RASSEGNA STAMPA (continua)
In questa pagina:
- L'Unità, 24 mag 11: Insulti e turpiloquio alla Camera contro la legge antiomofobia
- Il Secolo XIX, 18 mag 11: Napolitano: «Basta irridere i gay»
- La Repubblica - Bologna. 9 mag 11: Storia di Stefano, attore gay candidato per la Lega Nord
- Il Sexolo XIX, 21 apr 11: Aggredita la parlamentare Pd Paola Concia
- Lettera43, 10 mag 11: Coming out alla padana. Dalle icone gay alla confessione di Guida: l'anima omo della Lega.
- Gay.it, 20 mag 11: Legge Omofobia, Concia furiosa: "Una vergogna la bocciatura"
- Virgilio, 11: Eropride. Lady Gaga spacca politica, c'è chi sfila e chi...
- Libertiamo, 13 giu 11: Primum depenalizzare, deinde legalizzare: in hoc signo (Italia) vinces
L'Unità, 24 mag 11
Insulti e turpiloquio alla Camera contro la legge antiomofobia
di Bufalini Jolanda
Buttata in rissa anche la questione della legge di contrasto all'omofobia, con
l'esponente del Pdl Giorgio Stracquadanio che straripa nel turpiloquio, con
l'Udc Luisa Santolini che mette sullo stesso piano omosessualità e pedofilia, e
Rocco Buttiglione per il quale la legge «promuove lo stile di vita omosessuale»,
con la sottosegretario Eugenia Roccella che chiama l'Udc a serrare i ranghi al
ballottaggio. Lo show di Stracquadanio a beneficio del voto di domenica prossima
ha come teatro l'Aula della Camera dei deputati semideserta, ieri mattina, poco
dopo le dieci: «La violenza che ha colpito Paola Concia e la sua compagna è la
stessa violenza che colpisce le nostre donne in campagna elettorale, additate
come puttane e che sono state additate come puttane da manifestazioni intere in
questo Paese, che hanno additato come puttane». «E basta!», reagisce Donatella
Ferranti (Pd) mentre l'intervento viene accolto dalle proteste dell'opposizione.
Bindi lo riprende: «Siccome la parola l'abbiamo capita può usarla una volta in
meno... ». Pronta la replica di Stracquadanio: «La realtà brucia...». Bindi
toglie la parola al deputato: «Non glielo consento. Il suo tempo è terminato,
avrebbe potuto risparmiarlo anziché fare commenti impropri sulla Presidenza...».
Evidente il riferimento di Stracquadanio alla manifestazione "Se non ora quando"
del 13 febbraio, quando però gli slogan non erano contro le donne ma contro lo
"stile di vita del premier" e dalla Terrazza del Pincio calò il grande
striscione "Vogliamo un paese che rispetti le donne. Tutte". Paola Concia
presenta in Aula il testo bocciato in commissione la settimana scorsa, che
prevede l'aggravante nelle aggressioni, se a determinarli è l'odio verso
omosessuali, disabili, anziani. È un testo, nell'intento della parlamentare, «di
mediazione, in quanto riflette le indicazioni del Trattato di Lisbona» che
indica queste categorie come bisognose di una particolare protezione. Discorso
capovolto dagli interventi di centrodestra: «È ghettizzazione». «Capisco
Buttiglione, - reagisce Paola Concia - per lui è una questione personale, nel
2004 la Ue ne bocciò la nomina a commissario per aver definito l'omosessualità
un peccato». Ma s'indigna con Santolini: «La pedofilia è una malattia, non un
orientamento sessuale». L'Udc ha chiesto verifiche di costituzionalità e non si
è andati al voto (tutto è rinviato a giugno), ma Concia, ricordando i richiami
di Napoli-tano, non perde le speranze: «Questa legge non è di destra né di
sinistra, è una legge che argina l'odio e intorno a essa si deve riconoscere
tutto il paese, se è un paese civile». In effetti, anche nel centrodestra, sono
in molti a non condividere la linea oltranzista impressa da Stracquadanio, a
cominciare da Enrico Costa (Pdl) che ha sostituito Paola Concia dopo le
dimissioni della parlamentare da relatrice. E il gaylib Enrico Oliari (Fli) :
«Le dichiarazioni di deputati come Stracquadanio e Santolini disonorano il
Parlamento e non rappresentano il popolo italiano che è nettamente più maturo,
umano, solidale e ragionevole del branco di cialtroni, ignoranti e omofobi che
dicono di rappresentare la maggioranza. Se l'Italia non approverà in giugnc
norme contro l'omofobia l'Ue dovrà cominciare a sanzionare pesantemente il
nostro Paese».
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Il Secolo XIX, 18 mag 11
Napolitano: «Basta irridere i gay»
Roma - «L’ostentazione pubblica di atteggiamenti di irrisione nei confronti
degli omosessuali è inammissibile e contribuisce ad alimentare il pericolo di
omofobia. Lo ha detto oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in
un comunicato, in occasione della Giornata Mondiale contro l’omofobia.
«L’ostentazione in pubblico di atteggiamenti di irrisione nei confronti di
omosessuali è inammissibile in società democraticamente adulte.
Non bisogna sottovalutare i rischi che l’abitudine all’uso nel discorso pubblico
di allusioni irriverenti, lesive della dignità delle persone, contribuiscano a
nutrire il terreno sul quale l’omofobia si radica», si legge nel comunicato del
presidente della Repubblica, in quello che appare un richiamo velato anche al
premier Silvio Berlusconi che lo scorso anno, nel pieno dello scandalo Ruby, in
un discorso pubblico disse che «era meglio essere appassionato di belle ragazze
che gay».
Napolitano ha poi aggiunto che «in altri paesi democratici persone che hanno
dichiarato i loro orientamenti omosessuali hanno potuto raggiungere posizioni di
grande rilievo, ricoprire alte cariche anche pubbliche. Un percorso di
superamento di timori e rimozioni, nonché di ostacoli alle carriere, è stato
avviato da tempo anche in Italia, ma il nostro è un cammino che appare ancora
lungo e difficile». Dal presidente anche un richiamo per quanto riguarda gli
«episodi di impudente aggressività e intolleranza» che «si verificano con
frequenza preoccupante».
Le richieste dell’Arcigay - Contro l’omofobia «vorremmo risposte degne di una
grande democrazia». Lo ha affermato il presidente dell’Arcigay, Paolo Patané,
intervenendo alla Camera in occasione della Giornata internazionale contro
l’Omofobia.
«Occorre uno sforzo comune tra movimento gay e istituzioni per creare una
società in cui gay e lesbiche possano essere considerate persone uguali alle
altre», ha aggiunto il presidente di Gaylib, Enrico Oliari. Durante la
cerimonia, Patané ha ribadito l’imminente appuntamento che attende i deputati:
«Il 23 maggio nell’aula della Camera si dibatterà la legge contro l’omofobia:
consegniamo alle Istituzioni della Repubblica la nostra istanza di giustizia».
Mentre al Parlamento, Arcigay chiede «risposte degne di una grande democrazia,
sanzioni vere e piene contro omofobia e transfobia e non un testo di legge che
sia uno specchio per eludere un problema».
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La Repubblica - Bologna. 9 mag 11
Storia di Stefano, attore gay candidato per la Lega Nord
Nella lista del Carroccio per il Consiglio comunale di Bologna due omosessuali. Uno di loro, Stefano Guida si racconta: "Non è outing personale, ma politico"
di Luigi
Spezia
Nella corsa a Palazzo d'Accursio entrano i gay e non sarebbe una notizia se non
fossero nella lista della Lega, notoriamente poco incline all'accettazione
dell'omosessualità. Dei due gay in lista per il Carroccio a Bologna che sono
conosciuti come frequentatori del Cassero, uno, Stefano Guida, si è presentato
sulle pagine de L'Informazione. Ventisei anni, parrucchiere, una parte in un
film porno anni fa di cui non parla volentieri ma di cui non si vergogna. Non è
un outing personale, ma politico. "Per entrare nella Lega - ha dichiarato - devi
credere nei valori che propaganda. Poi se sei gay poco importa". Dice di non
essere l'unico gay in corsa per il Sole delle Alpi e che anche dentro la Lega
esistano i gay lo conferma Enrico Oliari, presidente trentino di GayLib,
l'associazione nazionale che fa da contraltare a destra dell'Arcigay: "L'altro
giorno mi ha telefonato una lesbica della Lega e mi ha detto che non è da sola,
dice. "Guida non lo conosco, non è iscritto alla nostra associazione, ma è in
contatto". Ma anche al Cassero di Bologna Guida ha frequentato un gruppo di
autocoscienza. Ha raccontato anche un aneddoto: che Rosi Mauro, la coordinatrice
della Lega a Bologna, gli ha regalato una rosa nella "casa del sindaco" in via
Nazario Sauro e gli ha strizzato l'occhio: "Ha capito che sono gay e non ha
avuto nessun problema".
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Il Sexolo XIX, 21 apr 11
Aggredita la parlamentare Pd Paola Concia
Roma - Attraverso la sua pagina di Facebook, la parlamentare del Pd Paola Concia
ha denunciato di essere stata aggredita verbalmente, ieri sera, mentre andava ad
un concerto con la sua compagna. «Non ci sono andata più al concerto di Patty
Smith e Carmen Consoli - ha scritto la deputata - Stavo andando alla macchina
mano nella mano con Ricarda e mi sono sentita scaricare addosso tanti di quegli
insulti: `lesbica di merda, ai forni vi devono mandare´ ecc. Mi voleva mettere
le mani addosso. In pieno centro, le persone guardavano...e alcuni si sono
arrabbiati con me. Che cosa siamo diventati?»
Molte le manifestazioni di solidarietà ricevute, sempre attraverso il social
network dalla parlamentare.
La Concia ha ricevuto messaggi di solidarietà da entrambe le parti politiche.
«Se Silvio Berlusconi è un o’ lesbica come dice, ora sia solidale con la
deputata Anna Paola Concia, aggredita con la sua compagna proprio perché
serenamente omoaffettiva e naturalmente in giro per Roma mano nella mano con la
sua compagna Riccarda». Con queste parole il presidente di GayLib (gay di
centrodestra) Enrico Oliari esprime piena solidarietà ad Anna Paola Concia,
unica deputata dichiaratamente omosessuale nei due rami del Parlamento italiano,
e condanna con estremo rigore l’aggressione subita ieri a Roma dalla
parlamentare e dalla sua compagna. «Siamo vicini a Paola come a tutte le persone
gay, lesbiche e trans che continuano a subire immotivate quanto gravi
aggressioni verbali e fisiche» aggiunge Oliari. «Paola Concia in particolare
paga probabilmente anche la forte esposizione mediatica e l’impegno contro
l’ignoranza e la violenza omofobica per cui si è meritoriamente distinta in
questa legislatura». «L’invito forte ma certamente non necessario che facciamo
all’onorevole Concia - conclude il segretario politico di GayLib, Daniele Priori
- è quello di non mollare e non scoraggiarsi. Se noi gay, lesbiche e trans
italiani riusciremo, infatti, a ritrovare la forza mostrata negli anni Settanta
e poi nel Duemila tornando a lottare come un vero movimento e una viva comunità
farebbero ovunque abbiamo ancora per le mani la possibilità di rivoluzionare il
Paese, spazzando via il passato, segnando finalmente l’origine della nuova
stagione dei diritti civili nonostante, ad oggi, purtroppo, siamo all’anno zero
se non nella preistoria più cupa».
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Lettera 43, 10 mag 11
Coming
out alla padana. Dalle icone gay alla confessione di Guida: l'anima omo della
Lega.
di Pierluigi Milanese
Tra i tanti saggi proverbi popolari, ce n’è uno che ci ripetevano spesso i
nostri genitori: «Il bel tacer non fu mai scritto». Forse avrebbe dovuto
ricordarlo anche il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni da Treviso, che il 3
maggio ha dichiarato al Fatto quotidiano: «Nella Lega non ci sono gay. Nel
nostro partito abbiamo un Dna diverso, non ho mai trovato leghisti omosessuali,
stiamo parlando del niente».
LA RIVELAZIONE DI GUIDA. Nemmeno tre giorni dopo, a Bologna, Stefano Guida,
26enne parrucchiere candidato della lista del Carroccio che appoggia il
candidato sindaco del centro-destra Manes Bernardini, ha fatto coming out. E ha
pure dichiarato di non essere l’unico gay presente nella Lega. Cosa confermata
da Enrico Oliari, animatore di GayLib, l’Associazione nazionale che sostiene il
centrodestra. Guida ha addirittura rivelato di aver preso parte, anni fa, a un
film hard.
Possiamo immaginare lo sgomento di Stiffoni e dei suoi compagni di partito:
tutte le loro certezze genetiche si sono sgretolate all'istante. Qualche
problemino glielo aveva già creato l’ambiguo (sessualmente parlando) Joerg
Haider, riconosciuta e incontrastata icona delle camicie verdi padane. Dopo la
morte improvvisa del politico austriaco, quelle che erano mezze parole sulla sua
bisessualità, spesso liquidate come gossip o, peggio, come mistificazioni
alimentate dalla propaganda “comunista”, sono diventate di dominio pubblico. La
Lega incassò il colpo, un po’ imbarazzata, ma non per questo smise di proclamare
pubblicamente la propria ammirazione per il governatore della Carinzia.
Del resto, la destra ci ha abituati a qualche contraddizione: anche i più
omofobi e machisti tra i neofascisti e i neonazisti venerano icone omosessuali
come Ernst Röhm, Yukio Mishima, Robert Brasillach.
Ma, insomma, un conto è ammirare personaggi comunque distanti (nella
collocazione temporale, o almeno storica e geografica), un altro è annoverare
tra le proprie fila come candidato alle elezioni un «culattone» (Roberto
Calderoli dixit), per di più attore di film porno. È davvero troppo.
Chissà cosa penserà quel militante leghista che a Radio Padania, il 24 agosto
del 2010, commentando l’ennesimo episodio di aggressione violenta contro i gay
accaduto a Roma, dopo aver definito inammissibile il bacio in strada tra due
persone dello stesso sesso, aveva detto anche che, considerando gli
accoltellamenti eccessivi (bontà sua), due calci nelle palle ai gay li avrebbe
dati.
LA LEGA CONTRO I BACI OMO. Peraltro, le effusioni omo sono un po’ la fissazione
della Lega: lo scorso mese di marzo, per esempio, il deputato Massimo Polledri
ha proposto di spostare dopo le 21 le immagini di baci omosessuali in tivù.
E il sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo, ha introdotto una multa per
scoraggiare i baci (a dire il vero anche etero) sulle panchine dei giardini
pubblici, rei di intaccare il pubblico decoro. Certo, è probabile che nel film
di Guida ci sia ben altro che qualche carezza. Ma i leghisti possono star
tranquilli, chi lo ha visto giura che almeno un principio a loro sacro è
garantito: il celodurismo.
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Gay.it, 20 mag 11
Legge
Omofobia, Concia furiosa: "Una vergogna la bocciatura"
La deputata del PD si scaglia contro il centrodestra che ha voluto affossare la
legge. "Ora a livello internazionale ci rideranno dietro". Lunedì veglia a
Montecitorio per la discussione alla Camera.
La relatrice del disegno di legge contro l'omofobia Paola Concia (PD) è
furibonda per il voto che ha bocciato il testo unificato. "Hanno avuto 959
giorni di tempo per discutere ed esaminare un provvedimento che è di soli due
articoli", spiega ai cronisti che l'attendo fuori dall'aula. "E oggi hanno avuto
anche la faccia tosta di venire a chiedere una proroga per poter approfondire la
questione. Quando noi, però, ci siamo opposti ad un ulteriore rinvio, sono
dovuti uscire allo scoperto per quello che sono: persone che dicono no ad una
battaglia di civiltà, per la tutela dei diritti delle minoranze". "Peraltro -
prosegue la parlamentare del Pd - si trattava di un testo che era già il frutto
di una mediazione politica. È davvero una vergogna. È bene che la gente sappia
la verità: il centrodestra ha detto no ad una battaglia di civiltà come quella
contro l'omofobia a favore della quale si era espresso anche il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano". "Nel mettere a punto questo testo - sottolinea -
avevamo tenuto conto dell'intera legislazione europea. Ora a livello
internazionale ci rideranno dietro perché siamo gli unici a non voler
contrastare il reato dell'omofobia che viene invece punito severamente in mezza
Europa". "In Italia, da qualche anno, siamo di fronte ad un'emergenza omofobia
che allarma anche il Parlamento Europeo: centinaia i casi registrati soprattutto
nei confronti dei giovani. È proprio per loro - aveva scritto ieri Paola Concia
in una lettera inviata a tutti i componenti della Commissione Giustizia - che
dovremmo approvare questa legge. Non solo per i giovani omosessuali, ma per
tutti. Per indicare chiaramente quale paese vogliamo costruire: un paese coeso
socialmente che rifiuti la violenza e la deriva dell'odio. Omofobia, razzismo e
misoginia sono in realtà la stessa cosa e la paura del diverso rende tutti più
poveri".
Nichi Vendola, presidente nazionale di Sinistra Ecologia Libertà dice che "Il
voto di oggi in commissione a Montecitorio è un segno di incultura e di
inciviltà che trattiene il nostro Paese in una dimensione premoderna nella quale
non sono previsti diritti di cittadinanza per i cittadini con diverso
orientamento sessuale. E' anche il triste segno - prosegue il leader di Sel -
che trattiene l'Italia in una dimensione in cui non è possibile neppure bandire
quella violenza omofoba che talvolta appare legittimata persino da comportamenti
e da parole diseducative che incredibilmente circolano negli ambienti
istituzionali. Il mio auspicio - conclude Vendola - è che l'attuale Parlamento
si renda conto di un atto così greve e volgare e lo possa ribaltare in una
scelta di democrazia".
Ivan Scalfarotto, vicepresidente del Pd, commenta il voto espresso dalla
commissione Giustizia come "uno schiaffo alla civiltà di questo Paese. Il
presidente della Repubblica, quello della Camera e il ministro per le Pari
Opportunita', ieri avevano auspicato una risposta chiara che invece la
maggioranza oggi in commissione non ha voluto dare, rappresentando l'immagine di
un Paese medievale". "La maggioranza -aggiunge Scalfarotto- ancora una volta va
contro le parole del capo dello Stato ma, ancora di piu', contro il buonsenso e
contro il sentimento e la civilta' dei cittadini italiani. Non accettare questo
testo, di per se' gia' prudentissimo significa non compiere un piccolo ma
significativo passo in avanti nel progresso di questo Paese e negare la dignita'
e la tutela dell'incolumita' fisica a migliaia di cittadine e cittadini". "Spero
che nell'esame parlamentare l'impegno delle piu' alte cariche dello Stato e
soprattutto del ministro Carfagna, che da tempo ha compreso l'importanza e la
necessita' di questa legge, sia tenuto in considerazione dalla sua stessa
maggioranza. Se così non fosse - conclude Scalfarotto - sono certo che il
Ministro ne trarrà le dovute conseguenze".
Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, dice l'associazione "stigmatizza
la bocciatura di oggi come un fatto grave ed irresponsabile, degno del più
arretrato e fondamentalista dei paesi. Non ci accontentiamo più di belle parole,
che non si concretizzano poi in provvedimenti di legge. Attendiamo dal
Parlamento, che probabilmente discuterà un provvedimento contro l'omofobia il 23
maggio prossimo, una spinta di orgoglio capace di eliminare da questo Paese la
piaga dell'omofobia e della transfobia. A Pdl, Lega e Udc, che con il voto di
oggi si allineano alla peggior destra integralista europea, chiediamo un gesto
di responsabilità: accolgano l'invito del Ministro Carfagna e in aula votino a
favore di una seria legge che colpisca violenza e pregiudizio. Da parte nostra -
conclude Patanè - non mancheremo di considerare tutti coloro che avversano
questa norma di civiltà, ampiamente presente nella legislatura di tutti i paesi
europei, 'complici morali' di tutti gli atti di violenza, pregiudizio e
discriminazione motivata dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere
che dovessero ancora avvenire in Italia".
Sergio Rovasio, segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti afferma che
"La bocciatura della proposta di legge dell'on. Paola Concia in Commissione
Giustizia dimostra di come la classe politica campi di ipocrisia e falsità".
"Sono sempre tutti pronti a condannare gli atti di violenza contro le persone
lesbiche omosessuali e transessuali e poi, non appena c'è l'occasione di
approvare un provvedimento che va nella direzione di limitare tale violenza sono
subito pronti, con l'accetta, a bocciare il provvedimento". L'Associazione
Radicale Certi Diritti "invita tutti coloro, associazioni e cittadini, che hanno
a cuore il provvedimento contro l'omfobia a partecipare alla veglia che si
svolgerà a Roma dal pomeriggio di lunedì 23 maggio in Piazza Montecitorio, a
partire dalle ore 15, per sostenere l'approvazione del provvedimento. Daremo
vita ad una non-stop di interventi e iniziative davanti alla Camera dei
deputati".
Il presidente di GayLib (gay di centrodestra), Enrico Oliari di che "Il Pdl è il
partito dell'omofobia. Il coraggio e la libertà intellettuale del ministro Mara
Carfagna la pongono decisamente al di sopra della media davvero bassa di una
maggioranza ideologica e conservatrice ormai in declino". "Da parte nostra e
della comunità gay – prosegue Oliari – il ministro Carfagna continuerà ad avere
tutto il sostegno necessario alla sua azione di governo meritoria e
autenticamente responsabile". "Pdl e Lega – aggiunge il segretario nazionale di
GayLib, Daniele Priori – continuano a mettersi dalla parte dei carnefici, di chi
irride e colpisce le persone gay e le coppie omoaffettive. Non vorremmo davvero
che tanta omofobia interiorizzata – conclude Priori – nascondesse qualche ben
poco onorevole caso di omosessualità violentemente repressa."
"Una bocciatura inammissibile", queste le parole di Rossana Praitano, Presidente
del Circolo Mario Mieli e del Comitato Organizzatore del Roma Europride 2011.
"Un testo base che introduce aggravanti per i reati commessi a scopo
discriminatorio doveva passare senza problemi ed invece ancora una volta
l'Europa ci guarderà sorpresa da tanta inavvedutezza politica e poco rispetto e
tutela nei confronti delle persone gay, lesbiche e transessuali". "Quest'anno l'Europride,
che si terrà a Roma dal 1 al 12 giugno, vedrà centinaia di migliaia di gay,
lesbiche e transessuali a Roma per la grande parata di sabato 11 Giugno e sarà
l'occasione per protestare ad alta voce contro l'assurdo comportamento del
governo rispetto alla questione omosessuale e transessuale. E' impensabile che
in un Paese che si definisce civile e moderno si debba assistere ancora a
vergognose bocciature di questo genere. Anche il Presidente Napolitano ha
espresso, meno di 24 ore fa, in occasione della commemorazione della giornata
internazionale contro l'omofobia, parole di solidarietà e di alto contentuto
civile: vedere che anche le sue parole sono rimaste lettera morta per il Governo
ci rattrista e ci fa vergognare del nostro Paese. Una maggioranza ambigua come
questa discredita il nostro paese ed anche il Presidente della Repubblica".
Imma Battaglia, presidente DiGay Project, commenta "La bocciatura del testo
sull'omofobia" come "il colpo di coda del Pdl che sembra non aver tenuto conto
del risultato elettorale, che ha evidenziato la siderale distanza tra la
politica berlusconiana e il Paese reale. Era scontato l'esito della votazione in
Commissione: un risultato che non rappresenta assolutamente la società civile,
ma che mostra invece la cattiva salute del Pdl. Disgregazione organizzativa,
dissociazione mentale, incoerenza comunicativa. Soltanto ieri il ministro
Carfagna, cui va comunque il merito di aver tenuto aperto il dialogo, parlava di
trasversalità della legge antiomofobia. Oggi quella trasversalitá per il Pdl è
tornata ad essere una linea di confine". "Invito i deputati che voteranno il 23
- conclude a riflettere. A ricordare le vittime dell'omofobia. A restare
trasversali rispetto a quella linea di confine. A compiere una scelta di
coscienza."
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Virgilio, 11 giu 11
Europride/ Lady Gaga spacca politica, c'è chi sfila e chi...
Roccella: "Agire contro Papa è andare contro le proprie radici"
Il fronte del 'no' all'Europride ha visto oggi anche l'affondo della deputata
del Pdl Iole Santelli per la quale "fare l'Europride a Roma, farlo in versione
anti vaticana va oltre il cattivo gusto, non è neanche una provocazione ma un
modo per volgarizzare una causa. Così anche le ragioni che si possano avere
finiscono per essere volgarizzate dalle modalità con cui si manifestano". Per
Aurelio Mancuso, leader storico della comunità omosessuale e presidente di
Equality Italia Giovanardi, Buttiglione e Binetti "non rappresentano la
posizione dei moderati ma si esprimono da fondamentalisti", mentre Paolo Patanè,
presidente nazionale di Arcigay, è convinto che "non ci saranno insulti, non ce
n'è alcun bisogno" e anzi "si è cercato di alimentare tensioni e di creare
polemiche". Non mancano le critiche alla manifestazione anche da parte di chi ha
deciso di partecipare come Enrico Oliari, componente dell'assemblea nazionale di
Fli: "Parteciperò in modo critico e con riserva all'Europride di domani a Roma.
Per un clima più rilassato ed ecumenico nel movimento gay internazionale, ci si
sarebbe aspettati nel manifesto politico del gay pride europeo un fermo ripudio
del totalitarismo, ma qui gli organizzatori si sono fermati al solito, vecchio e
caro antifascismo". Infine, a rafforzare le posizioni anti-lady Gaga si è unito
il sottosegretario di Stato alla salute Eugenia Roccella per la quale "ognuno è
libero di scegliere i testimonial che vuole. Non entro nel merito della
questione - dice - e sta alla totale e piena libertà del movimento gay trovare
gli interlocutori pubblici che ritiene più adeguati. Ma non posso fare a meno di
constatare che la scelta di una cantante che, per provocare, 'ingurgita' un
rosario non sia improntata al dialogo con la sensibilità cattolica e nemmeno con
il mondo gay moderato, che non si riconosce certamente in chi irride crocifissi
e usa tiare per schernire il Papa". "Nichi Vendola - ha concluso la Roccella -
inneggia all'Islam, ma forse dimentica che nei Paesi musulmani l'omosessualità
viene punita con la lapidazione e con la pena di morte¿ Agire contro la Chiesa,
contro il cattolicesimo, contro il Papa vuol dire agire contro le proprie stesse
radici".
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Libertiamo, 13 giu 11
Primum depenalizzare, deinde legalizzare: in hoc signo (Italia) vinces
di Simone Bonfante
Peter Koler, 45 anni, psicologo e pedagogista, dirige il Centro per la
prevenzione delle dipendenze e la promozione della salute della Provincia di
Bolzano. Nel 2001 il Centro avvia la sperimentazione di un metodo ‘blasfemo’ di
lotta alle tossicodipendenze: l’implementazione del mercato all’interno della
legalità.
Muove da una constatazione, Koler: il bisogno di droga non si sopprime
inseguendo il chimerico orizzonte del consumo zero, ovvero rendendo la
dipendenza reato. L’obiettivo da perseguire è invece quello di a) ridurre la
subordinazione alla sostanza, e b) sottrarre alle mafie il mercato degli
stupefacenti. A Bolzano quell’obiettivo lo hanno perseguito così: legalizzando
la produzione ‘domestica’ di cannabis e somministrando le sostanze pesanti a chi
ne fa richiesta presso le strutture sanitarie. Nella bella intervista rilasciata
ad Enrico Oliari, Koler illustra le ragioni terapeutiche dell’approccio
pragmatico alle dipendenze dalla sostanze psicotrope – non solo quelle illegali,
quindi. Ma va anche oltre: legalizzare al momento è impossibile. Depenalizzare,
invece, doveroso.
Eccolo il ‘cambiamento di prospettiva’ caldeggiato dal recente rapporto della
Global Commission on drug Policy dell’Onu: il tossico smette di essere il
criminale da reprimere, il peccatore da redimere. Viene ricondotto alla sua
‘umanità’ – ovvero alla sua inestirpabile attitudine a ‘dipendere’ da qualcosa -
e quindi aiutato a ridurre il bisogno, gestendo la propria dipendenza. Il
mercato illegale ne risulta anoressizzato; viene di conseguenza ridotto l’onere
– in termini di risorse umane, finanziarie, di concorrenza sleale, di
sottrazione di risorse alla contribuzione fiscale – che grava sulle comunità
nazionali ed internazionali per il contrasto alle mafie, alle gang criminali, ai
narcos, ai talebani.
Nella war on drugs il tossico viene spinto ad allearsi col nemico, che è quello
che ne capisce e soddisfa il bisogno, e che pure gli offre ospitalità in una
comunità di ‘simili’, composta da quelli come lui: i diversamente espulsi dalla
dimensione della legalità.
Nella strategia suntzuiana di Koler invece il tossico viene sottratto alle fila
del nemico: non viene indotto a disconoscere le ragioni che ne avevano motivato
l’abbraccio, ma viene messo di fronte ad una risposta più efficace, più
convincente: avere la droga di cui avverte il bisogno ed allo stesso tempo la
possibilità di rendersi meno succube di quel consumo; avere la possibilità di
fare questo insieme – non contro – chi, oltre alla sostanza da prendere, gli
offre anche le soluzioni per non dovervi ricorrere più, o con sempre minore
intensità. Le strutture sanitarie specializzate hanno quegli strumenti, hanno la
possibilità di accompagnare il ‘tossico’ in un percorso di naturale maturazione
dal cedimento al controllo al recupero.
È bello che questo avanguardistico esperimento sia avvenuto in Italia. Non è
forse la criminalità organizzata l’atavica zavorra alla civilizzazione della
vita economica, politica, sociale del nostro paese? Non è quello – il business
illegale degli stupefacenti – che produce all’economia illegale tanto Pil (e
mancate entrate fiscali) quanto il Ministro Tremonti si sogna di poter mettere
un giorno nel proprio record governativo? Non è quella realtà criminale che ci
costa una fortuna in risorse umane e finanziarie, oltre che in sforzi culturali
e ‘bonifiche ambientali’ dalle forze tentati dalle forze dell’ordine, dalle
forze giudiziarie, con il più o meno significativo sostegno dei terminali
politici apicali?
Ed allora, bisogna proprio essere accecati dall’ideologia per non vedere la
necessità di cambiare prospettiva: non si tratta di fare un salto nel buio, ma
di riconoscere il successo del metodo opposto a quello sin qui seguito; si
tratta di capitalizzare la capacità di rompere la catena viziosa che, confinando
nell’illegalità il consumo di droga, contribuisce ad alimentare l’illegalità
stessa, ovvero a nutrire il mercato dell’illecito.
Legalizzare la produzione domestica di droghe leggere ed il consumo di sostanze
pesanti significa asfissiare il sostrato criminale che ostacola, ed in alcuni
casi inibisce, lo sviluppo di una civiltà economica legale ed efficiente,
ridurre i danni del consumo e rompere la convergenza di interessi tra produttori
e consumatori.
L’Italia ha comparativamente da guadagnare da una conversione legalitaria del
mercato degli stupefacenti assai più di paesi non stritolati dal business
organizzato. Il rapporto della Commissione Onu, l’esperienza di Bolzano,
l’evidenza portoghese offrono alla generazione politica contemporanea
l’opportunità storica di riscattare sé stessa dalla propria pluridecennale
insipienza, ed il paese tutto dalla fatalistica attitudine a ritenere che i
problemi non vadano empiricamente affrontati ma ideologicamente eternizzati.
Legalizzare non è una eventualità perseguibile nell’immediato – ci spiega Koler.
Depenalizzare, però sì. Abbiamo questa opportunità: cogliamola.