DA SODOMA A AUSCHWITZ
di Luciano Massimo Consoli
Verso il 1933 Massimo Gorkij
iniziò una serie di articoli sull'"Umanesimo Proletario" nei quali
sosteneva la tesi che l'omosessualità, "rovina dei giovani", era
un prodotto tipico del fascismo e che, come tale, andava sradicata dal
cuore del popolo.
Contemporaneamente altri
scrittori ed uomini politici sovietici, guidati da Kalinin, cominciarono
una violentissima campagna propagandistica contro gli omosessuali, accomunati
ad ogni tipo di criminali sociali: banditi, traditori, spie, controrivoluzionari,
agenti dell'imperialismo, e così via, che raggiunse il suo culmine
nel marzo 1934 quando, con un decreto firmato dallo stesso Kalinin, i rapporti
intimi tra individui di sesso maschile, furono resi punibili con il carcere
da tre a otto anni, a seconda della gravità di quello che fu definito
un reato.
Gorkij scriveva che "Nei
paesi fascisti, l'omosessualità, rovina dei giovani, fiorisce impunemente…
C'è già un detto in Germania: 'Eliminate gli omosessuali
ed il fascismo scomparirà'".
Ed infatti, la notte del
30 giugno 1934, appena tre mesi dopo l'approvazione della legge sovietica
che sotterrava con un sol colpo di pala tutte le conquiste sessuo-libertarie
della Rivoluzione d'Ottobre, il nuovo corpo speciale di Himmler, le SS,
irrompeva in un alberghetto di Bad Wiessee, una stazione termale dove si
era radunato lo stato maggiore delle SA, e sterminava quasi tutti i convenuti.
In pochi giorni furono uccise oltre 200 persone, molte delle quali con
le SA o con il loro capo, Ernst Röhm, non avevano nulla, o ben poco,
a che vedere.
Ciò permise a Hitler
di poter affermare - nella sua allocuzione dell'11 novembre 1936 sui pericoli
razziali-biologici dell'omosessualità - che, quando questi pericoli
si erano presentati perfino in Germania, "noi non abbiamo esistato ad abbattere
questa peste con la morte, anche tra noi stessi".
L'argomento fu ripreso il
26 gennaio 1938 da Goebbels, ministro della Propaganda, in occasione dei
primi attacchi alla chiesa cattolica accusata, prima di tutto, di immoralità.
Accennando a ciò che membri del clero e dirigenti di organizzazioni
giovanili cattoliche si sarebbero dovuti aspettare dall'"ordine nazionalsocialista",
Goebbels affermò: "Nel 1934, delle persone che volevano fare nel
partito quel che si fa nei conventi e tra i preti, cioe' portare all'interno
questa immoralità, furono uccise… Come dovremmo essere grati al
Führer per aver estirpato questa peste!"
Però sembra assai
probabile che Hitler non avrebbe mai pensato che il suo luogotenente, Röhm,
fosse un mostro degenerato, se costui non avesse insitito troppo in quelle
idee radicali che tutti gli conoscevano, e se le sue SA non fossero andate
in giro predicando la necessità di una "seconda rivoluzione" che
avrebbe spazzato via i capitalisti (che facevano, ricambiati, la corte
a Hitler) e l'esercito (al quale volevano sostituirsi contro le intenzioni
del Führer, che ne sollecitava l'appoggio in vista della costituzione
di una potente Wehrmacht).
Del resto, con una milizia
"privata" che da 300.000 uomini del gennaio 1932 era salita, nel dicembre
1933, a circa 3 milioni di effettivi, Röhm era stato un elemento decisivo
nella scalata di Hitler verso il potere. Ed Hitler, a chi gli faceva osservare
le abitudini omosessuali del suo luogotenente (che era uno dei pochi a
potergli dare del "tu"), rispondeva svogliatamente con giusificazioni del
genere: "Ah, succede quando si è troppo con i militari. Si diventa
idioti come loro. Ma dobbiamo mettere Ernst Röhm nell'ambiente giusto,
ed allora tutto ciò non ha più ragione di essere".
Perfino
quando, nel 1931, Röhm fu accusato in base all'articolo
175 del codice penale tedesco (che riguardava reati di natura omosessuale),
il partito nazionalsocialista non ebbe nessuna (corsivo…) reazione negativa:
al contrario, un individuo che voleva sfruttare una vecchia relazione con
Röhm, fu assassinato dalle SS, e Röhm fu difeso e protetto da
Heydrich. Poi, il 30 gennaio 1939, parlando di "purificazione morale" e
di "salute biologica", accennando all'Affare Röhm, Hitler disse: "Cinque
anni fa alcuni membri del partito si macchiarono di colpe infamanti, e
per i loro crimini furono fucilati".
L'Affare Röhm fu molto
importante nella storia del Terzo Reich, poiché costituì
il modello al quale ci si ispirò costantemente nella lotta contro
i nemici del regime o contro gli avversari personali. L'art. 175 era stato
introdotto nella legislazione penale del nuovo impero tedesco di Bismarck
nel 1871 per punire il "comportamento sessuale tra uomini". Contro di esso
si era battuto a lungo, inutilmente, il grande studioso e umanista Magnus
Hirschfeld, che tutta la vita lottò per i diritti degli omosessuali
attraverso il suo Comitato Scientifico Umanitario, insieme ad Adolf Brandt,
a Fritz Radzuweit, e ad altri ancora. Comunque, fino a quando i nazisti
non conquistarono il potere e non decisero di utilizzarlo come arma politica
e di vendetta personale, questo articolo non aveva creato molti guasti.
Nel 1933 i condannati in base alla sua applicazione erano stati 835. Nel
1934, subito dopo l'Affare Röhm, salirono a 948 e, improvvisamente,
le cifre impazzirono: nel 1936 erano 5321, mentre nel 1939 venivano inviate
nei campi di concentramento 24.450 persone accusate di reati omosessuali.
Prima della guerra 1914-18,
nonostante la legge, le sanzioni contro gli omosessuali erano state molto
contenute. Dopo la guerra il governo, costituito da partiti di sinistra,
non intervenne con alcun mezzo repressivo, lasciando liberi gli omosessuali
di unirsi tra di loro ed anche di organizzarsi un po' nei loro bar, nei
clubs, nelle sale da ballo o attraverso le loro riviste. Perfino la commissione
penale del Reichstag, il 16 ottobre 1929, si era espressa favorevolemente
in merito ad una eventuale soppressione dell'articolo 175. Fu riferendosi
a questa decisione che Frank, futuro ministro di Giustizia, il 10 dicembre
dell'anno successivo, definì immorale "questa tolleranza alla quale
si vuol spingere il popolo tedesco". Nonostante ciò, gli stessi
nazisti, nei primi anni di esistenza del loro partito, contando molti omosessuali
tra le proprie file, non presero nessuna iniziativa francamente contraria.
Le premesse ideologiche
per una repressione condotta con "i mezzi più raffinati", furono
poste dal giurista Rudolf Klare, esperto del partito nazista per gli affari
omosessuali, che nel suo libro "Omosessualità e diritto penale",
auspicava un rafforzamento delle punizioni verso "questi individui", vero
e proprio pericolo per "il popolo, lo stato, la razza", e chiedeva la creazione
di una casa di forza (corsivo…) per le lesbiche. Parlava anche di "purificazione
perfetta" attuata attraverso lo sterminio necessario degli omosessuali,
affermando che "i degenerati devono essere eliminati per mantenere pura
la razza".
Ottenuta la copertura ideologica,
"il via legale" alla repressione fu dato il 1 settembre 1935. Nella primavera
dello stesso anno, la commissione penale tedesca, della quale facevano
pur parte giuristi nazisti come Freisler e Thierack, aveva prudentemente
espresso la propria opinione negativa su di un eventuale irrigidimento
nell'interpretazione ed applicazione dell'art. 175; ed uno dei suoi membri
più autorevoli, il professor von Gleichspach, ammonì che
"Il legislatore deve mantenere la misura in un territorio sul quale grandi
ricerche possono procurare grandi danni".
Ma al raduno del partito
a Norimberga, Göring affrontò il problema tirando in ballo
la "difesa e protezione del sangue tedesco e dell'onore tedesco", ed Hitler,
dal canto suo, si dimostrò favorevole ad un irrigidimento dell'art.
175. Il Direttore Generale del Ministero di Giustizia, Schäfer, esultò:
"Una lacuna è ora riempita!"
Sono trascorsi quasi 60
anni dalla fine della guerra e dall'apertura dei campi di concentramento;
ciononostante il numero delle vittime non è stato mai accertato.
Per quel che riguarda gli omosessuali, considerando il fatto che i pochi
sopravvissuti ben raramente si sono fatti avanti per pretendere indennizzi,
risarcimenti o riabilitazioni, continuando fino a pochi anni fa l'articolo
175 a minacciarli come una spada di Damocle, le cifre oscillano tra le
50.000 vittime indicate dagli olandesi, fino alle 200.000 suggerite dai
francesi, o addirittura le 250.000 dei canadesi e della Chiesa d'Austria,
mentre Himmler medesimo voleva far credere di averne sterminato un milione.
Altri ancora suggeriscono numeri più bassi e c'è sempre chi
addirittura non crede per niente che gli omosessuali siano stati sterminati
nei lager.
(Non bisogna dimenticare,
inoltre, che molti tra i condannati in base a quell'articolo, non erano
omosessuali, ma semplici oppositori del regime o nemici personali dei vari
gerarchi, per i quali non si era trovato di meglio che l'accusa ritenuta
più infamante).
Una volta giudicati e condannati,
passati nelle mani della Gestapo, la polizia politica segreta di Stato,
i contravventori all'art. 175 erano inoltrati nei campi di concentramento:
Auschwitz, Dachau, Neuengamme, Ravensbrueck, Sachsenhausen, Natzweiler,
Bergen-Belsen, Fulsbuetten, Groningen, Esterwegen, Munster, Essen, Marburg,
Cassel, Hinzert, Shirmeck, Struthof, Ulma, Flossemburg, Dora-Mittelbau,
Magdeburg, Rostock, Lubeck, Cottbus, Dresden, Goerlitz, Erfurt, Theresienstadt,
Linz, Lindau, Chelmo, Lodz, Stutthof, Elblag, Treblinka, Bialystock, Brest-Litowsk,
Maidanek, Belzec, Tarnow, Przemysl, Kobjercin, Budapest, Pilsen, Sobibor,
Grossrosen, Neuwied, Neusustrum, Sonnenburg, Lichtenburg, Mauthausen, Buchenwald.
Nordhausen... ed altri ancora, dove erano spesso castrati, adibiti ai lavori
più ripugnanti e faticosi che ne attuavano rapidamente "la soluzione
finale", maltrattati e violentati dagli stessi compagni di prigionia, per
i quali erano una sorta di capro espiatorio.
Non esistono molti documenti
sull'argomento, soprattutto per il motivo suddetto, della comprensibile
avversione a pubblicizzare le proprie persecuzioni in una società
pronta tutt'al più a giustificarle ed a perpetuarle, ma anche per
l'indifferenza con la quale molti storici li hanno accomunati ai delinquenti
"comuni", riservando ogni interesse ai detenuti politici (2 milioni di
vittime) o agli ebrei (i più duramente colpiti: 6 milioni di morti),
e per la cura usata dagli aguzzini dei campi di concentramento per nascondere
i loro delitti e, motivo non ultimo e forse più importante, poiché
rimasero in vita ben pochi superstiti che avrebbero potuto fornire una
indicazione dei fatti. In ogni caso le rare testimonianze esistenti, pur
nella loro mancanza di particolari, sono agghiaccianti. Eugen Kogon, nel
suo libro "Lo Stato SS" accenna soltanto: "Sul destino loro riservato nei
campi di concentramento si può solo dire che fu terribile… Quasi
tutti sono morti".
Il medico e scrittore Classen
von Neudegg, in una serie di articoli apparsi sul periodico di Amburgo,
"Humanitas", testimoniò su molti fatti ai quali aveva assistito
o che, addirittura, aveva vissuto personalmente.
"Gli omosessuali - scrive
- erano già stati tormentati e fatti morire lentamente di fame e
di superlavoro con crudeltà inimmaginabile… Allora la porta della
residenza del comandante si aprì, ed un ufficiale del nostro gruppo
annunciò: 'Trecento immorali saranno riuniti secondo l'ordine'.
Fummo registrati e capimmo che il nostro gruppo doveva essere isolato in
una compagnia di punizione più rigorosa e che, l'indomani, saremmmo
stati portati in una grande fabbrica di mattoni, a lavoro forzato. Capimmo
anche che questa grande fabbrica di liquidazione dell persone era più
che terribile!". Il lavoro nelle fabbriche di mattoni era considerato,
dalle SS, come un "terzo grado" dal quale non si usciva quasi mai vivi.
Kogon la chiama "macina-ossa". Ancora von Neudegg racconta degli esperimenti
al fosforo su persone viventi che procuravano dolore "impossibile da tradurre
in parole".
In questi campi gli omosessuali
erano contraddistinti da un triangolo rosa di circa sette centimetri di
altezza, cucito sul lato sinistro della casacca e sulla gamba destra dei
pantaloni, che serviva a distinguerli dai detenuti politici (triangolo
rosso), dai malfattori (verde), dai Testimoni di Geova e dagli obiettori
di coscienza (viola), dagli zingari (bruno), dai criminali (nero) e dagli
ebrei, che avevano il "privilegio" di dover indossare ben due triangoli
(gialli) incrociati a formare la stella di David.
Un testimone racconta, come
riporta Wolfgang Hartauser nel libro "Il Gran Tabù", che soltanto
nel periodo da lui trascorso a Sachsenhausen, furono tra i 300 e i 400
gli omosessuali uccisi a sangue freddo o fatti morire di superlavoro o
ai quali venivano rotte le ossa delle braccia e delle gambe.
Solamente nel campo n. 5
di Neusustrum, un terzo dei prigionieri era composto da omosessuali. In
un processo contro un aguzzino accusato di oltre cento omicidi, saltò
fuori che costui era specializzato nel lanciare potenti getti d'acqua gelata
contro un uomo, per così lungo tempo, fino a farlo morire. Le sue
vittime preferite erano ebrei ed omosessuali.
Link:
Discorso
di Heinrich Himmler