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"ALTRESTORIE" (continua)

In questa pagina:
- Gli omosessuali antifranchisti nella guerra di Spagna
- Tatuaggi per i pederasti nel XIX secolo


Gli omosessuali antifranchisti nella guerra di Spagna

Tratto dalla pagina "I diversi e la guerra di Spagna", di Pietro Ramella

La partecipazione degli omosessuali fu minima. Il solo studio che analizza tale "diversità" è quello sugli americani di Peter Carrol in Odissey of the Abraham Lincoln Brigade in cui si evidenzia com’esistesse un certo pregiudizio nei loro confronti anche tra i "radicals".
White, Mc Kelvey David - figlio di un governatore dell’Ohio ed istruttore dell’English College di Brooklin. Dopo aver partecipato alla guerra di Spagna, copre posizioni di prestigio nella V.A.L.B. Nel 1945 fu implicato in un affare d’omosessuali, creando dei problemi all’associazione, ma morì poco dopo.
Aalto Bill - finno-americano partecipò alle azioni di sabotaggio dietro le linee franchiste con il sopra citato Irving Goff. Dopo la guerra fu ingaggiato dall’esercito americano ma si ferì durante una dimostrazione dell’uso d’esplosivi e lasciò il servizio. Fu espulso dal Partito Comunista Americano per la sua omosessualità e per il vizio di ubriacarsi. Riprese gli studi, nel 1958 morì di leucemia.
Nathan George - ebreo, sergente dell’esercito inglese durante la Prima Guerra Mondiale, affiliato all’IRA e membro della Dublin Castle Murder Gang, responsabile di delitti eccellenti. In Spagna vestiva in modo impeccabile e guidava all’attacco i suoi uomini al grido "Adelante señoras!" agitando un bastoncino secondo la tradizione degli ufficiali inglesi. Comandò la 1ª compagnia del 12° battaglione "Marsellaise", quindi quest’unità. Divenne Capo di Stato Maggiore della XV Brigata Internazionale, poi comandante dei battaglioni Lincoln, Washington e inglese. Ferito gravemente durante la battaglia di Brunete, ordinò ai suoi di cantare finché spirò, fu sepolto sotto gli olivi non lontano dal Guadarrama.
Infine due poeti inglesi della "generazione del trenta", la cui passionale partecipazione alla guerra di Spagna, anche se essenzialmente intellettuale, influenzò indelebilmente la loro esperienza politica ed artistica.
Spender Harold Stefan - ricerca per conto del Comintern la nave sovietica Komsomol, probabilmente dirottata da un sottomarino italiano nei porti del Sud-Ovest del Mediterraneo e diventa un attivo apologista della Repubblica nella guerra che "offriva al secolo un nuovo 1848". Nel marzo del 1937 salva dalla fucilazione un suo giovane segretario che, arruolatosi nelle Brigate Internazionali, aveva disertato, esperienza raccontata in forma autobiografica in World within World l’altra opera ispirata a questo periodo fu Poems of Spain.
Auden Wystan Hugh – vive i momenti esaltanti dell’arrivo dei volontari delle Brigate Internazionali ad Albacete, tra cui diversi intellettuali inglesi, come Christofer Caudwell, Julian Bell, John Cornford e Ralph Fox, che moriranno nel conflitto. In Spain 1937, esprime, lui che sarà un semplice testimone, l’intensa partecipazione ideale che spinse tanti giovani a lottare fino al sacrificio supremo della vita.
"Domani, per i giovani, i poeti che esplodono come bombe, / le passeggiate in riva al lago, le settimane in comunione perfetta; / domani le corse in bicicletta/ per i sobborghi, nelle sere d’estate. Ma oggi la lotta./ …..Qual è la vostra proposta? Costruire la società giusta? Si./ Accetto. Oppure il patto suicida, la romantica/ morte? Benissimo io accetto, perché / io sono la vostra scelta, la vostra decisione, io sono la Spagna." Per un breve periodo servirà come portabarelle in un reparto d’autoambulanze, ma in seguito non farà mai cenno a questa esperienza. Predisse il triste destino dei repubblicani vinti: "La storia agli sconfitti potrà dire: Peccato! Ma non potrà offrire né aiuto, né perdono."
Ambedue comunisti, anche se di data recente, furono colpiti dalla violenta repressione contro gli anarchici ed il POUM del maggio 1937, e, pur astenendosi al momento dall’assumere posizioni che potessero avvantaggiare il principale avversario, il fascismo, presero le distanze dall’ideologia marxista. Con più chiarezza Spender quando nel 1950 contribuì a Il Dio che è fallito, antologia d’ex comunisti pentiti cui collaborarono anche Koestler, Silone, Gide e Louis Fisher

(in "l’impegno" n. 3 dicembre 2001, Istituto storico della resistenza di Borgosesia)


Tatuaggi per i pederasti nel XIX secolo

Tratto dal sito di pubblicazione della tesi di laurea "Tatuaggi, fra cultura e moda" di Piero Folgori, accademia delle Belle Arti di Roma

Non ci sono studi specifici sul tatuaggio degli omosessuali; indagando nel passato si possono trovare informazioni in merito negli scritti degli antropologi e criminologi che hanno studiato i carceri dalla fine dell'800 ai primi anni del '900. Naturalmente le loro ricerche riguardano solo i delinquenti, e non si occupano affatto degli omosessuali non carcerati, ma sono comunque di grande interesse.
"Pederastica mi pare - dice il Lombroso - anche l'iscrizione: Ami du Contraire". E' probabile che tali fossero pure quei prigionieri in cui Lacassagne trovò sulle natiche dei soggetti lubrici, verghe alate o alla vela, con direzione verso l'ano, e su ciascuna natica uno zuavo che incrocia una baionetta e sostiene una bandiera su sui è scritto: "Non si entra". Oppure il ritratto di Bismarck e di un prussiano. Alcuni Pederasti portavano sulla natica destra scritto: "Dalla terra alla tomba sono due passi" e sulla sinistra "Dal culo alla fica sono due dita" , oppure l'altro motto:" Gusto un'ora e vent'anni di guaio".
Sempre il Lombroso: "Il professor Filippi in un pederasta falsario trovò tatuato sull'avambraccio sinistro: "Pasquino tesoro mio sei te", che segnalava il suo vizio e il suo complice. Le mie ricerche sono cadute sopra sessanta pederasti passivi noti alla locale questura (Napoli) poiché senza distinzione di ore adescano i forestieri che si recano alle vespasiane e li invitano al libertinaggio. I maggiori covi di questi esseri semi-femminili sono i pressi dell'arsenale e le vicinanze del teatro San Carlo e qualche non disdegna di accaparrarsi gli avventori della Galleria Umberto I con scandalo immenso dei tanti frequentatori del luogo. Fra questa gente ho trovato trenta tatuati, dei quali ventitre avevano sopra una delle guance un neo di bellezza:degli altri sette, uno in mezzo al petto mostrava inciso un cuore sotto il quale stava scritto: "Ciro caro tu mi feristi"; una altro presentava sull'avambraccio destro questo motto: "le femmene so fetende"; un terzo: "morte alle zoccole"(prostitute); un quarto sul braccio sinistro: "Peppino mi fai morire"; un quinto fra l'una e l'altra mammella mostrava un nastro in mezzo al quale stava scritto: "so amare"; un sesto sulle pareti dell'addome lasciava scorgere due ceri e una croce e sotto di questa leggevasi: "Totonno se non ti fai vedere mi ucciderò per passione". Finalmente il settimo mostrava sulla natica sinistra un guerriero che con una daga indicava l'apertura anale. La scritta: "da qui si entra" completava a meraviglia la biografia del tatuato. Il dottor Madia riferisce: "Un cannoniere di Bari aveva le braccia piene di nomi di compagni. Lo ebbi in cura circa tre anni fa a Portovenere perché affetto da sifilide con placche mucose all'ano. Dubitai che quella sfilza di nomi non fosse estranea alle sue abitudini pederastiche passive".
Un allievo di Lacassagne nel suo scritto "Les tatouages dans les prisons" scriveva: "Tra i portatori di tatuaggi osceni ce n'è uno che aveva sul braccio destro un apparato genitale esterno maschile che si era fatto tatuare in prigione all'età di diciassette anni:mi raccontò che si trattava del membro di un suo compagno di cella, per il quale aveva avuto delle compiacenze colpevoli, che glielo aveva tatuato come ricordo. Ho osservato un gran numero di pederasti in carcere ma, a parte l'esempio precedente non ho mai trovato presso di loro il gran numero di tatuaggi osceni o caratteristici che Lacassagne dice di aver visto così frequentemente. Un altro aveva sul petto una viola del pensiero e la scritta: "bebè". Che sia simbolo di pederastia?"
Infine in "Aspetti di devianza Iatrogena nel fenomeno del tatuaggio" di Domenico Crivella si legge: "Nelle mie ricerche presso il carcere di Perugia negli anni '80 ho trovato ricorrente tra i pederasti tatuaggi o piercings sul lobo dell'orecchio destro dove erano tatuati come segno di riconoscimento o un punto o una stella o una mezzaluna (i tossicodipendenti avevano gli stessi simboli tatuati sul lobo sinistro)".
Nel vasto e articolato mondo gay di oggi il tatuaggio non è molto diffuso tra gli "effeminati", mentre lo è tra le diverse correnti che esaltano la virilità del corpo maschile. Il gay effeminato è infatti impaurito dal tatuaggio e quando si tatua sceglie soggetti blandi,piccoli, "alla moda". Il tatuaggio è stato sempre associato all'uomo forte, rude e per questo l'immaginario gay ha trasposto questa icona nella quintessenza della mascolinità. Il tatuaggio diventa così oggetto di culto per gli strati di vita gay dove la virilità è un elemento indissolubile; per quelli che si oppongono al mito del bello, alto, biondo, perfetto, come i leather (di cui fanno parte i sadomaso) che si vestono di pelle; per gli uniform, che amano le divise militari e da lavoro per i bears. Per bears si intende un uomo brutto, grosso e barbuto che ha però un corpo tenero, da coccolare.
Tra i leather è un classico tatuarsi i personaggi delle illustrazioni del disegnatore gay anni '50 finlandese Tom of Finland, mentre i sadomaso preferiscono soggetti come catene e fili spinati. I bears si tatuano preferibilmente l'immagine dell'orso, sono molto diffusi anche tatuaggi tribali che rappresentano questo animale. Vi sono altri simboli che accomunano tutti i gay machi come il toro, spesso rappresentato con il piercing al naso; o il proprio nome o altre scritte in caratteri gotici, oppure disegni celtici, tribali e bracciali con spine. Presso di loro la moda tribale rappresenta un segno di riconoscimento per sottolineare la propria individualità al di fuori di tutti i ruoli imposti dalla società di oggi che vuole annullare le differenze.
Pur sentendosi quasi tutti impotenti a cambiare il mondo, ritengono che gli individui possono cambiare ciò che è in loro potere, ovvero il corpo, esaltando così la loro differenza rispetto agli altri.


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