"ALTRESTORIE"
"LE UNDICIMILA VERGHE" DI GUILLAUME APOLLINAIRE"
di Gabriele Cantagallo
All'indomani dell'avvento
del ventesimo secolo, i vari tabù della società borghese,
che con i suoi bigotti pregiudizi aveva caratterizzato il secolo dell'Idealismo,
vengono improvvisamente a scomparire, lasciando il passo ad una società
che si connota per le sue caratteristiche antiborghesi.
All'interno di questa rivoluzione
dei valori, un ruolo fondamentale è stato assunto dalla sessualità,
che vede appunto del Novecento mutare il proprio ruolo e il proprio scopo,
alla luce di nuove prospettive dalle quali avrebbe mosso l'intera civiltà
morale del nuovo secolo.
Il romanzo "Le undicimila
verghe" ( in francese Les onze mille verges) di Guillaume Apollinaire,
scritto nel 1907, realizza appieno questo nuovo ruolo assunto dalla sessualità
come fondamento del nuovo assetto societario.
E siccome a noi pare che
trattando il titolo si ti metta in evidenza, seppur in modo sommario, le
scelte sessuali del nostro autore, è bene che venga posto al centro
del nostro dibattito.
"Le
undicimila verghe" è un titolo di carattere grottesco-camevalesco,
inneggiante l' abbondanza, con una forte propensione all ' omosessualità
maschile. Spieghiamo questi caratteri, che sono alla base dello spirito
che ha animato la personalità di Apollinaire e lo ha indotto a creare
un testo simile, poichè, il presente romanzo crediamo sia il testo
più rappresentativo del repertorio letterario del nostro autore,
almeno nell' ambito della prosa.
L' anno 1907 fu uno del più poveri della vita dello scrittore. Apollinaire si vede impoverire le tasche
in quanto, lasciato il Vesinet per vivere da solo, cerca di vivere alla
giornata, facendosi strada nei circoli letterari: è quindi l'inizio
della sua vita da bohemien; e il carattere "abbondante" del titolo può
essere visto come un miraggio della ricchezza.
Ma è anche un titolo
che ha un forte valore carnevalesco. Il numero è, per appellarci alla
tradizione francese, rabelaisiano o, per dirla in termini più consoni
alla nostra contemporaneità, ubuesco o birotiano: è una cifra
esagerata. Cerchiamo, quindi, di spiegare quest'aspetto che è alla
base dell'estetica contemporanea: il personaggio di Francois Rabelais,
Pantagruel, con la sua grandissima bocca ingurgitava tutto ciò che
riusciva ad ingoiare ed espellendo il contenuto gastrico per le vie evacuatorie,
dava origine a qualcosa di diverso, di mutato rispetto alle sembianze
originali. Questa è una metafora del pensiero rinascimentale, intento
a distruggere il mondo medioevale, con i suoi rigidi schemi, borghesi
diremmo noi, per ricreare una società priva di punti prefissati,
all'insegna di un a società basata sulla "volontà libera",
che iniziato con il secolo decimo sesto vedrà il suo apogeo nel
secolo dei lumi. Quindi il valore grottesco-camevalesco di "undicimila
verghe" sta proprio nel tentativo di distruggere la società borghese
con le sue istituzioni morali e sociali, e creare una nuova sessualità
più libera rispetto ai borghesi rapporti uomo-donna. La componente
anticlericale del titolo è affermata dal fatto che il medesimo è
una blasfema ridicolizzazione delle undicimila vergini di S. Orsola venerate
a Colonia, massacrate in età medievale. Quindi abbiamo il ludico
gioco di parole "vierge-verge", che oltre a riconfermare Apollinaire un
"inventeur de langage", ne codifica il discorso blasfemico.
Ma il rapporto "vierge-verge"
non ha solo un valore anticlericale e giocoso, ma anche, e soprattutto,
una forte componente sessuale che è un valore di fondo dello spirito
di Apollinaire.
Spieghiamo questo carattere
assolutamente fondamentale.
Nella poesia apollinairiana,
lo spirito della donna, essere fondamentalmente infedele secondo il poeta,
è rappresentato ne "La Canzone del Disamato"
Questa lunga poesia ha,
all'interno della sua complessa struttura, tre digressioni e precisamente
:
1) Mattinata cantata a Laetare
un anno fa
2) Risposta dei cosacchi
zaporoghi al Sultano di Costantinopoli
3) Le sette spade
La prima digressione consiste
nella richiesta d' amore da parte del poeta alla sua amata; la seconda
digressione contiene il rifiuto dell' amata di quanto il poeta aveva chiesto,
che getta il medesimo in uno stato di prostrazione straordinaria; nella
terza digressione, la donna, essere etereo e di eccezionale bellezza, è
divenuta, tramite la risposta dura della seconda digressione, spada; e
il numero delle spade non è uno ma sette, numero sacro ( e quindi
nuovamente il discorso blasfemico ), ed hanno tutte
nomi femminili. Ed è
proprio da questa digressione che bisogna partire per capire perchè
la spada diventa verga e perchè quindi ad una componente femminile,
seppur dagli
aspetti mascolini, si sostituisce una scelta marcatamente omosessuale.
La spada simboleggia un femminile che recide, taglia, e che, all' atto
della penetrazione, fa uscire il sangue, che però, si badi bene,
non è sangue simbolo di fecondità, ma al contrario, è
sinonimo di castrazione. E' il sangue della castrazione. Quindi, la spada,
che per sua natura taglia, è simbolo del dolore, della perdita,
e dell' angoscia.
La verga, invece, che la
caratteristiche più spiccatamente virili, non produce nessuna recisione
o taglio, non crea sangue e quindi per la sua forma affusolata, della spada
ne è l'esatto opposto, e come tale dona solo piacere, piacere che freudianamente, è il simbolo della riappropriazione di un organo
sessuale svalutato e (simbolicamente ) reciso.
Nel concludere il nostro
intervento su Apollinaire, quali conclusioni proporre per un testo che,
essendo stato scritto all' inizio del ventesimo secolo ha visto avverare
tutti i valori ivi enunciati, mano amano che il secolo avanzava, mettendo
a tacere una buona parte del moralismo borghese?
La risposta, del tutto spontanea,
date le conquiste sociali di questi ultimi anni, sarebbe nessuna. Invece
non è cosi!
Nello scrivere questa conclusione,
ci sentiamo come una femminista che passando in rassegna le conquiste civili
della donna all' alba del terzo millennio, constata che, tuttavia, un certo
ostracismo e diffidenza sussistono ancora ed allora, seppur con molta amarezza,
si decide di rimboccarsi le maniche e lottare!
Ma se per le donne buona
parte delle conquiste sono state confermate, per gli omosessuali questo
è ancora lontano. E tutto, noi crediamo, per una società,
come quella italiana ad esempio, che culturalmente e sottolineiamo culturalmente
è fondata è fondata sul virilismo, anche se poi molti matrimoni
vanno in rovina perchè l'uomo di casa "non regge", oppure è incapace
di rendere madre sua moglie. Ma nonostante tutto si va avanti, mentendo agli altri e soprattutto a se stessi.
Gli atteggiamenti che la
società "tout court" ha nei confronti degli omosessuali, nonostante
si proclami tollerante (e poi tollerante per che cosa?) è essenzialmente
di due tipi: il primo, tipicamente fascista, è di aperto e sfrontato
razzismo; il secondo i di compassione cristiana, ma entrambi credono, ciascuno
a suo modo, che siano del minorati mentali, degli handicappati sessuali,
frutto della cattiva educazione delle madri.
Così, mentre coloro
che i sostenitori di un conservatorismo intransigente si rifugiano in un'
educazione maschilista, anche se poi qualche "difetto di fabbrica" si annida
tra loro (ma logicamente si tace!), la seconda categoria, non si proclama
schiettamente fascista ma, seppur in maniera più dolce, li affianca.
Nonostante l' avvento del
nuovo millennio e le conquiste finora avute, le "lotte sindacali" per i
diritti degli omosessuali devono continuare, come in una lotta continua:
Apollinaire all'inizio del secolo ha dato le coordinate teoriche da seguire,
resta alla società presente e futura continuare a determinare i
fatti.
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