- Bufera adozioni fra i gay - Gay.it, 17 lug 03
Volti e risvolti
Il militante gay fa le pulci a Fini
Enrico Oliari si batte dentro An per i diritti degli omosessuali
di Luca Fregona
BOLZANO.
«Fini è scivolato su una buccia di finocchio». La battuta
è di Enrico Oliari, 32 anni, gay dichiarato con tessera di An in
tasca. Gli uscì quando Fini disse che mai e poi mai avrebbe accettato
un maestro omosessuale per i suoi figli. Oliari, militante a tutto tondo,
gli rispose per le rime. Da anni sta combattendo una battaglia perché
il partito riconosca i diritti degli omosessuali. E regolarmente si scontra
con i vertici che lo tollerano senza amarlo. Ma lui resiste. Con un sogno:
diventare deputato.
Gay
di destra: non è una contraddizione?
«E
perché? Io sono culturalmente e politicamente di destra. Un moderato,
intendiamoci, un liberal. Non vedo perché, come gay, non possa avere
il diritto di fare politica dentro
un partito di destra. Rinunciare equivarrebbe ad autodiscriminarsi».
Ma
la destra non è sempre stata omofoba?
«La
destra rispecchia quello che succede nella società, né più
né meno. L'omosessualità è semplicemente un orientamento
sessuale. C'è chi nasce con gli occhi azzurri, chi con i capelli
neri, e chi gay. Non c'entra nulla con la tessera di un partito. Alcuni,
a destra, l'hanno capito. Altri, molti, ancora no. Ma io rimango fiducioso».
Però
tradizionalmente le battaglie per i gay le ha portate avanti la sinistra...
«Io
non credo nel binomio sinistra-gay. Il governo d'Alema non ha fatto nulla
per noi. Ho militato per alcuni anni nell'Arci-gay. Ma non mi sentivo casa.
Per questo ho fondato un'associazione (Gay lib), che raccoglie gli omosessuali
di destra e oggi ha 400 aderenti».
Quando
ha deciso di venire allo scoperto?
«Nel
1992. Avevo 22 anni, ed ero iscritto al Fronte della gioventù. Non
avevo ancora dichiarato pubblicamente la mia omosessualità. Ma la
voce circolava. Un giorno il segretario mi chiama e mi dice che sono stato
espulso perché l'omosessualità è incompatibile con
la militanza nel partito».
Lei
cosa fece?
«Avevo
due possibilità: andarmene con la coda tra le gambe, o scatenare
un caso. Scelsi la seconda. Chiamai i giornali. Due giorni dopo, su pressione
di Alessandra Mussolini, Fini mi fece reintegrare d'autorità».
E
Holzmann?
«Ha
sempre detto che non sapeva nulla dell'espulsione. E io gli credo. Con
me è sempre stato più che corretto».
Ma
non si è chiesto "cosa ci faccio qua dentro"?
«No.
L'espulsione fu invece la molla per far esplodere la "questione omosessuale"
dentro il partito. Per far capire che non siamo disposti a farci mettere
i piedi in testa».
L'hanno
seguita in molti?
«Qualcuno.
Non sono più solo. Nella base ci sono molti omosessuali. Anche qualche
deputato lo è, però non ha il coraggio di ammetterlo. Il
mio partito non può continuare a guardare dall'altra parte, a far
finta di niente, a marciare contro un'Europa che ormai sta riconoscendo
le unioni civili tra persone dello stesso sesso».
Oggi
la sua presenza è accettata o tollerata?
«Tollerata.
E' stato molto importante essere diventato un personaggio pubblico. Andare
da Costanzo, o finire su Repubblica, mi garantisce una specie di immunità».
Al
congresso di Bologna lei ha chiesto a Fini di parlare. Ma non le è
stato concesso...
«Già.
Chi aveva qualcosa da dire veramente, non ha potuto parlare».
Lei
è piuttosto severo col suo partito...
«Sì.
Purtroppo ho notato addirittura un'involuzione rispetto al vecchio Movimento
sociale».
In
che senso?
«Il
Msi era più attento alle minoranze, non dico ai gay, questo no.
Però difendeva le categorie sociali più disagiate. Cosa che
oggi An non fa. E' troppo concentrata nella gestione del potere».
Sta
dicendo che era più tollerante il vecchio Msi?
«An
ha assorbito una parte della "diaspora" Dc. Sono arrivati i vecchi democristiani
che hanno dato una forte impronta cattolica al partito. Siamo diventati
una Dc di destra, bacchettona e conservatrice. E i cattolici, si sa, sono
molto chiusi nei confronti dei gay».
I gay: siamo ancora discriminati. Menia li attacca e scoppia la polemica
BOLOGNA
- «Il Msi era un partito attento alle minoranze, oggi invece An sembra
un partito bigotto, quasi una Democrazia Cristiana di destra». È
l'accusa che il leader di Gaylib, l'organizzazione dei gay del centrodestra,
Enrico Oliari, ha rivolto ad An. Quindi Oliari chiede a Fini di condannare
nettamente ogni discriminazione fondata sulle differenze sessuali: «Ci
deve dire se le sue scivolate sui maestri gay, se le posizioni ribadite
anche recentemente da pazzi del partito secondo cui l'omosessualità
è sinonimo di perversione, sono ormai alle nostre spalle. Si tratta
di posizioni che non fanno onore a un partito che vuole essere di destra
moderata».
Per
tutta risposta, dal palco del congresso, il deputato Roberto Menia esordisce:
«Attenzione alla storia delle minoranze, siamo al punto che per essere
politicamente corretti devi essere gay...culo per forza». La platea
applaude, ma Enzo Palmesano dell’assemblea di An chiede le sue dimissioni
e una presa di distanza ufficiale da parte di Fini.
Palmesano
ha presentato alla presidenza del Congresso una proposta di delibera in
cui si chiede ai delegati di condannare ogni discriminazione sessuale.
«An condanna - si legge nella prima proposta - qualsiasi forma di
discrimanzione fondata sull'orientamento sessuale. An si impegna ad attivarsi
in ogni sede per la difesa dei diritti delle persone omosessuali».
«Oggi An - ha commentato Palmesano - ha un occasione storica, visto
che la sinistra quando era al governo ha deluso molto non facendo nulla
per tutelare gli omosessuali». Malgrado ciò, la destra, secondo
Palmesano, registra su quest'argomento ancora un certo ritardo rispetto
all'Ulivo: «Nei Ds persone come Franco Grillini hanno faticato tanto,
ma alla fine sono andati in Parlamento. Da noi ci sono difficoltà
maggiori a esprimere le nostre idee nel partito e nelle istituzioni».
Scivolone di Menia sui gay: Palmesano: "Devi dimetterti"
BOLOGNA
- Querelle sul «politicamente corretto» al congresso di An
di Bologna. A scatenare la reazione di Enzo Palmesano, il componente dell'Assemblea
nazionale che al congresso di Fiuggi riuscì a far approvare il documento
di condanna delle leggi razziali, è
stato l'intervento di Roberto Menia, che dal podio del congresso ha detto
che ormai si è al punto che per essere politicamente corretti occorre
essere gay.
Palmesano
ha preso carta e penna e ha diffuso una dichiarazione nella quale ha giudicato
queste parole di «estrema gravita» ed ha chiesto le dimissioni
di Menia, assessore alla Cultura di Trieste. Non solo, ha anche sollecitato
il presidente Fini a «prendere le distanze, se lo riterrà
opportuno, anche se Menia è tristemente in sintonia con la scivolata
di Fini sui maestri gay».
Menia,
che nella sua qualità di assessore è anche presidente della
commissione per il Museo nazionale della Risiera, «non può
ulteriormente occuparsi - ha sottolineato Palmesano - della Risiera di
San Sabba dove gli ebrei, unica minoranza che l'esponente triestino non
ha citato, venivano massacrati».
Palmesano
ha fra l’altro presentato alla presidenza del Congresso due proposte di
delibera in cui si chiede ai delegati di condannare ogni discrinazione
sessuale e di cambiare il simbolo abbandonando la Fiamma e la scritta Msi.
«An condanna - si legge nella prima proposta - qualsiasi forma di
discrimanzione fondata sull'orientamento sessuale. An si impegna ad attivarsi
in ogni sede per la difesa dei diritti delle persone omosessuali».
«Il
Msi era un partito attento alle minoranze, oggi invece An sembra un partito
bigotto, quasi una Democrazia Cristiana di destra» è infine
l'accusa che il leader di Gaylib, l'organizzazione dei gay del Centrodestra,
Enrico Oliari, ha rivolto al partito di Gianfranco Fini in una conferenza
stampa a margine del congresso.
Il giallo del razzista gay
IL GIALLO DEL RAZZISTA GAY
Vedi anche l'editoriale di Enrico Oliari sull'omicidio Fortuyn
Fortuyn,
complicato assassinio politico. Le Pen tira fuori l'ambiente gay. "Omosex
e razzista: come si può?" dicono Oliari (An) e Vendola (Rifondazione).
Ma Grillini (Ds) difende il leader olandese.
Forse
solo nella civile Olanda si può essere gay e razzisti, xenofobi.
Forse solo nell'unico paese al mondo in cui essere gay è praticamente
normale, un omosessuale può fondare un partito di estrema destra:
la liberazione dei gay può avere anche effetti negativi, come quelli
comuni a chi, appena senza catene, le vuol mettere ad altri. Strano fenomeno
della vita politica olandese, dichiaratamente ed ostentatamente gay, Pym
Fortuyn si era imposto nel marzo scorso con una netta vittoria alle elezioni
locali a Rotterdam con il suo partito di estrema destra "Rotterdam vivibile"
e una piattaforma fortemente xenofoba. Eppure proveniva da una formazione
marxista. Difendeva la "tradizione di tolleranza" del suo paese, ma definiva
l'Islam una cultura di retroguardia ("Per i musulmani - scriveva - io come
omosessuale sono meno di un porco"). Per i drogati predicava l'overdose.
Si apprestava a partecipare alle
elezioni che si dovrebbero tenere il 15 maggio prossimo (ma il condizionale
è d'obbligo, forse saranno rimandate), con una lista che porta il
suo nome, fondata dopo essere stato defenestrato dal suo partito. Una lista
che, stando ai sondaggi dovrebbe raccogliere circa il 17 % dei consensi,
ossia quasi quanto ciascuno dei due principali partiti olandesi attualmente
al governo.
Ma
Pym Fortuyn è stato assassinato. Sei colpi di arma da fuoco sparati
da un uomo già fermato ma non ancora identificato, lo hanno raggiunto
alla testa e al torace ieri pomeriggio a Hilversum, dove aveva appena terminato
un'intervista radiofonica. Proprio sui media Fortuyn aveva basato il suo
successo: in un paese come l'Olanda, abituato a confronti civili e toni
pacati, la sua dialettica provocatoria, estrema, ricca di affermazioni
eccessive aveva scosso l'audience televisivo, prima ancora che le coscienze
politiche. A conquistare molti elettori era stata soprattutto la sua piattaforma
anti-immigrazione, con punte accese ("Troppi gli immigrati illegali, l'Olanda
è piena", disse in un'intervista all'inizio di febbraio).
I
motivi dell'omicidio sono ancora ignoti: oggi pare che l'uomo arrestato
con l'accusa di aver sparato a Fortuyn facesse parte di una formazione
di estrema sinistra, ma ieri da parte di un esponente vicino al francese
Le Pen, si esplicitava l'ipotesi che l'omicidio potesse essere motivato
dallo "stile di vita" di Fortuyn, ovvero dalla sua omosessualità.
Nonostante molti giornali li accostino, tra il politico olandese e il candidato
sconfitto alla presidenza francese non correva affatto buon sangue. Al
leader di estrema destra francese non piaceva l'ostentata omosessualità
del primo, e interrogato sulla sua politica, affermava addirittura di non
conoscerlo.
Ma
come può un omosessuale dichiarato e orgoglioso schierarsi su posizione
intolleranti, razziste e xenofobe? Secondo Nichi Vendola, parlamentare
di Rifondazione e tra i fondatori di Arcigay, è opportuno riflettere
su come mai "le minoranze che si integrano possano smarrire il senso delle
discriminazioni subite: così molti gay ricchi possono assumere posizioni
di destra anche estrema, come molti immigrati del sud possono, una volta
integrati nella società del nord, votare per la Lega". Tuttavia,
secondo Vendola, bisogna stare in guardia: "il razzismo è una macchina
piena di automatismi: si comincia con un musulmano, si passa per un ebreo,
poi uno zingaro ma si finisce anche agli omosessuali".
Posizioni
simili esprime anche Enrico Oliari, leader del movimento di omosessuali
di centro-destra GayLib: "come può un omosessuale, quindi una persona
che appartiene a una categoria perseguitata, farsi portavoce di persecuzioni
verso gli stranieri?". Condanna a tutto tondo, quindi? Qualche distinguo
c'è: "Ci sono persone che stanche di vedere come vanno le cose reagiscono
sostenendo formazioni di estrema destra populista come quella di Fortuyn,
di Le Pen o di Haider - afferma Oliari - Ma è vero che alcune posizioni
sull'immigrazione, ad esempio, vanno riviste. Pur tenendo fede al principio
di eguaglianza sancita anche dalla rivoluzione francese".
Giudizio
diverso sulla figura di Haider lo dà un altro leader storico del
movimento gay in Italia. Per Franco Grillini non si può accostare
Fortuyn a Haider o Le Pen: "pur avendo posizioni di destra in economia,
e pur essendo un personaggio dalle tinte forti, dotato di grande comunicativa
come tutti i demagoghi - afferma il presidente onorario Arcigay e deputato
DS - Fortuyn non era razzista, non era contro tutti gli stranieri. Era
contro l'immigrazione islamica, perché temeva che questa potesse
mettere a repentaglio i livelli di libertà conquistati in Olanda.
Non proponeva un razzismo etnico, come Haider o Bossi, ma una critica di
carattere liberale. Da questo punto di vista è significativa la
lettera pubblicata su NOI in cui un lettore si dice preoccupato dal fatto
che a Rotterdam due gay che si tengono per mano rischiano di essere picchiati
da islamici intolleranti".
La
vicenda di Fortuyn è, per Grillini, occasione per la sinistra per
rivedere la sua posizione in tema di immigrazione: "Occorre introdurre
il concetto di reciprocità: gli immigrati devono accettare le regole
del paese che li ospita, la sua cultura, le sue posizioni ideologiche.
Io non condivido quasi nulla di quello che diceva Fortuyn, ma sarebbe sbagliato
non capire che in quello che diceva c'è un messaggio importante".
Gay.it, 17 lug 03
di Mario Cirrito
La bozza di nuovo Statuto della Regione Campania lancia il tema; Grillini e la
De Simone rilanciano in aula. Ma Oliari di GayLib si dissocia. E arriva alle
dimissioni.
Milano
- La battaglia tutta italiana sulle adozioni e sulla possibilità di sostenere
la fecondazione assistita a coppie omosessuali ha scatenato polemiche senza fine
anche tra le associazioni gay. Enrico Oliari, presidente di GayLib dopo
un'accesa discussione tra alcuni militanti e bocciata la proposta di Franco
Grillini sui "trash children", invia un comunicato dall'estero, dove
si trova per una breve vacanza, rassegnando le proprie dimissioni. Qualcun altro
si autosospende, insomma un piccolo putiferio sconvolge per tutta la giornata di
ieri i gay liberali vicini al centrodestra.
Tutto nasce alla Regione Campania dove maggioranza e minoranza sono alle prese
con la bozza del nuovo Statuto. Ma c'è maretta anche tra i componenti politici
che sostengono la giunta Bassolino; l'articolo 8 infatti prevede l'adozione e la
procreazione assistita non solamente per le coppie regolarmente sposate ma anche
per gli omosessuali. L'ala moderata della Margherita insorge e l'ex presidente
del Senato Nicola Mancino chiede ai suoi di stilare un emendamento soppressivo
dell'articolo 8. Scendono in campo anche il clero e alcuni rappresentanti del
centrodestra e perfino il ministro Sirchia che dichiara: "La
regolamentazione della fecondazione assistita è di competenza nazionale e non
spetta alle Regioni".
Anche per Alessandra Mussolini quell'articolo è uno scempio e Titti De Simone
nel "question time" alla Camera dopo l'intervento di Grillini che
ritiene offensivi i toni usati dall'esponente di An, chiede come sia possibile
che la Mussolini che dice di essere vicina alla causa dei gay poi è avversa
all'estensione dei diritti dei cittadini. Le ire clericali e dei moderati e
l'autorevole intervento di Mancino fanno scendere in campo lo stesso Bassolino
che dichiara di non saper nulla sulla discussione avvenuta in commissione
Statuto.
La genialità e la lunga militanza del deputato Franco Grillini sgorga in una
proposta altrettanto importante. In America, spiega Grillini, ai gay vengono
affidati i "trash children", bambini orfani, sieropositivi e che
nessuno vuole. Se ne deduce che se le coppie omosessuali Usa riescono a crescere
bambini così particolari e con gravi problemi, può avvenire anche con bambini
sani senza alzare futili immotivate obiezioni dettate più dal credo politico
che non dal desiderio rivolto a salvare creature altrimenti destinate ad una
vita incerta. Ma quel "trash children" getta nello scompiglio il
presidente GayLib Oliari che in un intervista rilasciata al quotidiano "Il
Resto" di Roma, alla domanda di Daniele Priori su cosa ne pensavano quelli
di GayLib in merito alla proposta della Regione Campania risponde:
"Proposte di questo tipo mi trovano sempre profondamente contrario. (…)
Il concetto sbagliato a priori è quello che mette davanti il diritto della
coppia di adottare. Deve essere, infatti, preso in considerazione per primo il
diritto del bambino di essere adottato. Questo è l'elemento che distingue noi
gay di centrodestra dagli amici di centrosinistra. (…) Altre proposte, come
quella dell'amico Franco Grillini, di dare in adozione i "bambini
spazzatura", cioè orfani, handiccapati o malati di aids, mi sembra un'idea
nazista".
E così questo passaggio dell'intervista mette in subbuglio i suoi stessi
militanti: ma, per caso, Oliari ha dato del nazista a Grillini? E poi è così
palese che i gay di centrodestra sono contrari alle adozioni? Roberto Schena,
uno degli esponenti di punta si autosospende ritenendo di non poter accettare di
stare in un movimento che esprime aberrazioni su argomenti chiave che sono e
restano patrimonio e quindi discussione di tutti i movimenti omosessuali. Anche
Marco Volante che di tempo e forze ne spende davvero tante nell'organizzazione
presieduta da Oliari, fa un salto sulla sedia. La questione delle adozioni non
puo essere affrontata direttamente. Poi precisa: "Posto che il diritto
all'adozione, come è giustamente sottolineato nell'articolo, è un diritto in
capo esclusivamente al minore, così non è per la fecondazione assistita che è
un diritto della donna o della coppia. Dichiarare che i figli hanno bisogno di
un padre e di una madre è una dichiarazione politica che con la scienza nulla
ha a che fare, per cui, precisando che non sono d'accordo che GayLib prenda
qualunque posizione in merito, pretendo che qualunque affermazione politica così
delicata non si affronti con questa leggerezza. Ed è anche bene capire adesso
che il nostro movimento non è mai stato e mai sarà un movimento di
centrodestra".
Le parole di Volante non restano isolate e tanti altri dichiarano di essere
favorevolissimi all'istituto delle adozioni anche se quella dichiarazione di
Oliari brucia davvero e tanto. E sul far della sera, dal suo luogo di vacanza
Enrico Oliari, l'unico politico omosessuale di An, presidente di GayLib,
convinto che ai bambini servono una madre e un padre, scrive ai suoi due righe:
"A giudizio di alcuni non capisco nulla e sono influenzato da An e c'è
inoltre chi si autosospende. Io mantengo le mie idee con annesse dichiarazioni e
mi dimetto io da GayLib". Parole laceranti che non aiutano nessuno e
nessuna causa. E in molti sperano che Oliari voglia tornare al suo posto alla
guida del movimento liberale.