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RASSEGNA STAMPA (continua)

 

In questa pagina:

- Libero, 8 mag 08: L'omosessuale di An «Quella è volgarità»

- Il Corrieredellasera.it, 10 mag 08: Mussolini presenta il governo "penombra"

- Napoligaypress.it, 19 mag 08: Intervista ad Enrico Oliari, ministro ideale per le Pari Opportunità per la Mussolini

- Gay.it, 9 apr 08: Verso le elezioni: ma 'loro' cosa votano?

- Babilonia, apr 08: Caro Oliari, no. Preferisco Paola Concia

- Pride, apr 08: Un voto kamikaze


 

Libero, 8 mag 08

 

IL PRESIDENTE DI GAYLlB

 

L'omosessuale di An «Quella è volgarità»

 

Di Salvatore Dama

 

La gaya destra non è gaia neanche per niente. Una festa il Gaypride? «Ma no, qui c'è poco da festeggiare. L'Italia è l'ultimo paese in Europa quanto a diritti per le coppie omoaffettive. Ci ha superati anche il Venezuela». Enrico Oliari è il presidente di Gaylib, associazione omoliberale. Tessera di Alleanza nazionale in tasca dagli anni Novanta.

È arrabbiato con Alemanno?

«E perché dovrei?».

Sindaco di Roma da poche ore e già dice che non vi vuole trai piedi.

Alemanno fa bene a condannare l'esibizionismo degli ultimi Gay pride. Non era quello lo spirito iniziale della manifestazione».

Quale allora?

«Un momento per affermare i diritti, ma anche i doveri (dico io che sono di destra) dei gay. E invece, cos'è diventato: un' ostentazione volgare e pesante di corpi nudi».

Non va bene?

«E non va bene no. Il Gay pride è una manifestazione sindacale. Che si faccia in giacca e cravatta allora».

Non si sente in imbarazzo a militare nello stesso partito di Alemanno, allora?

«Tutt' altro. Sono i gay di sinistra che devono vergognarsi dei loro partiti. Ecco perché non bisogna lasciargli il monopolio delle libertà».

Scordatevi pure Pacs, Dico e coppie di fatto…

«Noi vogliamo le unioni omoaffettive, ma senza usurpare il concetto tradizionale di famiglia. E siamo contrari alle adozioni da parte delle coppie gay».

Il suo partito le ha proposto candidature?

 «Ci avrei sperato».

E invece niente.

«Però il sindaco di Roma ha un consulente per la comunità omosessuale».

Cos'è, un'autocandidatura?

«Noi di Gaylib abbiamo le carte in regola».

La destra "macha" e quelle battute sui froci. Mai pesato?

«Sono una persona di spirito. Cosa dovrebbero dire i carabinieri, allora?».


 

Il Corriere della Sera.it, 10 apr 08
 
Dopo l'iniziativa di Veltroni, «espressione del solo Partito Democratico»

Mussolini presenta il governo "penombra"

Ne fanno parte Monti, Pecorella, Versace e il generale Roberto Speciale. C'è posto anche per la Brambilla
 
ROMA - Dopo il governo ombra, arriva il governo penombra. L'idea è di Alessandra Mussolini, autocandidatasi premier dell'esecutivo "virtuale". Presentando la formazione, il segretario nazionale di Azione Sociale ha spiegato che ne fanno parte anche esponenti esterni al partito. «Dopo la presentazione da parte dell'onorevole Veltroni del governo ombra, espressione non di tutta l'opposizione ma del solo Partito Democratico, appare legittimata - afferma Mussolini - anche la presentazione dei ministri del governo penombra di Azione Sociale».
 
I NOMI - Nella formazione compaiono anche "pezzi grossi" come Mario Monti, Gaetano Pecorella, Santo Versace e Roberto Speciale. E guarda un po', compare anche il nome di Michela Vittoria Brambilla, il cui ruolo - non ancora definito - ha messo in crisi il delicato puzzle dei viceministri e sottosegretari (del governo vero). Ecco dunque l'elenco dei ministri del governo penombra: premier Alessandra Mussolini (PdL); ministro dell'Ambiente Guido Dussin (Lega Nord); all'Interno Alfredo Mantovano (PdL); all'Economia Mario Monti; agli Affari esteri Margherita Boniver (PdL); alla Difesa Roberto Speciale (PdL); allo Sviluppo economico Santo Versace (PdL); alle Riforme Angela Maraventano (Lega Nord); alle Infrastrutture e trasporti Pietro Lunardi (PdL); ai Beni culturali Gennaro Malgieri (PdL); alla Semplificazione Francesca Martini (Lega Nord); alle Politiche giovanili Barbara Saltamartini (PdL); alla Giustizia Gaetano Pecorella (PdL); alle Politiche comunitarie Viviana Beccalossi (PdL); al Welfare Renata Polverini (Segr. Gen. UGL); alle Pari opportunità Enrico Oliari (Gay Liberali di Centro Destra); all'Innovazione Lucio Stanca; all'Istruzione Valentina Aprea (PdL); agli Affari regionali Angela Napoli (PdL; alle Politiche agricole Adriana Poli Bortone (PdL); all'Attuazione del programma di governo Stefano Caldoro; ai Rapporti con il Parlamento Michela Vittoria Brambilla (PdL).

Napoligaypress.it, 19 mag 08

Intervista ad Enrico Oliari, ministro ideale per le Pari Opportunità per la Mussolini

di Carmine Urcioli

Enrico Oliari, come commenta la notizia della nomina a ministro delle Pari Opportunità del “governo penombra” di Alessandra Mussolini?

Potrebbe essere solo una notizia per sdrammatizzare un momento di tensione ma quello che è certo è che Alessandra Mussolini, come gran parte del centro-destra laico, è convinta che sia giunto il momento di affrontare le tematiche del riconoscimento dei diritti civili delle persone e delle coppie omosessuali. Per sottolineare questa esigenza nomina un ministro dichiaratamente omosessuale nel suo “governo penombra”, come dire è un argomento di cui dover parlare ed è inutile fare finta che il problema non esista e che gli omosessuali non esistano.

Pensa che cambierà qualcosa a destra, e soprattutto nella destra di riferimento della Mussolini?

E’ un po’ più dura, in particolare sui temi nostri, la classica destra sociale cui fa riferimento Alessandra Mussolini, rispetto alla destra liberale, ma bisogna vedere cosa accade. Io penso che peggio di così non possa andare. Il governo di centro-sinistra non ci ha dato nulla e quello che ci stava concedendo sarebbe valso come una offesa nei confronti della nostra comunità e delle nostre richieste.

Per questo salutiamo molto positivamente qualsiasi cosa venga dal centrodestra. Teniamo presente che per far approvare leggi in nostro favore è necessario un voto transpartitico, ovvero oltre a tutto centrosinistra è necessario anche il voto di tutto il centrodestra laico. Per questo vedo molto volentieri le figure del centro-destra che portano avanti delle aperture nei confronti nostri: anche se fosse solamente una uscita giornalistica sarebbe una cosa positiva.

Anche se la Mussolini ce la ricordiamo per quell’altra uscita del “meglio fascista che frocio” a Porta a Porta.

Dovrebbe essere ricordata in verità anche perchè presentò una proposta di legge per il riconoscimento di alcuni diritti alle coppie omosessuali… Riguardo al fattaccio di Porta a Porta, conoscendo la Mussolini, penso che quella fu una battutaccia messa lì così.


Gay.it, 9 apr 08

 

Verso le elezioni: ma 'loro' cosa votano?


di Caterina Coppola

Seconda carrellata di dichiarazioni di voto in vista delle elezioni del 13 e 14 aprile. Da che parte stanno Aurelio Mancuso e Enrico Oliari, Imma Battaglia e Rita de Santis?

Continuiamo con la carrellata di dichiarazioni di voto di alcune delle personalità del variegato mondo LGBT. Ieri abbiamo letto cosa avevano da dire artisti e personaggi televisivi. Questa volta, a dire da che parte stanno, sono esponenti e attivisti delle principali associazioni italiane. Anche in questo caso, le risposte e le motivazioni che hanno spinto ad una scelta piuttosto che ad un'altra sono diverse.

Aurelio Mancuso (presidente nazionale Arcigay): "Non faccio dichiarazioni di voto pubbliche, neanche a titolo personale. Dato il ruolo che rivesto sarebbe difficile scindere i due piani. Come associazione, dopo gli ultimi Stati Generali, non abbiamo dato indicazioni precise e unitarie, perché la nostra è una realtà nazionale, con molte anime. E' chiaro che, chi legge il mio blog, capisce subito qual è la mia intenzione".

Riccardo Gottardi (segretario nazionale Arcigay): "Abbiamo scelto di dare il nostro appoggio alle liste che presentino candidati LGBT in posizioni eleggibili o a quei candidati che hanno deciso di sottoscrivere il patto con Arcigay. In collegi come la Sicilia, dove sono candidati Vladimir Luxuria e Gainpaolo Silvestri, o la, dove c'è Paola Concia, scegliere è abbastanza facile. Per chi, come me, vota nel collegio Lombardia 2 dove il Pd candida Paola Binetti e dove non ci sono candidati LGBT, la scelta è davvero difficile. Sceglierò di votare cercando di ostacolare la destra, sperando di far si che conquisti meno seggi possibili".

Enrico Oliari (fondatore GayLib): "Sono di Alleanza Nazionale e voterò Pdl perché credo che il nostro impegno come persone LGBT vada profuso anche nel centro-destra. E' il parlamento che, legiferando, può attribuire diritti alle persone LGBT eperché questo accada serve un voto transpartitico. Anche nel centro-destra ci sono persone laiche e liberali che sono a favore dei nostri diritti, ma non possiamo nascondere che ci sia anche una certa paura. D'altra parte, l'esempio della vicenda dei DiCo del centro-sinistra è stata esemplare. La realtà è che nessuno è più attendibile di altri quando si parla di riconoscere i diritti delle persone LGBT. Nel Pd, ad esempio, sono molto quelli contrari. E neanche le idee di persone come Paola Concia mi convincono. Lei parla di diritti delle persone che si amano, che non significa nulla e il programma del Pd non parla esplicitamente di unioni civili e coppie di fatto, né tanto meno di coppie omosessuali. Noi abbiamo proposto un istituto nuovo, diverso da quello che propongono le sinistre, che è quello delle unioni omoaffettive ed è quello che promuoveremo dentro il Pdl. L'unico aiuto ci può arrivare dall'Europa e dai paesi membri. In molti paesi il riconoscimento dei diritti LGBT è arrivato da governi di centro-destra. Prima o poi anche l'Italia dovrà adeguarsi alle direttive dell'UE, quindi le sue pressioni possono essere determinanti".

Rita de Santis (presidente Agedo): "Io voterò per la Sinistra l'Arcobaleno perché sostiene molto le istanze della cominutà LGBT. E non solo a livello nazionale, anche a livello locale. Vivo vicino Brescia, dove si vota anche per le amministrative e mi è capitato qualche giorno fa di ascoltare due candidate alle elezioni locali che sono state abbastanza convincenti. In realtà non amo affatto la politica, ma credo che votare sia un dovere non solo come cittadina, ma soprattutto come persone impegnata nella difesa dei diritti civili. Forse, se non ci fosse stata la Binetti, avrei votato Pd. Ma con lei e i teodem dentro, non posso dare la mia preferenza a quel partito".

Imma Battaglia (presidente Dì Gay Project): "Voterò Pd perché mi convince il progetto di rinnovamento che porta avanti intermini complessivi, anche riguardo al bipolarismo. Per ottenere qualcosa, a cominciare dai diritti civili, serve stabilità e i tanti 'signor no' della politica italiana, alla fine, non hanno fatto altro che creare instabilità. Ho dei valori precisi che sono quelli di una democrazia: la sanità pubblica, la scuola pubblica, l'integrazione e il rispetto. Ma quando questi valori diventano ideologici, si trasformano in esercizi di potere. I diritti civili, che poi sono i diritti di tutti i cittadini, si ottengono con l'ascolto e la mediazione con chi la pensa in maniera opposta a noi. E' chiaro che non amo personaggi come la Binetti e i teodem o i riciclati che arrivano da Forza Italia, ma un lavoro ben fatto, l'arrivo di tanti giovani e un programma semplice e chiaro aprono spazi di agibilità. Quelli che gli altri chiamano 'veltrusconismo', io lo chiamo realismo. E il realismo serve a raggiungere degli obiettivi. In linea con queste idee anche alle amministrative di Roma, voterò Rutelli al primo turno. Mi dissocio dal coro di chi ricorda la vicenda del World Pride senza raccontare come sono andare le cose veramente. Rutelli ha sempre avuto molto rispetto per la comunità LGBT. In quella storia giocò un ruolo importante la contingenza del momento. A me non interessa che il comune non diede il patrocinio, perchè, ad esempio, fornì i servizi utili alla riuscita dell'evento. E anche quelli sono soldi. A Roma il problema vero, allora come adesso, è la destra, molto più che in campo nazionale. Alemanno è al 33% e la destra è al 12: questo è gravissimo e parte della comunità LGBT non se ne rende conto".


 

Babilonia, apr 08

 

Caro Oliari, no. Preferisco Paola Concia

 

di Mario Cirrito

 

Oliari: Paola Concia? No, grazie, preferisco Pierferdinando Casini


Il presidente di GayLib, Enrico Oliari, è persona saggia, magari irruenta come un militante e responsabile di movimento sa e deve essere; è un pungiglione benefico in tempo di elezioni in cui tutti, responsabili e semplici militanti delle organizzazioni omosessuali, smarriti da tempi elettivi e da sicumere personali somigliano sempre di più a grida nel deserto che restituiscono l'eco al soggetto che urla.
Rispetto, ammiro e voglio bene ad Oliari, nonostante continuo a credere che in Italia un omosessuale possa essere liberale ma non debba concedersi un riconoscimento con questa destra non solamente parolaia come sempre più spesso accade anche nel campo avversario, ma a scoprirla tutta ci si trova anche omofobia e ostracismo verso la nostra comunità.
Facile, in tempi di elezioni, scomodare colonnelli, generali, saccenti cattolici divorziati intenzionati ad imporre a noi una morale cristiana che loro non rispettano. Facile sussurrare, per un pugno di voti, che la questione dei diritti va affrontata e i nomi che sussurrano le intenzioni sono quelli della Santaché, Storace o Pierferdinando Casini.
Insomma Oliari, siamo tutti incazzati neri, più neri dell'oscurità ma non mettiamo altra confusione a quella che già esiste e perdura peggio della monnezza napoletana.
Per come stanno le cose e per come matureranno nella prossima legislatura, qualunque sia il risultato, le rivendicazioni sui diritti omosessuali saranno dimenticati da una parte e dall'altra anche se ci piace che Casini dica di diritti per poi essere smentito dal suo segretario che nell'intervista a Babilonia, tanto per dirla in due parole, ci ha pregato di arrangiarci perché a loro non risulta alcun tipo di discriminazione.
Le promesse elettorali sono una cosa, gli impegni legislativi, altro! E per non passare da sinistrorso incallito ripeto quello che ho sempre scritto: ogni legge che ci riguarda può diventare tale solo attraverso un passaggio bipartisan nelle commissioni e nelle aule parlamentari. Né un Casini né Grillini da soli possono fare alcunché.
Questa campagna elettorale costruita ad arte da chi sapeva ieri di perdere e oggi di vincere, è quasi al capolinea e non credo produrrà frutti buoni. Almeno per noi.
Per questo e altre ragioni difendo Paola Concia che non intendo, per nulla al mondo, screditare per dar di ragione a Casini o a Storace. Ci resta un minimo di dignità che non consente una cotanta inversione di tendenza. E in fondo, anche Oliari, sa bene come stanno le cose. Le difficoltà per leggi a difesa degli omosessuali si presenteranno anche nel nuovo Parlamento e, se vince la destra, quelle difficoltà scompariranno perché non ci sarà neppure il sentore di una minima discussione sulle coppie di fatto o sui diritti agli immigrati gay o leggi che penalizzino gli atti di bullismo a sfondo sessuale. Qui, diranno, ci sono problemi più urgenti che non occuparsi di froci e lesbiche. Che farà allora Oliari? Se la prenderà con la Concia? GayLib, come tutte le altre associazioni, compresa Arcigay, deponga le armi delle denigrazioni ad personam, degli antichi e inarrestabili dissapori e incomprensioni e attacchi. Non state facendo il bene vostro e non state facendo il bene delle comunità omosessuali né quella dei cani sciolti come il sottoscritto.
Oliari parla di cancro nel movimento gay. Piano, Oliari, piano. Per qualcuno che svende il nostro patrimonio ideologico e culturale in cambio di qualcosa di lecito o illecito, di molto o poco personale; di contro ci sono migliaia di militanti, di cani sciolti, di culture solitarie ma presenti che quotidianamente hanno a cuore le battaglie sui diritti civili, che denunciano omofobie di ogni genere, che si rendono generose senza apparire sui giornali o diventare icone gay. Sono tante, tantissime queste persone e non è giusto denigrarle col peggiore dei mali.
Vi è invece incomprensione, un dibattito politico col fiato corto, una indisponibilità a tornare “omosessuali di strada” che riguarda magari qualche leader di movimento ma, sinceramente. Non ne farei questione di nome o di appartenenza. Marrazzo che conosce in dignità e generoso impegno politico può come tutti noi sbagliare in qualche sua logica politica ma gli errori non sono mai personali. Forse riguardano anche noi e, proprio per quello che rappresentiamo, vale il discutere più che l'attacco ingeneroso e le contumelie.
Arcigay nazionale come quello capitolino guidato da Marrazzo appoggia Franco Grillini pur nella consapevolezza che a guidare il Comune di Roma sarà probabilmente Rutelli. La politica, me lo insegna Oliari, è anche e soprattutto mediazione. La politica del fare deve guardare avanti e non continuare a recriminare i disastri che Rutelli o Veltroni hanno fatto in passato. Messa così evitiamo allora di dar credito anche a qualche parlamentare omosessuale che nella passata legislatura poco e nulla si è speso per la causa. Grillini è il nostro fiore all'occhiello, il nostro mèntore, la forza di tutti i movimenti omosessuali esistenti nel territorio. Dobbiamo fare in modo che abbia un risultato maggiore di qualsiasi rosea previsione e per questo non necessità di scorribande e liti tra noi tutti ma un incondizionato e generoso appoggio. Questo non significa spegnere il dialogo con Rutelli, sapendo – non per colpa di Rutelli – quanto sia difficile Roma col Vaticano che alita clericalismo e antiomosessualità da tutte le parti.
Lo leggerete sul prossimo numero di Babilonia e, spero, possa servire ad aprire una discussione tra voi leaders omosessuali. Vi invito, nel mio “Eros e Civiltà” a ritrovarvi tutti, a ridiscutere il senso delle nostre battaglie, a lasciare per un determinato tempo mire personalistiche e di visibilità pubblica per rifondare in forma coesa una nuova stagione dei diritti. Il nostro mensile è, non da oggi, a disposizione vostra, dei vostri militanti, di ogni gay e lesbica che abbia qualcosa di sensato da dire e proporre. Le battaglie si vincono se riusciamo a dimenticare i nostri nomi o sappiamo usarli per spingere la politica verso traguardi comuni dove, come è successo in Spagna e in altre parti d'Europa, i diritti fanno bene all'economia e alla cultura del paese.
E non sia così ingeneroso l'amico Oliari: il movimento gay non si è ridotto ad un carrozzone da Gay pride, dentro le sedi di Arcigay, del Mieli, al DiGay Project ci si occupa anche di cultura, di aiuto alle persone sieropositive, di impegno che va oltre la sfilata annuale.

Mario Cirrito
 


 

 

Pride, apr 08

Gli elettori di sinistra per andare alle elezioni si tureranno il naso. E quelli di centro-destra? Forse anche qualcos'altro. Ecco le ragioni della loro scelta

Un voto kamikaze

di Stefano bolognini
 

la replica di Oliari


Bocche cucite, non un rigo nel programma, non un candidato né una vacua promessa elettorale: gli omosessuali sono esclusi dalla campagna elettorale del Partito delle libertà.
Il programma "Rialzati, Italia!", per Silvio Berlusconi premier, non dà nemmeno il barlume di una misera speranza: sostegno sì per la famiglia, secondo tra gli obiettivi del partito, ma nulla sulle coppie di fatto, la non discriminazione della minoranza gay e la lotta all'omofobia. Peggio, il Pdl candida Eugenia Roccella, portavoce del family day, manifestazione contro le unioni di fatto, e il no alle unioni civili è espresso a chiare lettere nella carta dei valori del partito:
"Proponiamo una società basata sui valori liberali e cristiani, sulla famiglia naturale fondata sul matrimonio, formata dall'unione di un uomo e di una donna, nella quale far nascere, crescere ed educare i figli". Siamo lontani anni luce dalla destra francese, che alle scorse elezioni prometteva addirittura di migliorare i Pacs, e dalle destre europee in genere che si stanno almeno misurando con i diritti gay.
Lega, Alleanza nazionale e Forza Italia raccoglierebbero comunque, stando ad un sondaggio del sito Gay.it, il 15% del voto gay, percentuale considerevole se si pensa alle loro posizioni omofobiche. Tra questi Enrico Oliari, iscritto ad Alleanza nazionale e presidente dell'associazione di omosessuali di centrodestra Gaylib. L'8 marzo scorso Oliari stava tornando da una manifestazione del Pdl, dove Gaylib era andata per proporre "il riconoscimento della coppia omoaffettiva come alternativa liberale e di centrodestra ai Pacs, ai Dico e alle unioni civili delle confuse sinistre".
La sortita pubblica non aveva però ottenuto alcun effetto, anche se l'apertura della manifestazione, con "YMCA" dei Village People, solo una nota di colore, aveva fatto gridare al miracolo i gay di centrodestra.
"Una manifestazione importante", spiega ottimista Oliari. "Sono solo venuti un paio di volte a chiederci di togliere le bandiere, ma perché erano le uniche non di partito.
La gente, la base del partito, era con noi, assolutamente favorevole a discutere di coppie gay, ma i vertici hanno paura di perdere il voto cattolico.
Chiediamo che sia riconosciuta solo la coppia gay senza matrimonio e adozione, in modo che i giovani eterosessuali non vadano a cercarsi una soluzione più leggera. Speriamo che qualche parlamentare decida di presentare la nostra proposta ... ".
Il Pdl, nelle sue componenti, non si è mai mostrato tenero con i gay, obiettiamo.
"Chi sostiene che il Partito democratico è vicino ai gay mente sapendo di mentire, non si possono più infinocchiare gli omosessuali italiani. Noi di centrodestra sappiamo di avere di fronte un nemico che non ha offerto alcuna concessione ai gay, ma a dire che con il Pd si può ottenere qualcosa ci vuole il pelo sullo stomaco ... ".
Comunque il Pdl non è certo meglio. Quindi perché votare centrodestra, chiediamo. "Perché un omosessuale non è solo un omosessuale, ma anche un cittadino della Repubblica. Non è automatico che uno sia gay e che sia favorevole al popolo palestinese, contrario alla politica americana ... è necessario non rinunciare alla proprie idee anche da omosessuali. Diciamoci la verità, in Italia gli omosessuali sono soli e per una maggioranza sui diritti gay servirà un voto trasversale. Senza il voto del centrodestra il centrosinistra non va da nessuna parte, e noi di Gaylib, con coraggio, stiamo facendo la nostra parte".
Rincara la dose il forzista Daniele Priori, che voterà Berlusconi: "La proposta politica generale del partito è l'unica presentabile. A noi gay non hanno dato nulla, ma restiamo qui senza sudditanza psicologica per sputtanarli ogni volta che ci mettono i piedi in testa.
È una battaglia campale, i nostri hanno escluso dalle liste il bisex Daniele Capezzone e sono tempi duri, ma non abdichiamo. A Roma comunque voteremo Franco Grillini".
Alberto Ruggin, ventenne forzista notorio per essere stato cacciato qualche mese fa dal coro della sua parrocchia perché gay, ha flirtato con Michela Brambilla, senza risultati apprezzabili.
"Voterò comunque Pdl", spiega. "Sono molto deluso perché la parte liberale del partito, tipo Alfredo Biondi e Daniele Capezzone è stata lasciata fuori dalle liste elettorali. Ho qualche speranza che i liberali Benedetto della Vedova e Giancarlo Galan possano fare qualcosa per noi. Non voterei mai dall'altra parte, è la mia visione della società, e se uno mette le coppie di fatto nel programma, e nel programma di sinistra il riferimento è molto vago, non lo devo votare per forza".
Stando così le cose i gay di centrosinistra si tureranno il naso, quelli di centrodestra, si tureranno anche tutto il resto "in coerenza - diceva un comunicato di Gaylib - con la nostra battaglia culturale interna al movimento gay e al tempo stesso organica al centrodestra e in attesa che anche Berlusconi voglia fare davvero, nei fatti, l'americano". Finché c'è vita ...


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