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ALTRESTORIE (continua)

 

Mishima, l'ultimo samurai. Intervista a Stokes

 

di Susanna D'Aliesio - www.ghigliottina.it

 

Stokes ci offre la possibilità di un duplice punto di vista quello di un raffinato e composto inglese che guarda con curiosità un intellettuale come Yukio che di giapponese aveva così poco ma che cercava strenuamente di recuperare un etica perduta esclusiva di quel popolo, quella dei samurai. Infine vediamo attraverso Mishima, personaggio talmente complesso la cui biografia serve solo ad introdurci, un giappone da lui aspramente criticato, reo di aver rinnegato e venduto in maniera silente la propria anima. "Yukio è uno dei personaggi giapponesi più famosi e più complessi ancora oggi" dice.

 

Il suo carisma e l'impatto che ha avuto sono stati così grandi che spesso si sente etichettarlo (negativamente di solito) come un estremista di destra, un buffone, un folle, un omosessuale e altro ancora. Dobbiamo chiederci se sia giusto ridurre la vita di un essere umano ad una sterile etichetta e se questa distanza che poniamo ci permette davvero di metterci in gioco e di imparare. Stokes ci avvicina e si avvicina al suo bersaglio passando otre il personaggio e trovando l'uomo. Un uomo in cui convivevano il desiderio di vivere in eterno e di gridare contro il mondo in cui voleva vivere ma che non poteva accettare.

 

Un uomo che al di là del bene e del male ha amato la vita così tanto da uccidersi, ha ricevuto forti censure essendo una nota stonata ed eretica in una sinfonia armonica trasudante spirito di sopravvivenza. "Vita e morte di Yukio Mishima" offre un occasione di riflettere, attraverso uno sguardo in una vita estrema ed eccessiva, una vita in cui convivevano eros e thanatos, sul senso della nostra vita.

 

Contesto. Siamo negli anni '60. Il Giappone sopravvive alla sua era post bellica con i "regali" ricevuti dal secondo conflitto mondiale: la costituzione giapponese e l'orrore delle bombe atomiche. Mishima si muove nel teatro di un Giappone costretto a piegarsi all'economia occidentale. Adattandosi alle leggi di un mondo che si muove verso il capitalismo smarrisce l'origine legata a valori cavallereschi quale l'onore, la tradizione, la ricerca del bello in quanto buono, giusto, piacevole. Un mutamento che vide i suoi albori nel 1853 quando un anziano Commodoro Perry, alla guida delle navi "nere", impose alla nazione di aprire le porte a degli americani ansiosi di penetrare in una nazione ricca. Nonostante questo il Giappone seguita la sua crescita spaventosa, tutt'ora lo yen è una delle tre monete più forti del mondo.

 

Quando incontrò Mishima e come si è svilippò la vostra amicizia?

Lo incontrai per la prima volta nel marzo del 1968, poco prima dei grandi avvenimenti del maggio '68 nel mondo. Le mie segretarie rintracciarono il suo numero di casa - quando ero capoufficio del Times di Londra a Tokyo. In quel momento M. era il giapponese più famoso ai suoi tempi, con la possibile eccezione dell'Imperatore stesso. Tuttavia, sentivo che non aveva mai fatto un'intervista davvero decente con un comune giornalista d'oltremare. Pertanto, pensai che c'era un'opportunità per me, in quanto giornalista. Il nostro rapporto si sviluppò su quella base da allora in poi, per i successivi due anni e mezzo fino alla sua morte. Ero sempre un giornalista all'erta per le esclusive, e M. era sempre il famoso scrittore divenuto attivista, una sorta di D'Annunzio dei suoi tempi. Lo vedevo anche come un amico intimo e di famiglia, ma il legame principale tra noi era quello tra un giornalista e il suo obiettivo/bersaglio.

 

Perchè Mishima è stato ed è ancora un personaggio controverso?

Per la sua politica e la sua sessualità. La sua politica lo ha reso rarissimo tra gli intellettuali giapponesi. Era l'unico scrittore di destra in Giappone. In quel periodo, praticamente ogni singolo professore universitario giapponese, i suoi studenti e il mondo dell'editoria apparteneva o si sentiva vicino al Partito Comunista Giapponese o appoggiava segretamente le istituzioni. M. fu l'unico che, improvvisamente all'inizio degli anni '60, si schierò a destra. Fino a quel momento, si era ritenuto di sinistra. Era stato persino avvicinato dal JCP (il partito comunista) per arruolarsi come membro. Questo accadde intorno agli anni '50. L'amico di M., Kobo Abe, un altro eccellente scrittore, che conobbi personalmente in quel periodo, era un membro del JCP ed era stato cacciato via dal partito per anticonformismo. Pertanto la politica di destra di M. riguardò solo gli ultimi sei anni della sua vita e, vorrei suggerire, fu concepita come mezzo che lo portò al suicidio. Aveva bisogno di un veicolo per correre verso la morte e il suo culto fantastico per l'Imperatore, un ritorno agli anni cruciali dell'imperialismo giapponese (1931-45), gli fornì un credo per andare all'inferno.

 

Come veniva considerata l'omosessualità di Mishima negli anni 60 e oggi?

Le sue preferenze sessuali non erano un segreto nel periodo in cui conobbi M.. Infatti, un mio amico giapponese, il defunto Nobutoshi Hagihara, uno storico che frequentava l'Università di Oxford nel mio stesso periodo all'inizio degli anni '60, mi avvertì di guardarmi da M., dicendomi che dovevo sapere che era omosessuale. Non m'importava. Essendo stato in un collegio inglese - uno non immagina di dire queste cose- ero stato circondato da omosessualità e da bordelli durante la mia adolescenza in Inghilterra. Questo è stato un capitolo della mia vita che mi ero gettato dietro le spalle, praticamente come ogni cosa dei miei compagni di classe a scuola. Vorrei dire che siamo stati ben educati, nel senso che siamo stati tirati su a Platone e suo Simposio e ci è stato insegnato a capire che tutti gli esseri umani sono un insieme di maschio e femmina. Pertanto, non mi scandalizzai per quello che mi disse il mio amico Hagi. Tanto più perché sapevo che in Giappone non c'era un forte pregiudizio nei confronti dell'omosessualità. Bastava soltanto leggere l'opera di M. per saperlo - in modo particolare il suo " Confessions of a Mask ". Bastava soltanto conoscere un po' della tradizione samurai, essere consapevoli che, come nell'antica Grecia, c'era una lunga e onorabile tradizione di relazioni omosessuali tra uomini anziani e più giovani. Tutto questo è un interminabile, ma personale mio modo di affrontare l'argomento. Oggi l'omosessualità è aperta, pertanto, sostanzialmente, le preferenze di M. non risultano scioccanti oggigiorno, né in Giappone né in Occidente. Ciò che risulta essere ancora scioccante sono l'estrema fisicità e il piacere in quello che M. chiamava il suo "teatro dell'assassinio". Sarebbe utile consultare per questo argomento " Confessions " e l'immagine di San Sebastiano, come appare nel ritratto di Guido Reni. M. aveva gusti estremi e molto paticolari, come è emerso da un recente lavoro pubblicato in Inghilterra, intitolato "Mishima's Sword" ("La Spada di Mishima").

 

Cosa pensava Mishima della II Guerra Mondiale e soprattutto di Hiroshima e Nagasaki?

In primo luogo, c'è un romanticismo particolarmente ridondante sul tema della Seconda Guerra Mondiale e il Giappone - qui torna utile il parallelismo con D'Annunzio. M., nella sua adolescenza, era cresciuto in un'atmosfera di magnifico apprezzamento per la morte, quasi per qualsiasi motivo, in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. C'è una linea dritta che corre tra la sua adolescenza nella Peers School a Tokyo - il Gakushuin - e il suo militarismo romantico della metà e soprattutto della fine degli anni '60. Per comprendere questo credo di M. si potrebbe consultare la biografia di M. di John Nathan, intitolata "Mishima". John analizza i primi scritti di M., risalenti agli anni della sua adolescenza. Essi offrono una chiave d'accesso a M. e alla sua gioia per la morte. In " Confessions of a Mask " c'è una scena fondamentale, in cui il narratore (M. stesso, effettivamente questo è parte della sua autobiografia) osserva da lontano come la città di Tokyo va in fiamme, dopo essere stata bombardata dai B-29 (dell'USAF/dell l'aeronautica statunitense ). La sua reazione a questo spettacolo - l'uccisione di decine di migliaia di cittadini di Tokyo, uomini, donne e bambini - era la gloria in lui, come se si trattasse della meraviglia di giganti fuochi d'artificio e non di un feroce attacco dall'alto, come fosse qualcosa di epico e maestosamente colorato. Conosco altri giapponesi che hanno avuto reazioni simili. C'è molto, molto di più da dire su questo argomento, molto da fare con la situazione in Giappone nella storia e oggi. Questo Paese è ancora, adesso, in gran parte, sotto il controllo delle forze degli Stati Uniti, come lo è il Regno Unito. E'un tema taboo, cui pochissime persone abbiano mai scelto di fare allusione. M. ha strappato via la tenda. Si è risentito di Hiroshima e Nagasaki? Non affatto, immagino abbia pensato: dateci solo il diritto di possedere tali armi e di usarle su New York, qualora lo decidessimo. Ciò che è giusto è giusto.

 

Cosa ne pensava Mishima della Costituzione giapponese?

M. è giunto alla sua morte scagliandosi contro questo documento. Perché gli Stati Uniti imposero questa costituzione sul Giappone è un argomento troppo vasto per me da affrontare qui, in un paragrafo. Fondamentalmente, l'idea era assicurare che il Giappone non si lanciasse mai più in un attacco contro gli Stati Uniti. Per quale altro motivo, ci si potrebbe chiedere. Prima dell'11 Settembre, l'attacco Giapponese a Pearl Harbor nel Dicembre l941 rappresentava un momento famoso nella storia degli Stati Unitali, assolutamente unico. Pertanto gli Americani, in particolare i soldati, volevano costringere il Giappone nella legalità, per rendere vano il ritorno del militarismo in questo Paese.

 

Ringrazio Henry Scott Stokes, Paolo Carosone, Antonella Autuori, Annalisa del Grande.


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