RASSEGNA STAMPA (continua)
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Adige, 24 mar 10: Caso Oliari: battaglia a Roma
- L'Unità, 23 mar 10: Consulta, slitta a domani la decisione della Corte
Costituzionale sui matrimoni tra omosessuali
Alto Adige, 24 mar 10
Caso Oliari: battaglia a Roma
Sui matrimoni gay la Consulta dovrebbe esprimersi oggi
Tesi contrapposte fra i difensori delle coppie gay e l’Avvocatura sul diritto
degli omosex ad unirsi in matrimonio
Merano. Udienza davanti alla Corte costituzionale ieri mattina per valutare la
legittimità o meno del divieto in vigore per i matrimoni fra omosessuali. A
sollevare la questione di rilevanza giuridica e culturale di portata nazionale,
come noto, anche il consigliere comunale meranese del Pdl Enrico Oliari con il
suo compagno Lorenzo Longhi che si è visto negare la possibilità di avviare con
le pubblicazioni in Municipio l’iter per convolare a nozze.
Le leggi marciano molto più lentamente dell’evoluzione della società: potrebbe
riassumersi così l’appello delle coppie gay alla Consulta a dare una “risposta
coraggiosa” che, anticipando l’intervento del legislatore, dia il via libera ai
matrimoni omosessuali e metta fine ad una “discriminazione irragionevole”.
La presidenza del Consiglio, tramite l’avvocatura dello Stato, ha ribadito
tuttavia che il matrimonio si basa sulla differenza tra i sessi e rivendicato il
primato del legislatore a decidere su una materia tanto delicata.
Si saprà così con tutta probabilità oggi - ma non è escluso un rinvio alla
prossima seduta del 12 aprile - l’orientamento della Consulta sull’ammissibilità
e la fondatezza della questione di legittimità degli articoli del codice civile
che non consentono il matrimonio omosex.
E, come è avvenuto in tempi recenti per altri nodi delicati di grande impatto
giuridico e sociale su cui i giudici costituzionali sono stati chiamati ad
esprimersi e a dare la linea, sarà una decisione destinata a provocare polemiche
e dibattiti.
A portare l’argomento all’attenzione della Consulta sono state le ordinanze del
tribunale di Venezia e della Corte d’appello di Trento relative alle vicende di
tre coppie gay alle quali l’ufficiale di stato civile aveva impedito di
procedere alle pubblicazioni di matrimonio.
Nei due provvedimenti si ipotizza il contrasto tra gli articoli del codice
civile sul matrimonio e gli articoli della Costituzione 2 (diritti inviolabili
dell’uomo), 3 (uguaglianza dei cittadini), 29 (diritti della famiglia come
società naturale fondata sul matrimonio) e 117 primo comma (ordinamento
comunitario e obblighi internazionali).
I ricorrenti affermano che nell’ordinamento non esisterebbe il divieto espresso
al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Il divieto, quindi, viola il
principio di uguaglianza e si scontra con le norme comunitarie. Non solo: ci
sarebbe disparità di trattamento anche tra omosessuali e transessuali, visto che
a questi ultimi, dopo il cambiamento di sesso, è consentito il matrimonio tra
persone del loro sesso originario.
Se le associazioni gay si aspettano una risposta positiva, per Franco Grillini ,
leader storico del movimento omosessuale, “qualunque sia l’orientamento della
Corte costituzionale, già la discussione di oggi rappresenta un fatto di
rilevanza storica perché punta il dito su una discriminazione di fatto”.
L’avvocato dello Stato, Gabriella Palmieri, ha ribadito invece che la decisione
su questi temi spetta al legislatore e che l’istituto del matrimonio fa
riferimento a persone di sesso diverso: il fatto che ad un transessuale sia
possibile sposarsi (elemento citato dai difensori delle coppie gay a sostegno
della tesi della disparità di trattamento) non fa invece che dimostrare come la
differenza di sesso sia fondamentale. Il legale ha insistito sul fatto che le
norme europee stabilite dalla Convenzione sui Diritti dell’uomo, dal Trattato di
Lisbona e dalla Carta di Nizza richiamino su questi temi “la centralità dei
legislatori nazionali. L’evoluzione sociale è molto più complessa di quanto
possa sembrare. Non esiste un modello unico ma un pluralità di risposte e di
livelli di tutela”.
E già ieri il dibattito politico si è infiammato: “La Consulta non può bocciare
la Costituzione italiana. L’articolo 29 parla chiaro, la famiglia è una società
naturale formata dal matrimonio. E la famiglia è costituita da un uomo e una
donna, i nostri costituenti non avevano il minimo dubbio che il matrimonio fosse
l’unione tra un uomo e una donna. Quindi mi aspetto che la Consulta bocci il
ricorso”, ha sostenuto il sottosegretario alla con delega alle politiche per la
famiglia, Carlo Giovanardi. “Quello che dirà la Corte costituzionale sarà un
vincolo per tutti, punto e basta. Proprio per questo esistono le istituzioni in
un Paese democratico, e credo che queste siano le sentenze che vanno
rispettate”, gli ha replicato Emma Bonino.
(o.d.)
«Manca poco: poi sapremo come finisce»
Il meranese attende il verdetto con il compagno Lorenzo
Una giornata tesa e lunga in aula per un dibattimento di portata giuridica e
culturale storica
di Ezio Danieli
Merano. “Vorrà dire che passeremo un’altra notte insonne”: Enrico Oliari -
presidente di GayLib e consigliere comunale Pdl - è in treno e sta tornando da
Roma assieme al compagno Lorenzo Longhi.
Entro oggi la Corte dovrebbe rendere nota la decisione.
«In aula i giudici hanno annunciato che renderanno pubblico un loro comunicato
con la sintesi della decisione presa, poi bisognerà attendere il dispositivo
della sentenza».
Fiducioso?
«Per natura sono ottimista, ma fare previsioni è del tutto fuori luogo anche se
siamo tutti convinti che siano tre le possibili decisioni della Corte».
Quali sono, a suo parere?
«L’accoglimento del nostro ricorso, e sarebbe ovviamente il massimo della
soddisfazione. Seconda possibilità il respingimento del ricorso stesso e questa
sarebbe il massimo della delusione. Poi c’è la terza possibilità.»
Quale?
«Che la Corte stabilisca che è materia del legislatore e che, di conseguenza,
sia il Parlamento a decidere modificando il Codice civile».
Ma, questa terza ipotesi, è stata sostenuta proprio ieri, in pubblica udienza,
dall’Avvocatura dello Stato.
«E’ vero, ma una decisione del genere da parte della Corte Costituzionale
sarebbe una sorta di sollecito, e quindi anche un preciso impegno, nei confronti
del Parlamento. Diciamo, sintetizzando, che due soluzioni da parte della Corte
ci farebbero contenti, la terza - il ricorso respinto - sarebbe proprio negativa
perchè in questo caso il nostro Paese - assieme soltanto alla Grecia per quanto
riguarda l’Europa - resterebbe senza il diritto di matrimonio per le coppie
omosessuali».
Secondo Franco Grillini , presidente di Gaynet, la discussione in udienza
pubblica della Corte è da considerare un fatto storico.
«Concordo con l’importanza del dibattito, ma devo anche ricordare che la
sinistra non è mai stata sensibile alle nostre problematiche e alla specifica
richiesta discussa appunto dalla Corte.Il sostegno concreto lo abbiamo sempre
avuto soprattutto dalle posizioni liberali».
Che giornata è stata?
«Intensa, piena di emozioni, pervasa da una palpabile tensione. Il nostro
ricorso è stato sostenuto da nove legali di cui sette esperti costituzionalisti.
L’argomento è stato sviscerato a lungo ed in modo dettagliato. Sono d’accordo: è
stata un’udienza storica per il nostro Paese e per tutti gli omosessuali».
Pare di intuire una certa fiducia nel parere della Corte.
«Ripeto: per natura sono ottimista. Ma l’unica cosa certa è che questa notte
farò fatica a prendere sonno».
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L'Unità, 23 mar 10
Consulta, slitta a domani la decisione della Corte
Costituzionale sui matrimoni tra omosessuali
Slitta a domani la decisione della Corte Costituzionale sui matrimoni tra
omosessuali. I giudici della Consulta torneranno a riunirsi domattina in camera
di consiglio. Il procedimento riguarda tre coppie omosessuali contestano la
impossibilità di sposarsi come illegittima e in contrasto con la Carta
fondamentale. I giudici stanno valutando se ammettere nel procedimento
l'associazione radicale "Certi diritti", che si è costituita come interveniente.
I giudici della Corte costituzionale devono decidere in merito alle dieci cause
poste a ruolo e illustrate in udienza questa mattina, tra cui quella più attesa
era quella sui matrimoni fra individui dello stesso sesso. La camera di
consiglio, iniziata alle 17;30, si è protratta per un paio d'ore e poi è stata
aggiornata a domani. Se si seguirà l'ordine di illustrazione tenuto stamani in
udienza, il caso delle nozze tra coppie gay sarà il secondo ad essere
discusso.Il procedimento è nato dalla richiesta, avanzata da alcune coppie
omosessuali, di pubblicazione di matrimonio all'ufficiale dello stato civile del
Comune. Si tratta di due coppie di Trento, Enrico Oliari e Lorenzo Longhi e
Emanuela Zambotti e Michela Ossanna, e di una di Venezia, Galliano Mariani e
Sergio Gallozzi. Il percorso giuridico è stato analogo: le coppie hanno chiesto
al Comune di officiare il matrimonio con rito civile e poi hanno impugnato
presso il Tribunale il rifiuto dell'amministrazione. Mentre il Tribunale di
Venezia ha rimandato immediatamente la questione alla Corte costituzionale,
quello di Trento ha confermato il provvedimento del Comune. È stato poi solo in
secondo grado, che la Corte d'appello ha deciso di rimandare la questione alla
Consulta. Oggetto di contesa sono alcuni articoli del Codice civile, in
particolare il 93, 96, 97, 108, 143 e 146/bis, che non consentono il matrimonio
tra persone dello stesso sesso. Gli avvocati delle coppie che hanno sollevato il
ricorso si richiamano agli articoli 2, 3, 29 e 117 della Costituzione. In
sostanza, dicono, è discriminatoria nei confronti degli omosessuali
l'impossibilità di contrarre matrimonio. Inoltre, aggiungono, è singolare che i
trans possano sposarsi dopo un'operazione chirurgica, mentre i gay no.L'Associazione
Radicale Certi diritti si è costituita davanti alla Corte Costituzionale per
sostenere le ragioni dell'illegittimità costituzionale del divieto di contrarre
il matrimonio per le persone dello stesso sesso. «La Corte Costituzionale -si
legge in una nota- dovrà decidere se i Comuni che hanno impedito le
pubblicazioni di matrimonio di coppie dello stesso sesso hanno agito in
contrasto con l'art.2 (che tutela la persona), l'art. 3 (che garantisce
l'uguaglianza e vieta le discriminazioni), l'art. 29 (cha tutela la famiglia, da
interpretare in senso evolutivo), l'art. 117, 1 comma (che rende operanti le
norme del diritto europeo e comunitario)». Se la corte deciderà in senso
positivo, come ricorda una nota dell'Associazione, «le coppie omosessuali
potranno sposarsi. Il collegio di difesa dell'Associazione Radicale Certi
Diritti è composto dall'avv. Prof. Marilisa D'Amico, che insegna Diritto
Costituzionale alla Statale di Milano, e dagli avvocati Massimo Clara, Francesco
Bilotta, Alessandro Giadrossi e Ileana Alesso».Battaglia tra legali Il divieto
di matrimonio per la coppie omosessuali costituisce una «discriminazione
irragionevole» alla quale la Corte Costituzionale può mettere rimedio con una
«decisione coraggiosa» anticipando l' intervento del legislatore. Su queste
linee si sono sviluppati gli interventi dei legali delle coppie gay che hanno
sollevato la questione di legittimità di alcuni articoli del codice civile che
impediscono il matrimonio tra persone dello stesso sesso. «Queste coppie
chiedono le stesse garanzie riconosciute ad altri di vivere la propria libertà
alla luce del sole. Su queste cose non si deve decidere a maggioranza» ha detto
l' avvocato Vittorio Angiolini sottolineando che «non c'è nulla di male per il
fatto che la Corte prenda atto che la società è cambiata». Secondo l' avvocato
Vincenzo Zeno-Zencovich, le numerose questioni di legittimità sollevate sull'
argomento sono «l' indice sintomatico di una crescente pressione di carattere
sociale: la Corte sappia governare le questioni dei diritti di fondamentali. È
questa, e non il Parlamento, la sede per affrontarli. La Corte è legittimata a
dare indicazioni equilibrate e preveggenti per risolvere il problema. È giusto
chiederle, come ha fatto in passato sul diritto di famiglia, di anticipare
risposte». Ai giudici costituzionali l' avvocato Marilisa D'Amico ha chiesto una
«decisione coraggiosa riconoscendo un principio non scritto ma esistente nella
società. Solo la Corte può risolvere questa discriminazione irragionevole.
Mantenerla discriminazione significa negare il diritto alla liberta di
orientamento sessuale». L' avvocato Massimo Clara ha ricordato che «non c'è un
modello di famiglia ma vari modelli, se tanti tipi di famiglia possono esistere,
perchè si discrimina il matrimonio omosessuale?». Secondo il legale, questo tipo
di legame «è uno dei più moralista che esista perchè non ha bisogno del
matrimonio per venir meno, ma di una liturgia, di un simbolo del legame sociale
che fino ad oggi è stata negato. Il matrimonio si fonda sul consenso e sulla
volontà. Su questo si basa la richiesta di queste coppie». La competenza a
decidere sui matrimoni tra omosessuali «è del legislatore» e non dei giudici
costituzionali. Lo ha sostenuto l'avvocato dello Stato, Gabriella Palmieri,
durante l'udienza pubblica a Palazzo della Consulta, chiedendo di respingere le
questioni di legittimità sollevate in materia dal Tribunale di Venezia e dalla
Corte d'Appello di Trento. «Non è immaginabile un'illegittimità della norma
avvenuta per mutamento dell'evoluzione sociale - ha detto l'avvocato dello
Stato, intervenuto in rappresentanza della presidenza del Consiglio dei ministri
- e non è previsto nè riconosciuto in nessuna norma di ammettere matrimoni tra
persone dello stesso sesso». L'avvocato Palmieri ha quindi ricordato che anche
norme e trattati europei richiamano «la centralità e la funzione dei singoli
legislatori». La Carta di Nizza, a suo parere, «rimanda al pluralismo culturale
degli Stati».