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01/02/2005 - La Gazzetta del Mezzogiorno - Angelo Del Vecchio

Una vicenda del '700 - La persecuzione dei «femminielli»

...furono impiccati in piazza, proprio nell'attuale piazzale di Largo Palazzo. I due, racconta l'anziano rignanese, vennero trovati in una stalla ad amoreggiare...

Rignano Garganico - Le ricerche per un volume sui baroni di Rignano riportano alla mente la ferocia di Francesco Paolo Corigliano, padrone assoluto di Rignano e dei rignanesi nel Settecento. La vicenda, come sempre, mescola storia a leggenda. A raccogliere il tutto alcuni giovani del Coordinamento Amici di Paglicci, che nelle scorse settimane hanno intervistato una serie di anziani del posto. Tra le vicende legate a Francesco Paolo ce n'è una piuttosto «efferata», ambientata in una Rignano settecenteca, dove la vita scorreva lenta, tra miseria, soprusi, omicidi. Non solo la baronia era «corrotta», ma anche il clero, impegnato più a prestare soldi a strozzo, che a raccontare le vicende di Cristo.
In questa epoca «sguazzava» un personaggio amato e odiato come Francesco Paolo Corigliano, che reintrodusse, secondo gli anziani di oggi, la «legge della prima notte» (lo «Jus primae noctis» romano) e la «persecuzione dei femminielli».
La prima costringeva le giovani mogli, così come accadeva nell'antica Roma, a passare la prima notte di nozze con il barone (i mariti che si rifiutavano venivano massacrati nelle segrete del castello).
La seconda era una sorta di «accanimento» nei confronti degli omosessuali, appunto i «femminielli». Nelle ire di Corigliano, racconta Ze' Peppine (un anziano ottantenne del posto, che ha saputo della vicenda direttamente dal nonno Angiuline), finirono anche due suoi servi, Nicola e Michele (i nomi sono di fantasia, perché non si conoscono, a differenza della loro storia), che furono impiccati in piazza, proprio nell'attuale piazzale di Largo Palazzo.
I due, racconta l'anziano rignanese, vennero trovati in una stalla ad amoreggiare. A scovarli furono due «bravi» al soldo dei Corigliano, che informarono dell'accaduto immediatamente Francesco Paolo, da sempre avverso a questo tipo di relazione «contro natura».
Venne indetto un «pubblico giudizio», una sorta di tribunale sommario, che condannò i due «femminielli» a morte. Null'altro si conosce di questa vicenda, si sa solo di gente incatenata, frustata, torturata lasciata a marcire nei meandri di una castello baronale risalente al medioevo e rimesso a nuovo, per ironia della sorte, proprio da chi fu per Rignano un tremendo «demonio», appunto Francesco Paolo Corigliano.


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