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"IL PONTE DELLE TETTE"

   

Tratto dal libro "Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Venrzia" - di M. Brusegan, A. Scarsella, M. Vittoria - Newton & Compton Editori - ottobre 2000.

 

(Foto di Enrico Oliari, 2003)

 

E' situato a San Cassiano, in zona delle Carampane e unisce il sestiere di S.anta Croce con quello di San Polo.
La storia di questo nome curioso è molto semplice. Vicino a Rialto, le Carampane era una di quelle aree di Venezia nelle quali le prostitute erano obbligate a concentrarsi fin dal XV secolo, per disposizione delle leggi sull'ordine pubblico. Per attirare la clientela esse sedevano sulla finestra a seno nudo e con le gambe penzoloni per mostrare tutte le loro grazie, o ancor più, stavano completamente nude davanti alle finestre: il tutto proprio sopra il ponte in questione. Si narra che potessero stare tranquillamente in questi atteggiamenti grazie a un'ordinanza del XV secolo (per altro mai riscontrata)  che addirittura le incoraggiava a mostrarsi per attirare i clienti. Questo per distogliere la popolazione maschile da un'ondata di omosessualità che era diventata un problema di stato. Si trovano infatti, tra i fascicoli dei processi più famosi, moltissimi casi contro omosessuali o per violenze "contro natura". Ad esempio, tale Francesco Cercato fu impiccato per sodomia fra le colonne della piazzetta nel 1480 e tale Francesco Fabrizio, prete e poeta, fu decapitato e bruciato nel 1545 per il vizio "inenarrabile". Comunque sia, sembra che l'omosessualità fosse molto diffusa nella Venezia del Cinquecento, tanto da indurre le prostitute, nel 1511, a inviare una supplica all'allora patriarca Antonio Contarini affinchè facesse qualcosa in merito, perchè sembra non avessero piì clienti. Forse la vera ragione della loro crisi economica era però un'altra: nel 1509 a Venezia esistevano 11.654 cortigiane; con tale abbondanza di offerta sembra più logico pensare che i guadagni pro capite calassero molto.

 

Sempre lo stesso autore ci informa che nel 1450 viene decretato di porre quattro grosse lampade sotto i portici di Rialto per rischiarare la zona in quanto ritrovo di omosessuali.


FOTO DEL PONTE DELLE TETTE

 

(Foto di Enrico Oliari)

 

(cliccare sulla foto per ingrandire)

 


Tratto dal sito "Benvenuto a Venezia"

 

Tette (Ponte e Fondamenta delle) a S. Cassiano. Affine di ritrovare l'origine delle presenti denominazioni è da considerarsi che i posti delle meretrici, stanziate in «Carampane», arrivavano fino a questo ponte ed a questa fondamenta, e che esse solevano stare al balcone colle «tete» (poppe) scoperte per allettare i passanti (Gallicciolli, «Memorie», T. VI).
A quanto si dice, tale costume provenne da una legge del governo, emanata allo scopo di distogliere con siffatto incentivo gli uomini dal peccare contro natura. Che poi la sodomia si fosse anticamente abbarbicata in Venezia, lo provano vari turpi fatti raccontati dalle cronache, fra cui
quello di un «s. Bernardino Correr», il quale, come racconta il Sanudo («Guerra di Ferrara», Cod. 801, Classe VII della Marciana) nel 1482 «volse sforzar ser Hieronimo q. ser Urban zovene bellissimo per sodomia una sera che lo trovò in calle da Ca' Trevixan a S. Bortolomio e li taiò le stringhe de le calze; el qual non volse consentir; andò ai Cai di X et dette la sua querela».
Conosconsi alcuni decreti del Consiglio dei X promulgati nel medesimo secolo, dai quali si ricava che, per estirpare «abhominabile vitium sodomiae», si erano eletti due nobili per contrada; che ogni venerdì si doveva raccogliere il collegio dei deputati ad inquisire sopra i sodomiti;
che tutti i medici ed i barbieri, chiamati a curare qualche uomo, oppure qualche femmina, «in partem posteriorem confractam per sodomiam», erano obbligati entro tre giorni di farne denunzia alla autorità; che finalmente i sodomiti s'appiccavano fra le due colonne della «Piazzetta», dopoché s'abbruciavano fin che fossero ridotti in cenere, pena inflitta eziandio il 10 ottobre 1482, a quella buona lana di Bernardino, da noi summentovato.


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