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RASSEGNA STAMPA (continua)

In questa pagina:

- "Pride" n. 83, maggio 2006 - Recensione di Francesco Gnerre.
- Gay.tv, 31 mar 06 - Esce a maggio "L'omo delinquente"

- Clubbing, aprile 2006 - L'omo delinquente


Francesco Gnerre - "Pride" n. 83, maggio 2006.

 

Enrico Oliari,

L’omo delinquente. Scandali e delitti gay dall’Unità a Giolitti,

Prospettiva editrice,

Civitavecchia, 2006, pp. 220, euro 12.

 

Una delle prime difficoltà che incontra lo studioso che voglia indagare la storia dell’omosessualità nei secoli passati è l’invisibilità  dell’oggetto della ricerca. I libri di storia, di letteratura, di filosofia sembrano dare per scontato che tutti siano stati sempre eterosessuali, salvo qualche raro caso di “perversione” o di “anomalia” studiato da esperti della “devianza” (teologi innanzitutto, ma poi anche criminologi, antropologi, psicologi, sessuologi).

Ovviamente non è così. Gli omosessuali, né psicopatici né delinquenti, ci sono sempre stati, ma nelle epoche più ostili e repressive hanno cercato, per sopravvivere, semplicemente di essere invisibili. è per questo che  la  vita omosessuale del passato la possiamo ricostruire solo a partire da scandali e delitti, finiti nelle aule di tribunali e nella cronaca nera, da fatti diventati visibili per la loro straordinarietà, dietro i quali non è però difficile intravedere una diffusa normalità omosessuale.

Sfogliando i giornali  dell’ Italia postunitaria (dal 1863 al 1910), Enrico Oliari ha  ricostruito  diciannove di questi “fatti straordinari”  e li ha raccolti sotto il titolo L’omo delinquente, con ironica allusione al celebre L’uomo delinquente del criminologo ottocentesco Cesare Lombroso.

L’operazione è di grande interesse perché le storie raccontate, quasi tutte inedite, fanno  emergere dal buio dei secoli passati frammenti di una storia dell’omosessualità ancora tutta da scrivere.

Nei resoconti giudiziari e nelle cronache giornalistiche dell’epoca i toni sono sempre allarmati e scandalizzati, l’omosessualità è  vizio, “libidine contro natura”, “offesa al pubblico pudore”, “pervertimento sessuale”,  “turpitudine innominabile”, e gli omosessuali  rischiano la galera anche se manifestano la loro reciproca attrazione nel chiuso di una camera d’albergo, come succede nel 1884 a due malcapitati giovani gay a Genova.

Cionostante l’omosessualità è ugualmente praticata presso tutte le classi sociali, e qua e là emergono anche momenti, se non di accettazione, almeno di tolleranza popolare, come quando si dice a proposito di un prete che. malgrado il suo “vizio” noto a tutti, i campagnoli e gli operai della sua parrocchia “lo compativano e lo rispettavano”.

Rilette oggi, alcune di queste storie appaiono  divertenti  e boccaccesche, come  lo scandalo dei fattorini telegrafici di Bologna del 1908 (con l’intervento di un  commissario ministeriale) che oltre ai telegrammi consegnavano a domicilio anche se stessi, o quello dei pompieri di Milano (che spegnevano col loro corpo molti tipi di ardori), del 1909, che vede coinvolti assessori e altisonanti nomi della nobiltà (fino alle dimissioni del sindaco di Milano!), con tutto uno strascico di schiaffi e duelli, e con  le scontate invettive moralistiche in difesa dei pompieri, “vittime innocenti” proletarie dell’aristocrazia viziosa.

Altre sono storie di veri e propri omocidi, come l’uccisione di un anziano sacerdote di Palo, una frazione di Ladispoli sulla costa laziale, ammazzato nel 1907 da tre balordi che erano stati  suoi “camerieri” e che, arrestati, cercano di giustificare il loro assassinio tirando in ballo  la  “nausea” di fronte alle proposte oscene del sacerdote; uno di loro aggiunge, come da manuale omofobico: “è la sorte di quella gente. Tutti così hanno da finire”.

Un dato interessante è l’alta percentuale di sacerdoti coinvolti in scandali di omosessualità, all’epoca stigmatizzati da una stampa anticlericale molto agguerrita nell’Italia liberale del tempo, e di cui successivamente si sono perse le tracce.

Tuttavia, a differenza di quanto avveniva in altre parti d’Europa, dove operavano anche figure di militanti omosessuali come Karl Heinrich Ulrichs o Magnus Hirschfeld, in Italia manca ancora del tutto un punto di vista omosessuale, e la stampa di sinistra non è certo più tenera nei confronti dell’omosessualità di quella di destra.

Enrico Oliari (le cui altre ricerche si possono leggere sul suo sito www.oliari.com) comunque non si addentra in analisi storiche o sociologiche, ma ricorrendo spesso a citazioni da cronache giudiziarie o dai giornali dell’epoca, e con uno stile piano, giornalistico, semplicemente racconta i fatti. Oltre a ciò, quasi a sottolinearne con più forza  la drammatica verità, accompagna la narrazione con immagini dei luoghi dove i fatti accaddero e le foto del libro, come scrive Giovanni Dall’Orto nella prefazione, “rendono meno distante, e più visibile e immediata, la Storia che emerge dalle molte storie qui raccontate”.

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Gay.tv, 31 mar 06

 

L’omo delinquente

 

Edito da Prospettiva Editrice, uscirà il prossimo maggio “L’omo delinquente, scandali e delitti gay dall’Unità a Giolitti”, il nuovo libro di Enrico Oliari.
“L'omo delinquente - ha dichiarato Giovanni Dall'Orto - colma un vuoto nella ricerca storica sull'omosessualità in Italia. Banalmente: con un paio solo d'eccezioni, tutti i casi di cronaca qui presentati non erano mai stati studiati prima. Si tratta perciò di materiale nuovo, che allarga il cono di luce che riusciamo oggi a gettare sulle tenebre del passato”.

Il saggio di Oliari sarà presentato il 4 maggio presso la Fiera del Libro di Torino (Sala Spazio Autori per Libri). All’incontro interveranno Alessandro Cecchi Paone, l'on. Franco  Grillini, Giovanni Dall'Orto e Andrea Giannasi.

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Clubbing, aprile 2006

 

L'omo delinquente

 

di Enrico Oliari

Come giustamente ha osservato Giovanni Dall’Orto, che ne cura la prefazione, con questo studio si è voluto colmare un vuoto nella ricerca storica sull'omosessualità in Italia; l’autore ha quindi riportato alla luce diversi fatti di cronaca, conosciuti o meno, che, in tempi non troppo lontani, videro coinvolti gli “urningi”, come si definivano allora i gay. E così si va dal caso di due gay condannati per essere stati “uditi” e non visti nel loro rapporto sessuale, al più classico abuso sugli alunni da parte del sacerdote del collegio, dalla condanna del colonnello per “atti immorali” sui sottoposti, alla lesbica che uccide il marito per vivere segretamente con la compagna. Il saggio, scritto con tono piano e giornalistico (Oliari è collaboratore di diversi periodici), riporta anche fatti che all’epoca occuparono le pagine della cronaca, come la condanna per prossenetismo e per pornografia del fotografo tedesco von Plueschov nella Roma del 1907, o i “fatti di Varazze” dove, per un sospetto caso di abuso sessuale da parte di un padre salesiano sul giovane Besson, vi furono manifestazioni di piazza in tutta l’Italia, con morti alla Spezia, aggressioni fisiche ai preti e persino l’intervento del papa e del Capo del Governo. Con “L’omo delinquente” (il richiamo ironico va al titolo del celeberrimo L'uomo delinquente del criminologo ottocentesco Cesare Lombroso) Oliari apre una finestra sul modo di percepire l’omosessualità nell’Italia di fine Ottocento inizio Novecento, meno penalizzata dal punto di vista giuridico, ma vista come una malattia di carattere neuro-psichiatrico e comunque sempre come un male immorale, tale da aggiungere, a chi rimaneva coinvolto in uno scandalo, una sorta di doppia colpa.
Per prenotarne una copia: www.oliari.com/omodelinquente.html -


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