RASSEGNA STAMPA (continua)
In questa pagina:
- ApCom, 28 ago 09: Oliari: "Non c'è allarme, ma serve il sì al matrimonio omosex"
- L'Espresso, 30 ago 09: I gay tornano in piazza
- Il Trentino, 6 ago 09: Nozze gay, esultano le associazioni
- Noir Pink, 9 ott 09: Io, Enrico Oliari, presidente di GayLib, vi dico che il futuro dei diritti civili è a destra...
- Pride, novembre 2009 - I marziani di GayLib
ApCom, 28 ago 09
Oliari: "Non c'è allarme, ma serve il sì al matrimonio omosex"
"Chi aggredisce non si mette paura di leggi più dure"
"Non serve una legge contro l'omofobia.Non c'è una particolare emergenza. Serve
un cambiamento della cultura". Enrico Oliari, presidente di GayLib,
l'associazione degli omosessuali con il cuore a destra per così dire, la pensa
diversamente rispetto ad altri rappresentanti della comunità arcobaleno. "Noi
non crediamo che una nuove legge, una nuova promessa di punizione, possa fermare
chi delinque. Una persona che colpisce - spiega ad Apcom - spera di farla
franca, sul momento non pensa al fatto che se verrà preso sarà tenuto in carcere
un anno in più".
Nessun allarme? "Le aggressioni ai gay ci sono sempre state - continua Oliari -
Non c'è stato un aumento in tal senso. Il fatto è che oggi si notano di più.
Anche perché molti più omosessuali vivono a testa alta, non si nascondono, e
anzi sono orgogliosi del loro amore. Solo che però a qualcuno, più arretrato,
non va bene e allora nasce lo scontro. Serve un cambiamento culturale di tutti,
generale". Come fare? "Rendendo cittadini come tutti gli altri chi è chiamato
diverso. In Olanda, cito ad esempio, sono sporadiche le aggressioni".
"Sarebbe fondamentale che le coppie omo potessero sposarsi - continua Oliari -
riconoscere queste unioni potrebbe cambiare il quadro". C'è speranza che questo
si avveri? "Le proposte, gli ultimi interventi del presidente della Camera,
Gianfranco Fini, sono molto in sintonia con il nostro messaggio, con quello che
auspichiamo. Non è impossibile, quindi, cambiare le cose".
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L'Espresso, 31 ago 09
I gay
tornano in piazza
di Tommaso Cerno
L'esperienza parlamentare? Inutile. Il movimento di sinistra vuole ritornare tra
la gente. Ma è quello di destra ad allargare i consensi
Avevano un sogno. Sposarsi in municipio, di fronte al sindaco con la fascia
tricolore, come nella Spagna di Zapatero. Ma, nel Parlamento italiano, la legge
che doveva regolare le unioni fra omosessuali non è mai arrivata al voto finale.
Paure omofobiche e slogan leghisti a destra, equilibrismi a sinistra, veti
cattolici sparsi un po' dappertutto. E così la grande battaglia dell'Arcigay può
dirsi fallita. Mentre cresce il clima di intolleranza, con il grave
accoltellamento di Roma, dai partiti non arrivano segnali. Niente nuovi diritti,
niente riforme, niente di niente. La bandiera arcobaleno, simbolo della
rivoluzione omosex nel mondo, non sventola su Montecitorio e la comunità gay non
vuole più sentir parlare di politica, delusa da Prodi e Rutelli come da
Berlusconi e Bossi. Qualcuno, però, intravvede uno spiraglio in Gianfranco Fini,
dopo la sterzata laica sulla bioetica. Quel Fini in abiti istituzionali, sempre
più distante dal Cavaliere, con cui cerca di aprire un dialogo 'Gaylib',
l'associazione degli omosessuali italiani di centro-destra.Esiste da ben 12
anni, da quando cioè un infermiere di Trento, Enrico Oliari, organizzò lo scisma
dall'Arcigay al grido: "Noi siamo gente di destra, loro di sinistra". Una
differenza, in effetti, la si coglie. Il linguaggio. Non parlano di
"omosessualità", ma di "omoaffettività". Non dicono paese, ma nazione. Molti di
loro si professano cattolici praticanti. E cantano l'Inno di Mameli con la mano
sul cuore, convinti che "fra destra e omosessuali ci sia una storica questione
da risolvere, profonda, che va dai gerarchi nazisti ai leader xenofobi europei
come Jorg Haider o Pim Fortuyn. In Italia la maggioranza dei gay vota
Berlusconi", ripetono: "È la nostra occasione". L'occasione di strappare
all'Arcigay il monopolio sui diritti civili, che dura da oltre vent'anni,
cercando di aprire un varco liberal nella corazzata berlusconiana. "Finora sono
prevalsi i bigotti, che non si possono chiamare nemmeno destra", ammette Oliari.
"Lo stesso discorso vale per la sinistra. Adesso invece c'è Fini che, piaccia o
no, è l'unica novità".L'Arcigay non resta a guardare. E progetta la rivoluzione
d'autunno, dai toni e dai colori del tutto diversi. "Da anni dialoghiamo con
destra e sinistra per non ottenere nulla, ora siamo delusi", si sfoga il
presidente Aurelio Mancuso: "La strada è un'altra, faremo i matrimoni in
piazza". Come quelli che celebrava Paolo Hutter, negli anni '90, di fronte alla
Scala con folle di fotografi e curiosi. I sindaci saranno finti, la fascia
tricolore tornerà arcobaleno. Ma le strade si riempiranno di gente. Torino,
Roma, Milano, Napoli, Palermo e Venezia: cerimonie senza alcun valore legale, ma
con un forte significato simbolico. D'altra parte, le hanno provate tutte per
ottenere una legge che riconoscesse le convivenze fra persone dello stesso
sesso. Li hanno chiamati matrimoni, poi unioni civili, poi unioni di fatto. E
ancora Pacs come in Francia, infine Dico. Ma non è servito a niente. Nessuna
parola andava bene a nessun governo. Ora si cambia. L'obiettivo sarà mostrare i
muscoli. Far pesare una comunità che, in Italia, ha i numeri. "L'Arcigay è la
più grande associazione omosessuale d'Europa, con 100 mila iscritti già
formalizzati e una proiezione di 160 mila in vista del congresso di gennaio".
Come un partito medio-grande. Con dati curiosi di diffusione, che sembrerebbero
dare ragione a Gaylib. C'è un boom nel veneto leghista, con Padova che si
riempie di locali. Così nella Lombardia di Roberto Formigoni. Numeri in crescita
anche nel più difficile Sud. Con Catania capitale gay del Meridione nella
Sicilia dove i berlusconiani prendono percentuali bulgare. "Io voto Lega Nord",
non nasconde Marco, 26 anni, vicentino. Vive con Davide, che fa l'ingegnere.
Abitano in una villetta a schiera e vorrebbero sposarsi. "Ci avevano detto che
sarebbe stato possibile col governo Prodi, invece niente". E se chiedi piuttosto
che cosa abbia fatto Bossi per incassare quel voto, la risposta è lapidaria:
"Almeno non ci toglie anche il lavoro. Tanto a sinistra cosa cambia?".E così, un
po' frastornato e un po' diviso sulle strategie future, fra pochi giorni si
riunirà il consiglio nazionale dell'Arcigay. All'ordine del giorno la nuova
linea: basta con con la via istituzionale. "Bisogna recuperare credibilità fra
gli omosessuali italiani, altrimenti il movimento si sfalderà", annunciano da
Bologna. In effetti, il bilancio finora è piuttosto desolante. Dei quattro
parlamentari che l'Arcigay aveva espresso nella scorsa legislatura non è rimasto
nessuno. Il leader storico Franco Grillini è entrato in conflitto col Pd e non è
stato ricandidato. Fuori anche Vladimir Luxuria, la prima trans a Montecitorio,
travolta dal naufragio elettorale della Sinistra Arcobaleno. Stessa sorte per
l'ex presidente delle lesbiche, Titti De Simone, ormai desaparecida. E per il
senatore dei Verdi Gianpaolo Silvestri, dopo il crollo elettorale della
pattuglia di Alfonso Pecoraro Scanio. Ed ecco un altro grande assente: l'ex
ministro ambientalista, per anni testa di ponte del movimento gay dentro i
palazzi romani, rimasto anche lui a casa. Resta Vendola e rimane qualche
amministratore locale, un assessore qua e là. Nel nuovo Parlamento siede
soltanto Anna Paola Concia, attivista per i diritti civili, "ma che non è stata
indicata dal movimento". Tutto da rifare. A lanciare la carica ai gay italiani
ci pensa anche stavolta Grillini, quel bolognese con le lenti spesse, che negli
anni '90 da ospite fisso del Maurizio Costanzo Show distrusse il cliché
dell'omosessuale stravagante. "Abbiamo il merito di avere portato la battaglia
gay al centro del dibattito. Ora, però, bisogna aggirare il parlamento,
altrimenti, con l'aria che tira, il rischio è che si torni addirittura
indietro". In piazza ci sarà anche Vladimir Luxuria, convinta com'è che "la
delusione sia più che giustificata, ma la battaglia si possa vincere". La colpa
dei ritardi è della politica, non del movimento: "Io i fischi al Gay Pride non
li ho mai presi, come invece li prende la sinistra ai cancelli della Fiat". Con
una beffa in più per l'associazione federata all'Arci. L'8 aprile 2008, a pochi
giorni dalle elezioni anticipate, il governo Prodi vara uno degli ultimi
provvedimenti targati Unione, il decreto 59, il recepimento degli obblighi
comunitari. Nel testo, dopo i veti dei teodem, manca però un comma: quello sulle
discriminazioni dei gay sul posto di lavoro. Comma che il centro-destra farà
invece reinserire. "È stato uno smacco evidente per l'Arcigay", denuncia Gaylib
scatenando l'ennesima polemica. Muro contro muro, la fotocopia del Parlamento.
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Il Trentino, 6 ago 09
Nozze
gay, esultano le associazioni
Trento - «La magistratura si sta mostrando più preparata ed attenta al bene
comune della classe politica, di destra e di sinistra, ormai incline ai
moralismi più discriminanti pur di non perdere il voto cattolico»: così Enrico
Oliari, presidente dell’Associazione Gaylib (Gay liberali di centrodestra)
commenta il pronunciamento della corte d’appello di Trento che ha giudicato «una
questione rilevante e non manifestamente infondata» il ricorso di due coppie
omosessuali, una lesbica e una gay, che si erano viste negare dal Comune di
Trento le pubblicazioni per il matrimonio. La notizia, riportata ieri dal
«Trentino», è stata pubblicata sul portale www.notiziegay.it e sta facendo molto
discutere. «Esprimo viva soddisfazione per la decisione dei giudici - scrive
ancora Oliari - secondo i quali il matrimonio gay non è per nulla contrario ai
dettami della Carta Costituzionale. Il matrimonio gay o il riconoscimento dei
diritti della coppia omoaffettiva sono realtà consolidata in quasi tutti i Paesi
dell’Europa Unita e l’Italia, culla del diritto, è ormai superata in materia
persino dalla Colombia, dal Sudafrica e da nazioni del Terzo Mondo». Sul portale
www.notiziegay.it si parla di una «inaspettata ordinanza». Secondo Guido Keller,
«i giudici di Trento non lasciano spazio ai detrattori del matrimonio gay che
troppo spesso citano incautamente la Carta Costituzionale: quanto sopra
osservato non può essere superato da un’interpretazione secondo cui il
matrimonio deve e può essere consentito solo a coppie eterosessuali a ragione
della sua funzione sociale, principio secondo taluni ricavabile dall’art. 29
Cost. (norma che riconosce i diritti della famiglia come società naturale
fondata sul matrimonio). Detto principio infatti si limita a riconoscere alla
famiglia un suo ruolo naturale, nel senso che da un lato lo Stato non può
prescindere da tale realtà sociale a cui tende per natura la stragrande
maggioranza degli individui e, dall’altro, afferma che la famiglia è fondata sul
matrimonio; ma certo esso non giunge ad escludere la tutela della famiglia di
fatto (che prescinde dal matrimonio) o ad affermare la funzione della famiglia
come granaio dello Stato”. Le due coppie gay protagoniste del contenzioso
avevano aderito alla campagna di «affermazione civile» promossa
dall’Associazione Radicale Certi Diritti e da Avvocatura lgbt Rete Lenford. Le
due associazioni sottolineano in una nota come la memoria difensiva fosse
incentrata sul fatto che “il matrimonio civile deve essere un diritto garantito
a tutti i cittadini, indipendentemente dal loro orientamento sessuale”.
«Consideriamo questo passo una grande vittoria per tutto il movimento lgbt
italiano. La campagna di Affermazione Civile continua. In Italia sono quasi 30
le coppie gay che hanno aderito a questa battaglia di civiltà».
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, Enrico
Oliari, presidente di GayLib, vi dico che il futuro dei diritti civili è a
destra...
Domani, a Milano, si celebra il congresso di GayLib, l'associazione degli
omosessuali ideologicamente vicini alla destra che vorrebbero dare vita a nuovo
centrodestra moderato, liberale e laico, pronto a farsi carico dei diritti della
popolazione *QTLGB. Una prospettiva che oggi appare lontana in Italia, anche se
il trionfo in Germania dei liberali guidati dal gay Guido Westerwelle fa sperare
molti. Facciamo il punto con Enrico Oliari, presidente e fondatore di GayLib.
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Noir Pink, 9 ott 09
Io, Enrico Oliari, presidente di GayLib, vi dico che il futuro dei diritti civili è a destra...
Domani, a Milano, si celebra il congresso di GayLib, l'associazione degli
omosessuali ideologicamente vicini alla destra che vorrebbero dare vita a nuovo
centrodestra moderato, liberale e laico, pronto a farsi carico dei diritti della
popolazione *QTLGB. Una prospettiva che oggi appare lontana in Italia, anche se
il trionfo in Germania dei liberali guidati dal gay Guido Westerwelle fa sperare
molti. Facciamo il punto con Enrico Oliari, presidente e fondatore di GayLib.
Domani, a Milano, GayLib celebrerà il suo congresso. Ma quali sono le ragioni
dell'esistenza della vostra associazione?
GayLib è l'associazione nazionale dei gay di centrodestra: nasce per dare una
casa ai gay che si riconoscono in quest'area politica, per completare il
panorama politico del movimento omosessuale e soprattutto per sensibilizzare i
nostri partiti ad un'apertura sui diritti civili dei gay e delle lesbiche
italiani. E' un'associazione che si occupa solo di cultura e di politica, non di
autoaiuto o di gestione di locali: chi si avvicina a GayLib è fiero di essere
gay e fiero di essere di centrodestra.
GayLib appare decisamente minoritaria nel panorama del movimento *QTLGB
italiano. Alcune posizioni (come il rifiuto delle adozioni gay, le critiche ai
Pride, la voglia di "normalizzazione"...) sono ferocemente avversate dalle
associazioni più grandi...
Vi sono differenze di vedute: c'è chi vorrebbe i gay una specie protetta e chi,
come noi, li vuole "normali", cioè "uguali" agli altri. Sì, siamo
un'associazione minoritaria, eppure dal 1997 combattiamo anche dietro le quinte
con caparbietà e sono convinto che grazie anche al nostro impegno si debbano
certe aperture nel centrodestra che il centrosinistra non ha saputo dimostrare,
nonostante i numeri più pesanti dei nostri "colleghi".
La questione delle adozioni è complicata: basterebbe considerare i diritti del
bambino e non gli egoismi della coppia ed i conti tornerebbero. I Pride hanno
fatto il loro tempo: rappresentano un metodo di comunicazione sbagliato e di
urto verso una società con cui bisognerebbe dialogare pacatamente; dicono che
siano delle "feste", ma davvero non vedo cosa ci sia da festeggiare in una
Nazione dove mancano i diritti!
Ma ha senso essere militanti gay di destra?
Di certo non rinunciamo al nostro orientamento affettivo e sessuale per il fatto
di essere di destra e non rinunciamo al fatto di essere di destra perchè gay.
La militanza gay di destra, sostengono in molti, non "paga": GayLib ha pochi
iscritti (ed a proposito, quanti siete?), non ottiene risultati, viene ignorata
dai partiti di riferimento, che continuano a sostenere posizioni omofobe e
contrarie ai diritti degli omosessuali...
A molti dà fastidio che vi sia chi rappresenti la fine del monopolio delle
sinistre sull'omosessualità, quasi l'amore avesse un colore politico. Noi - che
siamo circa in 400 e che non ci tesseriamo a GayLib per entrare nelle saune o
nei pub, ma solo perchè ci crediamo - non ci sentiamo per nulla ignorati e le
nostre attività fatte fino ad oggi parlano chiaro.
Ed ancor più non facciamo politica gay nella speranza di ricavarne personalismi:
è impossibile arrivare ai diritti delle persone omoaffettive senza il voto del
centrodestra moderato e laico e non mi sembra che i nostri partiti in Parlamento
siano la minoranza. Chiediamoci invece perchè proprio le associazioni più grandi
hanno fatto sparire la coppia gay dal loro vocabolario... "Omofobia", "spazi per
i gay village"... non si parla d'altro.
Perché, ad esempio, i gruppi "big" hanno volutamente boicottato importanti
battaglie come quella promossa dalla radicale Certi Diritti e dalla rete
Lendford sull'impugnatura dei diniegi alle pubblicazioni matrimoniali, tanto che
io e il mio compagno siamo una delle tre coppie che ora ha il proprio caso in
Corte Costituzionale? Neanche venti coppie in tutto il Paese hanno tentato la
via giuridica per il diritto al matrimonio, a fronte di centinaia di migliaia di
iscritti ostentati da questa o da quella associazione...
Il cammino di Gianfranco Fini verso una nuova destra più laica e aperta, in
riferimento anche ai diritti dei migranti, è solo un'operazione di facciata,
secondo Lei?
Secondo me non si tratta di facciata: Fini vuole realmente costruire una destra
moderna ed europea. Vede, attualmente i nostri politici prima di intervenire sui
temi etici, come l'eutanasia, le coppie gay o la pillola abortiva, ascoltano le
dichiarazioni di Bagnasco. E' centrodestra liberale questo? E' "Popolo delle
Libertà"? Una destra di baciapile è lo zimbello d'Europa e Fini, che sa vedere
lontano, vuole fare un'operazione radicale di modernizzazione della nostra parte
politica.
Intanto tutto il mondo parla di Silvio Berlusconi e del giro di prostitute di
cui era "utilizzatore finale": è la solita destra che predica bene e razzola
male?
Guardi, è proprio il caso di dire che chi è senza peccato scagli la prima
pietra. Di certo mi preoccupa un centrosinistra che per fare opposizione guarda
con chi va a letto il Presidente del Consiglio. Che sia rimasto senza argomenti?
Tornando a questioni *QTLGB, come giudicate la situazione italiana?
La situazione dei gay italiani è rimasta invariata dai tempi in cui era
presidente del consiglio Antonio Starrabba di Rudinì e ministro guardasigilli
Giuseppe Zanardelli: dalla fine Ottocento i gay non sono perseguitati legalmente
né esistono in quanto latori di diritti, ultimi in Europa.
Quindi l'allarme omofobia è giustificato?
No, non credo si possa parlare di un allarme "omofobia" in atto, per quanto
continuino ad essere radicate nella società forme varie di discriminazione. Si
tratta di un allarme ingiustificato, al quale il movimento gay risponde con la
richiesta insistente di un'inutile legge anti-omofobia: solo grazie alla
percezione sociale degli omosessuali quali persone "normali" possiamo prevenire
l'odio o la repulsione per i gay e a questo risultato possiamo arrivare solo con
il riconoscimento dei diritti civili, come il riconoscimento della coppia
omoaffettiva.
Di certo la classe dirigente della Nazione darebbe senza problema una legge
anti-omofobia, perché non costerebbe nulla in termini politici... tuttavia si
tratterebbe di una cura meramente palliativa e tutti sappiamo che il ladro ruba
lo stesso, che corra il rischio di beccarsi tanto un anno quanto due!
Intanto i principali siti di informazione gay sono concentrati nell'attaccare
Arcigay...
Arcigay ha ricercato un'autonomia dalla politica tardiva, dopo che per anni ha
fatto l'interesse dei partiti: per lungo tempo ai gay italiani era stato
promesso che la salvezza sarebbe venuta dal centrosinistra ed il sistema è
entrato in crisi nel momento in cui si è reso lampante il tradimento di quella
parte politica in nome del voto cattolico. Consideri che mentre in Italia si
parlava di "riconoscimento della coppia di fatto" (come "due nonnine che vivono
insieme", ci dissero), nella cattolicissima Spagna di Zapatero venivano varati i
matrimoni gay!
Ma, di fronte alle polemiche contro Arcigay, voi come vi ponete? Quali effetti
pensate che possano avere questi attacchi?
Pur non condividendo il metodo di Arcigay, preferisco non entrare nel merito
dell'apparato direttivo di un'associazione che non è la mia, ma certamente è
necessario sia distribuire diversamente i carichi di responsabilità, sia
considerare la molteplicità di un movimento omosessuale fatto anche da Arcigay,
ma non solo da Arcigay. Ad esempio è stato deciso in modo del tutto autonomo di
organizzare una manifestazione del movimento per domani a Roma, nonostante da
mesi fosse organizzato proprio per il 10 ottobre il congresso della nostra
associazione a Milano!
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Pride, nov 09
I marziani di GayLib
di Luca Valeriani
Un congresso quasi irreale, quello del 10 ottobre a Milano. Se un qualunque povero gay di ritorno da un viaggio sulla Luna ci avesse messo piede avrebbe potuto pensare di essere a una qualsiasi convention del partito liberale tedesco il cui leader Westerwelle si presenta alla Merkel con il proprio compagno al fianco. O magari ad una convention dell’Ump francese, che riserva statutariamente un posto in direzione ad un membro di GayLib (quella francese, ovviamente).
Sembrava quasi di essere in un paese normale di dalemiana memoria: il presidente della camera dei deputati (Fini) che manda un messaggio ufficiale, un ministro (Giorgia Meloni) che scrive ai gay di destra una pagina e mezza di auguri, e poi sfilata di deputati, consiglieri comunali, dirigenti di partito tutti intenti appassionatamente a dire quanto gli omoaffettivi (sic!) di centrodestra sono bravi, come fanno bene a far l’opera che compiono, quanto sono loro vicini, e via a twitterare così.
Una tipica scena da minoranza gay assimilata con il senno di poi, sulla falsariga delle scene di Mamma Arcigay versione 1.0 alle feste dell’Unità quando c’era il Pci. E già questa sarebbe una novità a ben vedere. Però poi uno si ferma un attimo e si chiede: ma se è questa la solfa come si concilia la militanza di queste persone con quella nella stessa area politica di Piergianni Prosperini (quello che consigliava il lanciafiamme come cura dell’omosessualità) o con il far coalizione con Gentilini e Gobbo della Lega Nord. Come fanno a far politica assieme uomini che professano l’uno valori opposti dell’altro? E poi, non è questa la coalizione che negli ultimi 15 anni ha governato per 8? Se così è, possibile che in tutti questi anni non sono mai scappati fuori 5 minuti di tempo per approvare una leggina, ma nemmeno una leggina, un ordine del giorno parlamentare che impegnasse il governo e il parlamento a discutere dei problemi della minoranza glbt?
Tutte domande che, ovviamente, nessuno ha ritenuto di fare nel corso della manifestazione. La verità, ovviamente, è ben altra e non a caso gli unici due che non rivestivano incarichi di politica parlamentare attiva hanno avuto il coraggio di dirla: Dario Rivolta (Pdl) ex parlamentare, storico primo promotore di una legge sulle unioni di fatto e ora responsabile rapporti internazionali del Pdl: “Vi è un problema di arretratezza nelle posizioni del Pdl sulle questioni dei diritti civili che lo rende distante anni luce dalle posizioni del Ppe stesso in materia. Se andiamo in Europa, questa preconcetta difesa della famiglia tradizionale non solo non esiste, ma è anche vista come pretestuosa”. Alleluia! Mentre Stefano De Luca, segretario del Pli: “Diciamo le cose come stanno, è il comportamento e l’ingerenza dell’élite vaticana il vero problema, perché hanno molto piacere costoro che si faccia nell’ombra (il sesso gay ndr) quello che non si ha piacere di dover dire in pubblico”.
Poco altro da dire, per il resto, su questo congresso. Un simposio “leggero” in stile veltroniano, senza delegati ma aperto universalmente a tutti gli iscritti al movimento (si parla di 400 aderenti) che ha visto la partecipazione di ben 16 iscritti alle votazioni. Chi era abituato ai congressi degli accordi febbrili e delle mozioni notturne sarà rimasto deluso, se non altro per assenza di mozioni in votazione. Di questi 16 votanti, difatti 7 sono entrati nella neoeletta direzione nazionale, che a sua volta ha eletto poi il presidente, confermando il fondatore Enrico Oliari. Che ha nominato il coordinatore nazionale cooptando uno dei 16 rimasti. Riassumendo, come accade spesso se la sono cantata e suonata. Quali le note politiche vere emerse da questa giornata? Sostanzialmente due. La prima interna al movimento, e la seconda esterna.
Da un lato, si conferma un certo primordiale interesse della politica attiva di centrodestra, e dell’area finiana in particolare, alle tematiche glbt, con una apertura di credito in nuce verso GayLib; non usuale che un presidente della camera di destra mandi un messaggio così accalorato.
Dall’altro, si conferma l’isolamento politico dell’associazione dei gay di centrodestra, in passato corresponsabile di ciò, manifestata dall’assenza di tutte le altre associazioni glbt se si esclude Certi Diritti (Sergio Rovasio), l’Agedo e la presenza a titolo personale di Franco Grillini, che ha aperto i lavori dopo l’intervento del presidente uscente.
Ha avuto senso organizzare una manifestazione nazionale a Roma proprio in concomitanza con il congresso di GayLib già fissato da tempo? Se era irrinunciabile il 10, ha senso disertare l’assise degli “sporchi fascisti” alla soglia del terzo millennio? A chi giova dividere e imperare? Chi ha paura di un congresso con 16 votanti? Ed un’associazione di destra, nel 2009, è ancora da temere e respingere tanto da non sprecare nemmeno un delegato per portare il saluto delle altre associazioni? A ciascuno le proprie risposte.