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PAGE DI ENRICO OLIARI
RASSEGNA STAMPA (continua)
In questa
pagina:
- La
Repubblica - Roma, 1 lug 10: Gay Pride pressing sulla Polverini
- La
Repubblica, 15 apr 10: Comunità omo delusa, ma non si arrende Ora il
Parlamento dovrà pronunciarsi
- La
Repubblica - Genova, 28 giu 10: I nascosti gay di destra 'Rivoluzione di
libertà'
La
Repubblica - Roma, 1 lug 10
Gay
Pride pressing sulla Polverini
di
Gabriele Isman
«SE MI invitano, vediamo. Intanto non mi hanno invitato, se lo fanno
decideremo»: Renata Polverini apre alla sua partecipazione a titolo personale al
Gay Pride di sabato prossimoa Roma. Vladimir Luxuria risponde: «I Gay Pride sono
apertia tutti. C'è chi aderisce e chi no. Io sono stata al Pride Napoli, non
perché mi abbiano invitata. Se la presidente Polverini per decidere aspetta un
invito, credo che il comitato organizzatore del Pride non avrà nessun problemaa
farlo». Per Alessandro Cecchi Paone «la Polverini dovrebbe essere in prima
fila». «Ci onora la posizione della Polverini. Ne siamo contenti. Ultimamente
stiamo assistendo ad una specie di monopolio della sinistra su queste
manifestazioni» aggiunge Enrico Oliari, presidente di Gay Lib. Fabrizio
Marrazzo, presidente di Arcigay Roma e componente del coordinamento Pride,
rilancia: «Non ci sono inviti per la manifestazione, la scelta quest'anno è
stata non invitare i politici, ma non abbiamo preclusioni. Chi viene però
sottoscrive implicitamente la piattaforma della nostra manifestazione, che conta
vari punti: dal matrimonio per le coppie di fatto alla tutela per i transessuali
alla legge per l'omofobia. Partecipare al Gay Pride è come andare alla Marcia
della Pace: si va per supportare un'idea. Le nostre sono note: se la
governatrice vuole appoggiarle, non potremo che esserne felici».
La Repubblica, 15 apr 10
Comunità omo delusa, ma non
si arrende Ora il Parlamento dovrà pronunciarsi
di Maria Novella De Luca
ROMA - «Almeno per un mese
la Corte Costituzionale ha dovuto discutere dei nostri
diritti, e questo è già un bel successo». Commenta così
Franco Grillini, leader storico del movimento gay
italiano, la decisione della Consulta. Con una battuta
agrodolce che esprime amarezza sì, ma anche il
disincanto di chi sa che in Italia la strada dei diritti
civiliè ancora tutta da scrivere, e che questo ricorso
ai giudici della Suprema Corte, è stato, «come tentare
un triplo salto mortale», aggiunge Imma Battaglia,
presidente di "Di' Gay Project". Un "no" che è comunque
uno strappo in avanti. A caldo, nel primo pomeriggio di
ieri, il comitato "Sì lo voglio", che riunisce le
principali associazioni gay e lesbiche italiane, si
incontra alla Camera, nella sala del Mappamondo. La
delusione c' è, è palpabile, ma i commenti sono cauti.
«Aspettiamo le motivazioni della sentenza, potrebbero
anche contenere delle sorprese, poi decideremo le mosse
successive», annuncia Sergio Rovasio, di "Certi
diritti", mentre Paolo Patanè, presidente di Arcigay,
afferma con chiarezza che «la battaglia perché siano
possibili i matrimoni tra persone dello stesso sesso
ricomincia da qui, sappiamo che ci sono sempre volute
ostinazione e tenacia per affermare i diritti delle
persone omosessuali». Appunto. La partita sembra chiusa,
ma di certo nell' ordito della sentenza ci saranno dei
fili da tirare. Per ricominciare. Adesso però, come
sembra, la questione torna al Parlamento. E tutto si fa
più difficile. Anzi rischia di insabbiarsi di nuovo,
considerando che da anni giacciono nei cassetti di
Montecitorio ben sei proposte di legge per regolarizzare
le unioni gay, come ha ricordato Paola Concia, deputata
del Pd, apertamente lesbica, mentre Barbara Pollastrini
dice con chiarezza che «non è più rinviabile una legge
sui diritti e doveri delle coppie di fatto omosessuali e
non». Ma il confronto politico sarà durissimo. La
maggioranza infatti, quasi compatta, ha accolto con
soddisfazione il rigetto dei ricorsi. Per Eugenia
Roccella, sottosegretario alla Salute,i giudici hanno
ribadito che «la famiglia non può che essere una società
naturale composta da un uomo e una donna e fondata sul
matrimonio». Sulla stessa linea Carlo Giovanardi,
sottosegretario alla Famiglia, mentre Enrico La Loggia,
Pdl, sostiene che «la decisione della Corte
Costituzionale sgombra il campo da pretese
ingiustificate». Sempre dal Pdl invece Benedetto Della
Vedova, spezza il fronte degli "entusiasti": «Anziché
compiacersi per lo scampato pericolo, la maggioranza
dovrebbe iniziare a lavorare sul testo Rotondi-Brunetta».
Quello, cioè, che propone i Didorè per tutelare diritti
e doveri delle coppie gay. Naturalmente amareggiati, ma
sempre combattivi i protagonisti della vicenda, ossia le
coppie che hanno presentato i ricorsi. Uno di questi è
Enrico Oliari, presidente di GayLib, che con il suo
compagno Lorenzo, aveva fatto ricorso dopo il rifiuto
alla sua richiesta di matrimonio da parte del Comune di
Trento. «Speravamo tanto nell' azione dell' Alta corte -
aggiunge- perché il riconoscimento dei diritti e dei
doveri che chiediamo sono pilastri essenziali in una
coppia di persone che scelgono di vivere insieme». Molto
simile la reazione di Matteo Pegoraro e Francesco
Piomboni, che nel 2007, per primi, presentarono la
richiesta di pubblicazioni di matrimonio al comune di
Firenze. «Ci aspettiamo una sentenza articolata da parte
della Consulta, da cui partiremo per nuove azioni civili
e giudiziarie, per il nostro diritto fondamentale ad
unirci in matrimonio».
La Repubblica - Genova,
28 giu 10
I nascosti gay di
destra 'Rivoluzione di libertà'
E la Destra? In corteo c' è, come annunciato, il
deputato pdl ed ex radicale Benedetto Della Vedova. Ma
esponenti locali non se ne vedono. Però i gay di destra
ci sono, assicura Enrico Oliari, presidente di Gaylib,
l' associazione nazionale dei gay che si riconoscono nel
centrodestra: «Ci siamo per lottare per i nostri diritti
e per chiedere ai nostri partiti un' intelligente
apertura alle istanze delle persone omoaffettive e
quindi non lasciare alle sinistre il monopolio su quella
che è una rivoluzione culturale e di libertà in atto in
tutta Europa». «Dopo quanto annunciato dall' Irlanda -
prosegue Oliari - solo Italia e Grecia si troverebbero
ad essere i paesi europei che ancora non riconoscono la
coppia gay e siamo ormai superati da stati del terzo
mondo. Purtroppo in Italia i diritti dei gay sono
sacrificati dai nostri politici, di destra e di
sinistra, in nome del clericalismo». Chissà se
riusciranno a fare lobby?