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RASSEGNA STAMPA (continua)

 

In questa pagina:

- Il Secolo d’Italia, 23 mag 09 - L’altro volto del mito degli spartani

- Il Secolo d'Italia, 27 mag 09: L'omofobia? L'imbarazzo sta a sinistra

- Queer-blog, 4 giu 09: Omosessuali? Compagni che sbagliano. Intervista ad Enrico Oliari


 

Il Secolo d’Italia, 23 mag 09

 

L’altro volto del mito degli spartani

 

di Enzo Biffi Gentili

 

Destano sempre maggiore attenzione - e qualche preoccupazione - su molti organi di stampa gli interventi del presidente della Camera Giancarlo Fini in tema dei diritti in generale. Vorrei qui più in particolare far riferimento a quelli dei gay, e a due articoli comparsi la scorsa settimana su due testate politicamente contrapposte: la Repubblica, che ha dedicato una pagina intera alla dichiarazione del presidente sul ritardo accumulato nel nostro Paese nell'affrontare la questione omosessuale; Panorama della settimana scorsa, dove Giuliano Ferrara chiama anche in causa il Secolo e i suoi giornalisti, «disposti a credere e a farci credere» che il neofascismo o postfascismo italiano aveva anche “una sua vena libertaria, laica e tollerante”. Per certi versi è così: di una "destra dei diritti" infatti si tratta nell'intervista a Luciano Lanna che conclude il libro di Enrico Oliari Omosessuali? Compagni che sbagliano edito da Prospettiva e presentato alla Fiera Internazionale del Libro di Torino. E la figura di Oliari - il fondatore di Gaylib, l'associazione dei gay di centrodestra attiva ormai da più di un decennio, ritratto alla destra di Fini nell'articolo sopracitato della Repubblica - è la prova di una ormai storica, non occasionale e strumentale, "revisione" ideologica. Tuttavia sarebbe intellettualmente scorretto non rammentare anche una lunga stagione di omofobia, di sinistra e di destra. E quest'ultima, come sostiene Lanna, può considerarsi superata solo con l'emersione di una "destra libertaria", che riscopriva alcune sue fonti, solo dopo il 1989 e la caduta del muro di Berlino. Ma prima? Qui si apre un'altra delicata questione. Che voglio affrontare ricordando anche un libro di Marco Fraquelli, Omosessuali di destra, edito da Rubbettino due anni fa, il quale ricomponeva una sorta di hall of fame di celebri gay "di destra", dai fiumani Guido Keller e Giovanni Comisso, a Roehm a Mishima e così via.

Marcello Veneziani recensì polemicamente quel libro sulle pagine di Libero, considerandolo tra l'altro una «scoperta dell'acqua calda», essendo note da tempo certe vicende (condivido, basti rileggere un testo fondamentale sull'argomento come Fantasie virili. Donne Flussi Corpi Storia di Klaus Theweleit, edito dal Saggiatore nel '97). E anche Veneziani avvertiva che «la destra, se è colta e intelligente, non nega dignità agli omosessuali e non è percorsa dall'omofobia ma critica l'omofilia». Eccoci a un punto critico: se infatti è ampiamente condivisa dalla ricerca storica la visione, e la ricostruzione, di una omofobia di destra, non sono stati compiuti troppi sforzi nel tentativo di individuare una correlativa, pur meno immediatamente evidente nel nostro Paese forse perché più imbarazzante, tradizione di segno contrario. Intendiamoci, giustamente Veneziani giudicava irrilevanti dal punto di vista culturale gli orientamenti sessuali di artisti o scrittori "di destra". Molte volte infatti non rappresentano altro che un rilevamento statistico, una naturale incidenza in percentuale dell'omosessualità in ogni categoria professionale. E chi si occupa di arti e lettere sa bene che tentare di spiegare un'opera complessa rinviando a un semplice dato "estrinseco" come quello biografico, è metodo ed esercizio critico insufficiente (tranne, beninteso, quando la percezione nell'autore di quella sua situazione esistenziale è talmente ossessiva da divenire troppo invasiva, da condizionare struttura, forma e contenuti dell'opera, come avviene, in qualche caso, nei romanzi di Mishima). Ma quelli che scrivono e leggono le pagine del Secolo sanno anche bene che la produzione e la trasmissione di cultura non utilizza come strumenti soltanto la letteratura "alta" e i testi dei "poeti laureati". Anzi, probabilmente l'immaginario collettivo, di massa, viene più facilmente influenzato da modalità espressive "minori" o comunque più "popolari": illustrazione, graphic novel, cinema... Ebbene, è proprio in questo tipo di arti che si è andata configurando, almeno dagli anni '50 del secolo scorso, una cultura, di tendenza omofila, giudicata "di destra" da molta qualificata critica. A partire da quella produzione commerciale di disegni e fotografie fiorita soprattutto negli Stati Uniti a latere del montante fenomeno del bodybuilding e del culturismo. Un'iconografia che sovente traeva ispirazione da modelli classici, greco-romani, con una comprensibile predilezione per gli Spartani (penso a una rivista come Grecian Guild Pictorial nata nel 1955 o a una celebre illustrazione come Spartan Soldiers Bathing del 1956 di uno specialista in beefcake art come George Quaintance). E nello stesso 1956 vengono pubblicate le prime illustrazioni, su di un'altra rivista americana, Physique Pictorial, del "Michelangelo" di questo "genere", un europeo, Toro of Finland (pseudonimo di Touko Laaksonen, nato nel 1920 e morto nel 1991, appunto in Finlandia). L'opera, sterminata, di Tom of Finland, probabilmente l'artista finlandese più importante, come impatto popolare, e a livello internazionale, del XX secolo - non se ne abbia a male il professor Luigi de Anna - ha tre caratteristiche storicamente rivoluzionarie: una assoluta "virilizzazione", quasi come attraverso l'introduzione di enormi dosi di anabolizzanti, di testosterone, nella figura del gay, che diviene un tipico mister muscolo con attributi sesquipedali; una frequente "militarizzazione" dei protagonisti delle sue storie, che comunque esercitano, tutti, mestieri da "veri uomini"; un tipo di narrazione - attraverso short stories - pervasa da una sostanziale violenza sadomasochista, seppur divertita. E sul fatto che questo corpus artistico possa essere considerato come occasione di riflessione anche sulla "cultura di destra" sia sufficiente, in questa sede, la citazione del saggio di Martti Lahti Dressing up in power: Tom of Finland and gay male body politics (ma anche lo studioso olandese Ian Buruma in un suo articolo, "il terrorismo dei kamikaze? bombe caricate a eros", nel Corriere della Sera del 1 marzo del 2009, cita Tom of Finland come esempio estremo di estetica "fascio-gay", a suo avviso a suo tempo "sfruttata" anche dal fascismo con l'erezione delle sculture di atleti nudi nel Foro Mussolini a Roma. E io aggiungo che uno degli autori di quelle sculture, Publio Morbiducci, in altre sue opere, xilografiche e patriottiche, mi sembra anticipare, certo inconsapevolmente, l'estetica del finlandese).

Concludo questo mio "eccentrico" intervento ricordando un altro, più recente, maiuscolo esempio di un'arte "popolare" da molti considerato frutto di una - magari implicita - "cultura di destra", con evidenti interferenze di gusto, secondo molti blogger, proprio con l'immaginario di Tom of Finland: il bel film, e di gran successo, 300 diretto da Zack Snyder e prodotto da Gianni Nunnari nel 2007, tratto dall'omonimagraphic novel del grande e geniale Frank Miller, e dal quale poi è stato anche ricavato un video-gioco. Rieccoci quindi, in forme tecnologicamente ipersofisticate, agli Spartani, alle Termopili, e per qualcuno allo "scontro di civiltà" con i Persiani, cioè con gli iraniani. Difatti molti critici cinematografici hanno denunciato il culto del sangue e della "bella morte", l'ideologia militarista e identitaria, occidentalista e virilista, in questo film. Dovremmo quindi oggi considerare quegli scolpiti, culturistici, artefatti opliti, cromaticamente virati, come "camerati che sbagliano"?


Il Secolo d’Italia, 27 mag 09

 

L'omofobia? L'imbarazzo sta a sinistra

 

Date, numeri, testimonianze sulla persecuzione anti-gay di matrice marxista e comunista in un saggio di Enrico Oliari

 

di Daniele Priori

 

Dal 17 maggio del 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha bandito definitivamente l’omosessualità dai registri delle patologie mentali. Il Parlamento Europeo si è pronunciato in favore delle tesi antiomofobiche per la prima volta il 18 gennaio del 2006, con una condanna mirata ad ogni discriminazione fondata sull’orientamento sessuale. Quindi il 26 aprile del 2007 con il riconoscimento ufficiale del 17 maggio come Giornata Internazionale contro l’Omofobia.

Qualcosa del resto sta cambiando nel momento stesso in cui anche il leghista Mario Borghezio, intervistato da Libero ammette:”Nella Metafisica del sesso Evola ci ha insegnato molto bene che esiste una componente omosessuale con cui bisogna convivere”. E anche a Cuba, ci ha raccontato Ettore Mo sul Corriere, dove venti anni fa i gay finivano dritti dritti ai lavori forzati, la figlia di Raoul Castro, Mariola, è stata la madrina di una grande manifestazione in difesa dei diritti degli omosessuali.

In Italia, comunque, dopo le contrapposizioni passatiste che hanno caratterizzato l’ultimo periodo del Governo Prodi passi avanti sono stati compiuti quest’anno dal presidente della Camera, Gianfranco Fini che nei giorni scorsi ha incontrato alcune associazioni gay nazionali tra le quali GayLib, l’unica vicina al Popolo della Libertà.

La buona stella di questo 2009 un po’ più luminoso per la comunità gay italiana ha fatto sì che proprio Gianfranco Fini sia stato il primo a ricevere dalle mani del presidente di GayLib Enrico Oliari, una copia di Omosessuali? compagni che sbagliano (Prospettiva Editrice, pp 210, euro 12 con interviste, tra gli altri, ad Angelo Pezzana e Franco Grillini ) il saggio di freschissima pubblicazione di cui proprio Oliari, storico del movimento gay e già esponente di An, si è reso autore.

Si tratta di un puntuale e documentatissimo compendio di carattere storico imperniato sull’omofobia connaturata alla sinistra su scala mondiale. Una raccolta di date, numeri, circostanze e testimonianze su quello che si può definire, senza patemi, l’omocausto rosso. Non è un caso, infatti, che Oliari assieme al coraggioso editore Andrea Giannasi abbiano scelto come sottotitolo proprio “Omosessualità e comunismo – ciò che non bisogna sapere”.

Una prospettiva a 360 gradi, dunque, dalla quale emerge in primis il perbenismo e il moralismo dell’intelligentija della sinistra italiana che, come annota acutamente Oliari, ha subito lo scossone più violento solo dopo la morte di Pasolini, prima di allora ostracizzato dallo stesso Partito Comunista. Era il novembre del 1975 e un manipolo di donne e uomini gay ben vestiti, armati di una onesta indignazione raggiunsero via delle Botteghe Oscure, sede del Pci. Sui loro cartelloni c’era scritto:”Sono omosessuale e non voglio morire”.  Rarissime sono le documentazioni disponibili, una di queste, un filmato amatoriale, è a disposizione della Fondazione Luciano Massimo Consoli.  Una cosa del genere non sarebbe mai potuta avvenire a Cuba, l’isola caraibica della rivoluzione castrista che ha consacrato il mito di Che Guevara, il lido dove proprio il Che fu tra i primi ideatori e attuatori dei tragici campi di rivirilizzazione, i famigerati Umap, nei quali si veniva accolti dalla scritta:”Il lavoro vi farà uomini”, così simile ad altre epigrafi totalitarie. Ma anche in Russia c’erano i gulag, dove finirono oltre 50mila omosessuali, in Cina i laogai dove le persone omosessuali venivano condotte con l’accusa di essere teppisti, disturbatori dell’ordine pubblico quindi, evidentemente, anche lì, controrivoluzionari.

Le testimonianze dall’inferno cinese sono raggelanti. Si parla di esecuzioni a freddo, con un colpo di pistola in testa, a pochi metri dagli altri prigionieri, tenuti così vicini perché capissero la lezione.

Come agghiacciante è l’intervista che una donna rumena Aurica ha rilasciato ad Oliari. Incarcerata ventidue anni fa, pochi giorni prima di Natale, a causa della delazione di una vicina di casa, stuprata ripetutamente durante gli interrogatori, umiliata con secchiate d’acqua gelida, tenuta fino al processo in una gabbia di un metro per un metro e mezzo, dove non poteva neppure sdraiarsi, con mani e piedi legati, e per pavimento una grata dalla quale poteva vedere e sentire il fetore delle acque sporche di Bucarest. Aurica è rimasta in cella fino al 1994, quando il regime di Ceaucescu era finito da un pezzo. Assolta da tutte le accuse, oggi è malata di cancro.

Anche per questo Fausto Bertinotti ( intervistato nel libro di Oliari per valutare la questione vista da sinistra mentre nel contempo il giornalista Luciano Lanna, viene interpellato per sapere le opinioni della destra libertaria e dei diritti) ai tempi della sua leadership in Rifondazione Comunista sentì il bisogno di chiedere scusa alla comunità gay-lesbica e trans.

“Il dialogo e l’integrazione – ha dichiarato Bertinotti – hanno avuto una presa incomparabile nel mondo. Culture che si sono diffuse anche grazie alle nuove generazioni come stili di vita, comportamenti, capacità di interrelazioni. malgrado la compresenza di istanze omofobiche alimentate da fondamentalismi, compresi quelli  religiosi che lo stesso conservano una capacità di contrasto assai forte. Dall’altra parte, invece, la politica profondamente in crisi non sa leggere il linguaggio universale di liberazione che si poggia su queste istanze. Così ho considerato la mancata approvazione, nella scorsa legislatura, dei Pacs (Patti Civili di Solidarietà), un punto drammatico di arretramento”.

Dall’altra parte, nella nuova destra, Luciano Lanna spiega: “La lotta all’omofobia va proposta come la richiesta di una società in cui vengono garantiti i diritti di tutti gli individui in quanto tali, al di là e oltre le differenze sociali, etniche, culturali o sessuali. E’ però arrivato il momento di superare logiche settoriali, compreso un movimento solo gay. Il rischio è infatti quello di trasformare un’esigenza, una richiesta di libertà e di diritti, in una sorta di nuova ideologia. E’ anche su questo fronte che una destra dei diritti si differenzia da una sinistra delle regole e delle rappresentanze frammentate”.

Quello che tuttavia fa più paura, in ambito internazionale, è leggere la cronaca quotidiana, notizia di due giorni fa, da Mosca dove, ancora una volta, più di ottanta militanti gay sono stati arrestati colpevoli di essere scesi in piazza. Così come turba non poco, alla fine della lettura del saggio di Oliari, essere coscienti del fatto che nessuno saprà mai, fino alla caduta del regime, cosa avviene ancora oggi in Cina. E provoca non poca indignazione ricordare che appena tre anni fa, nel settembre 2006, il Parlamento Europeo ha emesso una direttiva contro i laogai cinesi di fronte alla quale il gruppo socialista ha pensato inspiegabilmente di astenersi Segno che l’ideologismo non ha ancora smesso del tutto di compiere i suoi danni.


Queer-blog, 4 giu 09

 

Omosessuali? Compagni che sbagliano. Intervista ad Enrico Oliari


È da pochi giorni in libreria il nuovo libro di Enrico Oliari – presidente di GayLib e, come sostiene, coniatore del termine omoaffettivo – dal titolo "Omosessuali? Compagni che sbagliano. Omosessualità e comunismo: ciò che non bisogna sapere". Il libro – edito da Prospettiva – oltre a ripercorrere le tappe del rapporto tra il comunismo e gli omosessuali (con l’omofobia comunista più violenta di quella cattolica), presenta varie testimonianze ed interviste tra cui quelle a Fausto Bertinotti, Franco Grillini, Luciano Lanna e Angelo Pezzana.

Enrico Oliari – autore anche de L’omo delinquente. Scandali e delitti gay dall’Unità a Giolitti – parla di questa sua ricerca con noi di Queerblog.

- Perché questo libro?
Io penso che noi gay per pretendere i nostri diritti dobbiamo essere comunità, per essere comunità dobbiamo dimostrare di avere la nostra storia e quindi di non essere un fenomeno passeggero figlio di questi tempi marci. La storia, quella con la “S” maiuscola, deve avere due caratteristiche, cioè l’essere vera e completa: la storia gay che conosciamo noi, quella che ci riguarda, è molto lacunosa ed assai influenzata dalle ideologie. Sappiamo tutto, ad esempio, sul cosiddetto “omocausto” nazista, sulle persecuzioni fasciste, ma nulla su quanto accadde nei paesi socialisti, per certi versi più grave. Come neppure siamo informati su come vedeva il comunismo italiano gli omosessuali e l’omosessualità, nonostante l’omofobia comunista fosse assai più violenta di quella cattolica. Si pensi, ad esempio, ad un giovane operaio gay di Mirafiori degli anni Cinquanta: nel momento in cui era scoperto il suo orientamento omosessuale, egli veniva espulso dal partito e quindi condannato alla morte sociale. O ai confinati politici sotto la dittatura fascista, ai quali veniva raccomandata dal partito la masturbazione per non cedere all’omosessualità, oltre che l’allontanamento e l’isolamento di eventuali omosessuali. Esisteva insomma nel PCI una sorta di “moralità socialista” che voleva i gay afflitti da un male borghese o dalla perversione, per nulla rispondenti a quell’Uomo Nuovo che si auspicava. Con questo studio ho voluto colmare un vuoto avvalendomi dell’arma dell’obbiettività e nel contempo invitare la comunità omosessuale e non solo a non dimenticare, specialmente nella Giornata della Memoria, tutte le vittime di tutti i regimi, ovvero i gay perseguitati e morti sotto Stalin, Mao e il Che, al pari di quelle di Hitler. Altrimenti si tratterebbe di mera speculazione politica.
- Spiegaci il sottotitolo, per favore: “Omosessualità e comunismo: ciò che non bisogna sapere”
Gli ultimi a toccare l’argomento furono, a parte qualche caso isolato come Giovannini, i militanti del FUORI di Pezzana agli inizi degli anni Settanta. Poi, con l’interessamento delle sinistre per la causa gay, quello del rapporto fra i mali del comunismo e l’omosessualità divenne un argomento tabù. Si pensi, ad esempio, allo stracciarsi le vesti di alcuni per l’affermazione di Fini sui maestri gay, salvo poi qualche anno dopo gli stessi andare in delegazione ad ossequiare il ministro dell’istruzione di Cuba, paese dove gli omosessuali non possono insegnare. L’avversione del mondo comunista per i gay è stata rimossa dagli stessi omosessuali in modo del tutto interessato proprio perché si sarebbe rischiato di compromettere l’appoggio dei partiti alla causa, oltre che le possibili scalate individuali al potere. “Ciò che non bisogna sapere” sono l’Aurica che ho intervistato a Costanza, torturata ed imprigionata in quanto lesbica per sette anni, il barbiere giustiziato in quanto gay in un Laogai cinese, il fatto che fu lo stesso “Che”, mito di giustizia e libertà per molti, a progettare i campi di concentramento dove all’entrata stava scritto “Il lavoro vi farà uomini”, o che il cinema e la letteratura di Pasolini erano boicottati dai giovani comunisti in quanto prodotti di un pervertito…
- Domanda cattivella: qualcuno ha detto che hai scoperto l’acqua calda, dal momento che i totalitarismi in genere non tollerano l’omosessualità: cosa rispondi a queste affermazioni?
Un conto è la battuta da bar, un altro sono gli studi e le analisi storiche: certamente chi lo dice non ha ancora letto il libro, anche perché tali affermazioni sono state fatte il giorno stesso in cui è uscito il libro. Certamente in Italia si impiantano monumenti solo di un verso, perché certe persecuzioni suonano lontane. Eppure gli ultimi gay internati nei gulag sovietici sono del 1993, mentre l’Albania ci è più vicina della Germania. Avrò scoperto anche l’acqua calda, ma non mi sembra di vedere molti studi del genere in giro…
- Nel suo ultimo libro Franco Buffoni scrive: “… l’omosessuale velato è anche molto spesso politicamente orientato a destra. Quello che ha fatto coming out è più facile che sia - o sia diventato – di sinistra. Per molti omosessuali le due cose procedono appaiate: la presa di coscienza politica con l’impegno a sinistra e il coming out”. Che ne pensi?
Sicuramente in un contesto politico di destra è assai più difficile dichiararsi gay rispetto al contesto di sinistra. Altresì è vero le cose stanno gradualmente cambiando e sempre più persone, come me, sono orgogliose del proprio orientamento affettivo e della propria idea politica. Oggi sappiamo, dai sondaggi, che circa un omosessuale su tre vota il centrodestra ed io invito tutti a non rimanere velati, perché c’è bisogno di un’opera di forte pressing affinché i nostri partiti cambino il modo di percepire le nostre istanze. E senza l’appoggio de nostri partiti è impensabile portare a casa una benché minima legge a nostro favore.
- Che ci dici dell’incontro con Fini? Staino ha commentato così: “Fini apre la camera agli omosessuali” “Ha approfittato del fatto che il papa è in viaggio in Medioriente?”
Ero presente all’incontro e mi sono rammaricato del fatto che noi siamo stati gli unici a parlare di riconoscimento della coppia gay. Sosteniamo infatti che l’omofobia (quello era l’argomento di discussione) vada,combattuta alla base, cosa che si può fare solo creando nella società la percezione che i gay e le lesbiche siano persone normali; lo Stato deve quindi riconoscere i diritti delle coppie dello stesso sesso, favorendo così quel processo di “normalizzazione” che porta al calo del tasso di omofobia. Tant’è che laddove le coppie dello stesso sesso sono riconosciute, i casi di omofobia, come pure di pettegolezzo, di derisione, di mobbing ecc. sono meno che da noi. Io penso che bisognava sfruttare l’occasione per strappare al presidente un impegno per la coppia gay in quanto realtà nel resto d’Europa, non quindi limitarsi ad invocare una legge antidiscriminatoria.
Sull’osservazione di Staino non concordo: Fini sta dimostrando in modo serio una laicità estranea persino ai leader di sinistra, cosa che gli sta procurando dei dissapori con lo stesso PDL. E mi piace sempre di più.

Si avvicinano le elezioni: quali sono secondo te le qualità che un politico dovrebbe avere per essere votato dai gay?
In relazione alle Europee, penso che un politico dovrebbe insistere affinché l’Europa si interessi maggiormente della discriminazione oggettiva a cui sono costrette le coppie omoaffettive italiane per la mancanza di leggi. L’Europa non può imporre all’Italia una legge per le coppie gay, ma può insistere affinché il nostro Parlamento si pronunci in materia.


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