RASSEGNA STAMPA (continua)
In questa pagina:
- Il Corriere del trentino, 166 mar 10: Unioni gay, Trento si appella alla Consulta
- Il Secolo d’Italia, 17 mar 10: Dare del gay a un collega? E’ un reato
- Tageszeitung, 17 mar 10: "Wir mussten ins Trentino ziehen"
- NoirPink, 6 mar 10: Enrico Oliari: "I confetti per le nozze sono quasi pronti"
- Alto Adige, 17 mar 10: Bolzano - Sindaco favorevole ai matrimoni gay: unioni da riconoscere
- Alto Adige, 23 mar 10: La Corte costituzionale si pronuncia sul caso Oliari
- L'Adige, 25 mar 10: «Trento più avanti di Bolzano»
Il Corriere del trentino, 16 mar 10
Unioni gay, Trento si appella alla Consulta
Nozze negate a coppia omosessuale. La vicenda del consigliere Enrico Oliari
In primo grado il tribunale aveva dato parere negativo. Martedì prossimo la decisione
Trento - Il 23 marzo potrebbe essere una data storica per le unioni omosessuali. Dopo Venezia anche la Corte d'appello di Trento si è infatti rivolta alla Corte Costituzionale per risolvere la delicata questione dei matrimoni tra coppie gay. Protagonisti del nuovo caso giudiziario, questa volta, sono Enrico Oliari, consigliere comunale Pdl del Comune di Merano, nonché presidente di Gaylib, e il suo compagno Lorenzo Longhi, che si erano visti negare dal Comune di Trento le pubblicazioni matrimoniali e per questo avevano fatto ricorso davanti al giudice civile, a cui si è aggiunta un'altra coppia di ragazze gay.
In primo grado il giudice aveva però dato parere negativo e così l'avvocato della coppia, Alexander Schuster, ha presentato, il nove luglio scorso, un ricorso davanti ai giudici della Corte d'appello trentina. Secondo l'avvocato il “matrimonio civile deve essere un diritto garantito da tutti i cittadini, indipendentemente dal loro orientamento sessuale”. Da qui il ricorso e la decisione della Corte d'appello, il due agosto scorso, di inviare gli atti alla Corte Costituzionale. I giudici parlano di una «questione rilevante e non manifestamente infondata. Non vi è dubbio infatti che rispetto all'epoca in cui sono state incardinate le norme disciplinari del matrimonio si è verificata un'inarrestabile trasformazione della società». Ora si attende il 23 marzo. Se dovesse essere accolta la tesi sostenuta dall'avvocato trentino ci si troverebbe di fronte ad una svolta epocale. Ne è consapevole, Oliari che racconta la sua battaglia.
Oliari come nasce la questa vicenda?
“Devo premettere che io e il mio compagno ci siamo trasferiti a Trento perché in questa provincia abbiamo potuto accedere alle agevolazioni per la prima casa che in provincia di Bolzano la legge sull'edilizia agevolata non riconosce alle coppie omosessuali. Dopo questa ennesima discriminazione ci siamo trovati di fronte ad un nuovo diniego quando abbiamo chiesto al Comune di Trento le pubblicazioni del nostro matrimonio. Da qui il ricorso alle vie legali che sono le uniche che ci consentono di agire in qualche modo per quella che noi riteniamo essere una battaglia civile”.
Qual’è il senso della vostra battaglia?
“L'Italia con la Grecia è l'unico paese europeo a non riconoscere ancora il matrimonio tra appartenenti allo stesso sesso. Paesi che solitamente si definiscono più arretrati del nostro, hanno già legiferato riconoscendo le coppie omosessuali, ma evidentemente il peso della presenza della Chiesa, in Italia fa sì che la classe politica sia assente e non ci rimangono che le aule dei tribunali per vedere tutelati i nostri diritti di cittadini uguali agli altri”.
Quali sono le argomentazioni che si oppongono al riconoscimento delle coppie gay?
“Si afferma che il riconoscerle manderebbe in crisi il nostro modello di famiglia, ma questo modello è già in crisi e soprattutto lo è per problemi e temi della vita di tutti i giorni che nulla hanno a che vedere con la eterosessualità della coppia. lo credo che si debbano mettere da parte queste ipocrisie”.
Cosa pensa dell'adozione da parte di coppie gay?
“lo credo che l'adozione sia un diritto del bambino e non di chi adotta. Partendo da questo principio non ritengo giusto far cadere sul bambino le scelte che sono mie e in qualche modo potrebbero condizionarlo. Penso quindi che sia più giusto che un bambino cresca con i riferimenti classici di madre e padre anche se non sempre sono i migliori”.
Come è riuscito a conciliare la sua militanza di destra, una parte politica storicamente poco incline ad accettare l'omosessualità, con l'essere gay?
«È stata ed è ancora per certi versi una battaglia continua fatte di molte testate contro il muro, ma io non mi sono mai dato per vinto da buon liberale di destra. Oggi le cose sono in buona parte cambiate: il credo politico e l'orientamento affettivo sono due cose diverse e non sono in contrasto tra loro”.
Enzo Coco
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Il Secolo d’Italia, 17 mar 10
Dare del gay a un collega? E’ un reato
di Federica Perri
Dire a qualcuno che è un gay è una vera e propria ingiuria, anche se la persona a cui è rivolta l'espressione ha effettivamente tendenze omosessuali. Parola di Cassazione che ha confermato la multa di 400 euro per ingiuria nei confronti di un ex-vigile settantenne di Ancona, che, il 17 novembre 2002, aveva preso carta e penna e aveva scritto ad un collega con il quale da anni vi era una accesa rivalità sostenendo, in pratica, di non poter collaborare con lui nel lavoro quotidiano "perché sei gay". Secondo la prima sessione penale, l'espressione è da censurare in quanto «per il contesto della sua utilizzazione esprime riprovazione per le tendenze omosessuali e un equivoco intrinseco intento denigratorio».
La vicenda si trascinava dal 2002, quando Dante S. aveva scritto a Luciano T., con il quale da anni vi era un “vivo antagonismo” per arrivare al posto di comandante della polizia municipale di Ancona. Nella lettera, nero su bianco, accusava il suo rivale di essere gay, rinfacciandogli di «aver trascorso una vacanza in montagna con un marinaio» e di essere stato allontanato «da un club sportivo frequentato da ragazzini». Luciano aveva subito sporto denuncia e Dante era stato condannato in primo grado dal giudice di pace di Ancona l per ingiuria. Da quel verdetto è nata una vera odissea giudiziaria. La Corte d'Appello ha ribaltato la sentenza, sostenendo che «il termine gay di per sé non è offensivo»; la Cassazione ha annullato il verdetto e ordinato la ripetizione del processo; il tribunale ha ri-condannato; gli avvocati hanno fatto un nuovo ricorso alla Cassazione. Così si è arrivati alla sentenza di ieri: l'uso della parola "gay" è stato ritenuto denigratorio.
«La sentenza, al di là del merito nei fatti, conferma quanto sia necessaria in Italia una legge contro l'omofobia che dia riferimenti certi», commenta la parlamentare del Pd Paola Concia, relatrice lo scorso anno di un disegno di legge "bipartisan", fortemente sponsorizzato anche dal ministro Mara Carfagna ma poi affondato in Parlamento su istanza dell'Udc. Certo, l'episodio di Ancona non somiglia neanche da lontano ai fatti di discriminazione e violenza vera e propria legati al tema dell'omofobia registrati negli ultimi mesi nelle città. Ma, con la sua carica da commedia all'italiana - i due vigili che litigano, la decennale contesa in tribunale per una lettera - forse aiuta a centrare il problema con più immediatezza di altre vicende. A Enrico Oliari, presidente di GayLib, l'organizzazione vicina al centrodestra, preme sottolineare soprattutto un fatto: mentre nei Paesi europei i temi della discriminazione, dell'omofobia, della denigrazione, sono affrontati con scelte chiare dalla politica, «in Italia quando si pronuncia la parola gay la politica è colta da paralisi». Così, il solo referente diventano i tribunali ed è la giurisprudenza ad affrontare problemi che altrove sono risolti dall'innovazione legislativa. «Davanti al tema generale dei diritti degli omosessuali - spiega Oliari - la politica italiana è paralizzata da tradizioni contrapposte e ugualmente inadeguate: il bigottismo di matrice conservatrice e il rivendicazionismo estremista stile gay pride». Invece bisognerebbe guardare all'Europa, dove - per esempio - una vicenda come quella di Ancona è inimmaginabile: in molti Paesi ci sono addirittura corsi per armonizzare la collaborazione nelle forze dell'ordine tra sessi diversi e tra eterosessuali e omosessuali. Nessuno, insomma, penserebbe ci risolvere una contesa gridando all'altro: "non posso lavorare con te perché sei gay". E, se accadesse, certo non ci sarebbe bisogno di quattro o cinque processi per stabilire chi ha ragione.
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Tageszeiutng, 17 mar 10
"Wir mussten ins Trentino ziehen"
Am 23. Maerz wird das Verfassungsgericht ueber die Gleichstellung von
homosexuellen Ehen entscheiden. Der Meraner PDL-Gemeinderat Enrico Oliari ist
nicht nur bekennender Homosexueller, sondern hat wichtige Vorarbeit geleistet.
Tagezeitung: Herr Oliari, fuehlen Sie sich als Homosexueler in Siidtirol nicht
wohl?
Enrico Oliari: Ich habe bis vor einiger Zeit mit meinem Partner in Meran gelebt.
Als wir uns entschiedien haben, gemeinsam ein Haus zu kaufen, wollten wir auch
die Moeglichkeiten des gefoerderten Wohnbaus in Anspruch nehmen. Leider gilt in
Suedtirol das Gesetz fuer Wohngemeinschaften nur dann, wenn es sich um
gemischtgeschlechtliche Paare handelt. Wir sind in das Trentino umgezogen, da
wir dort die Foerderungen erhaiten.
Ist Suedtirol schwulenfeindlich?
In Italien gibt es keine einheitliche Handhabung. Es gibt Regionen, in denen
es klarere Bestimmungen gibt, und andere Regionen, in denen es ueberhaupt keine
Bestimmungen gibt. Es fehIt eine Bestimmung auf nationaler Ebene. Ich will nicht
sagen, dass wir als Homosexuelle angegriffen werden, aber es gibt keine
gesetzliche Regelung.
Was erhoffen Sie sich durch das Urteil des Verfassungsgerichtshofes?
Wir erwarten uns, dass uns die grundiegenden Rechte, wie sie in der Verfassung
stehen, zugesprochen werden. Der Artikel drei besagt, dass vor dem Gesetz alle
Menschen gleich seien. Da wir bisher von verschiedenen Gerichten zurueckgewiesen
wurden, erhoffen wir uns Klarheit durch das Hoechstgericht. Ich bin realistisch
genug, um mir keine faIschen Hoffnungen zu machen.
Was machen Sie bei einem negativen Urteil?
Wir werden weiterkaempfen. Es gabe die Moeglichkeit, den Europaeischen
Gerichtshof fuer Menschenrechte hinzuzuziehen. Der Vertrag von Lissabon spricht
ganz klar von einer Nicht-Diskriminierung von homosexuellen Paaren. Hier erwarte
ich mir spaetetens Klarheit und Gerechtigkeit. Ein anderer Weg konnte der sein,
das wir koennte politischer Unterstuetzung endlich eine gesetzliche Regelung in
ltalien erreichen koennten.
Hannes Senfter
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NoirPink, 6 mar 10
Enrico
Oliari: "I confetti per le nozze sono quasi pronti"
"Siamo in trepidazione: è la prima volta che avviene una discussione a questi
livelli. Dopo 7 anni di fidanzamento abbiamo finalmente l'opportunità di vedere
riconosciuta la nostra unione e questo è importante, dal momento che siamo una
cosa sola". Si avvicina a rapidi passi il 23 marzo, giorno in cui la Corte
Costituzionale si pronuncerà sulla legittimità o meno di impedire alle coppie
omosessuali di sposarsi. Un data da segnare sul calendario. Una data che suscita
emozione in tante persone, figurarsi nelle coppie di "sposi negati" le cui lotte
processuali hanno portato all'attuale ricorso alla Corte.
Una di queste coppie è formata da Enrico Oliari e dal suo Lorenzo. Enrico non è
certo uno sconosciuto nel movimento *qtlgb, dal momento che è il fondatore e il
presidente di GayLib, l'associazione che riunisce gli omosessuali di
centro-destra.
L'ho già intervistato in passato e lo ospito ancora con piacere, e poco importa
l'evidente distanza nelle scelte politiche: se, come abbiamo detto, il principio
è quello che un uomo è un uomo è un uomo è un uomo, non ha senso appoggiare il
matrimonio tra persone dello stesso sesso senza poi offrire rispetto assoluto ad
ogni persona, e viceversa. Chi lo negasse, starebbe solo facendo confusione. "La
via del dialogo è sempre auspicabile, sempre", dice lui. E allora conosciamoli
più da vicino, Enrico e Lorenzo. "Io e Lorenzo ci siamo conosciuti, come molti,
grazie alle chat. Io non cercavo un compagno, lui aveva appena finito di
'chiacchierare' con un amico e stava per spegnere il pc". Ma non l'ha spento
subito. Ed è stata una fortuna: "Abbiamo deciso di incontrarci alla stazione
Garibaldi di Milano, ci siamo rivisti, ho dormito a casa sua e poco dopo lui era
sul mio stato di famiglia a Merano". Ecco come nasce una famiglia...
Sì, una famiglia. E poco importa, in fin dei conti, il sesso dei suoi
componenti: "A dire il vero non ci poniamo mai davanti al fatto di essere una
coppia etero o una coppia gay: ogni minuto del giorno è naturale, automatico,
'fisiologico'. Io amo lui e lui ama me, dopo 7 anni assieme non si pensa più al
fatto di essere una coppia gay".
Al di là del "maschio e maschio", del "femmina e maschio" o del "femmina e
femmina", importa soprattutto l'amore, fatto anche di passioni comuni: "Il
giardinaggio, gli animali domestici, il viaggiare...". E la buona cucina:
"Ricordo perfettamente uno dei nostri primi pranzi in un ristorante scoperto per
caso sulle sponde del Garda: servivano ravioli di zucca favolosi!".
Importa soprattutto l'amore, sì. O così dovrebbe essere in un paese che
rispettasse i suoi cittadini, che volesse difendere i loro amori, la loro
libertà ed il loro benessere piuttosto che oscure superstizioni. In Italia così
non è. I "maschi e maschi" e le "femmine e femmine" non possono sposarsi. Una
violenza inaccettabile, che ha pesanti effetti sia simbolici che pratici.
Enrico racconta un esempio: "Vivevamo in Alto Adige, volevamo comprare casa. Ci
siamo dovuti trasferire in Trentino perchè lì, a differenza che in Alto Adige,
potevamo accedere come coppia ai contribiti previsti dalla legge per l'Edilizia
abitativa agevolata per l'acquisto della prima casa. Esistono, insomma, una
marea di opportunità, di diritti e di doveri che le leggi ci possono dare, un
corpus che irrobustirebbe la nostra coppia dal punto di vista giuridico".
Consapevoli dei propri diritti, e consapevoli della costante violazione di
questi diritti, Enrico e Lorenzo hanno allora deciso di aderire all'azione di
Affermazione Civile di Certi Diritti, facendo richiesta di pubblicazione degli
atti per il matrimonio e impugnando poi il diniego opposto dall'ufficiale di
stato civile. Dalla loro impugnazione e da quella di altre coppie si son
sviluppate le vicende processuali che hanno portato, infine, alla discussione in
Corte Costituzionale. E alla sentenza del 23 marzo...
Il 23 marzo... Una data che forse segnerà un grande balzo nel futuro. Una data,
al tempo stesso, incredibilmente vicina... "Abbiamo già prenotato l'albergo, nei
pressi del Quirinale. Quel giorno penso che andremo a vedere la mostra sul
Caravaggio alle Scuderie. Oltre che, ovviamente, entrare nella sala della
Udienze insieme agli avvocati ed alle altre due coppie". E il 24 marzo, il day
after? "Confetti verdi per tutti!".
Confetti verdi, simbolo di promessa di matrimonio, tra due uomini? Per molti
rimane qualcosa di inconcepibile... "E, fino a poche settimane fa, lo è stato
anche per grossa parte del movimento gay, dal momento che venivano preferite
soluzioni come il riconoscimento della coppia di fatto, 'come due nonnine che
vivono insieme', ci dissero". Eccolo l'Enrico Oliari polemista, che per
sopravvivere politicamente nella sua posizione scomoda di "gay di destra" a
volte deve farsi spazio a gomitate.
Gomitate salutari, spesso. E' innegabile, ad esempio, che mentre Enrico Oliari
ha sempre sostenuto la totale equiparazione giuridica tra omosessuali e
eterosessuali, alcuni big del movimento si affannavano a ripetere come un mantra
che "non vogliamo il matrimonio, ma il Pacs" - e ancora recentemente, nonostante
gli straordinari successi di Rete Lenford e Certi Diritti, ci si accontentava di
rivendicare un "istituto equivalente" al matrimonio civile. E mentre chi voleva
la luna è già sull'Apollo 11, chi si accontentava di poco non ha ottenuto
neppure un pugno di mosche...
E forse dovremmo finire qui. Abbiamo parlato di amore, di matrimonio, di
diritti, di movimento. Ma non accennare neppure alla questione destra-sinistra
con Enrico significherebbe tacere su un aspetto importante della sua vita,
significherebbe svilire il suo coraggio, la sua battaglia, la sua personalità. E
allora parliamone...
"Anche i paracarri hanno capito che il centrodestra governerà da qui ai prossimi
decenni..." osserva ad esempio Enrico, abbastanza soddisfatto di vedere come
oggi personaggi di sinistra all'interno del movimento *qtlgb si dimostrino
interessati a dialogare con Berlusconi e i suoi. Il riferimento è ovviamente a
Vladimir Luxuria, ex parlamentare di Rifondazione Comunista, e ad Aurelio
Mancuso, ex presidente di Arcigay, una vita dal Pci all'Ulivo e una candidatura
in Lombardia nel 2005 con scarsi risultati.
"Non so se Mancuso e la Luxuria sono stati illuminati sulla via di Damasco,
quello che è certo è che nel centrodestra il proprio percorso politico
rappresenta un valore ed il mastellianesimo in politica non paga. Io sono sempre
stato di centrodestra, vengo dal Movimento Sociale, non dal Partito Comunista"
dice Enrico che, mentre altri cercano ancora una collocazione, ha cercato un
marito, l'ha trovato e domani se lo sposa.
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Alto Adige, 17 mar 10
Bolzano - Sindaco favorevole ai matrimoni gay:
unioni da riconoscere
Bolzano - A favore o contro i matrimoni gay? Il sindaco, rispondendo a margine
della conferenza stampa del martedì alle domande dei giornalisti, ha risposto
così: «Ritengo giusto che quando due persone si vogliono bene e stanno assieme
possano ufficializzare la loro unione. Non so se si debba parlare di matrimonio,
ma bisogna trovare il modo per certificare l’unione. Anche perché se uno dei due
rimane vittima di un incidente, è giusto che il compagno abbia gli stessi
diritti riconosciuti dalla legge italiana agli altri coniugi».Il tema è delicato
ed è destinato a riaccendere il dibattito sulle coppie omosessuali e sulle
battaglie delle associazioni a favore dei gay. La più recente è quella del
presidente di GayLib, il meranese Enrico Oliari, per il riconoscimento anche
alle coppie gay dei contributi provinciali per l’acquisto di un alloggio.
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Alto Adige, 23 mar 10
Oggi il verdetto sui matrimoni gay
La Corte costituzionale si pronuncia sul caso Oliari
Merano. C’è attesa per il pronunciamento della Consulta sul caso sollevato dal
presidente nazionale di Gay Lib Enrico Oliari. Come è noto al consigliere
comunale del Pdl meranese e al suo compagno, il Comune di Trento ha negato le
partecipazioni di matrimonio. Il tribunale in primo grado ha dato ragione
all’amministrazione trentina, ma in sede di appello i giuduci hanno girato il
qesito alla Corte costituzionale.
La questione che i giudici della Corte costituzionale sono chiamati a chiarire è
se sia legittimo non riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso,
posto che la costituzione mette tutti sullo stesso piano per il godimento dei
diritti civili e che, come sottolinea la comunità gay, da nessuna parte è
scritto esplicitamente che l’unione matrimoniale deve avvenire tra soggetti di
sesso diverso.
Un dubbio che non ha impensierito i giudici di primo grado, ai quali Oliari si
era rivolto per far valere le sue ragioni e, in definitiva quelle dei gay di
tutta Italia. Dubbio che però si è insinuato tra i giudici d’appello al punto da
girare il quesito alla Corte costituzionale. E oggi è il gran giorno: col
pronunciamento della Consulta sapremo se l’Italia potrà considerarsi al passo di
altri e più evoluti paesi europei, o se da noi i gay continueranno ad essere
discriminati rispetti agli altri cittadini.
La vicenda Oliari ha portato alla luce anche una disparità di trattamento fra
Trentino e Alto Adige sui contributi per l’edilizia agevolata: negati a Bolzano
e invece concessi a Trento dove la coppia omosessuale di fatto ha il pieno
godimento dei diritti.
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L'Adige, 25 mar 10
Enrico Oliari è parte in causa nel ricorso presentato alla Corte Costituzionale con cui è stata chiesta la legittimità a celebrare in Italia matrimoni gay: una decisione rinviata In Alto Adige per coppie conviventi si intende persone di sesso diverso, mentre in Trentino anche due omosessuali hanno diritto ai contributi prima casa
Diritti alle coppie omosessuali
«Trento più avanti di Bolzano»
di Jacopo Valenti
«Nel rinvio ci vedo pure un segnale positivo, mi fa ben sperare, ma è una valutazione del tutto soggettiva poiché la Corte Costituzionale è un organismo super partes per eccellenza e non è assolutamente prevedibile». Enrico Oliari , consigliere comunale del Pdl a Merano e presidente dell'associazione gay liberali, è parte in causa nel ricorso presentato alla Corte Costituzionale con cui è stata chiesta la legittimità a celebrare in Italia matrimoni tra persone dello stesso sesso. Una decisione epocale che doveva essere presa ieri ma che è stata rinviata dopo Pasqua. Oliari, assieme al suo compagno Lorenzo Longhi, vive in Trentino. Dove, dice, sui contributi per la prima casa siamo più avanti che nel vicino Alto Adige. Vivete in Trentino perché in provincia di Bolzano la legge non vi tutela? Ne ho parlato anche a Merano in Consiglio comunale, dove sono consigliere. In Alto Adige è stata fatta una legge sull'edilizia abitativa agevolata nel 1990 che prevedeva la possibilità di dare un contributo alle coppie conviventi more uxorio. Poi, la giunta Durnwalder, nel 1991, ha specificato che per coppie conviventi more uxorio si intende persone di sesso diverso. Questo nonostante un decreto del Presidente della Repubblica dell'89 in cui si specifica che con quella dicitura di intendono semplicemente due persone che vivono insieme. E in Trentino? Qui la legge si rifà proprio a quel decreto del Presidente della Repubblica, infatti noi abbiamo potuto ottenere i contributi per l'acquisto della prima casa, anche perché io avevo gli anni di residenza necessari. Che effetto fa questa differenza sostanziale tra due province così vicine? Su questo aspetto io trovo il Trentino molto più evoluto dal punto di vista giuridico e della convivenza sociale rispetto all'Alto Adige. Su questo non c'è dubbio e lo dico anche senza alcun problema. Da questo punto di vista l'Alto Adige si trova più indietro. Tornando al ricorso, c'è chi sostiene che il rinvio sia un bene perché, con le elezioni di mezzo, si evitano strumentalizzazioni politiche. É d'accordo? Si. Infatti, secondo me, questo rinvio è stato molto corretto, per quanto io non ci dorma di notte. Poi, quando pensi che tu puoi essere una delle persone che nel suo piccolo può contribuire a fare un pezzettino di storia, chiaramente una certa agitazione c'è. Se la decisione fosse a vostro favore lei ed il suo compagno sareste ricordati come tra i primi ad aver abbattuto un muro fin'ora invalicabile. Questo senza dubbio. Ma consideri che il movimento omosessuale italiano ha sempre portato avanti delle battaglie che non erano del tutto condivisibili e cioè la creazione di istituti giuridici di serie B come i Pacs alla francese, o i Dico, per cui andiamo invece addirittura in serie Z. Quindi alla fine il movimento di centrosinistra ha sempre portato avanti il riconoscimento delle coppie di fatto come due nonnini che vivono insieme. Io invece, che ho comprato casa con il mio compagno, i diritti da nonnino non li voglio. Ma voglio qualcosa di più. Ci sono altre richieste fondamentali che vengono dal mondo omosessuale per raggiungere pari dignità con le coppie etero? Proprio stamattina (ieri, ndr) ne parlavo con un esponente della Lega: lui diceva che alcuni diritti si ed altri no. Ma quali?Mettendoli tutti insieme è saltato fuori il matrimonio: che in realtà, in sede civile, altro non è che un contratto che stabilisce determinati diritti e doveri. Perciò il matrimonio tra persone dello stesso sesso risolverebbe i problemi di discriminazione? Indubbiamente è la soluzione ottimale. Le faccio un esempio pratico: tra pochi giorni il mio compagno sarà operato agli occhi e non ci vedrà per un po', circa tre o quattro giorni. Io non posso neppure prendere il congedo parentale sul lavoro, capisce? Non si tratta di cose campate in aria ma necessarie: prima parlavamo della casa, ora di salute. Perché in Italia c'è tutta questa avversione nei confronti delle unioni omosessuali? C'è il Vaticano ed una visione della politica di carattere moralistico: ma non solo su queste tematiche. Pensi cosa avviene ogni volta che si parla di cellule staminali o di altri argomenti. Sembra quasi che le decisioni sulle tematiche etiche siano demandate alla Chiesa: ma noi siamo uno Stato laico, non siamo tutti cattolici, per quanto io stesso abbia un profondo rispetto per il sentimento cattolico. L'Italia è di tutti e quindi il vero problema è questa moralità: i gay chiedono un matrimonio civile, mica quello religioso che rimane ad appannaggio della Chiesa.