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NAZISMO (continua)

DA SODOMA A AUSCHWITZ

le foto di Mauthausen, reportage di Enrico Oliari
le foto di Auschwitz, reportage di Enrico Oliari

di Luciano Massimo Consoli

Verso il 1933 Massimo Gorkij iniziò una serie di articoli sull'"Umanesimo Proletario" nei quali sosteneva la tesi che l'omosessualità, "rovina dei giovani", era un prodotto tipico del fascismo e che, come tale, andava sradicata dal cuore del popolo.
Contemporaneamente altri scrittori ed uomini politici sovietici, guidati da Kalinin, cominciarono una violentissima campagna propagandistica contro gli omosessuali, accomunati ad ogni tipo di criminali sociali: banditi, traditori, spie, controrivoluzionari, agenti dell'imperialismo, e così via, che raggiunse il suo culmine nel marzo 1934 quando, con un decreto firmato dallo stesso Kalinin, i rapporti intimi tra individui di sesso maschile, furono resi punibili con il carcere da tre a otto anni, a seconda della gravità di quello che fu definito un reato.
Gorkij scriveva che "Nei paesi fascisti, l'omosessualità, rovina dei giovani, fiorisce impunemente… C'è già un detto in Germania: 'Eliminate gli omosessuali ed il fascismo scomparirà'".
Ed infatti, la notte del 30 giugno 1934, appena tre mesi dopo l'approvazione della legge sovietica che sotterrava con un sol colpo di pala tutte le conquiste sessuo-libertarie della Rivoluzione d'Ottobre, il nuovo corpo speciale di Himmler, le SS, irrompeva in un alberghetto di Bad Wiessee, una stazione termale dove si era radunato lo stato maggiore delle SA, e sterminava quasi tutti i convenuti. In pochi giorni furono uccise oltre 200 persone, molte delle quali con le SA o con il loro capo, Ernst Röhm, non avevano nulla, o ben poco, a che vedere.
Ciò permise a Hitler di poter affermare - nella sua allocuzione dell'11 novembre 1936 sui pericoli razziali-biologici dell'omosessualità - che, quando questi pericoli si erano presentati perfino in Germania, "noi non abbiamo esistato ad abbattere questa peste con la morte, anche tra noi stessi".
L'argomento fu ripreso il 26 gennaio 1938 da Goebbels, ministro della Propaganda, in occasione dei primi attacchi alla chiesa cattolica accusata, prima di tutto, di immoralità. Accennando a ciò che membri del clero e dirigenti di organizzazioni giovanili cattoliche si sarebbero dovuti aspettare dall'"ordine nazionalsocialista", Goebbels affermò: "Nel 1934, delle persone che volevano fare nel partito quel che si fa nei conventi e tra i preti, cioe' portare all'interno questa immoralità, furono uccise… Come dovremmo essere grati al Führer per aver estirpato questa peste!"
Però sembra assai probabile che Hitler non avrebbe mai pensato che il suo luogotenente, Röhm, fosse un mostro degenerato, se costui non avesse insitito troppo in quelle idee radicali che tutti gli conoscevano, e se le sue SA non fossero andate in giro predicando la necessità di una "seconda rivoluzione" che avrebbe spazzato via i capitalisti (che facevano, ricambiati, la corte a Hitler) e l'esercito (al quale volevano sostituirsi contro le intenzioni del Führer, che ne sollecitava l'appoggio in vista della costituzione di una potente Wehrmacht).
Del resto, con una milizia "privata" che da 300.000 uomini del gennaio 1932 era salita, nel dicembre 1933, a circa 3 milioni di effettivi, Röhm era stato un elemento decisivo nella scalata di Hitler verso il potere. Ed Hitler, a chi gli faceva osservare le abitudini omosessuali del suo luogotenente (che era uno dei pochi a potergli dare del "tu"), rispondeva svogliatamente con giusificazioni del genere: "Ah, succede quando si è troppo con i militari. Si diventa idioti come loro. Ma dobbiamo mettere Ernst Röhm nell'ambiente giusto, ed allora tutto ciò non ha più ragione di essere".
Perfino quando, nel 1931, Röhm fu accusato in base all'articolo 175 del codice penale tedesco (che riguardava reati di natura omosessuale), il partito nazionalsocialista non ebbe nessuna (corsivo…) reazione negativa: al contrario, un individuo che voleva sfruttare una vecchia relazione con Röhm, fu assassinato dalle SS, e Röhm fu difeso e protetto da Heydrich. Poi, il 30 gennaio 1939, parlando di "purificazione morale" e di "salute biologica", accennando all'Affare Röhm, Hitler disse: "Cinque anni fa alcuni membri del partito si macchiarono di colpe infamanti, e per i loro crimini furono fucilati".
L'Affare Röhm fu molto importante nella storia del Terzo Reich, poiché costituì il modello al quale ci si ispirò costantemente nella lotta contro i nemici del regime o contro gli avversari personali. L'art. 175 era stato introdotto nella legislazione penale del nuovo impero tedesco di Bismarck nel 1871 per punire il "comportamento sessuale tra uomini". Contro di esso si era battuto a lungo, inutilmente, il grande studioso e umanista Magnus Hirschfeld, che tutta la vita lottò per i diritti degli omosessuali attraverso il suo Comitato Scientifico Umanitario, insieme ad Adolf Brandt, a Fritz Radzuweit, e ad altri ancora. Comunque, fino a quando i nazisti non conquistarono il potere e non decisero di utilizzarlo come arma politica e di vendetta personale, questo articolo non aveva creato molti guasti. Nel 1933 i condannati in base alla sua applicazione erano stati 835. Nel 1934, subito dopo l'Affare Röhm, salirono a 948 e, improvvisamente, le cifre impazzirono: nel 1936 erano 5321, mentre nel 1939 venivano inviate nei campi di concentramento 24.450 persone accusate di reati omosessuali.
Prima della guerra 1914-18, nonostante la legge, le sanzioni contro gli omosessuali erano state molto contenute. Dopo la guerra il governo, costituito da partiti di sinistra, non intervenne con alcun mezzo repressivo, lasciando liberi gli omosessuali di unirsi tra di loro ed anche di organizzarsi un po' nei loro bar, nei clubs, nelle sale da ballo o attraverso le loro riviste. Perfino la commissione penale del Reichstag, il 16 ottobre 1929, si era espressa favorevolemente in merito ad una eventuale soppressione dell'articolo 175. Fu riferendosi a questa decisione che Frank, futuro ministro di Giustizia, il 10 dicembre dell'anno successivo, definì immorale "questa tolleranza alla quale si vuol spingere il popolo tedesco". Nonostante ciò, gli stessi nazisti, nei primi anni di esistenza del loro partito, contando molti omosessuali tra le proprie file, non presero nessuna iniziativa francamente contraria.
Le premesse ideologiche per una repressione condotta con "i mezzi più raffinati", furono poste dal giurista Rudolf Klare, esperto del partito nazista per gli affari omosessuali, che nel suo libro "Omosessualità e diritto penale", auspicava un rafforzamento delle punizioni verso "questi individui", vero e proprio pericolo per "il popolo, lo stato, la razza", e chiedeva la creazione di una casa di forza (corsivo…) per le lesbiche. Parlava anche di "purificazione perfetta" attuata attraverso lo sterminio necessario degli omosessuali, affermando che "i degenerati devono essere eliminati per mantenere pura la razza".
Ottenuta la copertura ideologica, "il via legale" alla repressione fu dato il 1 settembre 1935. Nella primavera dello stesso anno, la commissione penale tedesca, della quale facevano pur parte giuristi nazisti come Freisler e Thierack, aveva prudentemente espresso la propria opinione negativa su di un eventuale irrigidimento nell'interpretazione ed applicazione dell'art. 175; ed uno dei suoi membri più autorevoli, il professor von Gleichspach, ammonì che "Il legislatore deve mantenere la misura in un territorio sul quale grandi ricerche possono procurare grandi danni".
Ma al raduno del partito a Norimberga, Göring affrontò il problema tirando in ballo la "difesa e protezione del sangue tedesco e dell'onore tedesco", ed Hitler, dal canto suo, si dimostrò favorevole ad un irrigidimento dell'art. 175. Il Direttore Generale del Ministero di Giustizia, Schäfer, esultò: "Una lacuna è ora riempita!"
Sono trascorsi quasi 60 anni dalla fine della guerra e dall'apertura dei campi di concentramento; ciononostante il numero delle vittime non è stato mai accertato. Per quel che riguarda gli omosessuali, considerando il fatto che i pochi sopravvissuti ben raramente si sono fatti avanti per pretendere indennizzi, risarcimenti o riabilitazioni, continuando fino a pochi anni fa l'articolo 175 a minacciarli come una spada di Damocle, le cifre oscillano tra le 50.000 vittime indicate dagli olandesi, fino alle 200.000 suggerite dai francesi, o addirittura le 250.000 dei canadesi e della Chiesa d'Austria, mentre Himmler medesimo voleva far credere di averne sterminato un milione. Altri ancora suggeriscono numeri più bassi e c'è sempre chi addirittura non crede per niente che gli omosessuali siano stati sterminati nei lager.
(Non bisogna dimenticare, inoltre, che molti tra i condannati in base a quell'articolo, non erano omosessuali, ma semplici oppositori del regime o nemici personali dei vari gerarchi, per i quali non si era trovato di meglio che l'accusa ritenuta più infamante).
Una volta giudicati e condannati, passati nelle mani della Gestapo, la polizia politica segreta di Stato, i contravventori all'art. 175 erano inoltrati nei campi di concentramento: Auschwitz, Dachau, Neuengamme, Ravensbrueck, Sachsenhausen, Natzweiler, Bergen-Belsen, Fulsbuetten, Groningen, Esterwegen, Munster, Essen, Marburg, Cassel, Hinzert, Shirmeck, Struthof, Ulma, Flossemburg, Dora-Mittelbau, Magdeburg, Rostock, Lubeck, Cottbus, Dresden, Goerlitz, Erfurt, Theresienstadt, Linz, Lindau, Chelmo, Lodz, Stutthof, Elblag, Treblinka, Bialystock, Brest-Litowsk, Maidanek, Belzec, Tarnow, Przemysl, Kobjercin, Budapest, Pilsen, Sobibor, Grossrosen, Neuwied, Neusustrum, Sonnenburg, Lichtenburg, Mauthausen, Buchenwald. Nordhausen... ed altri ancora, dove erano spesso castrati, adibiti ai lavori più ripugnanti e faticosi che ne attuavano rapidamente "la soluzione finale", maltrattati e violentati dagli stessi compagni di prigionia, per i quali erano una sorta di capro espiatorio.
Non esistono molti documenti sull'argomento, soprattutto per il motivo suddetto, della comprensibile avversione a pubblicizzare le proprie persecuzioni in una società pronta tutt'al più a giustificarle ed a perpetuarle, ma anche per l'indifferenza con la quale molti storici li hanno accomunati ai delinquenti "comuni", riservando ogni interesse ai detenuti politici (2 milioni di vittime) o agli ebrei (i più duramente colpiti: 6 milioni di morti), e per la cura usata dagli aguzzini dei campi di concentramento per nascondere i loro delitti e, motivo non ultimo e forse più importante, poiché rimasero in vita ben pochi superstiti che avrebbero potuto fornire una indicazione dei fatti. In ogni caso le rare testimonianze esistenti, pur nella loro mancanza di particolari, sono agghiaccianti. Eugen Kogon, nel suo libro "Lo Stato SS" accenna soltanto: "Sul destino loro riservato nei campi di concentramento si può solo dire che fu terribile… Quasi tutti sono morti".
Il medico e scrittore Classen von Neudegg, in una serie di articoli apparsi sul periodico di Amburgo, "Humanitas", testimoniò su molti fatti ai quali aveva assistito o che, addirittura, aveva vissuto personalmente.
"Gli omosessuali - scrive - erano già stati tormentati e fatti morire lentamente di fame e di superlavoro con crudeltà inimmaginabile… Allora la porta della residenza del comandante si aprì, ed un ufficiale del nostro gruppo annunciò: 'Trecento immorali saranno riuniti secondo l'ordine'. Fummo registrati e capimmo che il nostro gruppo doveva essere isolato in una compagnia di punizione più rigorosa e che, l'indomani, saremmmo stati portati in una grande fabbrica di mattoni, a lavoro forzato. Capimmo anche che questa grande fabbrica di liquidazione dell persone era più che terribile!". Il lavoro nelle fabbriche di mattoni era considerato, dalle SS, come un "terzo grado" dal quale non si usciva quasi mai vivi. Kogon la chiama "macina-ossa". Ancora von Neudegg racconta degli esperimenti al fosforo su persone viventi che procuravano dolore "impossibile da tradurre in parole".
In questi campi gli omosessuali erano contraddistinti da un triangolo rosa di circa sette centimetri di altezza, cucito sul lato sinistro della casacca e sulla gamba destra dei pantaloni, che serviva a distinguerli dai detenuti politici (triangolo rosso), dai malfattori (verde), dai Testimoni di Geova e dagli obiettori di coscienza (viola), dagli zingari (bruno), dai criminali (nero) e dagli ebrei, che avevano il "privilegio" di dover indossare ben due triangoli (gialli) incrociati a formare la stella di David.
Un testimone racconta, come riporta Wolfgang Hartauser nel libro "Il Gran Tabù", che soltanto nel periodo da lui trascorso a Sachsenhausen, furono tra i 300 e i 400 gli omosessuali uccisi a sangue freddo o fatti morire di superlavoro o ai quali venivano rotte le ossa delle braccia e delle gambe.
Solamente nel campo n. 5 di Neusustrum, un terzo dei prigionieri era composto da omosessuali. In un processo contro un aguzzino accusato di oltre cento omicidi, saltò fuori che costui era specializzato nel lanciare potenti getti d'acqua gelata contro un uomo, per così lungo tempo, fino a farlo morire. Le sue vittime preferite erano ebrei ed omosessuali.

Link:
Discorso di Heinrich Himmler


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