PAGINA WEB DI ENRICO OLIARI


RASSEGNA STAMPA (continua)

IN QUESTA PAGINA
- Panorama - Il coraggio di rompere l'ultimo tabù
- Corriere della Sera - Fini: "Un candidato sindaco gay in Italia avrebbe problemi"

- Il Manifesto, 21 dic 06 - Il presepe gay turba la Camera
- Corriere della Sera - Grillini: "Anche la sinistra non ha una cultura liberale"


Panorama, 23/3/2001

 

Il coraggio di rompere l'ultimo tabù

 

Un gay in lista per An. Sarebbe l'ennesimo segno che in Italia la destra è cambiata: è innovativa, garantista, non bigotta. A differenza degli ex rivoluzionari di sinistra.

 

di GIULIANO FERRARA

 

Fini, Berlusconi, Casini: dite qualcosa di sinistra, fate qualcosa di sinistra!». Visto che non ce l'hanno fatta loro, i titolari del progressismo, ad accontentare Nanni Moretti, autore dell'immortale battuta rivolta a Massimo D'Alema, provateci voi. Vedrete che non avrete da pentirvene. Ecco un esempio. Un brav'uomo come Enzo Palmesano, un onesto missino che a Fiuggi ha fatto ad An il favore di presentare e far approvare un limpido emendamento contro l'antisemitismo, chiede a Gianfranco Fini di presentare in lista un gay di destra, un faticone della causa che potrebbe utilmente lavorare, senza retoriche radical-chic, per migliorare le condizioni della minoranza omosessuale: e candidatelo, no? Sennò a che serve aver «lasciato la casa del padre» con dignità, come voi avete fatto? A che serve la rottura di anni con le destre europee dell'intolleranza e del fanatismo nostalgico? Che senso ha la tentazione della modernità, se poi uno se ne resta crucciato a spupazzare i suoi pregiudizi?

La destra un problema di spiazzamento ce l'ha. Dico destra in senso topologico, parlo della coalizione dei moderati, dell'arcipelago delle diverse tribù liberali che ha trovato in Silvio Berlusconi un leader buono per l'alternativa di governo, intendo un arco di forze che preme verso il centro della scena politica e si legittima sempre di più per i suoi programmi pragmatici, per la sua sintonia con il tempo, con il modo di organizzarsi delle circostanze nell'epoca dei mercati aperti. Un qualche gesto utile a riclassificare l'immagine e il significato della lunga opposizione, ora che si candida a governare, tanta gente se lo aspetta.

Per almeno due motivi. Primo. Non è vero che la destra italiana è xenofoba, retriva, impaurita amministratrice delle paure sociali più diffuse. Da cinque anni, nel lavoro parlamentare, nelle sue presenze televisive, nel suo insediamento sociale, nella sua generale partecipazione alla vita pubblica, la coalizione delle opposizioni si comporta con un alto grado di tolleranza, di civiltà, di apertura mentale. La sinistra invece si è presa il monopolio del conformismo, ha svolto la parte conservatrice contro l'innovazione, ha agitato spettri e fatto perno su una logica dei divieti, sulla retorica delle manette, sul controllo di legalità come metafora di un forte controllo sociale, di una pianificazione statolatrica dei vari aspetti della vita economica e civile.

Quando una fregata della Marina italiana ha affondato un barcone pieno di albanesi, le vittime sono state piante dal capo dell'opposizione, perché il governo era distratto. Quando si sono discusse le garanzie individuali del giusto processo, quando è stata in questione la libertà personale di deputati poi risultati estranei alle accuse, quando si è trattato di ammettere o proibire la politica in tv, è la sinistra becera e depressiva che ha fatto la parte un tempo recitata dalle vecchie destre. Se c'è una coalizione che ha un'anima libertaria, una pratica di tolleranza, è quella delle opposizioni, non la maggioranza catto-post-comunista. E allora, forza, non abbiate paura di essere quel che siete, non state lì a truccarvi da codini pensando che questo porterà voti.

C'è poi un'altra questione. La destra nel vecchio senso della parola non ha più alcun senso in un grande paese dell'Europa occidentale e del mondo unificato dall'economia finanziaria moderna, dalla caduta di barriere giuridiche e normative che il tempo e lo sviluppo hanno travolto. A quale bidone nazionalista, a quale provincialismo regressivo, a quale impaurita piccola patria schiva vorrete mai dare rappresentanza, cari capi del centrodestra? Non c'è banchiere, non c'è industriale che non senta l'avanzare nel mondo nuovo di valori laici come i diritti della persona, sul luogo di lavoro e nella società. In Francia, dove i socialisti hanno introdotto riforme giacobine del costume, con successo, la destra moderata e laica è entrata in competizione con loro sul terreno del riformismo civile. E la destra estrema, quella che punta sulle paure, venata di pregiudizio sociale e razziale, è affondata nella sua stessa melma, perde un'elezione dopo l'altra in parallelo con la crisi del vecchio troncone elettorale comunista.

La carta giocata contro di voi è infine una sola: siete, dicono e fanno dire i vostri avversari, compromessi con una visione meschina, confessionale e familista della vita sociale, e non siete in grado di intercettare i benefici della globalizzazione o di organizzare soluzioni moderne per i problemi di questo tempo. Siccome è vero il contrario, piantatela di farvi il belletto conservatore. Tutti sanno che esprimete gli interessi prevalenti del ceto medio e di un pezzo maggioritario della piccola borghesia e del popolo. C'è solo da aggiungere che sapete e volete farlo in modo da rappresentare, almeno idealmente, tutti.


Corriere della Sera, 24 mar 2001

«Un candidato sindaco gay in Italia avrebbe problemi»

 

di Riccardi Bruno

 

L’appello del Foglio: una destra moderna deve abbandonare i pregiudizi

 

MILANO - Un sindaco gay dichiarato? Nessun problema, dice Gianfranco Fini, ma in Francia, non in Italia. Il leader di An, durante un filo diretto ai microfoni di Radio 24 , interviene sul dibattito in corso, anche dentro An, sulle candidature di omosessuali. Fini osserva di non aver trovato «nulla di male» nell’elezione a sindaco di Parigi di Bertrand Delanoë, politico socialista che ha pubblicamente dichiarato la sua omosessualità. «Ma credo - aggiunge il presidente di Alleanza nazionale - che in Italia un candidato gay avrebbe qualche problema». Il motivo risiederebbe nell’ostilità dell’elettorato. «Un gay - spiega - avrebbe problemi con i cittadini che di fronte a un’ostentata preferenza sessuale del candidato potrebbe dire: perché dovrei votarlo?». Fini non dà invece una risposta al collega di partito Enzo Palmesano, distintosi in passato per aver chiesto una condanna esplicita dell’antisemitismo, che nei giorni scorsi ha proposto la candidatura di Enrico Oliari, presidente di Gay-Lib, l’associazione che raccoglie gli omosessuali del centrodestra. «Potrebbe essere il nostro Delanoë», si è augurato Palmesano. Una causa che è stata sposata dal Foglio di Giuliano Ferrara, il quale ha lanciato un vero e proprio appello anche dalle colonne di Panorama . «Che serve - ha scritto rivolgendosi a Fini - aver "lasciato la casa del padre" con dignità, come voi avete fatto? A che serve la rottura di anni con le destre europee dell’intolleranza e del fanatismo nostalgico? Che senso ha la tentazione della modernità, se poi uno se ne resta crucciato a spupazzare i suoi pregiudizi?».
Intanto anche nei Ds non è stata ancora presa una decisione ufficiale sulla candidatura in Emilia del fondatore dell’Arcigay, Franco Grillini.


Il Manifesto, 21 dic 06

 

Il presepe gay turba la Camera


Il bue, l'asinello, i pastori e due coppie omosessuali con cartelli a favore dei Pacs. L'iniziativa a Montecitorio di due deputati della Rosa nel pugno. E scoppia una piccola bufera natalizia
La destra scatenata: «Una volgare offesa e un oltraggio all'identità cristiana dell'Italia». Ma il presidente An di Gaylib risponde: «La nostra Repubblica si fonda sui valori dell'Illuminismo, non quelli cattolici», E mentre la teodem Binetti invita tutti a «difendere quando necessario questo simbolo», Vladimir Luxuria va controcorrente: "Provocazione bigotta, la battaglia deve essere politica"

Eleonora Martini
Roma
Omosessuali in adorazione di Gesù Bambino. Ed è subito scandalo. Tra i pastori (eterosessuali) e gli angeli (asessuati) del presepe allestito a Montecitorio - il tempio della rappresentanza dei cittadini - sono comparsi ieri altri personaggi messi lì «per provocazione» dai deputati della Rosa nel pugno, Bruno Mellano e Donatella Poretti. Niente di meglio che due coppie delle famose bambole Mattel, Barbie e Ken, in versione gay e lesbo, abbracciati davanti alla Sacra famiglia. Posizione che hanno però mantenuto solo per pochi minuti prima che i commessi parlamentari intervenissero per rimuoverli. «Una coppia era composta - spiegano Mellano e Poretti - da due lesbiche con al collo un cartello con la scritta "Anche in Italia il matrimonio omosessuale come nella Spagna di Zapatero". Un'altra coppia era invece formata da due gay con un cartello che incitava "Pacs subito"». Un gesto «dimostrativo», dicono, per chiedere al Parlamento di approvare al più presto una legge per il riconoscimento delle unioni civili. «E' ingiusto - concludono - che milioni di cittadini non possano vedere riconosciuti i loro diritti come ormai avviene in quasi tutta l'Ue».
Apriti cielo: «E' una volgare offesa, un oltraggio al presepe, uno dei simboli più alti della religione cattolica», reagisce Enrico La Loggia, vicepresidente del gruppo di Forza Italia, mentre il suo omologo dell'Udc si chiede sconsolato cosa altro possa accadere ora alla Camera. Apocalittici Francesco Storace e Andrea Ronchi, portavoce di An: «Oltraggiata l'identità cristiana dell'Italia: infangare il presepe rappresenta un punto di non ritorno». Parla di «mancanza di rispetto che non aiuta le coppie gay» la Lega Nord, mentre la senatrice teodem Paola Binetti considera il gesto «un espediente di cattivo gusto», un tentativo di strumentalizzare «qualcosa che appartiene alle radici di tutti noi, credenti e non». E, ringraziando il presidente Bertinotti «per aver voluto allestire alla Camera questo segno tangibile della nostra fede e delle nostre tradizioni», Binetti chiama tutti «a prendere esempio dai commessi di Montecitorio difendendo tempestivamente questo simbolo quando necessario in ogni luogo, quale che sia il proprio ruolo e il proprio posto». Bertinotti, che per tutto il giorno è stato chiamato ad intervenire, ammonisce: «Non c'è nessuna ragione per provocare una polemica inutile e dannosa».
«Una provocazione molto divertente e originale, ma di ampio spessore politico», commenta invece allegramente Enrico Oliari, esponente di An e presidente di Gaylib, l'associazione di gay liberali di centrodestra. «Non vedo il sacrilegio, perché il presepe è il simbolo della casa di tutti gli uomini di buona volontà. Capisco le tradizioni ma il Parlamento è un luogo laico e di tutti, il meno adatto per conservarle. E' anche la Camera degli ebrei, degli immigrati, dei laici, degli agnostici, e degli omosessuali che almeno in questo modo riescono ad entrarvi». Poi, rispondendo ai nazionalalleati ma anche ai teodem, aggiunge: «Vorrei ricordare che la nostra Repubblica non si fonda sui valori del cattolicesimo, ma su quelli dell'Illuminismo; ideali che nascono nell'antica Grecia e non nel Medioevo».
Un'idea affatto sacrilega, anzi «un po' bigotta», invece, per Vladimir Luxuria, che premette: «Io non lo avrei fatto perché se auspico che il Vaticano smetta di impicciarsi dei fatti del Parlamento, evito anche di usare un simbolo religioso per parlare di una battaglia laica». Non lo avrebbe fatto, spiega, anche perché oggi la Camera voterà un nuovo odg, simile a quello decaduto in Senato con la fiducia, che impegna il governo a presentare un pdl sulle unioni civili entro il 31 gennaio. «La battaglia quindi deve essere politica», aggiunge Luxuria che ricorda come il presepe, rappresentando le figure del popolo, abbia subìto nella storia le stesse trasformazioni della società narrata. La deputata Prc non si sente affatto offesa dal presepe a Montecitorio «perché per me è il ricordo di una coppia che è fuggita dall'Egitto alla ricerca di ospitalità in un paese straniero e che, non trovandola, ha dovuto partorire in una stalla. Simbolicamente il presepe narra la tragedia dei migranti che non trovano ospitalità, che bussano alle porte e trovano la legge Bossi-Fini. Forse dentro a ogni migrante cacciato e criminalizzato c'è una divinità».



Corriere della Sera, 24 mar 2001

 

Il fondatore dell'Arcigay

 

Grillini: anche la sinistra non ha una cultura liberale

 

di Riccardi Bruno

 

MILANO - «Durante il World Pride Veltroni aveva promesso candidature garantite per i gay. Si sa che in politica le promesse valgono quel che valgano, ma qui non si tratta di un impegno preso con una persona, ma con una comunità di tre milioni di omosessuali e lesbiche». Franco Grillini, 45 anni, leader storico del movimento omosessuale e presidente onorario dell’Arcigay, a quella promessa ancora ci crede, nonostante le altalene di queste settimane sul suo nome. «Sembra che ultimamente si sia riaperto uno spiraglio», aggiunge. Intanto, però, in via Nazionale, sede dei Ds, è dovuto arrivare a suo sostegno un appello firmato da più di centomila persone. «È stata una vera sollevazione popolare», si compiace Grillini. Ma se è per questo che la Quercia la candiderà, allora forse c’è qualcosa che non va.
«Il problema è che su questi temi abbiamo una classe politica più arretrata del Paese».
Anche quella di centrosinistra?
«Sì, il vero problema, anche a sinistra, è la sottovalutazione dei cambiamenti di costume nella nostra società. Questo ha influito sul mio caso, più che la paura di uno scontro con le gerarchie ecclesiastiche. Figuriamoci, Sodano si fa un baffo di Grillini».
Le discussioni sul suo nome, Palmesano di An che candida il gay Oliari. La rappresentanza degli omosessuali è uno dei temi di questa campagna elettorale.
«Fortunatamente in positivo. La nostra preoccupazione era che la spinta di Bossi, i suoi tavolini contro i gay, peraltro fallimentari, potessero diventare un tema in negativo. E invece c’è una parte sempre più forte della società che si riconosce nella battaglia per i diritti civili. Anche la vittoria di Delanoë a Parigi è un segnale importante».
Però ieri Fini ha detto che in Italia un candidato gay avrebbe qualche problema.
«Fini dovrebbe riflettere che finora le campagne contro gli omosessuali non hanno prodotto voti. L’omofobia non paga, come non ha pagato per Bossi. Questo discorso che la gente non riesce a capire un candidato gay non solo è sbagliato, ma anzi è vero proprio il contrario. Come ha dimostrato il World Pride: il settanta per cento di chi è venuto non era gay. E spero che la vicenda parigina apra gli occhi anche alla sinistra».
Che fa, condivide il giudizio di Oliari quando dice che se la destra è «omofoba e bigotta, la sinistra vive in mezzo all’immobilismo e all’ipocrisia»?
«Io so che in trecento Comuni la sinistra ha fatto approvare i registri delle unioni civili. Però c’è una parte che da sempre difetta di cultura liberale. La sinistra italiana è molto più indietro di tutti i partiti confratelli europei, persino del Portogallo».
E rischia di essere scavalcata da Rifondazione.
«Bertinotti annunciando candidature di gay ha fatto un’operazione spettacolare. Ma su questo terreno noi auspichiamo la concorrenza e ben venga che ci sia pure un interesse della destra».


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