GIANNI VERSACE
Gay.it, 15 lug 07
GIANNI VERSACE – OMAGGIO AD UN GENIO TOTALE
Il 15 Luglio 1997 lo
stilista fu trovato ucciso a Miami. Ripercorriamo le tappe esaltanti della
carriera di un genio irripetibile.
Il 15 luglio 1997 due colpi di pistola alla nuca uccidono Gianni Versace.
Finisce così, davanti al cancello di villa Casuarina a Miami, un sogno iniziato
ventisette anni prima. È il 1970 e Gianni lascia Reggio Calabria, dove era nato
nel 1946, per trasferirsi a Milano. Lavora per Callaghan, Genny e Complice. Otto
anni più tardi presenta la sua prima collezione donna firmata con il proprio
nome. Nasce un mito che cambierà per sempre la storia della moda e del costume.
Gianni Versace è lo stilista del tutto è possibile. Prima di lui non esistevano
le top model, nessuno aveva messo Prince o Elton John a cantare sopra una
passerella o trasformato un peplo in un abito da party hollywoodiano. Gianni
fascia le donne in una maglia di metallo, rivisita il kilt, veste l’uomo con
pois colorati e apre le porte dei salotti buoni ai colori e alle paillettes. Il
mondo della moda e dell’arte, quello del rock e delle celebrità si mescolano
nell’eccesso, nel successo esibito e nella ricchezza ostentata degli anni
ottanta. Il sud Italiano con le sue contaminazioni arabe e greche che ascendono
a tratti geometrici e fissano un immaginario di segni e simboli che mai s’era
visto prima nella storia della moda. Sensazionalità glamorous ed eleganza
quotidiana, motivi classici e tessuti supermoderni, stampe di Andy Warhol e
balletti classici, ragazzi omosessuali e top model, neoclassicismo e ricerca
tecnologica: Gianni Versace sbriciola le gabbie del fashion inaccessibile e
trasforma il sogno delle casalinghe e dei cafoni italiani in un tripudio di
fantasia, simbolismi e stile. E così, dopo il mito degli italiani Armani e
Valentino, il calabrese rinnova lo stile italiano nel mondo portandolo a livelli
inarrivabili. L'abito in pailletes che riproduce i quadri di Andy Warhol
indossato da Linda Evangelista è secondo solo a quello ispirato a Mondrian di
Yves Saint Laurent. Versace gioca con il tempo, legittima il desiderio e crea
una nuova femminilità.
Nella moda come nel teatro. Nella sua lunga collaborazione con la Scala di
Milano disegna i costumi per Josephlegende di Richard Strauss, per il Lieb und
Leid di Gustav Mahler, il Don Pasquale di Gaetano Donizetti e per il Dyonisos,
diretto da Maurice Bejart. Ma la sua medusa non è solo costumi e vestiti,
accessori e profumi. Lo stilista inventa per primo in assoluto il concetto di
lifestyle abbinato ad un marchio. Anticipando multinazionali e pubblicitari,
Gianni intuisce prima di tutti che l’uso dell’immagine va oltre una sfilata e
coinvolge gusti e abitudini, capacità di godimento e bellezza tout court. Così
da subito lo stilista affida campagne, cataloghi e book ai più grandi fotografi
del suo tempo: da Barbieri a Richard Avedon, da Bruce Weber a Irving Penn, fino
a Steven Meisel. È lui a fotografare Madonna nella prima campagna pubblicitaria
come testimonial Versace. È lui che mette insieme Lady D e Mario Testino,
immortalando la principessa più amata di sempre con un suo abito, stesa sul
letto e regalando all’eternità una scultura fotografica che porta la sua
intuizione di mescolare sacro e profano, lusso e povertà, classicismo e futuro.
Quando nel 1984 viene lanciato il profumo, Versace l'Homme, il mondo è già ai
suoi piedi. I suoi abiti entrano nei musei e il Victoria and Albert Museum di
Londra lo invita a insegnare il suo stile. Nel 1986 il Presidente Francesco
Cossiga gli conferisce il titolo di Commendatore della Repubblica Italiana; il
National Field Museum di Chicago presenta una mostra retrospettiva sul lavoro di
Versace dell'ultimo decennio, Jacques Chirac gli assegna l'onorificenza Grande
Medaille de Vermeil de la Ville de Paris.
Gianni ama la libertà, provoca e combatte le convenzioni e il perbenismo nella
moda come nella vita. A differenza di tanti altri, non nasconde la sua
omosessualità, George Michael suona alle sue sfilate e lui finanzia la
fondazione dell’amico Elton John contro l’Aids. Antonio D’Amico è il suo grande
amore e da lui per quindici anni non si divide mai. Un amore reso pubblico nel
1995 sulla stampa americana e celebrato con fotografie che ora il compagno ha
raccolto in un libro. E’ con il balletto barocco Bel Canto, firmato da Béjart e
di cui lo stilista realizza i costumi, che Gianni saluta il suo pubblico il 25
giugno 1997. Lo stesso balletto con cui verrà ricordato oggi, dieci anni dopo.
Dieci anni in cui nessuna vera luce si è accesa sulle ombre inquietanti di quel
che è stato l’impero Versace, fin dalle origini. Così come restano senza
risposte le numerose domande su chi e perché abbia voluto Gianni Versace morto.
Le due persone rimaste a gestire il marchio, che in questo articolo ci
rifiutiamo di nominare, hanno man mano smembrato e dissipato tutto, fino a
vendere l’incredibile collezione di pezzi d’arte che Gianni aveva accumulato nel
tempo. Per sua e nostra fortuna però, la ferocia umana nulla può contro la
memoria di un genio irripetibile. E quel che Gianni ha insegnato a tutti è
davvero ancora vivo e lo si vede sulle passerelle di stilisti che ancora oggi
continuano a ispirarsi alle sue intuizioni.
Giuliano Federico - Giacomo Cellottini - Giorgio Lazzarini