RASSEGNA STAMPA (continua)
In questa pagina:
- Qui Merano, 17 giu 10: Diversi? No, persone qualunque
- Alto Adige.it, 22 giu 10: Generazione Italia: un meranese alla guida del circolo dei finiani
- Alto Adige, 15 ago 10: Il capogruppo del Pdl Lofoco si schiera con Fini
- Il Corriere del Trentino, 22 lug 10: Trento: "L'aggredito sono io, è stato lui a picchiarmi"
- L'Adige, 22 lug 10: «Quello aggredito sono io»
- Oggi Treviso, 26 ago 10: "Prossimo gay pride a Spresiano"
- Il Corriere del Veneto, 26 ago 10: Trincea anti-sesso, sindaco sotto accusa. "Organizziamo il gay pride a Spresiano"
Qui Merano, 17 giu 10
Enrico e Lorenzo, la loro vita di tutti i giorni, con i problemi di tutti, una vita normale
Diversi? No, persone qualunque
di Enzo Coco
Enrico Oliari e Lorenzo Longhi sono saliti agli onori della cronaca per essere finiti con la loro vicenda alla corte costituzionale che, purtroppo per loto, non si è espressa come volevano aprendo la strada al matrimonio fra persone dello stesso sesso. Continuano la loro battaglia, ma intanto ci raccontano come vivono la vita di tutti i giorni.
Merano - Enrico è meranese e non è certo uno sconosciuto al movimento gay, dal momento che è il fondatore e il presidente di GayLib. Da otto anni vive con Lorenzo, a Trento, perché a Merano, ovvero in provincia di Bolzano, non potevamo accedere ai mutui casa agevolati".
"Ci siamo conosciuti come molti grazie alle chat. Ci siamo incontrati a Milano, ci siamo rivisti, ho dormito a casa sua e poco dopo lui era sul mio stato di famiglia a Merano"
Che lavoro fate?
Io sono infermiere e scrivo: collaboro con una testata periodica, Lorenzo lavora al Museo trentino di Scienze Naturali.
Vi sentite osservati?
Due maschi che convivono e che condividono ogni alto ed ogni basso della vita, destano, nella nostra realtà territoriale, ancora una certa curiosità. Diciamo che ormai ci abbiamo fatto il callo.
I vostri vicini come vi trattano?
Condominio "borghese": ciascuno fa i fatti propri, un "buon giorno" ed un "buona sera", poi ci si ritrova solo alle assemblee condominiali.
Come trascorrete il tempo libero?
Amiamo l'arte, ci dilettiamo a visitare mostre su mostre. Lorenzo ha un piccolo giardino di piante e fiori, che continua a spostare da un vaso all'altro. Io sono più pratico: pomodori, zucchine e insalata. Quando possiamo, viaggiamo.
Dove andate in vacanza?
Obbligatorie due settimane all'anno dai "suoceri", a Verbania, sul lago Maggiore, che comunque vivono in un posto stupendo. Poi al mare, che però raggiungiamo solo in tarda estate.
Cosa temete di più?
Nonostante non amiamo scambiarci effusioni in pubblico, temiamo comunque di incontrare gente ignorante, chiusa: si sente sempre di gay aggrediti...
Siete impegnati nel sociale?
Io mi dedico alla politica ed alla lotta per i diritti civili con la mia associazione, GayLib, che è sviluppata su scala nazionale. Lorenzo fa volontariato presso un gruppo che si occupa di impegnare i giovani nel tempo libero.
Come nasce un sentimento di affetto/amore verso una persona dello stesso sesso?
Non ci sono spiegazioni, penso nasca nello stesso modo con cui si forma fra persone eterosessuali. Mi spiego: una persona si sente attratta verso un'altra per un insieme caratteristiche, come la spontaneità o il colore dei capelli o il senso di sicurezza ecc. Nel caso di persone eterosessuali vi è anche la concorrenza del sesso opposto, nel cado si persone omosessuali il contrario.
Non temete che un rapporto di questo tipo possa essere “perennemente” critico?
No, assolutamente. Io e Lorenzo abbiamo un'interazione perfetta, ci capiamo e ci completiamo. Viviamo insieme da otto anni, vi sono coppie gay che hanno festeggiato il Quarantesimo. Poi sono coppie che non durano, esattamente come nel caso dei nuclei formati da un uomo e da una donna.
Litigate? Su quali argomenti?
Litighiamo pochissimo, ma succede, come in tutte le coppie, specialmente in momenti di stress. La cosa bella è che le nostre bisticciate durano pochi minuti, poi vince l'affetto o la razionalità, non so.
Che ruolo ha il sesso nel vostro rapporto?
Ha la sua importanza, serve a sottolineare il nostro volerci bene. Non siamo sessuomani, lo facciamo con delicatezza, specialmente al mattino, svegliandoci l'uno accanto all'altro.
La vostra aspirazione è il matrimonio per il quale state combattendo una battaglia legale. Non poterlo celebrare vi fa sentire una coppia non completa? In fondo oggi è divenuto quasi normale convivere.
In un paese civile le libertà dovrebbero essere garantite a tutti e non solo ad una parte della popolazione: gli eterosessuali possono scegliere se sposarsi o se convivere, i gay no. L'impossibilità di contrarre matrimonio, tuttavia, si sta manifestando per la nostra coppia in una serie di difficoltà concrete, non solo per una questione di diritti, ma anche di doveri. Vorrei fare due esempi: pochi giorni fa Lorenzo è stato operato agli occhi ed io non ho avuto il diritto di prendere il congedo parentale sul lavoro. Di ferie non se ne è parlato, siamo in carenza di personale e quindi ho dovuto fare i miracoli per accompagnarlo nelle varie visite, fino a lasciarlo, privo temporaneamente della vista, solo a casa per diverse ore.
Poi vi è la questione della casa, che per acquistarla con i contributi previsti per le coppie conviventi more uxorio abbiamo dovuto lasciare l'Alto Adige e trasferirci in Trentino, dal momento che un decreto del presidente Durnwaldner stabilisce, in barba alle convenzioni europee, al decreto del presidente della Repubblica 223 del 1989 ed alla Cassazione, che per coppia convivente si intendono solo quelle eterosessuali.
Nessun capriccio, quindi, si tratta di diritti e di doveri concerti. Poi, se due, etero o gay, preferiscono convivere, lo facciano pure.
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Alto Adige.it, 22 giu 10
Generazione Italia: un meranese alla guida del
circolo dei finiani
Trento. E' nato anche in Trentino Alto Adige il
circolo di Generazione Italia con esponenti del PdL e di centrodestra che "si
rifanno a Fini e che ne condividono l"impostazione e le idee politiche".
Ad affermarlo è Enrico Oliari, neo-eletto rappresentante di Generazione Italia
"Circolo tridentino per la Libertà e il Sociale", la corrente politica varata da
un paio di mesi che si riconduce al presidente della Camera Gianfranco Fini.
"Il berlusconismo ci ha deluso, è una scatola vuota - afferma Oliari, già
consigliere comunale a Merano e protagonista di battaglie sui diritti civili -
c'è bisogno di un centrodestra laico, attento al sociale e realmente libertario:
per questo io ed altri amici abbiamo scelto di dar vita a questa esperienza
politica".
"Vogliamo essere presenti sul nostro territorio - continua in una nota Gaetano
di Pinto, segretario del circolo - e cercheremo di crescere e di incidere sulla
scena politica locale: riteniamo infatti che gli spazi ci siano, specie se si
pensa alle continue batoste che ha subito il Pdl sia in Trentino che in Alto
Adige".
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Alto Adige, 15 ago 10
Il capogruppo del Pdl Lofoco si schiera con Fini
Si profilano nuove alleanze: anche Oliari della Civica infatti è “finiano”
Merano. Le tensioni dentro la maggioranza comunale sono destinate a crescere non
solo per i difficili rapporti fra le liste Civiche e la Svp in particolare sulle
scelte per le nomine nel sottogoverno, ma anche per le dinamiche che stanno
caratterizzando gli sviluppi all’interno del centrodestra, nazionale e
provinciale. Se il Pdl nazionale si è frantumato con la fuoriuscita del
presidente della Camera Gianfranco Fini, in sede locale il quadro si è fatto, se
possibile, ancora più complesso. Alle consolidate divisioni fra gli schieramenti
guidati dai parlamentari Michaela Biancofiore e Giorgio Holzmann, ora infatti si
deve registrare anche a Merano una trasversale divisione fra “finiani” e
“berlusconiani” che avrà effetti per ora del tutto imprevedibili: a Bolzano il
capogruppo Alessandro Urzì è il referente del “finiani” così come in riva al
Passirio lo sono il capogruppo del Pdl Enrico Lofoco e Enrico Oliari, l’ex
consigliere ed esponente di punta della Civica di Genovese e Zaccaria che per
ora si guarda bene dallo sbilanciarsi in favore dell’una o dell’altra
componente. Con Holzmann invece e quindi “berlusconiano” il vicepresidente del
consiglio provinciale, il meranese Mauro Minniti che si ritrova così nella
medesima componente di Biancofiore e delle consigliere Claudia Benedetti e
Patrizia Orio; pur essendo stato uno dei grandi sponsor della lista civica di
Alleanza per Merano, alternativa alla corsa della candidata sindaco Benedetti. E
non è detto che le sorprese finiscano qui: se dovessero esserci le elezioni
politiche anticipate il quadro potrebeb farsi anche più intricato.
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Il Corriere del Trentino, 22 lug 10
Trento: "L'aggredito sono io, è stato lui a picchiarmi"
Dopo la denuncia dello studente omosessuale, il gestore del bar dà la sua
versione dei fatti: «Era con i pantaloni calati in bagno»
Trento - «Macché omofobo, violento, aggressore. Io sono stato aggredito e
insultato. Sono io ad aver subìto un'operazione la scorsa settimana alla mano
per una frattura ai legamenti del pollice dovuta alla colluttazione con quel
giovane: ho 40 giorni di prognosi e non posso lavorare con il braccio ingessato.
Io sono la vittima non lui, tanto più che ero andato nei bagni, su
sollecitazione di mia moglie che aveva già assistito ad effusioni un po' troppo
spinte tra quei due giovani, per cacciare chi eventualmente si comportava male,
non certo per picchiare. Invece, quando hanno aperto la porta in atteggiamenti
inequivocabili, il ragazzo che mi accusa aveva i pantaloni abbassati, sono stato
offeso, aggredito, denunciato e accusato di razzismo. No, non me l'aspettavo
proprio». È arrabbiato e deluso, sì anche un po' deluso («sono l'unico ad aver
dato lo spazio all'Arcigay in città, anche altre volte e senza problemi»), il
titolare del locale di Trento accusato dal gay italo-brasiliano Breno Menini di
averlo picchiato il 10 luglio scorso nel suo bar. E sottolinea: «Non sono
razzista, non ce l'ho con quelli lì, gli omosessuali. E poi non sarei stupido a
provocare una rissa nel mio locale».
Intanto, dopo le perplessità dell'Arcigay trentina che prudentemente non si era
schierata dalla parte dello studente («non eravamo presenti alla scena»), ora in
difesa del titolare si muove GayLib: «La lotta all'omofobia è una cosa seria e
necessaria nel nostro Paese, dove i gay vengono accoltellati e insultati per il
loro orientamento sessuale dice in una nota il presidente di GayLib, Enrico
Oliari insieme al referente territoriale Michele Beozzo tuttavia nel caso di
Trento andrei cauto a urlare "al lupo", poiché nessun barista si dichiarerebbe
nemico degli omosessuali nel momento in cui ospita nel suo locale proprio una
festa gay».
Dopo aver letto le accuse nei suoi confronti da parte dello studente
universitario di 26 anni, il gestore del locale dà la sua versione.
Completamente diversa da quella del giovane brasiliano.
«Li ho visti andare in bagno insieme, ho bussato più volte alla porta, non
aprivano, ho insistito, e quando quello che mi accusa ha aperto mi ha detto "che
c... vuoi" emi ha buttato per terra, mettendomi le mani addosso. Anch'io mi sono
difeso, certo, ma i danni li ho subiti io con l'operazione al pollice quando
sono caduto. Sono rimasto al pronto soccorso tutta la notte dice ad una mano ho
solo contusioni, all'altra il dito spezzato: l'aggredito, ribadisco, sono io.
Certo che non volevo litigare, nel mio locale poi, al massimo li avrei invitati
ad andarsene perché atti osceni nel mio locale non ne voglio ma non picchio
certo i clienti. Né omosessuali né eterosessuali », tanto per chiarire che
avrebbe comunque redarguito chiunque si fosse trovato in atteggiamenti equivoci
nel suo bagno.
Di quella serata poi il gestore spiega che è stato il giovane gay a chiamare i
carabinieri: «Non capisco perché prosegue ma di certo io l'ho denunciato e ho
dato la mia versione dei fatti, che probabilmente saranno confermati anche dal
ragazzo che era insieme a lui nel bagno, corso via spaventato». E probabilmente
non finisce qui, il gestore infatti si dice pronto a sporgere denuncia per atti
osceni nel suo locale. Anche se, al contempo conferma: «Farò altre feste se
Arcigay me lo chiede, non ci sono problemi, ma alle mie condizioni: ci sono
rimasto proprio male».
E in merito al locale, nella nota GayLib aggiunge: «Ogni atto violento è sempre
ingiustificabile, tuttavia riteniamo improprio parlare in questo caso di
"omofobia": forse il barista era stufo di avere il bagno occupato da due
persone. Di certo è la stessa Arcigay che, visto il colore della festa, avrebbe
dovuto informarlo sulla necessità di un maggior numero di toilette per
signori...».
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L'Adige, 22 lug 10
«Quello aggredito sono io»
Il barista accusato: «Assurdo parlare di omofobia»
Ha organizzato varie feste e sostenuto perfino una raccolta fondi in favore di
Arcigay e Arcilesbica. Per questo il gestore del locale accusato da un giovane
omosessuale di aggressione omofoba (l'Adige di ieri), è a dire poco sconcertato.
«Nel locale abbiamo organizzato cinque o sei feste con l'Arcigay e non è mai
successo nulla. Figuriamoci se mi si può accusare di intolleranza verso i gay -
afferma - Tanto che ho avuto anche la solidarietà di esponenti dell'Arcigay per
l'accaduto». Ma il titolare del bar è rimasto sbalordito anche dalla
ricostruzione fornita dal ragazzo, Breno Menini, che ha riferito di essere stato
malmenato dopo essere andato in bagno con un altro ragazzo. Un comportamento che
sarebbe stato frainteso e che avrebbe scatenato la reazione violenta dell'uomo,
aveva detto. «Se c'è una persona aggredita quella sono io», replica il titolare
mostrando la mano ingessata. Ma cosa è successo durante la festa gay? Il giovane
era ai tavolini con un altro ragazzo - ricostruisce il barista - ed i due erano
intenti in effusioni. Un comportamento che i gestori avrebbero ritenuto «sopra
le righe» anche se si fosse trattato di una coppia eterosessuale. Quando il
titolare ha visto che i due ragazzi andavano insieme in bagno si è insospettito.
Temendo che le effusioni proseguissero all'interno ha bussato più volte alla
porta, rimasta socchiusa. «Il ragazzo che era con lui - spiega - è subito
scappato via, mentre l'altro aveva i pantaloni abbassati. Appena sono entrato mi
ha gridato contro e dato uno spintone». Un urto che lo ha fatto cadere
all'indietro. Nell'impatto a terra i legamenti del pollice sinistro si sono
spezzati. «A quel punto ho solo cercato di difendermi - racconta - Ma
figuriamoci se mi mettevo a fare una rissa nel mio locale». E l'intervento in
bagno, precisa, nulla c'entra con l'omosessualità: «In un'altra occasione mi è
capitato di trovare un ragazzo e una ragazza in bagno. Ho chiesto loro di andare
a casa propria a fare certe cose e loro si sono scusati». Come riferito
sull'Adige Breno ha sporto denuncia e si è fatto medicare al pronto soccorso: ha
una prognosi di $-5 giorni. Ma anche il titolare del locale è andato in ospedale
e la lesione rilevata ai legamenti ha richiesto un intervento chirurgico: una
settimana dopo è stato operato ed ora ha la mano ingessata. La prognosi va dai
30 ai 40 giorni. Con inevitabili disagi sul lavoro. Il titolare del bar si è
rivolto ad un avvocato e intende procedere contro il ragazzo per lesioni.
Le reazioni Arcigay e GayLib
«Nessuna aggressione omofoba»
Stefano Cò, presidente del C.P. Arcigay del Trentino, come già chiarito in un
primo momento, spiega: «Ci sembra una cosa diversa dalle violente aggressioni
omofobe che sono avvenute recentemente a Bolzano, a Roma e in altre città». E
rimarca «la mancanza di spazi e luoghi qui a Trento per i gay, le lesbiche e i
trans per socializzare e incontrarsi». «La lotta all'omofobia è una cosa seria e
necessaria nel nostro Paese, dove i gay vengono accoltellati e insultati -
afferma Enrico Oliari, presidente di GayLib (gay di centrodestra) - Tuttavia nel
caso della recente aggressione di Trento ci andrei cauto ad urlare "al lupo",
poiché nessun barista si dichiarerebbe nemico degli omosessuali nel momento in
cui ospita nel suo locale proprio una festa gay».
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Oggi Treviso, 26 ago 10
"Prossimo gay pride a Spresiano"
Così GayLib contro il fosso anti-sesso realizzato vicino al Piave
Spresiano - "Proporremo al movimento gay di
organizzare il prossimo gay pride a Spresiano: è importante insegnare al sindaco
Riccardo Missiato che i gay non sono tutti dediti al sesso sotto i ponti".
E' quanto afferma in una nota il presidente di GayLib Enrico Oliari, dicendosi
"allibito" dall'iniziativa del sindaco di Spresiano che ha progettato e fatto
realizzare un fossato lungo il Piave per evitare l'accesso ai litorali di auto e
motorini di gay, lucciole e nudisti.
"I gay sono persone normalissime, che lavorano e che contribuiscono alla società
come tutte le altre - sottolinea il leader dei gay di centrodestra - se vi è chi
pratica il sesso in clandestinità è perché si vive in un ambiente omofobico,
dove gli omosessuali incontrano paura e pregiudizio: è qui che bisogna
lavorare".
Ma ancor più che "dell'iniziativa bizzarra del sindaco di 'arginare' i luoghi
del peccato carnale", Oliari é rimasto allibito soprattutto per il fatto che
"per il primo cittadino non vi è gente che fa sesso, bensì 'gli scambisti, i gay
e i guardoni'". "Sembra quasi - commenta Oliari - che lo status di omosessuali
comporti automaticamente il bisogno di far sesso all'aperto, mentre se a farlo
sono un uomo ed una donna il comportamento non è più deviato".
"Un bel Gay pride colorato aiuterebbe i gay di Spresiano ad emanciparsi -
conclude Alberto Ruggin, referente di Gaylib per il Veneto - e a fare sesso nei
loro letti e, nel contempo, il sindaco a capire che vanno stigmatizzati i
comportamenti ed i reati, non le categorie di persone".
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Il Corriere del Veneto, 26 ago 10
Trincea anti-sesso, sindaco sotto accusa.
"Organizziamo il gay pride a Spresiano"
Grillini: confusi omosessualità ed esibizionismo. Zan: accettabile solo se a
difesa del territorio
di Angelo Pederiva
Spresiano (Treviso) —«A quando i muri, le torri e i ponti levatoi?». La domanda
è di uno dei tanti internauti che ieri, man mano che i blog di area omosessuale
e i siti rilanciavano nel web ilnuovo caso Spresiano, sono tornati ad accendere
il dibattito attorno al sindaco Riccardo Missiato, che per impedire incontri
clandestini sul Piave ha fatto scavare una trincea. Un’iniziativa contestata
dal’Arcigay e soprattutto da Gaylib, che attraverso il presidente nazionale
Enrico Oliari ed il presidente veneto Alberto Ruggin annunciano l’intenzione di
organizzare il Gaypride a Spresiano. Per quanto Missiato abbia sottolineato di
non voler «condurre una battaglia omofoba, ma di decoro, indipendentemente dagli
orientamenti sessuali», l’Arcigay nazionale va giù dura. «Ancora una volta -
tuona il presidente onorario Franco Grillini - questo sindaco mette insieme
l’omosessualità e l’esibizionismo, comese i due concetti fossero
indissolubilmente legati. Il che è tristissimo, se pensiamo che della sua giunta
fanno parte anche persone di centrosinistra. Comunque sia questo caso trevigiano
è uno specchio di quest’Italia, dove gli amministratori incapaci di risolvere i
problemi si affidano ai muri e ai fossati, decretando così la palese sconfitta
della convivenza civile». A livello veneto l’associazione cerca di trattenere lo
scontro. «Se l’operazione mira a limitare l’uso improprio del territorio senza
discriminare gay e lesbiche, può anche andar bene una buca, anche se
probabilmente non è la soluzione più felice», dice Alessandro Zan, presidente
regionale di Arcigay e assessore a Padova, città peraltro apripista delle
barriere comunali con il muro di via Anelli. «Ma quella era una lamiera contro
lo spaccio di droga - puntualizza Zan - mentre qui l’approccio che potrebbe
materializzarsi, e che mi auguro invece venga evitato, è quello moralistico
della Treviso ipocrita e bigotta di "Signore&Signori"». Quella che ritiene di
ravvisare nella vicenda Vladimir Luxuria, primo parlamentare transgender della
storia repubblicana. «Il problema - dice l’esponente di Rc - è che la legge
sugli atti osceni in luogo pubblico non ha campo di applicazione ben delimitato,
per cui spesso viene usata semplicemente per censurare comportamenti sgraditi.
Credo che fossati e recinti non siano grande esempio di civiltà». Fra tante voci
contro, risuona a favore quella di Fiorenzo Berton, sindaco leghista di Nervesa
della Battaglia: «La memoria storica è importantissima, per cui sono
d’accordissimo con la decisione del collega. I gay sono liberissimi di esprimere
la loro sessualità, ma nelle spiagge della Croazia e della Spagna o in una
camera d’albergo. Non credo che Missiato avrebbe dovuto attuare delle attività
sociali di educazione anziché scavare una trincea. Quella contro il degrado del
nostro Piave è una guerra e come tale deve essere combattuta».