PAGINA WEB DI ENRICO OLIARI

RASSEGNA STAMPA (continua)
In questa pagina:
- Volti e risvolti - Alto Adige, 14 apr 02
- I gay: siamo ancora discriminati. Menia li attacca e scoppia la polemica - Il Messaggero, 7 apr 02
- Scivolone di Menia sui gay: Palmesano: "Devi dimetterti" - Il Piccolo di Trieste, 7 apr 02
- Il giallo del razzista gay - Gay.it, 7 mag 02

- Bufera adozioni fra i gay - Gay.it, 17 lug 03



Alto Adige, 14 apr 02

Volti e risvolti

Il militante gay fa le pulci a Fini

Enrico Oliari si batte dentro An per i diritti degli omosessuali

di Luca Fregona

BOLZANO. «Fini è scivolato su una buccia di finocchio». La battuta è di Enrico Oliari, 32 anni, gay dichiarato con tessera di An in tasca. Gli uscì quando Fini disse che mai e poi mai avrebbe accettato un maestro omosessuale per i suoi figli. Oliari, militante a tutto tondo, gli rispose per le rime. Da anni sta combattendo una battaglia perché il partito riconosca i diritti degli omosessuali. E regolarmente si scontra con i vertici che lo tollerano senza amarlo. Ma lui resiste. Con un sogno: diventare deputato.
Gay di destra: non è una contraddizione?
«E perché? Io sono culturalmente e politicamente di destra. Un moderato, intendiamoci, un liberal. Non vedo perché, come gay, non possa avere il diritto di fare politica dentro un partito di destra. Rinunciare equivarrebbe ad autodiscriminarsi».
Ma la destra non è sempre stata omofoba?
«La destra rispecchia quello che succede nella società, né più né meno. L'omosessualità è semplicemente un orientamento sessuale. C'è chi nasce con gli occhi azzurri, chi con i capelli neri, e chi gay. Non c'entra nulla con la tessera di un partito. Alcuni, a destra, l'hanno capito. Altri, molti, ancora no. Ma io rimango fiducioso».
Però tradizionalmente le battaglie per i gay le ha portate avanti la sinistra...
«Io non credo nel binomio sinistra-gay. Il governo d'Alema non ha fatto nulla per noi. Ho militato per alcuni anni nell'Arci-gay. Ma non mi sentivo casa. Per questo ho fondato un'associazione (Gay lib), che raccoglie gli omosessuali di destra e oggi ha 400 aderenti».
Quando ha deciso di venire allo scoperto?
«Nel 1992. Avevo 22 anni, ed ero iscritto al Fronte della gioventù. Non avevo ancora dichiarato pubblicamente la mia omosessualità. Ma la voce circolava. Un giorno il segretario mi chiama e mi dice che sono stato espulso perché l'omosessualità è incompatibile con la militanza nel partito».
Lei cosa fece?
«Avevo due possibilità: andarmene con la coda tra le gambe, o scatenare un caso. Scelsi la seconda. Chiamai i giornali. Due giorni dopo, su pressione di Alessandra Mussolini, Fini mi fece reintegrare d'autorità».
E Holzmann?
«Ha sempre detto che non sapeva nulla dell'espulsione. E io gli credo. Con me è sempre stato più che corretto».
Ma non si è chiesto "cosa ci faccio qua dentro"?
«No. L'espulsione fu invece la molla per far esplodere la "questione omosessuale" dentro il partito. Per far capire che non siamo disposti a farci mettere i piedi in testa».
L'hanno seguita in molti?
«Qualcuno. Non sono più solo. Nella base ci sono molti omosessuali. Anche qualche deputato lo è, però non ha il coraggio di ammetterlo. Il mio partito non può continuare a guardare dall'altra parte, a far finta di niente, a marciare contro un'Europa che ormai sta riconoscendo le unioni civili tra persone dello stesso sesso».
Oggi la sua presenza è accettata o tollerata?
«Tollerata. E' stato molto importante essere diventato un personaggio pubblico. Andare da Costanzo, o finire su Repubblica, mi garantisce una specie di immunità».
Al congresso di Bologna lei ha chiesto a Fini di parlare. Ma non le è stato concesso...
«Già. Chi aveva qualcosa da dire veramente, non ha potuto parlare».
Lei è piuttosto severo col suo partito...
«Sì. Purtroppo ho notato addirittura un'involuzione rispetto al vecchio Movimento sociale».
In che senso?
«Il Msi era più attento alle minoranze, non dico ai gay, questo no. Però difendeva le categorie sociali più disagiate. Cosa che oggi An non fa. E' troppo concentrata nella gestione del potere».
Sta dicendo che era più tollerante il vecchio Msi?
«An ha assorbito una parte della "diaspora" Dc. Sono arrivati i vecchi democristiani che hanno dato una forte impronta cattolica al partito. Siamo diventati una Dc di destra, bacchettona e conservatrice. E i cattolici, si sa, sono molto chiusi nei confronti dei gay».



Il Messaggero, 7 apr 02

I gay: siamo ancora discriminati. Menia li attacca e scoppia la polemica

BOLOGNA - «Il Msi era un partito attento alle minoranze, oggi invece An sembra un partito bigotto, quasi una Democrazia Cristiana di destra». È l'accusa che il leader di Gaylib, l'organizzazione dei gay del centrodestra, Enrico Oliari, ha rivolto ad An. Quindi Oliari chiede a Fini di condannare nettamente ogni discriminazione fondata sulle differenze sessuali: «Ci deve dire se le sue scivolate sui maestri gay, se le posizioni ribadite anche recentemente da pazzi del partito secondo cui l'omosessualità è sinonimo di perversione, sono ormai alle nostre spalle. Si tratta di posizioni che non fanno onore a un partito che vuole essere di destra moderata».
Per tutta risposta, dal palco del congresso, il deputato Roberto Menia esordisce: «Attenzione alla storia delle minoranze, siamo al punto che per essere politicamente corretti devi essere gay...culo per forza». La platea applaude, ma Enzo Palmesano dell’assemblea di An chiede le sue dimissioni e una presa di distanza ufficiale da parte di Fini.
Palmesano ha presentato alla presidenza del Congresso una proposta di delibera in cui si chiede ai delegati di condannare ogni discriminazione sessuale. «An condanna - si legge nella prima proposta - qualsiasi forma di discrimanzione fondata sull'orientamento sessuale. An si impegna ad attivarsi in ogni sede per la difesa dei diritti delle persone omosessuali». «Oggi An - ha commentato Palmesano - ha un occasione storica, visto che la sinistra quando era al governo ha deluso molto non facendo nulla per tutelare gli omosessuali». Malgrado ciò, la destra, secondo Palmesano, registra su quest'argomento ancora un certo ritardo rispetto all'Ulivo: «Nei Ds persone come Franco Grillini hanno faticato tanto, ma alla fine sono andati in Parlamento. Da noi ci sono difficoltà maggiori a esprimere le nostre idee nel partito e nelle istituzioni».



 Il Piccolo di Trieste, 7 apr 02

Scivolone di Menia sui gay: Palmesano: "Devi dimetterti"

BOLOGNA - Querelle sul «politicamente corretto» al congresso di An di Bologna. A scatenare la reazione di Enzo Palmesano, il componente dell'Assemblea nazionale che al congresso di Fiuggi riuscì a far approvare il documento di condanna delle leggi razziali, è stato l'intervento di Roberto Menia, che dal podio del congresso ha detto che ormai si è al punto che per essere politicamente corretti occorre essere gay.
Palmesano ha preso carta e penna e ha diffuso una dichiarazione nella quale ha giudicato queste parole di «estrema gravita» ed ha chiesto le dimissioni di Menia, assessore alla Cultura di Trieste. Non solo, ha anche sollecitato il presidente Fini a «prendere le distanze, se lo riterrà opportuno, anche se Menia è tristemente in sintonia con la scivolata di Fini sui maestri gay».
Menia, che nella sua qualità di assessore è anche presidente della commissione per il Museo nazionale della Risiera, «non può ulteriormente occuparsi - ha sottolineato Palmesano - della Risiera di San Sabba dove gli ebrei, unica minoranza che l'esponente triestino non ha citato, venivano massacrati».
Palmesano ha fra l’altro presentato alla presidenza del Congresso due proposte di delibera in cui si chiede ai delegati di condannare ogni discrinazione sessuale e di cambiare il simbolo abbandonando la Fiamma e la scritta Msi. «An condanna - si legge nella prima proposta - qualsiasi forma di discrimanzione fondata sull'orientamento sessuale. An si impegna ad attivarsi in ogni sede per la difesa dei diritti delle persone omosessuali».
«Il Msi era un partito attento alle minoranze, oggi invece An sembra un partito bigotto, quasi una Democrazia Cristiana di destra» è infine l'accusa che il leader di Gaylib, l'organizzazione dei gay del Centrodestra, Enrico Oliari, ha rivolto al partito di Gianfranco Fini in una conferenza stampa a margine del congresso.



Gay.it, 7 mag 02

Il giallo del razzista gay

IL GIALLO DEL RAZZISTA GAY

Vedi anche l'editoriale di Enrico Oliari sull'omicidio Fortuyn

Fortuyn, complicato assassinio politico. Le Pen tira fuori l'ambiente gay. "Omosex e razzista: come si può?" dicono Oliari (An) e Vendola (Rifondazione). Ma Grillini (Ds) difende il leader olandese.
 
Forse solo nella civile Olanda si può essere gay e razzisti, xenofobi. Forse solo nell'unico paese al mondo in cui essere gay è praticamente normale, un omosessuale può fondare un partito di estrema destra: la liberazione dei gay può avere anche effetti negativi, come quelli comuni a chi, appena senza catene, le vuol mettere ad altri. Strano fenomeno della vita politica olandese, dichiaratamente ed ostentatamente gay, Pym Fortuyn si era imposto nel marzo scorso con una netta vittoria alle elezioni locali a Rotterdam con il suo partito di estrema destra "Rotterdam vivibile" e una piattaforma fortemente xenofoba. Eppure proveniva da una formazione marxista. Difendeva la "tradizione di tolleranza" del suo paese, ma definiva l'Islam una cultura di retroguardia ("Per i musulmani - scriveva - io come omosessuale sono meno di un porco"). Per i drogati predicava l'overdose. Si apprestava a partecipare alle elezioni che si dovrebbero tenere il 15 maggio prossimo (ma il condizionale è d'obbligo, forse saranno rimandate), con una lista che porta il suo nome, fondata dopo essere stato defenestrato dal suo partito. Una lista che, stando ai sondaggi dovrebbe raccogliere circa il 17 % dei consensi, ossia quasi quanto ciascuno dei due principali partiti olandesi attualmente al governo.
Ma Pym Fortuyn è stato assassinato. Sei colpi di arma da fuoco sparati da un uomo già fermato ma non ancora identificato, lo hanno raggiunto alla testa e al torace ieri pomeriggio a Hilversum, dove aveva appena terminato un'intervista radiofonica. Proprio sui media Fortuyn aveva basato il suo successo: in un paese come l'Olanda, abituato a confronti civili e toni pacati, la sua dialettica provocatoria, estrema, ricca di affermazioni eccessive aveva scosso l'audience televisivo, prima ancora che le coscienze politiche. A conquistare molti elettori era stata soprattutto la sua piattaforma anti-immigrazione, con punte accese ("Troppi gli immigrati illegali, l'Olanda è piena", disse in un'intervista all'inizio di febbraio).
I motivi dell'omicidio sono ancora ignoti: oggi pare che l'uomo arrestato con l'accusa di aver sparato a Fortuyn facesse parte di una formazione di estrema sinistra, ma ieri da parte di un esponente vicino al francese Le Pen, si esplicitava l'ipotesi che l'omicidio potesse essere motivato dallo "stile di vita" di Fortuyn, ovvero dalla sua omosessualità. Nonostante molti giornali li accostino, tra il politico olandese e il candidato sconfitto alla presidenza francese non correva affatto buon sangue. Al leader di estrema destra francese non piaceva l'ostentata omosessualità del primo, e interrogato sulla sua politica, affermava addirittura di non conoscerlo.
Ma come può un omosessuale dichiarato e orgoglioso schierarsi su posizione intolleranti, razziste e xenofobe? Secondo Nichi Vendola, parlamentare di Rifondazione e tra i fondatori di Arcigay, è opportuno riflettere su come mai "le minoranze che si integrano possano smarrire il senso delle discriminazioni subite: così molti gay ricchi possono assumere posizioni di destra anche estrema, come molti immigrati del sud possono, una volta integrati nella società del nord, votare per la Lega". Tuttavia, secondo Vendola, bisogna stare in guardia: "il razzismo è una macchina piena di automatismi: si comincia con un musulmano, si passa per un ebreo, poi uno zingaro ma si finisce anche agli omosessuali".
Posizioni simili esprime anche Enrico Oliari, leader del movimento di omosessuali di centro-destra GayLib: "come può un omosessuale, quindi una persona che appartiene a una categoria perseguitata, farsi portavoce di persecuzioni verso gli stranieri?". Condanna a tutto tondo, quindi? Qualche distinguo c'è: "Ci sono persone che stanche di vedere come vanno le cose reagiscono sostenendo formazioni di estrema destra populista come quella di Fortuyn, di Le Pen o di Haider - afferma Oliari - Ma è vero che alcune posizioni sull'immigrazione, ad esempio, vanno riviste. Pur tenendo fede al principio di eguaglianza sancita anche dalla rivoluzione francese".
Giudizio diverso sulla figura di Haider lo dà un altro leader storico del movimento gay in Italia. Per Franco Grillini non si può accostare Fortuyn a Haider o Le Pen: "pur avendo posizioni di destra in economia, e pur essendo un personaggio dalle tinte forti, dotato di grande comunicativa come tutti i demagoghi - afferma il presidente onorario Arcigay e deputato DS - Fortuyn non era razzista, non era contro tutti gli stranieri. Era contro l'immigrazione islamica, perché temeva che questa potesse mettere a repentaglio i livelli di libertà conquistati in Olanda. Non proponeva un razzismo etnico, come Haider o Bossi, ma una critica di carattere liberale. Da questo punto di vista è significativa la lettera pubblicata su NOI in cui un lettore si dice preoccupato dal fatto che a Rotterdam due gay che si tengono per mano rischiano di essere picchiati da islamici intolleranti".
La vicenda di Fortuyn è, per Grillini, occasione per la sinistra per rivedere la sua posizione in tema di immigrazione: "Occorre introdurre il concetto di reciprocità: gli immigrati devono accettare le regole del paese che li ospita, la sua cultura, le sue posizioni ideologiche. Io non condivido quasi nulla di quello che diceva Fortuyn, ma sarebbe sbagliato non capire che in quello che diceva c'è un messaggio importante".


 

Gay.it, 17 lug 03


di Mario Cirrito
La bozza di nuovo Statuto della Regione Campania lancia il tema; Grillini e la De Simone rilanciano in aula. Ma Oliari di GayLib si dissocia. E arriva alle dimissioni.

 

Milano - La battaglia tutta italiana sulle adozioni e sulla possibilità di sostenere la fecondazione assistita a coppie omosessuali ha scatenato polemiche senza fine anche tra le associazioni gay. Enrico Oliari, presidente di GayLib dopo un'accesa discussione tra alcuni militanti e bocciata la proposta di Franco Grillini sui "trash children", invia un comunicato dall'estero, dove si trova per una breve vacanza, rassegnando le proprie dimissioni. Qualcun altro si autosospende, insomma un piccolo putiferio sconvolge per tutta la giornata di ieri i gay liberali vicini al centrodestra.
Tutto nasce alla Regione Campania dove maggioranza e minoranza sono alle prese con la bozza del nuovo Statuto. Ma c'è maretta anche tra i componenti politici che sostengono la giunta Bassolino; l'articolo 8 infatti prevede l'adozione e la procreazione assistita non solamente per le coppie regolarmente sposate ma anche per gli omosessuali. L'ala moderata della Margherita insorge e l'ex presidente del Senato Nicola Mancino chiede ai suoi di stilare un emendamento soppressivo dell'articolo 8. Scendono in campo anche il clero e alcuni rappresentanti del centrodestra e perfino il ministro Sirchia che dichiara: "La regolamentazione della fecondazione assistita è di competenza nazionale e non spetta alle Regioni".
Anche per Alessandra Mussolini quell'articolo è uno scempio e Titti De Simone nel "question time" alla Camera dopo l'intervento di Grillini che ritiene offensivi i toni usati dall'esponente di An, chiede come sia possibile che la Mussolini che dice di essere vicina alla causa dei gay poi è avversa all'estensione dei diritti dei cittadini. Le ire clericali e dei moderati e l'autorevole intervento di Mancino fanno scendere in campo lo stesso Bassolino che dichiara di non saper nulla sulla discussione avvenuta in commissione Statuto.
La genialità e la lunga militanza del deputato Franco Grillini sgorga in una proposta altrettanto importante. In America, spiega Grillini, ai gay vengono affidati i "trash children", bambini orfani, sieropositivi e che nessuno vuole. Se ne deduce che se le coppie omosessuali Usa riescono a crescere bambini così particolari e con gravi problemi, può avvenire anche con bambini sani senza alzare futili immotivate obiezioni dettate più dal credo politico che non dal desiderio rivolto a salvare creature altrimenti destinate ad una vita incerta. Ma quel "trash children" getta nello scompiglio il presidente GayLib Oliari che in un intervista rilasciata al quotidiano "Il Resto" di Roma, alla domanda di Daniele Priori su cosa ne pensavano quelli di GayLib in merito alla proposta della Regione Campania risponde: "Proposte di questo tipo mi trovano sempre profondamente contrario. (…) Il concetto sbagliato a priori è quello che mette davanti il diritto della coppia di adottare. Deve essere, infatti, preso in considerazione per primo il diritto del bambino di essere adottato. Questo è l'elemento che distingue noi gay di centrodestra dagli amici di centrosinistra. (…) Altre proposte, come quella dell'amico Franco Grillini, di dare in adozione i "bambini spazzatura", cioè orfani, handiccapati o malati di aids, mi sembra un'idea nazista".
E così questo passaggio dell'intervista mette in subbuglio i suoi stessi militanti: ma, per caso, Oliari ha dato del nazista a Grillini? E poi è così palese che i gay di centrodestra sono contrari alle adozioni? Roberto Schena, uno degli esponenti di punta si autosospende ritenendo di non poter accettare di stare in un movimento che esprime aberrazioni su argomenti chiave che sono e restano patrimonio e quindi discussione di tutti i movimenti omosessuali. Anche Marco Volante che di tempo e forze ne spende davvero tante nell'organizzazione presieduta da Oliari, fa un salto sulla sedia. La questione delle adozioni non puo essere affrontata direttamente. Poi precisa: "Posto che il diritto all'adozione, come è giustamente sottolineato nell'articolo, è un diritto in capo esclusivamente al minore, così non è per la fecondazione assistita che è un diritto della donna o della coppia. Dichiarare che i figli hanno bisogno di un padre e di una madre è una dichiarazione politica che con la scienza nulla ha a che fare, per cui, precisando che non sono d'accordo che GayLib prenda qualunque posizione in merito, pretendo che qualunque affermazione politica così delicata non si affronti con questa leggerezza. Ed è anche bene capire adesso che il nostro movimento non è mai stato e mai sarà un movimento di centrodestra".
Le parole di Volante non restano isolate e tanti altri dichiarano di essere favorevolissimi all'istituto delle adozioni anche se quella dichiarazione di Oliari brucia davvero e tanto. E sul far della sera, dal suo luogo di vacanza Enrico Oliari, l'unico politico omosessuale di An, presidente di GayLib, convinto che ai bambini servono una madre e un padre, scrive ai suoi due righe: "A giudizio di alcuni non capisco nulla e sono influenzato da An e c'è inoltre chi si autosospende. Io mantengo le mie idee con annesse dichiarazioni e mi dimetto io da GayLib". Parole laceranti che non aiutano nessuno e nessuna causa. E in molti sperano che Oliari voglia tornare al suo posto alla guida del movimento liberale.


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