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RASSEGNA STAMPA (continua)

 

In questa pagina:

- Libero, 23 mag 09: Il lato troppo “macho” della sinistra

- Gay.tv, 15 mag 09: Omosessuali? Compagni che sbagliano. Intervista a Enrico Oliari

- Il Secolo, 19 mag 09: “Il mondo delle fiabe è sacro, meglio lasciarlo ai bambini”

- Il socialista Lab, 27 mag 09: “Con Barani per le battaglie di libertà”

- Il Corriere del Mezzogiorno, 31 mag 09: La trans PDL: il Governo varerà una legge importante

- Notizie Radicali, 28 giu 09: "Omosessuali? Compagni che sbagliano" di Enrico Oliari


 

Libero, 23 mag 09

 

Il lato troppo “macho” della sinistra

di Maurizio Stefanini

Durante il regime fascista furono mandati al confino in tutto 300 omosessuali; durante il regime nazista ne furono uccisi nei lager 6000; durante l’esistenza dell’Unione Sovietica ne scomparvero nel Gulag 50.000. Eppure, nell’immaginario collettivo c’è l’idea che furono i nazifascisti i principali nemici dei gay nel corso del XX secolo, e che fu invece la sinistra a difenderli.

Enrico Oliari, fondatore e presidente dell’associazione dei gay liberali e di centro-destra GayLib, questo stereotipo se lo deve essere sentito ripetere chissà quante volte. «Ma come fai a stare con i fasci, che vi mandavano a Auschwitz?». Una sua abituale risposta è, più o meno: «E come fate voi a andare al Gay Pride con l’immagine di Che Guevara?». Dopo la Rivoluzione Cubana, inventore di quelle famigerate Umap, Unità di Aiuto al Lavoro Produttivo: famigerati lager la cui differenza principale rispetto ai lager nazisti era che, accanto a identici fili spinati, torrioni di guardia e torrioni muniti di mitragliatrici, non c’era scritto in tedesco Arbeit macht frei, ma in spagnolo El trabajo os hará hombres. Non «il lavoro rende liberi», ma «il lavoro vi farà uomini».

In Cina erano “malati di mente”
Evidentemente stanco di dover sempre spiegare questa e altre storie Oliari ha ora pubblicato il libro Omosessuali? Compagni che sbagliano. Omosessualità e comunismo: ciò che non bisogna sapere (Prospettivaeditrice, pp. 209, euro 12). Oltretutto, ai Gay Pride capita che qualche volta ci vada pure qualcuno con le immagini di Mao. E come spiega appunto il capitolo sulla Cina, il regime maoista gli omosessuali li mandava nei campi di rieducazione laogai in quanto teppisti. Una testimonianza riportata racconta l’esecuzione di un barbiere condannato appunto per omosessualità, e che durante la detenzione era «ricaduto» nel vizio. «La guardia che stava dietro a lui tirò fuori una grossa pistola e gli fece saltare la testa. Un fiotto di sangue e pezzi di cervello esplose addosso a quelli di noi che erano nelle prime file». Va ricordato che i laogai in Cina esistono ancora, e il lavoro forzato fino a 18 ore al giorno è un importante lubrificante del miracolo economico cinese. L’omosessualità è stata invece rimossa dall’elenco delle malattie mentali nel 2001, ma ancora l’anno prima un tribunale di Pechino aveva condannato due lesbiche e la polizia del Guangdong aveva arrestato 37 gay.

Quanto a Fidel, si vanta nelle interviste che oggi a Cuba per i gay c’è tolleranza, ma ancora nel 2007 un cubano ha ottenuto asilo politico in Italia proprio perché omosessuale, e due omosessuali sono stati arrestati il 25 giugno del 2008 a L’Avana per aver cercato di organizzare un Gay Pride.

L’Urss li puniva col carcere
Quanto all’Urss, un omosessuale dichiarato come Georgij Cicerin fu commissario al popolo per gli Affari esteri nel 1918, ma nel 1925 lo spedirono a forza in clinica a curarsi, e nel 1933 Stalin fece introdurre quel Decreto Kalinin che faceva dell’omosessualità maschile un reato punibile con 5 anni di reclusione. «L’omosessualità è il prodotto della decadenza delle classi sfruttatrici che non hanno niente da fare», spiegò il commissario del popolo per la Giustizia Nikolai Krylenko. «In una società democratica, fondata su sani princìpi, per tali persone non c’è posto». E Maxim Gorkij, lo scrittore: «nei Paesi fascisti, l’omosessualità, rovina dei giovani, fiorisce impunemente; nel Paese dove il proletariato ha audacemente conquistato il potere, l’omosessualità è stata dichiarata crimine sociale e severamente punita. C’è già un detto in Germania: “Eliminate gli omosessuali e il fascismo scomparirà”».

La questione era trattata direttamente dalla Nkvd, anche perché l’incriminazione per omosessualità, pur fasulla, diventava un modo eccellente per incastrare dissidenti, o pezzi grossi da epurare.

L’opinionedi Togliatti
Oliari si occupa anche di Europa dell’Est e Sud-Est asiatico, con spazi importanti per i casi di Romania, Repubblica Democratica Tedesca e Albania. Ma merita di ricollegare la frase di Kyrylenko a un’immagine dell’omosessualità come «vizio borghese» che all’inizio del libro viene fatta risalire a prima ancora del comunismo, e alla temperie di cui era impregnato lo stesso Psi di primo ’900. Esemplare il caso di Aldo Mieli, consigliere comunale a Chianciano. Espulso come «pederasta» dalla sezione locale del partito, lui rifiutò di andarsene, e allora furono tutti i “compagni” a dimettersi, per poter costituire una nuova sezione senza il reprobo. Quando nel 1936 lo scrittore André Gide di ritorno da un viaggio in Unione Sovietica rinnegò la propria fede comunista, questa fu la risposta di Palmiro Togliatti: «al sentire Gide, di fronte al problema dei rapporti tra i partiti e le classi, dare tutto per risolto identificando l’assenza di partiti di opposizione, in una società senza classi, vien voglia di invitarlo ad occuparsi di pederastia, dov’è specialista». E anche Pier Paolo Pasolini venne espulso dal Pci per il suo “vizio borghese”: salvo poi essere trasfigurato dopo la morte in un “martire della causa”, che in qualche modo avrebbe costretto la sinistra italiana a sposare ufficialmente la causa gay. Anche se, spiega Oliari, tra il dire e il fare…
 


 

Gay.tv, 15 mag 09

 

Omosessuali? Compagni che sbagliano. Intervista a Enrico Oliari
 

Enrico Oliari, lo scrittore simpatizzante di destra, parla di quali siano stati i mali del comunismo in relazione all’omosessualità. Comunismo che aveva promesso il paradiso in terra e che invece si è trasformato in un inferno per milioni di esseri umani. Oliari si concede a GAY.tv in un’intervista


I mali del Comunismo. Una storia negata. Mai messa assieme. Mai letta da cima a fondo. Questo è il drammatico errore che, ancora una volta, è stato commesso. E molto probabilmente, vale la pena ribadirlo, tutto è avvenuto in scienza e (cattiva, cattivissima) coscienza, in nome di una ideologia che a parole aveva promesso il paradiso in terra, salvo essere divenuta l’inferno per decine di milioni di esseri umani, gay e non, che ne hanno patito “le benefiche cure”. La persecuzione ieri e oggi in Unione Sovietica, Cuba, Romania, Cina, Albania, Germania dell'est. Come è stato possibile? Perché nessuno ci ha messo mai il naso? Perché tanta sociologia impegnata, tanti cattedratici autorevoli, tanta cultura con la “C” maiuscola non si sono fermati di fronte ai volti segnati dei tanti giovani, donne e uomini, che arrivavano in Italia dall’altra parte della Cortina di ferro appena venuta meno, ancora agli inizi degli anni ’90, con le ferite fresche? Perché ci si è limitati ad analizzare, come è stato pure giusto e doverosissimo, la tragedia dell’Homocaust nazista senza accorgersi che tutt’attorno, in un raggio di mondo, ahinoi, davvero molto più ampio di quella che fu la Germania hitleriana, stava accadendo qualcosa di profondamente simile?
Enrico Oliari, militante impegnato e conosciuto del movimento gay italiano, è con “Omosessuali? Compagni che sbagliano. Comunismo e omosessualità: ciò che non bisogna sapere” alla sua seconda esperienza editoriale, dopo “L’omo delinquente. Scandali e delitti gay dall’Unità a Giolitti”.
Il nuovo saggio verrà presentato domenica 17 maggio alle ore 12.30 alla Fiera del Libro di Torino. Per l’occasione, interverranno, oltre all’autore, Franco Grillini, Daniele Priori e Andrea Giannasi.
Pubblichiamo di seguito l’intervista rilasciata da Enrico Oliari, autore del saggio, in esclusiva a GAY.tv.

L'INTERVISTA

Perché comunismo e omosessualità sono incompatibili? Quale era l'approccio del regime rosso nei confronti dell'essere non eterosessuali?
Non solo il regime, ma la stessa ideologia era fortemente omofobica ed eterosessista. E per "ideologia" non ci limitiamo ai confini dell'Unione Sovietica, che appunto era un regime, ma anche e soprattutto a quella diffusa a livello internazionale. In Italia, ad esempio, il PCI vedeva di cattivissimo occhio gli omosessuali, almeno fino alla morte di Pasolini, poiché nella visione comunista la famiglia doveva essere inserita in un contesto di moralità per certi versi più duro che quello cattolico. In più occasioni il partito aveva spiegato i ruoli della donna e dell'uomo nell'ambito familiare ed erano condannate duramente persino le scappatelle extraconiugali di carattere eterosessuale: il peccatore cattolico tuttavia poteva confessarsi in chiesa ed essere perdonato, mentre il militante comunista veniva espulso dal partito e questo significava per molti lavoratori la morte sociale. Il partito aveva un forte controllo sugli iscritti ed ogni minimo errore della vita privata arrivava ai vertici. L'omosessualità in particolare era vista come un male borghese o come una depravazione e per i gay non c'era posto nella rivoluzione internazionale, poiché uscivano dagli schemi prefissati e quindi dalla moralità comunista. C'era inoltre una visione del militante-lavoratore-capofamiglia assai virile, mentre l'immagine che si aveva dei gay era quella di smidollati, effemminati. Già agli inizi del Novecento i socialisti rappresentavano i peggiori nemici dei gay e persino durante il confino fascista gli internati politici isolavano gli omosessuali e si raccomandavano la masturbazione per non cadere nell'errore del rapporto gay. La letteratura del PCI del Dopoguerra è poi ricca di comunicati e di prese di posizioni contro gli omosessuali ed il partito prese le distanze dai primi embrioni del movimento omosessuale, tant'è che questi si appoggiarono chi al Partito Radicale, chi alla Sinistra extraparlamentare. Andando nei paesi dove il comunismo era realtà unica di governo, come l'Unione Sovietica tanto additata dai comunisti italiani come esempio, la Romania o l'Albania, le cose erano assai peggiori: là esistevano veri e propri articoli del codice penale contro gli omosessuali, con tanto di deportazioni nei campi di concentramento. Gli ultimi internati in Russia sono del 1993. Ho intervistato una ragazza romena, che ora abita malata nei pressi di Costanza, la quale, dopo che la Stasi era venuta a conoscenza del suo orientamento affettivo, è stata imprigionata, torturata e seviziata per anni, ma ancora oggi sopravvive di stenti poiché l'opinione pubblica, erede dell'omofobia comunista, l'ha isolata.
Si è portati soprattutto in Italia a intendere il comunismo come 'quella realtà diametralmente opposta a quella nazista'. Erano davvero differenti i due regimi in relazione all'omosessualità? Potremmo dire che il regime comunista abbia adottato una politica addirittura più incisiva nella gestione dell' 'affare gay'?
In Unione Sovietica sono stati internati nei Lager assai più omosessuali che nella Germania nazista, con un rapporto di cinque a uno. Il fascismo ha perso la guerra, ma non vorrei pensare a cosa saremmo stati costretti noi omosessuali se in Italia vi fosse stato un regime comunista. No, per quanto riguarda l'omosessualità comunismo e nazismo sono la stessa cosa, se pur con delle differenze tecniche: per entrambi il maschio doveva essere virile, lavoratore, pronto a imbracciare le armi, sposato e con molti figli da dare alla patria o al partito. Tuttavia per i tedeschi l'omosessuale era un denigratore della razza, mentre per i comunisti rappresentava un problema, un ostacolo alla rivoluzione. I regimi comunisti fecero più retate, più arresti e relativi invio nei Lager rispetto a quello nazista per il fatto che la dittatura di Hitler durò meno anni delle altre, ma le atrocità sono identiche. Vi sono testimonianze di brutalità commesse nei Gulag di Stalin inimmaginabili, che farebbero rabbrividire un capò di Auschwitz. In Siberia i gay morivano anche perché se non si concedevano volontariamente al resto della camerata ("galletti"), venivano legati nudi all'aperto, con temperature che in un anno arrivarono a -78°. Jean Pasqualini, un franco-cinese rinchiuso negli anni Settanta in un laogai di Mao, il tanto citato e amato Mao, racconta nelle sue memorie di un giovane barbiere gay scoperto e giustiziato con un colpo alla nuca dalle guardie del campo, i cui brandelli di cervello gli finirono sulle scarpe.
Per quale motivo il pensiero comunista nei confronti dell'omosessualità è stato taciuto per anni? E perché ancora adesso non se ne parla?
Se ci riferiamo alla situazione italiana, dobbiamo dire che fino alla fine degli anni Settanta i gay non erano presi politicamente in considerazione, sia perché ritenuti quantitativamente pochi, sia perché l'omosessualità e l'emancipazione degli omosessuali erano viste come un problema sovrastrutturale. Poi il PCI seppe vedere nella questione gay uno strumento di scontro verso i partiti di governo e diede ospitalità alla causa gay. Alcuni emersero nel partito, ma ovviamente non era possibile gettare discredito su chi ospitava. Si veda, ad esempio, la questione relativa alla dittatura di Castro, dove il "Che", ritenuto mito di giustizia e di libertà, aveva inventato a Cuba i campi di concentramento per i gay, all'entrata dei quali era scritto "Il lavoro vi farà uomini": gli unici a denunciare con una certa serietà la cosa furono i militanti del FUORI di Pezzana, agli inizi degli anni Settanta, poi però silenzio assoluto, con tanto di immagini di Guevara ai gay pride. Ed io penso che se oggi non abbiamo ottenuto, come comunità, i nostri diritti, non sia dovuto solo alla presenza della Chiesa o di Berlusconi, ma anche a chi non ha saputo mantenere il movimento autonomo, appoggiandolo e quindi schierandolo verso un'ideologia che tradizionalmente era omofobica.
Se le azioni intraprese dal regime rosso fossero state rese note decenni fa, sarebbe cambiato il modo di relazionarsi con l'omosessualità in Italia? E in Europa? E la sinistra di oggi sarebbe diversa?
Altrove, come in diversi paesi del Nord Europa, la lotta degli omosessuali si è mantenuta autonoma, non necessariamente legata ai partiti. E difatti vediamo a che punto sono da quelle parti rispetto a noi. In Italia essere gay ha significato per forza di cose essere di sinistra e quindi se sei omosessuale sei anche per la liberazione della Palestina, per il contratto dei metalmeccanici o contro la globalizzazione, benché queste cose nulla c'entrino con l'orientamento affettivo. Ma è chiaro che se X è rosso, può star certo di essersi creato dei nemici, certamente Y che è nero, ma anche Z che è moderato e, come tutti sappiamo, in Italia i moderati sono la maggioranza. Io non credo che la mancanza di risultati sia dovuta alla presenza della Chiesa: i preti fanno il loro lavoro, eppure aborto e divorzio passarono in piena era democristiana, proprio perché si seppe dare un valore transpartitico al problema. Oggi invece i gay pretendono di imporre le loro istanze, e chi non le adotta è fascista e bla bla bla. Se già qualche anno fa (e badi che non lo è ancora oggi) fossero venute a galla le malefatte dei comunisti verso gli omosessuali, certamente il movimento gay avrebbe avuto un maggior stimolo a mantenersi autonomo ed elastico, capace cioè di sfruttare con il suo peso elettorale ogni situazione favorevole. Non so se la sinistra sarebbe oggi diversa, quello che posso dire è che ci sono tanti ex sessantottini che oggi girano in Ferrari, che guadagnano trecento volte i loro dipendenti ed hanno due ville al mare. forse la sinistra è cambiata anche per quello.
Il titolo del saggio, 'Omosessuali? Compagni che sbagliano' potrebbe far pensare ad una sorta di umano perdono nei confronti dell' 'errore'; sbagliano, ma sono pur sempre compagni. Quanto 'compagno' c'era ancora in un gay? E poteva essere perdonato per il suo sbaglio?
Gli omosessuali sono stati "perdonati" nel momento in cui sono tornati utili alla sinistra e solo in quel momento sono diventati "compagni". Il primo ad essere perdonato è stato Pasolini, certamente dopo la sua morte: al momento del ritrovamento del suo cadavere "L'Unità" si guardò bene dal far capire il quadro gay della situazione. L'esempio è calzante, perché fino a poco prima erano gli stessi militanti comunisti a boicottare la presentazione dei suoi film o i suoi interventi ed erano loro i primi a insultarlo e a denigrarlo. Ma morto andava perdonato, perché un Pasolini ucciso, anche se gay, rappresentava un ottimo martire in mano al partito. Ed era tornato improvvisamente ad essere il "compagno" di tutti.
Lei crede che sia finita l'epoca dei gay che danno "carta bianca" alla sinistra? Come vede la svolta di Aurelio Mancuso di staccare Arcigay dai partiti?
Sì, l'epoca della "carta bianca" alla sinistra è finita, ma non perché non ha pagato, bensì perché sono gli stessi partiti di sinistra a chiedersi oggi se conviene la lotta gay: i lavoratori di Mirafiori, lo zoccolo duro del partito, votano Lega, perché, come hanno detto, il loro vecchio partito "pensa solo ai froci e agli zingari, non a noi". Quella di Mancuso è quindi una scelta obbligata, anche perché i moderati sono la nuova Democrazia Cristiana e governeranno la Nazione da qui ai prossimi cinquant'anni: è impensabile che passi una legge senza il loro appoggio. E difatti c'è oggi, ma non mi riferisco a Mancuso, la moda di alcuni esponenti del movimento gay di riscoprirsi improvvisamente liberali, di centrodestra o quantomeno non troppo di sinistra. qualcuno si è dato persino del fascista davanti ad Alemanno, pur di ingraziarsi i nuovo padroni, ero presente anch'io. Stiamo assistendo allo spettacolo emetico di chi ha sbagliato tutto, ha sbandato il movimento portandolo in un vicolo cieco e sta cercando di riciclarsi come se nulla fosse.
Lei è un simpatizzante dichiarato di destra. Se la sinistra non si è mai impegnata molto, oggi un gay italiano che voti a destra continua a farlo certamente per questioni non legate al suo essere gay, visto che nella destra italiana c'è un fetore di omofobia imbarazzante. Ci spiega il suo punto di vista?
Le cose non stanno proprio in questi termini: il centrodestra è ampio, con molte teste e idee in movimento. La mia lotta come gay è rivolta e soprattutto nel centrodestra proprio per combatterne la chiusura e l'omofobia e per spiegare che i diritti delle persone omosessuali possono rappresentare un'opportunità politica se trattata in un determinato modo, certamente meno urlato che a sinistra. Si tratta di una lotta spesso silenziosa, fatta di incontri e confronti. Alla mia coalizione non ho mai perdonato nulla, magari lo avesse fatto anche il movimento di sinistra ai suoi partiti! Il presidente Fini mi sembra più aperto in termini di riconoscimento dei diritti delle coppie omaffettive di quanto lo siano Ferrero o D'Alema ed io sono convinto del radicamento in atto nel PDL di un pensiero autenticamente laico e liberale che si pone accanto alle altre visoni politiche. Si veda, ad esempio, la bella persona che è l'on. Dalla Vedova, a cui va tutta la mia stima. Il militante gay di centrodestra è chiamato a non rinunciare al proprio orientamento affettivo come pure a quello politico-ideologico, ma anche a non perdonare nulla ne' ai propri partiti, ne' alla propria memoria storica. La coerenza e la verità prima di tutto. Magari avessero fatto così anche a sinistra, quando D'Alema, che era al governo, diceva che i diritti dei gay sono una cosa secondaria, non di necessità immediata... invece di lanciare strali contro il Fini dei maestri gay, salvo poi finanziare il viaggio di una delegazione di Arcigay a Cuba per omaggiare il regime di Castro ed incontrarsi bellamente e con tanto entusiasmo con Abel Parieto, ministro dell'Educazione di un paese dove i gay per legge non possono insegnare.


Il Secolo, 19 mag 09

 

“Il mondo delle fiabe è sacro, meglio lasciarlo ai bambini”

 

GayLib critica l’iniziativa della biblioteca “De Amicis” di Genova

 

di Sandro Forte

 

Roma. È finito addirittura in Procura il caso del convegno «Due regine e due re» che si è tenuto sabato scorso nella biblioteca per ragazzi "De Amicis" a 'Genova, nel quale sono stati presentati testi di favole per bambini a contenuto omosessuale a cura dal Comitato per il Genova Pride (che si svolgerà il 27 giugno). I consiglieri liguri del Pdl Gianni Plinio e Matteo Rosso hanno infatti presentato un esposto alla magistratura con l'obiettivo di far verificare se, «oltre i limiti del buon gusto, della decenza e della natura, siano stati travalicati anche quelli del Codice penale attraverso la perpetrazione di reati con particolare riferimento alla tutela dei diritti dei minori e della loro salute psichica». Parole pesanti, forse troppo, dato anche lo scarso seguito che ha avuto il convegno.

Una regina sola in un castello che fugge per noia, finisce su un'isola con tante ballerine e s'innamora della sorella della moglie del mago, mentre il mago si invaghisce del suo aiutante: è la trama della fiaba ideata nel laboratorio della "De Amicis" e ora sotto accusa. Al laboratorio, come si è detto, hanno preso parte appena quattro bambini ed una ventina di adulti, tra cui insegnanti ed educatrici. «La presenza di tanti adulti non ci stupisce - ha detto la presidente nazionale di Arcilesbica, Francesca Polo - tanti di noi hanno fatto coming out con la loro famiglia usando libri di favole ad hoc». «il tema riguarda il diritto a vivere in un mondo più inclusivo e con meno pregiudizi», ha aggiunto Lilia Mulas della segreteria nazionale di Arcilesbica. il direttore della biblioteca "De Amicis", Francesco Langella, ha cercato di smorzare le polemiche: «E' la prima volta che si fa in una biblioteca italiana per ragazzi un evento simile. Evidentemente serve una maturazione, il confronto deve essere ampio e ci vuole tutta la cautela del caso perché si tratta di minori. Il nostro obiettivo però è mettere al centro tutte le diversità e non ghettizzare ulteriormente, su questo argomento ho insistito anche con gli organizzatori». Langella ha specificato infatti che la biblioteca non ha organizzato l'evento ma collabora fornendo la bibliografia: la "De Amicis" ospita una trentina di volumi per bambini in biblioteca a tematica omosessuale.

Secondo il coordinatore regionale del Pdl, Michele Scandroglio, è stato un "flop clamoroso". «lo credo che si sia toccato il fondo - ha dichiarato - So di un comitato spontaneo di mamme che sta cercando di raccogliere firme contro questa iniziativa. lo mi domando se questi libri sono stati comprati con i soldi pubblici e mi domando come un assessore alla Cultura può permetterlo. Ma, soprattutto, mi domando come il sindaco Marta Vincenzi non abbia ancora rimosso l'uno e l'altro. I bambini sono una cosa seria, non lasciamoli in mano a questa gente di poco giudizio». «A questo punto è giusto e doveroso che a pronunciarsi sia la magistratura - hanno aggiunto Plinio e Rosso - Se ci sono responsabilità penali occorre individuarle e sanzionarle anche a futura memoria.

Tanto più quando si tratta di iniziative patrocinate da soggetti istituzionali e svolte in sedi pubbliche riservate a minori».

Decisamente più cauto il giudizio di Enrico Oliari, presidente nazionale di GayLib, l'associazione omosessuale di centrodestra. «Dobbiamo considerare due aspetti - ha commentato - il primo è che realmente esistono giovani omosessuali che prima sono stati bambini e che ora si trovano in un contesto di scuola eterosessista nella quale si sentono a disagio, perché la scuola insegna, per esempio, che a sposarsi sono un uomo e una donna, che ad amarsi sono un uomo e una donna, eccetera eccetera. Il secondo aspetto, molto importante - ha proseguito Oliari - è che il mondo delle favole va lasciato stare, è un mondo troppo fantasioso e irreale perché questo tema sia trattato con serietà. Così si rischia solo di fare dei danni. Il mondo incantato delle fiabe è meglio lasciarlo ai bambini, non dobbiamo essere noi (come invece ha fatto Vladimir Luxuria con il suo libro di favole) a porre problematiche su questo mondo sacro».


Il socialista Lab, 27 mag 09

 

“Con Barani per le battaglie di libertà”

L’associazione GayLib (gay liberali di centrodestra) ha partecipato ieri al lancio della candidatura di Lucio Barani alle elezioni europee del prossimo 6 e 7 giugno ed ha preso parte all'incontro "Verso l'Europa" all'hotel Palatino. Barani, deputato d'area laica e socialista eletto nelle file del Popolo della liberta', e' il primo firmatario della proposta di legge sui Didore.
"Siamo ben contenti di sostenere la candidatura di Barani all'Europarlamento - dichiara il presidente di GayLib, Enrico Oliari -. Barani, infatti, e' stato il primo deputato a recepire la provocazione intellettuale dei ministri Rotondi e Brunetta sulle coppie di fatto, l'ha tradotta in una proposta di legge ed ora si sta adoperando nel dialogo necessario a dare una prima forma di riconoscimento civile alle unioni omoaffettive".
Per il vicepresidente Daniele Priori "Barani in Europa potra' trovare i riferimenti giusti affinche' finalmente l'Italia ponga fine al vulnus in materia di diritti civili che riguarda una parte importante della popolazione.
Assieme agli amici di GayLib, dunque, raccogliamo l'invito a sostenerlo, certi di un impegno sempre piu' deciso nella direzione del confronto e della collaborazione proficua tra la nostra associazione e i rappresentanti del popolo alla Camera e al Senato chiamati a breve ad emendare e a votare la proposta di legge per il riconoscimento dei diritti e dei doveri reciproci per le coppie di fatto etero e omosessuali.
Un passaggio storico - conclude Priori - che dovra' vederci protagonisti per cui Lucio Barani, a Roma come a Strasburgo, potra' essere buon interprete delle nostre necessita' e delle nostre richieste".


Il Corriere del Mezzogiorno, 31 mag 09

 

La trans PDL: il Governo varerà una legge importante

di Anna Paola Merone

Napoli — Martina Castellana è candidata, nel collegio Salerno 2, per il Centrodestra nella lista di «Alleanza per Cirielli. La fascinosa dermatologa bionda che sta conducendo la campagna elettorale con grande piglio è un transgender. Dunque titolata più di altri a parlare di diritti calpestati e del significato del Gay Pride che ieri si è svolto a Napoli.
A che punto si è con il riconoscimento dei diritti di ciascuno, a prescindere dalle proprie scelte esistenziali e sessuali?
«Ne parlavo ieri con un senatore che mi ha chiesto di partecipare ad un tavolo tecnico con il ministro Rotondi. Credo che qualcosa di importante succederà».
Che cosa?
«Credo che l’individuo avrà un ruolo centrale. Io sono certa che i diritti vadano al di là delle coppie, una coppia è già fortunata ad essere tale. I diritti partono dall’individuo in sé, dal single».
E la sua elezione potrebbe cambiare qualcosa in queste senso ?
«Io sono il trait d’union fra ciò che si millantava come possibile e ciò che sarà realmente possibile».
E le priorità?
«Ne ho parlato con Enrico Oliari, il presidente dell’associazione del Pdl Gay lib. C’è una apertura diffusa rispetto al riconoscimento dei diritti dell’individuo e questo è importantissimo. E aggiungo anche che, per la verità, io sono contro il matrimonio in quanto istituzione. Una istituzione dietro la quale si nasconde una fauna protetta. Non mi considero un panda. Non ho mai fatto appello per essere economicamente protetta».
Ma le manifestazioni come il Gay pride servono ad accelerare alcuni processi?
«Dipende, est modus in rebus. I carrozzoni servono a poco. Quello che conta realmente è il contenuto e non il folklore. La richiesta reale per ciò in cui si crede è ciò che conta davvero e non tutto lo spettacolo intorno ».


Notizie Radicali, 28 giu  09

 

"Omosessuali? Compagni che sbagliano" di Enrico Oliari


di Edoardo Cicchinelli


L’omosessualità non ha mai avuto diritto di cittadinanza nei paesi del socialismo reale. E' questa la tesi sostenuta nell'ultimo libro di Enrico Oliari, presidente dell'associazione GayLib, e pubblicato da Prospettiva Editrice. Seppure le risposte furono diverse da paese a paese e da epoca ad epoca, non c’è stata mai composizione: dalle persecuzioni cubane ai tempi del Che alla tolleranza infastidita dell’ultima DDR (non poi così distante da quanto avveniva in molte parti dell’Occidente). Una storia nascosta che getta ombre su alcuni miti della sinistra. In chiusura interviste a Fausto Bertinotti, Franco Grillini, Luciano Lanna, Angelo Pezzana su Italia e PCI.
Una analisi, a detta dell’autore e di Daniele Priori che firma la prefazione, in cerca dell’Omocausto Rosso, non solo dal punto di vista ideologico, ma anche da quello pratico legislativo per porre in essere la discriminazione subita dagli omosessuali nei regimi comunisti di tutto il mondo, etichettati ora come “borghesi degenerati” ora come “roba da ricchi”. Ma storia celata e distorta: “Ernesto Guevara fu anche accanito persecutore di omosessuali e fa davvero sorridere la presenza di giovani che sfilano in occasione dei gay pride con l’immagine del suo volto”.
Il libro è in larga parte dedicato ai paesi del blocco sovietico, Cuba inclusa, ma i primi due capitoli guardano invece all’Italia ed al PCI, con titoli piuttosto chiari: “I primi socialisti italiani e la lotta ai borghesi degenerati” e “Quei pederasti indigesti (1925-1975)”. In quest’ultimo figurano la ricostruzione dell’espulsione di Pier Paolo Pasolini dal partito e la testimonianza di Alessandro Tessari, deputato PCI dal 1972 al 1979, poi passato nel Partito Radicale di Marco Pannella, Emma Bonino, Adele Faccio e Mauro Mellini.
Buoni spunti offre il capitolo sulla Cina di Mao ma soprattutto sulla Cina odierna (“sono aumentati i gay o è diminuito il comunismo?”) in cui, secondo l’autore, dopo un retaggio storico omofobo abbastanza singolare per il Sud Est asiatico si è passati alla politica delle tre negazioni: non approvo, non disapprovo, non promuovo. I gay non vengono più perseguitati, ma neanche esistono leggi che li tutelino o manifestazioni che li rappresentino, per il regime semplicemente non esistono.
Non si possono non citare, infine, le interviste in coda al libro, del febbraio 2009: a Franco Grillini, oggi deputato del PD, fra i primi a portare nel PCI il tema dei diritti degli omosessuali, all’inizio degli anni Ottanta. Ad Angelo Pezzana, già fondatore nel 1971 del FUORI! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) federato al Partito Radicale, diretto e chiaro come sempre: “…Nessun regime totalitario è compatibile con una visione libera della sessualità. Soltanto in uno stato liberale è possibile vivere in una società che rispetti veramente i diritti dell’individuo (…) Il Governo Prodi, di sinistra, ha dimostrato la sua totale sottomissione alle direttive del Vaticano, rendendosi del tutto identico al centro-destra”. Completano l’opera le testimonianze del sempre sofisticato Fausto Bertinotti e la voce “da destra” di Luciano Lanna, direttore del Secolo D’Italia.
L'autore. Enrico Oliari, già autore de "L'Omo delinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti" (Prospettiva 2006), è cofondatore e presidente di GayLib, associazione nazionale di gay liberali e di centro destra.


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