PYOTR ILYICH CAJKOVSKIJ
CAJKOVSKIJ GAY
Da Gay.it, 30 dic 01
di: Lily Ayo
Di
solito quando si pensa ai compositori dell'800 si immagina una sobrietà,
una austera compostezza dovuta alla rigidità sociale dell'epoca
che lasciava ben poco spazio per esternazioni di tipo emotivo, figuriamoci
poi di stampo sessuale o peggio omosessuale. Eppure Tchaikovsky, il grande
compositore russo rappresentato dall'iconografia classica come perennemente
triste, solo e afflitto da crisi nervose, frequentava con disinvoltura
i locali gay di Mosca. Ebbene sì, anche nel secolo scorso c'era
un mondo gay che, incredibile a dirsi, nella Russia degli Zar trovava una
certa libertà di movimento e di espressione. Vuoi per la lontananza
dalla chiesa cattolica, vuoi perchè alcuni gay russi erano i maggiori
letterati e artisti dell'epoca, sembra che la vita notturna dei gay delle
grandi capitali russe fosse tutt'altro che intellettuale e platonica.
Uno
dei pionieri della cultura gay in Russia fu lo scrittore e poeta Mikhail
Kuzmin (1872-1936), a cui dobbiamo la prima novella apertamente gay dei
tempi moderni, "Ali", pubblicata nel 1906. Facendo un buon uso dei suoi
diari, i moderni biografi sono concordi nel dire che all'epoca "una sottocultura
gay a S.Pietroburgo esisteva ed anche abbastanza apertamente". Certo non
esistevano organizzazioni gay o cose del genere, ma c'erano "aree di rimorchio
ben conosciute, taverne e 'cafes' dove gli omosessuali si frequentavano
e socializzavano, e persino bagni e saune specializzate in clientela gay".
I bagni pubblici erano abbastanza comuni nelle grandi città, dove
molte case erano carenti di servizi igienici propri. Qui la gente poteva
farsi il bagno, o essere puliti da un attendente, e fare qualcosa di simile
alla sauna finlandese. Alcune di queste saune erano note per essere "gay
friendly", e - dietro un sovraprezzo - disponevano anche di attendenti
che svolgevano prestazioni sessuali con i clienti gay. Lo slang dell'epoca
si riferiva a questi posti con un termine francese, "pays chauds", ossia
"posti caldi". Sembra che solo a S. Pietroburgo di tali saune ce ne fossero
oltre 25.
Naturalmente
c'erano anche veri e propri luoghi d'incontro, come i giardini dietro il
palazzo Tavrichesky, dove "era possibile vedere ragazzi dalla professione
incerta che facevano l'amore a pagamento". Addirittura esistevano all'epoca
veri e propri gay bar e taverne, sia a Pietroburgo che a Mosca, e Tchaikovsky
menzionò più volte il fatto di averli visitati spesso. Insomma,
il nostro buon compositore forse aveva un sacco di problemi esistenziali
e si struggeva di dolore puramente ottocentesco, ma tra una crisi e l'altra
frequentava bar, caffè e taverne gay e magari si sarà fatto
anche qualche sauna nei "posti caldi". Certo, si era sposato nel 1877 con
una donna, Antonina Milyukova, una sua fan che avrebbe minacciato per lettera
il suicidio pur di incontrarlo, ma probabilmente questo matrimonio nacque
più dal suo desiderio di passare per etero e tacciare un pò
di "voci" piuttosto che da un vero amore. La cosa non funzionò,
anche perchè venne fuori che Antonina era psichicamente instabile,
Tchaikovsky si prese un esaurimento nervoso, tornò alla natìa
S. Pietroburgo (abitava a Mosca dove insegnava al conservatorio) lasciando
sola la moglie, che dopo poco venne internata in manicomio. Se pensate
che questo abbia scoraggiato il buon Tchaikovsky vi sbagliate: nel suo
libro "My Dear boy" l'autore Rictor Norton parla a lungo di alcune lettere
a tematica gay intercorse tra il compositore e un certo Davidov. Anzi,
sembra che fosse molto affascinante persino in età avanzata: tra
le vittime del suo charme da artista romantico e passionale non appare
solo la vedova Nadezhda von Meck, con cui si scrissero per 13 anni incontrandosi
solo una volta (una amicizia che gli valse un vitalizio annuo di 6.000
rubli a vita), ma udite udite, anche un rampollo dei Romanov, parente dello
Zar, il diciottenne Alexander Vladimirivich, nipote del granduca Stenbok-Fermor.
Benchè
ci sia una iconografia che vorrebbe Tchaikovsky morire non di colera bensì
avvelenato per conto dello Zar per far tacer lo scandalo, gli storiografi
moderni (come Alexander Poznansky) tendono a screditare questa tesi, sostenendo
che all'epoca in Russia c'era una fortissima tolleranza per il mondo e
le propensioni gay. Con buona pace di alcune compagnie teatrali, che al
Greenwich Village di N.Y. tengono da anni lo spettacolo "Improper Attention",
basato sulle più tragiche visioni complottistiche della storia del
grande compositore russo. Di sicuro c'è solo il grande amore tra
i due, a dispetto dell'età. Sembra addirittura che la sua ultima
grande opera, la Pathetique Symphony, fosse ispirata e dedicata a quell'amore
scandaloso e impossibile. Ne disse: "Adoro questa sinfonia come non ho
mai amato nessuna delle mie creazioni musicali". E solo nove giorni dopo
la prima in cui venne eseguita, morì.