UMBERTO II SAVOIA E I SAVOIA
Umberto II Savoia
Umberto
II di Savoia (1904-1983), ultimo re d'Italia, era figlio di Vittorio Emanuele
III di Savoia.
Nacque
a Torino ed ebbe un'educazione militare; si laureò in giurisprudenza.
Percorse
i vari gradi della carriera militare, raggiungendo nel 1936 il grado di
generale, e nel 1940 fu al comando formale delle armate italiane che aggredirono
la Francia.
Quando
però i Savoia permisero la caduta di Mussolini e si schierarono
con gli Alleati (1943), questi ultimi posero il veto sulla loro pretesa
di mettere Umberto alla guida del corpo italiano di liberazione.
Nel
frattempo Mussolini, liberato dalle truppe naziste, aveva proclamato la
Repubblica di Salò (con se stesso come presidente) nella parte settentrionale
d'Italia, ancora sotto il controllo delle truppe nazifasciste. I Savoia
furono attaccati dalla stampa fascista, ed iniziarono ad apparire le prime
accuse d'omosessualità contro Umberto, soprannominato "Stellassa"
[1].
Il
famoso dossier ricattatorio si era infine rivelato utile.
Nel
1944, dopo la liberazione di Roma, Umberto sostituì il padre, con
il ruolo di luogotenente: tale mossa cercava di salvare la monarchia, compromessa
da vent'anni di complicità col fascismo.
Nel
1946, quando gli italiani furono chiamati al referendum per decidere fra
monarchia e repubblica, Vittorio Emanuele III abdicò nel maggio
e Umberto divenne re col nome di Umberto II, ma già il 2 giugno
1946 il risultato del referendum lo privò del trono.
Umberto
partì dall'Italia il 13 giugno, senza avere abdicato, sperando in
una rivincita: per questa ragione una disposizione "transitoria" della
Costituzione della Repubblica italiana proibì ai maschi primogeniti
della ex-casa regnante di tornare in Italia.
Umberto
visse così il resto della vita in esilio a Cascais (Portogallo),
e a Ginevra, dove morì.
È
sepolto nelle tombe dei Savoia di Hautecombe in Savoia (Francia).
Sin
dal 1946 si era separato apertamente dalla moglie Maria José: i
re, si sa, non divorziano.
Il lato privatissimo e quello politico del più discusso monarca europeo, Umberto II di Savoia. Una biografia irriverente destinata a far discutere. La firma Lucio Lami.
di Marcello Staglieno
Dedicata a Umberto II e intitolata
Il Re di Maggio, quest'accurata biografia scritta da Lucio Lami da dopodomani
distribuita nelle librerie, è destinata a suscitare clamore. Oppure
a essere fatta scivolare nel silenzio, con sufficienza, da parte di una
"storiografia ufficiale" abbastanza sorda nei confronti di "scomode"
verità che scompaginano quanto, troppo spesso, ancòra resta
vincolato a una vulgata, marxista o paramarxista, a tutt'oggi sopravvissuta
alla caduta del muro di Berlino.
Due elementi sostanziali,
storico-politici e personali. L'importanza del libro, sempre basato sul
vaglio accurato delle fonti e tutto d'agevolissima lettura, sta in due
elementi sostanziali. Il primo è storico-politico, specie là
dove spiega per la prima volta nei dettagli il "broglio" effettuato,nel
referendum del 2 giugno 1946, non dal ministro dell'Interno, Giuseppe Romita,
bensì dal ministro della Giustizia, Palmiro Togliatti, intimidendo
la Corte di Cassazione con la complicità del presidente del Consiglio
Alcide De Gasperi e
con
l'accettazione degli anglo-americani. Il secondo elemento di novità
del libro investe Umberto II sul piano personale, con valenze talora cronachistiche
che peraltro contribuiscono a spiegarne le numerose indeterminatezze, e
ambiguità, del carattere nelle stesse gravi decisioni politiche
via via affrontate nel corso degli anni.
L'omosessualità,
Maria José, Maria Pia. Innanzi tutto il disvelamento - effettuato
da Lami in modi rispettosi ma basato su numerosi documenti, specie
sui rapporti dell'Ovra poi riverberati nella cartella, rinvenuta a Dongo
nel borsone di Mussolini, intestata Umberto lI soprannominato "Stellassa")
- dell'omossessualità di lui, altresì con la
sofferta consapevolezza (mai confessa ma più che evidente) del fatto
che soltanto la somigliantissima Maria Pia - "nata in provetta"
come anche ipotizzò nei propri "Diari" Galeazzo Ciano - era
figlia sua.
Specie in relazione alla
nascita (12 febbraio 1937) di Vittorio Emanuele, Lami spiega come Maria
José, partita da sola (e non incinta) come crocerossina sul piroscafo
"Cesarea" nel febbraio 1936, quando tornò in Italia era in stato
interessante (e, ipotizza cautelativamente Lami, dopo essersi incontrata
anche con Italo Balbo e con il futuro eroe dell'Amba Alagi, Amedeo Duca
d'Aosta).
Il benestare di Hitler per
la "fuga a Pescara". Non indulge tuttavia in pettegolezzi Lami, noto come
giornalista-inviato e come scrittore, anche quando nel proprio accurato
saggio (pubblicato presso le Edizioni Ares che taluni dicono vicine all'Opus
Dei) guarda con attenzione alla giovinezza e alla formazione di Umberto,
"plasmato a freddo" da Vittorio Emanuele per prepararlo a essere un sovrano.
Guarda cioè, il libro,all'incapacità quasi fisiologica d'Umberto
di prendere le distanze da un padre che - spingendolo a un
eccessivo attaccamento per la madre - lo dominò sino all'ultimo.
Soprattutto quando l'obbligò a seguirlo nella fuga al Sud, non certo
valutata un'"azione regale" dallo stesso Umberto che, manifestando a re
Vittorio il desiderio di restare in Roma per combattere eventualmente i
tedeschi, si sentì rispondere: "Rammenta bene che in casa Savoja
si comanda uno alla volta, e tocca a me...". In relazione alla "fuga a
Pescara", Lami spiega altresì che essa avvenne con l'evidente "benestare"
di Hitler, anche perché le auto del sovrano (assieme alle
altre con i dignitari di Corte, Badoglio e varie autorità militari)
furono per ben due volte intercettate dai tedeschi. E questo concorda con
un'intervista ("Il Giornale, 24 luglio 1983, nell'intera Terza pagina)
che mi rilasciò il colonnello SS Eugen Dollman, precisandomi che
era stato proprio lui, dietro preciso ordine di Hitler, "per evitare un
accentuarsi delle ostilità della Gran Bretagna, in fondo 'protettrice'
della Corona italica", a far sì che la Real Famiglia potesse fuggirsene
indisturbata.
Nuovi documenti sul "Regno
del Sud" e sulla Luogotenenza.
Sempre in relazione alla
personalità di Umberto, non è poi certo trascurabile il fatto
che Lami ebbe da lui in persona, nel 1979 a Cascais, amplissime precisazioni
biografiche, specie in relazione al periodo del Regno del Sud" e della
propria Luogotenenza. In parte l'ex-sovrano consegnò inoltre a Lami,
e in parte gli fece poi pervenire, tra gli altri, i documenti - ufficiali
ma sino a oggi ignoti agli storici - delle proprie "Ordinanze", cioè
redatti dai più stretti collaboratori con scrupolosità tanto
meticolosa da consentirci di seguire, ora dopo ora e giorno dopo giorno,
le azioni e gli spostamenti del principe ereditario, poi Luogotenente.
Le pressioni di Togliatti
sulla Corte di Cassazione.
Venne poi il referendum
del 2 giugno 1946: e la Corte di Cassazione, alla quale competeva de jure
legis di verificare la regolarità del voto e di proclamare ufficialmente
i risultati referendari, fu "intimidita e sopraffatta" - come ben
spiega nei dettagli Lami - da Togliatti. E il Governo, con un colpo di
mano (che fu in effetti un vero e proprio colpo di Stato) nella notte
tra il 12 e il 13 giugno s'impadronì del potere, nominando
Alcide De Gasperi capo provvisorio dello Stato.
La sofferta decisione dell'esilio.
Fu per evitare la guerra
civile che Umberto prese la sofferta decisione, quello stesso 13 giugno
1946, di partire per il Portogallo dall'aereoporto romano di Ciampino,
dopo aver sottolineato, nel proprio messaggio al popolo italiano, il fatto
che "il Governo ha compiuto un gesto rivoluzionario, assumendo, con atto
unilaterale ed arbitrario, poteri che non gli spettano e mi ha posto nell'alternativa
di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza. Non volendo
opporre la forza al sopruso, nè rendermi complice dell'illegalità
che il Governo ha commesso, lascio il suolo del mio Paese, nella speranza
di scongiurare agli Italiani nuovi lutti e nuovi dolori.
Compiendo questo sacrificio
nel supremo interesse della Patria,sento il dovere, come Italiano e come
Re, di elevare la mia protesta contro la violenza che si è compiuta".
Cominciava per lui la lunga,dolorosa stagione dell'esilio. Il 16 giugno
la Corte di Cassazione si riunì nuovamente e comunicò i risultati
del referendum quali erano stati trasmessi dal ministro Romita: 12.717.923
voti per la Repubblica, 10.719.284 per la Monarchia, 1.509.735 schede nulle
(non conteggiate nella definizione del quorum di maggioranza). La Corte
non proclamò mai la Repubblica. Né Umberto tentò mai
un ricorso, morendo lontano dall'Italia.
Lami: Umberto, Re senza corone.
Incontro con l'autore di Il Re di Maggio: la figura del regnante Savoia disegnata da una fitta rete di conversazioni che l'allora inviato Lami ebbe con Umberto II. Le debolezze, gli imbrogli, l'ombra del padre.
di M. Sta.
Inviato speciale in mezzo
mondo, noto soprattutto per le proprie corrispondenze dall'Afghanistan
in guerra contro i sovietici all'alba degli anni Ottanta per il Giornale,
Lucio Lami - poi fondatore e direttore della rivista Commentari
con illustri collaboratori quali Karl Popper e Jean-François
Revel, e quindi direttore dell'Indipendente -, è autore di numerosi
saggi, tra cui Isbushenskij l'ultima carica, Il grido delle formiche sul
dissenso sovietico (Premio Estense 1981), La Signora di Verrua e Garibaldi
e Anita Corsari .
>Quando è maturata
l'idea di questo libro su Umberto II?
Nell'autunno del 1979. Il
10 giugno Umberto m'aveva ricevuto nella propria residenza a Cascais, raccontandomi
che - per arredarla, dato che quando vi era pervenuto mancavano non solo
lucer e acqua, ma non c'era un mobile, salvo un lettuccio da campo - era
stato costretto a farsi inviare nascostamente dall'Italia,su un grosso
barco da pesca, mobili, tappeti, quadri e, col tempo, i libri che arricchivano
la sua biblioteca, oggi probabilmente dispersi in frettolose vendite all'asta.
>Libri importanti?
Molto importanti, specie
quelli che da Alesssandria d'Egitto gli aveva fatto pervenire il padre.
Erano volumi di storia, mi disse Umberto, pubblicati nell'immediato dopoguerra
e - con correzioni, spiegazioni o aggiunte - postillati di pugno da re
Vittorio. Umberto disse che, con quegli appunti, sarebbe stato possibile
addirittura capovolgere, in taluni casi, quanto via via veniva pubblicato
sul "regno del Sud". Promise che me li avrebbe fatti consultare, ma purtroppo
questo non avvenne mai. Eppure eravamo entrati in confidenza: il 10 giugno
1979 mi ricevette a piano terra, nel salotto riservato agli ospiti. Ma
il giorno dopo mi fece accedere nel proprio ampio studio-biblioteca.
>Ti fece molte confidenze?
Sì,
anche in relazione alla propria vita privata. Mi disse subito che
il padre, freddo e distante, lo fece "studiare da re": mettendogli per
esempio sempre accanto, durante gl'intervalli delle lezioni fin da quando
frequentava in collegio le elementari, due ufficiali che gli leggevano
le motivazioni delle Medaglie d'Oro conferite nella Prima guerra, mentre
lui guardava con invidia i compagni di scuola scavallarsi in corse e giochi
nell'adiacente cortile...
>Non ti parlò certo
della propria omosessualità...
Certo che no. Essa risultava
peraltro evidente in taluni suoi atteggiamenti, in sfumature della
voce, negli stessi dolenti abbandoni nel parlare dell'Italia rievocando
anni lontani. E nella stessa indeterminatezza, nella mancata fermezza che
caratterizzarono le decisione sue, inclusa quella - l'ultima - nella scelta
dell'esilio, in cui pure dimostrò dignità e coraggio. Da
testimonianze dirette, specie dall'attrice Milly che intervistai e incontrai
più volte, quest'aspetto della sua sessualità mi è
stato esternato più volte. Milly mi disse che ogni loro rapporto
era squisitamente platonico, e che Umberto si circondava di "donne dello
schermo" (non intendo attrici, ma splendide creature che con la loro stessa
presenza dovevano "schermare" la condizione sua). E organizzava le
cose in modo che a quegli "incontri", sempre platonici, fossero presenti
noti fotografi che poi facevano pervenire le relative immagini alla stampa,
anche straniera, per accreditare l'immagine del "principe bello & galante".
Un'immagine falsa, come
anche in tal senso dimostrano i rapporti dell'Ovra, che pubblico nel libro,
e lo stesso fascicolo dei Servizi sottratto, con altri, a Mussolini a Dongo:
nel quale il principe (ribattezzato, alla piemontese, Stellassa ) risultava
omosessuale. Tuttavia queste restano faccende sue, senza minimamente intaccarne
la persona, che fu degna, elegante e con un profondo amore per l'Italia.
>Maria José, comunque,
l'avrebbe preferito non "diverso"...
E si vendicò come
fanno le donne in questi casi. Cito nel libro il fatto che solo Maria Pia
- l'unica a somigliargli - fu concepita da lui, sia pure "in provetta",
grazie alla sapiente arte medica d'un ginecologo napoletano... Del resto
la stessa nascita del principe ereditario - con lei partita, non incinta,
in Africa nel febbraio 1936 - suscitò pettegolezzi e, a dir poco,
i malumori di re Vittorio e della regina Elena. Ma tutto fu messo a tacere,
perché questa era la temperie del tempo.
>La parte più importante
del libro, dal punto di vista storico-politico, mi sembra quella relativa
ai brogli nel referendum del 2 giugno 1946. È così?
Lo ritengo anch'io. Re per
un solo mese, da quel maggio 1946, la sera del 3 giugno Umberto non era
certo tranquillo. Sapeva che, a chiusura dei seggi, le operazioni di spoglio
e di conteggio - sulla base del decreto legge del 16 marzo accortamente
fatto varare da Togliatti - dovevano redigere il loro verbale e trasmetterlo,
assieme alle schede, alle 31 sedi circoscrizionali (presso i Tribunali
e le Corti d'Appello) dove un uomo di Togliatti - come per la prima volta
spiego, nei dettagli, nel mio libro -, ovvero un funzionario
del ministero della Giustizia, dopo avere conteggiato soltanto i voti validi,per
la Repubblica o per la Monarchia, avrebbe redatto un conteggio destinato
a far testo, fuori da ogni controllo, per la Corte di Cassazione.
>E le schede bianche o nulle?
Qui sta il punto. Gli uomini
di Togliatti non ne diedero notizia alla Cassazione che, per questo, s'impuntò,
anche per il fatto che non c'era sicurezza alcuna sul numero complessivo
degli aventi diritto al voto, conteggiati in ragione di 28 milioni contro
i 24 effettivi, proprio per mascherare i brogli. Inizialmente, infatti,
la Monarchia era in sensibile vantaggio. Per contrastare la
Suprema Corte, Togliatti propose di mandarne a casa i membri e De Gasperi,
per impedirlo, promise che avrebbe pensato lui a sistemare le cose. Parlò
con il presidente della Corte, Giuseppe Pagano, il quale però insistette:
non gli restò peraltro che constatare i dati pervenutigli cui era
stato aggiunto - parimenti senz'alcuna possibilità di controllo
- il numero delle schede invalidate o bianche. Con una duplice conseguenza.
Ecco la prima: la notte tra il 12 e il 13 giugno, con un colpo di mano
il governo proclamò la Repubblica e nominò De Gasperi capo
provvisorio dello Stato. Ed ecco la seconda: da allora cominciò,
nella magistratura e nel ministero di Grazia e Giustizia, quella massiccia
penetrazione comunista di cui, a tutt'oggi, subiamo le conseguenze. Il
resto è cronaca, anzi una cronaca ormai diventata storia. M'auguro.
con questo mio libro, di contribuire a riscrivere almeno il capitolo relativo
al 2 giugno 1946.
L'amore gay dell'ultimo re d'Italia
Un giornalista messicano rivela la «love story» vissuta con Umberto II di Savoia
L'eccentrico giornalista
e cineasta messicano Manuel Avila Camacho, nipote dell'omonimo ex presidente
messicano (1940-1946), ha rivelato di aver avuto una storia di amore con
"l'ultimo re d'Italia" durante l'esilio in Portogallo di Umberto II.
Una rivelazione che certamente
sorprenderà molti e che si colloca a ridosso del ritorno in Italia
dei rampolli Savoia che ha già innescato molte polemiche. Ma in
sè la storia non era del tutto nuovo. Avila Camacho, esponente del
jet-set internazionale e amico di capi di stato, teste coronate, divi del
cinema e stelle del rock, ha dichiarato al settimanale'Milenio' di aver
vissuto "una storia d'amore di tre anni" con Umberto II.
"Mi trasferii tre anni in
Portogallo per stare vicino ad Umberto", ha rivelato Avila Camacho, che
ha permesso al settimanale di pubblicare una foto in cui compare abbracciato
al're di maggio' nel giardino della villa di Cascais.
Il giornale pubblica inoltre
foto di Avila Camacho con l'attrice holywoodiana Gloria Swanson ("scattata
da Andy Warhol", sostiene) in mezzo agli ex presidenti messicani Echeverria
e Lopez Portillo.
Avila Camacho, figlio di
un ex rivoluzionario diventato in seguito governatore dello Stato di Puebla,
confessa nell'intervista di aver avuto relazioni anche con Pier Paolo Pasolini,
Jean Genet e l'attore viscontiano Helmuth Berger.
"Con Pasolini fu amore vero",
assicura Avila Camacho che ricorda di aver giocato da bambino nella celebre'Casa
blu' dove vivevano la pittrice Frida Khalo e il muralista Diego Rivera.
"Diego aveva una pancia
enorme, Frida mi incuteva soggezione perchè fumava sigari e beveva
tequila in continuazione", ricorda Avila Camacho che definisce "un tormento"
le visite con i genitori ai due artisti.