LA NASCITA DELL'ORGOGLIO
di Stefano Bolognini
Nel testo del 1973 Educazione
alla sessualità che raccoglie numerosi saggi di autori appartenenti
al CIS (Centro italiano sessuologia), un gruppo che promuove tuttora ricerche
e corsi di sessuologia per educatori e non, si legge a pagina 24: "Sul
tema delle deviazioni sessuali il nostro centro ha promosso un congresso
di sessuologia che ha avuto un notevole successo e che si è svolto
a San Remo nell'Aprile del '72. Il congresso durato quattro giorni, ha
affrontato i vari aspetti del problema, portando ad alcune conclusioni,
ma lasciando ovviamente alcuni interrogativi".
Queste frasi del presidente
del CIS allora in carica Giacomo Santori sono false. Quel congresso fu
un disastro per il CIS e non giunse ad alcuna conclusione. Il convegno
non durò quattro giorni bensì tre e fu interrotto dalle proteste
veementi di un gruppo di individui. Questi ultimi, gli stessi 'deviati'
di cui Santori avrebbe voluto parlare, si presentarono al convegno di San
Remo e chiesero con decisione di esprimersi personalmente in merito alla
loro presunta 'anormalità' a scienziati che pensavano di proporre
loro una cura
Quei 'deviati' erano i primi
omosessuali italiani a mostrare pubblicamente il loro volto. Fu il nostro
primo Pride. L'orgoglio ferito si
ribellò.
Cerchiamo di ricostruire brevemente quella storia.
Il 5 aprile 1972 il CIS
diede il via ai lavori del congresso di San Remo che prevedeva una tavola
rotonda sulla devianza anche per scoprire le cause dell'omosessualità
e per proporre alcune terapie per debellarla. Tra gli invitati, ad esempio,
'l'insigne' psichiatra inglese Philip Feldmann alla ribalta delle cronache
di allora per la 'terapia d'avversione'. Eccola raccontata attraverso le
sue parole: "Si proietta una diapositiva di un uomo nudo visto di spalle
davanti ad un omosessuale. Se questi indugia più di otto secondi
ad ammirarla riceve una scossa, un piccolo choc, attraverso gli elettrodi
applicati ai polpastrelli. Poi la diapositiva dell'uomo scompare sostituita
da quella di una bella donna anch'essa nuda. In questo caso l'omosessuale
non riceva alcuna scossa.". Il "senso del dolore" a detta dello psichiatra
avrebbe riconvertito il "senso del piacere" verso una sessualità
normale. Anche Jefferson Gonzaga avrebbe partecipato ai lavori. La sua
proposta di cura era meno violenta: l'omosessuale con una serie di trattamenti
ipnotici, che potevano durare anche dieci anni, seguiti dall'incontro con
una bella donna compiacente poteva cambiare gusti.
Tra le proposte che il CIS,
cattolico, voleva valutare anche la radicale "tecnica Reder" che consisteva
"nel produrre una lesione in quella zona del cervello che si chiama nucleo
ventricolare mediale" in parole povere una lobotomizzazione leggera.
Il neonato FUORI, Fronte
unitario omosessuale rivoluzionario Italiano, che raccoglieva un modesto
gruppo di militanti e che era salito alla ribalta delle cronache qualche
mese prima del 5 aprile per aver scritto una lettera, firmata con i nomi
e cognomi dei militanti, di protesta ad un quotidiano nazionale che aveva
bistrattato l'omosessualità decise di agire chiamando a raccolta
anche i militanti di altri paesi europei.
Quella mattina i luminari
delle scienze sessuologiche furono accolti da una piccola folla arrabbiata
che gridava: "Normali, normali". Era la ribellione dei potenziali pazienti
che oltre a gridare mostravano cartelli con scritte di questo tenore: "Psichiatri
siamo venuti a curarvi", "Psichiatri ficcatevi i vostri elettrodi nei cervelli",
"La normalità non esiste", "Primo e ultimo congresso di sessuofobia"
e così via...
Ogni cartello era una veemente
dichiarazione di guerra e i quaranta contestatori presenti erano assolutamente
consci che si stava compiendo un gesto storico. Per la prima l'omosessualità
lottava a viso aperto. La rabbia era molta.
I congressisti, non troppo
lungimiranti ma questo lo hanno già attestato i loro studi, decisero
di chiamare la polizia rendendo memorabile l'evento. Le forze dell'ordine
sequestrarono i cartelli ai militanti e due di essi furono portati in commissariato.
Il convegno incominciò
comunque e tra gli iscritti a parlare si proposero regolarmente anche alcuni
contestatori. Angelo Pezzana, presidente del Fuori, aprì le danze
con il celeberrimo "Sono un omosessuale e sono felice di esserlo" di fronte
ai congressisti sbigottiti. Il giorno dopo intervenne una militante francese
che si scagliò contro la sessuofobia. Il terzo giorno ignoti lanciarono
fialette di gas derattizzante, che è decisamente puzzolente, nella
sala e il congresso fu interrotto.
Dall'altra parte della barricata,
sulla difensiva, professori piccoli piccoli ribadivano antichi pregiudizi.
Così il professor Capelletti, accademico che si è dedicato
alla storia della scienza: "si vorrà almeno ammettere che lo sviluppo
naturale del sesso sia nel senso della procreazione...di qui la norma e
la relativa devianza...". Dopo di lui Newman, che critica l'ambiguità
di alcuni congressisti e afferma che gli omosessuali non sono dei neurotici
bensì degli psicotici. Chiaro no? E così via.
Come detto non fu un successo
per il CIS ma lo fu per i gay perché la stampa, ghiotta di fronte
a notizie allora considerate pruriginose, diete un'eco molto ampia all'azione
di disturbo.
Il
FUORI dopo questa vittoria crebbe per numero di militanti e lo spirito
di quei coraggiosi militanti trovò spazio per esprimersi nella rivista
ufficiale del gruppo intitolata "FUORI!" il cui primo numero uscì
nel giugno del 1972. Una frase dell'articolo "Omosessualità e liberazione"
ben si presta a raccontare quello che accadde: "Siamo usciti fuori, ma
ad una condizione, fondamentale, autenticamente rivoluzionaria: siamo usciti
con la pretesa di essere noi stessi, con la volontà di ritrovare
la nostra vitale identità...e di colpo, senza soluzione intermedie,
senza tappe in momenti o verifiche riformiste, abbiamo scoperto in noi
il diritto alla vita, che è prima di tutto il diritto al nostro
corpo".
Solo trent'anni fa incomincia
la storia degli omosessuali moderni orgogliosi non della loro scelta sessuale
ma di poterla esprimere liberamente, orgogliosi di non doversi nascondere
agli occhi carichi di pregiudizi di una normalità che esiste solo
nei testi di teologia.
Dopo quel Pride, in ritardo
rispetto agli omosessuali americani che si ribellarono il 28 giugno 1969
con la celebri notti di Stonewall, si dovette attendere molto a lungo per
manifestazioni gay di vasta portata ma anno dopo anno il movimento e la
coscienza di cosa fosse la libertà degli omosessuali crebbe.
Nel 2000 dopo anni di manifestazioni
che non raggiungevano i cinquemila partecipanti la grande svolta con una
Roma gubilante di mezzo milione di arcobaleni. Oggi un nuovo mese Pride
in cui gli omosessuali marceranno anche per ricordare e ringraziare i quaranta
coraggiosi di San Remo a cui lasciamo la conclusione con le parole di Domenico
sempre su di un numero di FUORI!: "A tutti i compagni omosessuali, che
hanno ancora dubbi, paure, incertezze, diciamo: esci fuori! Il rischio
è molto spesso immaginario ma se anche fosse reale, non importa.
Ad un passo c'è la vita!".