La Repubblica, 26 ott 2003
Gay o dei? I gladiatori di De Chirico
...Bollato dal sospetto di una latente omosessualità, questo piccolo esercito di nudi formosi e glabri ...
Aspra
colluttazione o danza rituale? Scene di lotta o virilità in posa? Uomini, dei o
semplici narcisi? Enigma o perversa ambiguità? Dopo anni di silenzio, si
torna
a parlare dei Gladiatori di Giorgio de Chirico e delle stranezze contenute in
questa serie di dipinti che, realizzata sul finire degli anni Venti, rappresenta
forse l´opera più equivoca firmata dal maestro della metafisica.
Un´opera
trascurata dai collezionisti dell'epoca quanto dalla critica successiva, che
preferì dedicarsi allo studio di soggetti come i cavalli, i manichini o gli
archeologi, altrettanto complessi ma certamente meno imbarazzanti. Bollato dal
sospetto di una latente omosessualità, questo piccolo esercito di nudi formosi
e glabri fu confinato subito ai margini della produzione di de Chirico, da cui
solo adesso è riuscito a liberarsi, svelando una varietà inattesa di
significati. Dai debiti classici alle citazioni rinascimentali, dalle
sperimentazioni plastiche ai retroscena esistenziali sino all'immancabile dose
di mistero, i Gladiatori tornano al centro di nuove ricerche in una mostra
allestita a Villa Panza, che presenta circa 30 dei 60 esemplari del ciclo.
Fulcro della rassegna è la ricostruzione della sala di ricevimento del mercante
parigino Léonce Rosenberg, che decorata nel 1928 con 11 tele affollate di
corpi, corazze e trofei, fu smantellata quando la grande crisi costrinse il
collezionista all'incanto dei beni. Disperse all´asta, le opere commissionate
da Rosenberg al maestro e riunite oggi quasi al completo (due mancano all'appello),
contribuiscono a riaprire un discorso lasciato in sospeso, legato a un de
Chirico mai come qui «amante» dell'antico: gusto archeologico o piccante
ironia?
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