1708, PROCESSATO A BRESCIA DON GIUSEPPE BECCARELLI
- di Stefano Bolognini
Pochi
personaggi omosessuali hanno lasciato nella storia un'eco scandalosa quanto
un oggi oscuro sacerdote bresciano del Settecen-to, don Giuseppe Beccàrelli.
Il processo che lo vide protagonista fu soggetto di sermoni, invettive,
memoriali, sonetti, medaglie commemorative, stampe popolari e perfino un
quadro "a futura memo-ria". Tutti ne parlarono, e ancora decenni dopo i
fatti esso veni-va citato come esempio e monito.
Certo,
di solito don Giuseppe è citato nei libri di storia bre-sciana solo
come infame eretico, ma dallo studio delle fonti ap-paiono verità
ben più "eterodosse" e "scandalose".
Padre
Giuseppe Beccarelli nacque a Pontoglio, un comune vicino a Brescia intorno
al 1666. Di origini modeste, nulla sappiamo dei suoi studi. Sappiamo però
che acquisì nome e credito sul finire del 1600, con l'apertura,
presso il palazzo del nobile Cesare Mar-tinengo a Brescia, di un collegio
sul modello di quello dei gesui-ti.
Il
collegio ebbe molta fortuna e in breve fu frequentato da giova-ni nobili
bresciani e non. Beccarelli parve possedere un talento particolare nell'educazione
dei giovani, tanto che un manoscritto afferma che un collegiale non voleva
tornare presso i suoi genito-ri per un periodo di vacanza per stare vicino
all’educatore. Don Giuseppe divenne pure il confessore di molte giovani
nobildonne.
La
fortuna nell'organizzazione del collegio e le amicizie altolo-cate incominciarono
però a procuragli inimicizie soprattutto tra i "concorrenti": i
Padri filippini e i gesuiti. Non mancò allora chi spargesse la voce
che l'educazione dei suoi allievi non andava e-sente da sospetti di eresia
quietistica.
Scattò
così una prima inchiesta nei suoi confronti, che si inter-ruppe
solo per la morte del vescovo Gradenigo, nel 1698. Ma già nel 1701
le voci e le manovre erano riprese a tal punto che l'edu-candato venne
chiuso per intervento del governo veneziano.
Beccarelli
s'adoperò con tutte le sue facoltà per riaprire il col-legio.
Dedicò al vescovo di Brescia Dolfìn una commedia intitolata
La metamorfosi della modestia (inedita sino ad oggi), e forte del-l'appoggio
dei nobili bresciani riuscì nel suo intento: il colle-gio riaprì
sotto il nome e la direzione di un sacerdote suo disce-polo.
Nel
1706, dopo due anni di vacanza del soglio vescovile cittadino, fu eletto
il cardinale Giovanni Badoér, molto vicino ai gesuiti. La nuova
lotta contro l’eresia colpì infine il nuovo collegio Bec-carelli,
chiuso il 30 maggio 1708 su ordine del Podestà bresciano. Dopo cinque
giorni il prete fu arrestato e condotto dapprima "in un luogo segreto"
e poi in un torrione del castello di Brescia, dove fu custodito a vista
e dove gli fu proibito di scrivere let-tere.
Nell'aprile
dell'anno successivo si aprì infine il processo nei suoi confronti.
Beccarelli ritenne che i giudici ecclesiastici fossero mal disposti verso
di lui e tentò una mossa disperata e controcorrente, per quei tempi,
chiedendo di essere processato dai tribunali laici anziché dal tribunale
ecclesiastico. Ma il Senato di Venezia (città sotto il cui dominio
si trovava allora Brescia), per intercessione dell’Arcivescovo stesso,
respinse la richiesta.
Messo
alle strette e rimasto solo Beccarelli confessò una vasta serie
di proposizioni ereticali, ma questo non bastò a Badoer, che lo
fece torturare perché confessasse altro ancora.
Alla
fine del processo Beccarelli fu costretto ad abiurare in pub-blica piazza
e condannato il 13 settembre 1710 a sette anni di ga-lera. Il 17 luglio
1711 il Consiglio dei Dieci di Venezia vagliò il processo e ne inasprì
la pena, condannandolo al carcere a vita.
E
nei Piombi, uno dei carceri di "massima sicurezza" del Palazzo Ducale di
Venezia, Padre Giuseppe Beccarelli morì, il 5 luglio 1716.
I
suoi due fratelli Bernardino e Giambattista cambiarono il cogno-me in Beltrami:
a tal punto ormai il nome stesso era disonorante.
Questo
è l'iter giudiziario, quello che di solito riportano i li-bri di
storia bresciana. Ma come si spiega il fatto che la pena di sette anni
affibbiatagli dall’Inquisizione, che aveva giurisdizio-ne sul reato d'eresia,
sia stata mutata in carcere a vita dal Con-siglio dei Dieci, che aveva
giurisdizione su reati penali? Che re-ato si sommava a quello di eresia?
Ce
lo spiega un manoscritto conservato presso la Biblioteca Civica Di Brescia
che ci informa del fatto che tra i reati imputati al Beccarelli ci fosse
quanto segue: “con X [dieci, NdR] dei suoi collegiali arrivando sin
a metter loro in bocca il membro virile insinuando non per ciò <si
commettesse> peccato, che li timori da loro suggeriti erano scrupoli mossi
dal demonio per far perdere la pace dell’anima” .
Tra
le dichiarazioni che il prete ammise, sotto tortura, di aver fatto, appare
poi anche l'affermazione “Che il matrimonio è il sa-cramento dei
porci, che bisogna obbedir al direttore anco nelle cose repugnanti, che
li bacci, tatti disonesti, pollutioni, adul-teri, commerci carnali ed altre
simili sensualità dishoneste con le persone dell’uno e dell’altro
sesso non siino peccati” .
Beccàrelli
fu dunque un mostro che violentava gli studenti o un outsider di troppo
successo, trasformato per questo solo fatto in vittima sull’altare sacrificale
della Chiesa cattolica?
Forse
né l'uno né altro. Perché se forse non fu un mostro,
non fu neppure un angelo innocente.
Alcuni
suoi discepoli "…ravveduti, si condussero spontanei a con-fessare quanto
sapevano…" e pareva che tali confessioni fossero perdute, non essendovene
tracce nelle biblioteche di Brescia. Tut-tavia dall’Archivio di Stato di
Venezia ne sono emerse alcune, ri-copiate per consentire al Consiglio dei
Dieci di emettere la pro-pria sentenza.
Così,
il 28 giugno 1708, il padre Francesco Bargnani testimoniò al tribunale
di Venezia: Tre o quattro anni fà, cioè quando fu sop-presso
il collegio del S<acerdote> e D<on> Giuseppe Beccàrelli in
Brescia, d'ordine pubblico [per ordine delle autorità], io mi tro-vavo
qui nel nostro Collegio della Salute per accidente in camera del padre
Domenico Aldegieri, (...) e discorrendo seco da soli della detta sopression
di Collegio mi disse che l'aspettava molti anni prima, e richiesto da me
della cagione rispose così: "Perché ritrovandomi io in Brescia
appresso i signori Aldigieri, uno dei figlioli di detto signor Aldigieri,
ch'era in collegio del detto Beccarelli, non voleva ritornar più
in detto collegio, adducendo per motivo la corruttela della disciplina
con cui ivi si viveva, e raccontò che detto Beccarelli, chiamatolo
un giorno a conferenza spirituale, gli comandò per prova d'ubidienza
di soffrire [subire] attioni di peccato nefando [sodomia, omosessualità],
dicendogli che si sciogliesse e calasse le braghezze [braghe, pantaloni].
Al
che il figliolo, ripugnando [rifiutando] con dire che non vole-va commettere
tal peccato, soggionse il detto Beccarelli che ta-l'atto non era peccato,
ma il figliolo repplicò, anche piangendo, che non voleva fare tali
cose se prima non si consigliava col suo padre spirituale.
Allora
il Beccarelli gli dimandò chi fosse il suo padre spirituale et egli
rispose a [sic] un Prete della Congregazine di San Filippo Neri, detto
della pace. Allora il detto Beccarelli, stato alquanto sopra di sé,
disse al sud<d>etto figliolo che non occorreva consi-gliarsi col padre
spirituale, havendo a lui fatta questa dimanda solamente per provarlo".
Così mi parlò il detto padre Aldigieri.
Il
3 luglio dello stesso anno fu interrogato padre Domenico Aldi-gieri:
“Undici
o dodici anni fa in circa (che può esser più o meno), men-tre
io era di stanza a Salò un mio cugino che si chiama Domenico Aldigieri,
bresciano, ch'era stato nel collegio del medesimo Beca-relli ed adesso
è medico di professione, e non sò se stia in Bre-scia o sia
<medico> condotto in alcuna di quelle terre del Bre-sciano, mi raccontò,
non mi ricordo se in Brescia, in Salò o in quelle vicinanze, parmi
[mi pare] da soli, che mentre stava alunno del detto Collegio andò
una notte da lui il detto Becarelli al di lui letto, e voleva o vederlo
nudo o andar in letto seco [con lui], o altra cosa di male che precisamente
non mi ricordo, e solo sò che il mottivo (sic) per il quale era
andato non era buono, per quanto mi diceva detto signor Domenico.
E
mentre [poiché] esso haveva della repugnanza, detto Beccarelli li
disse che si ricordasse di quel che si era letto di un santo, che si lasciava
veder nudo, o andar nudo per le strade.”
Insomma,
Beccarelli angelo non fu. Tant'è che tra i numerosi moti-vi per
cui fu condannato figurano i seguenti:
1)
Che hebbe con un giovane prattica impura [rapporti sessuali] per molto
tempo, a cui insegnò e fece credere che li atti disone-sti che commetteva
seco, cioè baci, toccamenti, polluzioni sino in bocca del medesimo,
non erano peccati, e che però [perciò] non se ne doveva confessare,
dicendo<g>li che se <g>li veniva qualche scrupolo per le suddette
cose era una tentazione del Diavolo per levar<g>li la pace dell'anima.
Lo depone con giuramento l'istesso giovine. (...)
9)
Che persuaso un giovine a riceverlo per padre spirituale, <g>li dimandò
se caso havesse commandato spogliarsi nudo sarebbe stato pronto à
farlo, e rispondendo esso di sì <g>li disse che mostrasse il
suo passerino, o sia membro virile. Al che egli obbedì, e lo toccò
et abbracciò, e per il corso di due o tre anni, dopo la con-ferenza
spirituale fatta in camera sua lo toccava disonestamente, baciava, et abbrac<c>iava.
Et
palesandoli esso giovine il scrupolo che ne aveva, <g>li disse, per
quietar la sua coscienza, che haveva usati seco [con lui] si-mili atti
puramente per veder se haveva qualche difetto di rottura nelle parti pudende,
e che dovesse quietarsi, senza pensar ad al-tro. Lo depone con giuramento
esso giovane, ch'è personna nobile e religiosa.
10)
Che admesso in camera sua un altro giovine per far conferenza spirituale,
dopo la medesima li pose la mano nelle parti vergogno-se usque ad pollutionem
[fino all'eiaculazione], et un'altra volta essortando il medesimo all'obbedienza,
<g>li slacciò i calzoni e tentò di sodomitarlo.
Anche
in campagna faceva tirar la buschetta [tirare a sorte con la paglia] alli
giovani, per far toccar la sorte à chi doveva andar seco [con lui]
a dormire.
Lo
depone con giuramento esso giovine, ch'è persona nobile etc.
Eretico
e sodomita, padre Beccarelli non avrebbe lasciato traccia, come tanti altri
suoi colleghi che riuscirono a "farla franca".
Alcuni manoscritti conservati
presso la Biblioteca Civica di Brescia ricordano i gusti omosessuali del
Beccarelli: "Con dieci dei suoi collegiali arrivando sin a metter loro
in bocca il membro virile insinuando non per ciò [si commettesse]
peccato, che li timori da loro suggeriti erano scrupoli mossi dal demonio
per far perdere la pace dell' anima".[14]
Il prete ammise sotto tortura
di aver affermato: "Che il matrimonio è il sacramento dei porci,
che bisogna obbedir al direttore anco nelle cose repugnanti, che li bacci,
tatti disonesti, pollutioni, adulteri, commerci carnali ed altre simili
sensualità dishoneste con le persone dell'uno e dell'altro sesso
non siino peccati".[15]
Colpevole o innocente? Cocchetti
dice che il Cardinale Badoaro (colui che condannò Beccarelli): "Fu
costretto a condannarlo, eccitatovi pure dagli altri preti e frati [.]
Non mancavano persone che
credevano nnocente [sic] il Beccarelli, nobili, ricchi, uomini e donne.[16]
Si dice che i presenti all'abiura
di Beccarelli fossero una incredibile moltitudine di cittadini e popolo
[.] "La gran moltitudine, che empiva tutta la piazza, [illeggibile], poggiuoli,
baltresche e fino i coppi d'attorno".[17]
1.Anonimo,
Deliri, et proposizioni Hereticali, prossime all’eresia, erronee, scandalose,
molinismo, et affettata (simula-ta n.d.r.) santità del Beccarelli,
manoscritto, Biblioteca Civica Queriniana di Brescia, BQ.MS.I.II.13, s.d.
2.ibidem
3.Peroni
Vincenzo, Notizie sulla vita e sull’abiura del prete Don Giuseppe Beccarelli,
manoscritto, Biblioteca Civica Queriniana di Brescia, BQ.MS.FE84, sd
4.Archivio
di Stato di Venezia, “Santo Uffizio”, busta 134, "pezza" 42, anno 1708,
contro Giuseppe Beccarelli. Ringra-zio Giovanni Dall'Orto, che le ha rintracciate,
per avermi messo a disposizione le trascrizioni.
14.Deliri,
et proposizioni Hereticali, prossime all'eresia, erronee, scandalose, molinismo,
et affettata (simulata n.d.r.) santità del Beccarelli, manoscritto
anonimo, Biblioteca Queriniana di Brescia, BQ.MS.I.II.13, s.a.
15.Ibidem.
16.Carlo
Cocchetti, Brescia e sua provincia, Milano: Coronia e Caimi, 1859, p. 91
(ristampa dal «Giornale di Brescia», s.d.).
17.Alfonso Cazzago, Libro dei successi di Brescia dal 1700 in poi, manoscritto, p.
73 (copia fotostatica presso l'Archivio Padri della Pace Brescia, segn.
6/97).
Archivio di Stato di Venezia, "Santo Uffizio", busta 134, pezza 42, carte manoscritte senza numerazione. Edito in Romano Canosa, Sessualità e Inquisizione, pp. 217-218 Un ringraziamento particolare va a Giovanni Dall’Orto. Solo grazie al suo ritrovamento il mio lavoro ha avuto inizio e valore storiografico.