pagina web di Enrico Oliari

 
I miei studi di storia gay

L'omosessualità ne "L'Asino" - Settimanale socialista ed anticlericale - 1905 / 1908

L'Asino, 22 gennaio 1905 - Cornucopia di turpitudini
 
Pallanza
 
A difesa di un frate
 
Noi, che ci teniamo alla equità – senza contare che gli scandali preteschi sono tali e tanti, per la nostra tesi anticlericale, da non esserci bisogno ne’ di aggravarli ne’ di inventarli, diamo volentieri posto ad alcuni dati di fatto che ci vengono spediti da chi conosce a fondo le cose.
La persona che ci scrive – a noi perfettamente nota – ma che non ama per ragioni facili a comprendersi, d’essere messa in pubblico – dice:
Egregio direttore,
Ella deve sapere che io fui alunno del collegio S. Maria (Marinisti) in Roma, dal 1890 al 1902.
Il Burg (l’imputato di Pallanza) fu mio prefetto per 6 anni e, benché velatamente, aveva cercato con me quello che poi disgraziatamente ha trovato con altri. I fatti lasciavano allora qualche dubbio che ora non esiste più.
Io ne informai il direttore del Collegio, Subiger, il quale non diede troppa importanza ai fatti, benché certo la mia condotta anteriore e la stima di cui godevo non lasciassero dubbi sulla sincerità delle mie parole.
Cosa strana! Il Burg (chiamato a dare spiegazioni) si giustificò allora con le stesse parole che ha usato testè: “In fondo i miei atti sono spinti a confidenze troppo eccessive”, parole quasi testuali che ho visto riprodotte dalla Stampa  di Torino a proposito dei fatti di Pallanza.
Dunque il direttore Subinger può avere peccato di leggerezza, o aver creduto esagerati i miei sospetti, e certamente ha assunto una grave responsabilità , affidando un posto importante, come quello di Pallanza, precisamente al Burg, dopo il mio precedente.
Ma in quanto al Jouglar – direttore a Pallanza – lo credo ingiustamente attaccato dall’Asino, che pure ha sempre un doveroso ossequio per la verità. Ingiustamente, dico, perché tutti i suoi discepoli lo sanno insospettabile e lo ricordano con stima.
Si dirà: sta bene, ma anche del Burg si danno buone informazioni.
Sarà, ma il Burg aveva un precedente – il mio – che il Jouglar non ha.
Ecco quanto mi premeva dirle, in omaggio a quell’imparzialità di cui l’Asino ha sempre dato prova.
 
Segue la firma.
 
Poche osservazioni.
Non mettiamo in dubbio che i reverendi Subinger e Jouglar sieno persone rispettabilissime. Per dimostrare quanto andiamo sempre ripetendo – che cioè il celibato obbligatorio è “l’occasione prossima del peccato”, non abbiamo bisogno di affermare che tutti i religiosi sono dei delinquenti o dei complici dei peccatori contro natura.
Il caso del Subiger che non dà troppa importanza al fatto dei tentativi licenziosi, non sarebbe – interpretato benevolmente – una prova del suo automorfismo, cioè del ritenere tutti uguali nella virtù, a se stesso; o – il che è più pericoloso – la prova di una illusione, comune a tutti i veri credenti: che la fede basti a rendere morali tutti gli individui.
Ad ogni modo, sia questa o quella la spiegazione, resta il grave fatto che il reverendo Subiger  ha destinato il Burg all’ufficio di educatore di fanciulli a Pallanza, senza tener caso del sintomatico precedente oggi rivelatoci.
Ma, risalendo dal Subiger e dal Jouglar, a tutta la morale ecclesiastica, la loro leggerezza o cecità è ben poca cosa in confronto del sistematico salvataggio che le supreme autorità della Chiesa compiono a favore di tutti i preti che di reati osceni si macchiarono.
Occorre documentarlo? La cronaca di tutti i giorni ne fa testimonianza.
Il reo, anche confesso, non viene mai denunziato all’autorità civile: i superiori si limitano a mandarlo in purga a questo o quel convento,  dove poi riparte per ricominciare.
E questo si spiega anche ammettendo la buona fede delle autorità ecclesiastiche: esse credono che la punizione modifichi l’organismo fisiopsichico del reo; credono ad un’anima, riducibile e correggibile, indipendente dal corpo, ed è questa credenza che è causa d’infiniti, occulti disordini sessuali.
Peggio ancora: il prestigio del sacerdozio vien posto al disopra di ogni rispetto e dovere umano, quindi si hanno innumerevoli casi nei quali – ad evitare lo scandalo – si obbliga il prete seduttore ad abbandonare la fanciulla sedotta e le creature nate dalla seduzione, mettendo così i doveri umani più elementari al di sotto dell’interesse della casta o, sia pure, della religione.
Ecco perché non questo o quel religioso sono immorali, ma l’etica teologica è di sua natura e di necessità sovvertitrice di quella che noi crediamo morale umana.
Anche in fatto di religione, è il sistema, non gli individui che noi combattiamo.

pagina de "L'Asino"
pagina degli studi e delle ricerche gay
www.oliari.com