere, si scagli contro la magistratura, così avrà l'occasione di un'altra gloriosa campagna. Se poi ha il prurito di far del chiasso inutile, si accomodi pure; la gente onesta esclamerà: latet anguis in herba.
E dopo ciò nessun'altra parola di commento. Amiamo troppo la nostra terra che ci vide nascere per preferire di nasconderne le piaghe.Ma questi malanni fortunatamente non esistono e si sciorinano al pubblico per la turpe voluttà di diffamare, noi insorgiamo e gridiamo basta.
L'omosessualismo per fortuna è una gramigna che non fiorisce nelle nostre terre, che anzi ad essa è del tutto refrattaria: essa invece alligna proprio nei paesi del nord che non infrequentemente ci danno triste e nauseabondo spettacolo di luridume esotico, che la civiltà e i progresso dovrebbero, e per sempre, bandire.
 
L'Azione

Vedi "Catania, 1908: Von Gloeden e il commercio di giovani da parte dei tedeschi.".

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