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"ALTRESTORIE" (continua)

 

Libero, 18 feb 09

 

I turbamenti omosex del giovane Filippo

 

di Giancarlo Lehner

 

Nelle lettere private, il leader socialista raccontò le sue fantasie adolescenziali sugli amici prima dell’amore con Anna Kulisciova

 

Filippo Turati, bohémien e scapigliato, firmava i suoi versi col nome di Adelio in onore alla madre Adelia, alla quale era fortissimamente legato. Era un adolescente delicato, turbato e scosso, sino ad esser tentato dall’insano gesto.

Scrivendo al leggendario Camillo Prampolini, 7 ottobre ’83, confessa: «Sentii quel primo senso di turbamento e d’intorbidamento al cervello che mi rivelò… tutta l’enormità di un irreparabile disastro e pel quale mi aggrappai fortemente a questa finestra… contrastando all’impeto di rovesciarmi nel vuoto».

L’irreparabile disastro erano le visioni omosessuali. Filippo, spaventato dai turbamenti, cercò aiuto. Siccome la famiglia se lo poteva permettere - sempre altoborghesi i compagni italiani -, fu curato da vari e famosi luminari come il francese Jean-Martin Charcot (maestro di Freud), il quale diagnosticò nevrasthenia cefalea spinale. Lo stesso Cesare Lombroso si dedicò allo strano caso di quel poeta così “diverso”.

La terapia finale fu a base di stimolanti, bagni freddi, docce scozzesi, elettroterapia, financo la virilizzante cura dell’uva, un acino un amplesso.

 

IL «DEMONIO NEFANDO»

Turati, ellittico assai, non riuscendo a guarire neppure col pizzutello, chiamò il suo male «demonio nefando». Cos’era mai quel diavolo in corpo? Qualcosa tra l’omosessualità e la passività, nulla che, in verità, potesse essere curato dagli acini o dall’elettrochoc.

In Austria, altra terapia consigliata, Filippo tenta di unirsi alla generosa Sophie, ma la relazione carnale è disastrosa, anzi il coito provato e miseramente fallito diventa fonte di ulteriori frustrazioni. C’è questo «demonio nefando» che continua a squassarlo.

L’amico del cuore, Arcangelo Ghisleri, direttore di “Cuore e Critica”, bella rivista demosocialista, il 10 ottobre 1880, citandogli un caso analogo, gli consiglia di mandare a quel paese i bla-blabla medicali e gli imbroglioni della psichiatria.

Fatti curare da etère belle, porche militanti e sensualone: «Il paziente a cui alludevo… mi disse che stette sempre male finché si occupò di cure, di medici, di farmaci ecc. Egli crede più alla cura femminile che alla scienza. Bisogna… risvegliare l’attività sessuale attiva non passiva, in ciò l’arte e lento secreto del guarire… si può guarire.»

 

LA REAZIONE ISTERICA

Arcangelo ci teneva assai alla guarigione di Filippo, avendo ben capito che questi, tentato dal demonio, lo puntava e l’agognava.

Ma come agiva il «demonio nefando»? Possiamo coglierne i connotati nitidissimi, grazie alla reazione isterica di Filippo, 13 agosto 1881, davanti alla notizia del matrimonio dell’amico, troppo desiderato, troppo amato. Ghisleri, sì proprio lui il massone protosocialista, stava per impalmare la signorina Nina Speranza.

Turati ad Arcangelo fa, perciò, una scenata di gelosia assai simile a quella che Pier Paolo Pasolini fece al povero Ninetto Davoli, quando il ragazzo optò per l’eterosessualità, sposando una bella figliuola.


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