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Il Foglio, 28 mar 2001 - I giovani di AN non cacciano i gay (se molto ma
molto discreti)
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Corriere della Sera, 28 mar 2001 - Editoriale - Troppi orfani verso le
urne
- Il Mattino di Padova, 27 ott 06 - Padova. I DS sono senza spina dorsale
Il
Foglio, 28 mar 2001
I giovani di AN non cacciano i gay (se molto ma molto discreti)
Roma
- Un gay (vabbè) in lista (vediamo) in quanto omosessuale (ma no).
Parlano i ragazzi di Gianfranco Fini, quelli di Azione Giovani, quelli
che l'MSI l'hanno sfiorato da adolescenti o mai conosciuto del tutto, storia
e tradizione, valori vecchi e valori nuovi, frenesia postfascista e quiete
postdemocristiana, Enzo Palmesano che propone di candidare il leader di
GayLib Enrico Oliari e Marcello Veneziani che sul "Foglio" difende il "diritto
all'esistenza di una destra conservatrice". I giovani di AN annotano, ogni
tanto qualcuno promette che "come dice Fini" ecc. ecc., dribblando "senò
vado per cicoria", a volte l'ufficialità della linea è l'ufficialità
della risposta, a volte invece no. Ma (quasi) sempre con un tasso di conformismo
sorprendentemente basso. Il loro leader si chiama Basilio Genoese Catanoso,
per inciso barone di Castrovillari e ammette che "immagino di sì,
ci sono sicuramente dei gay fra i ragazzi di AN, come nel resto del mondo,
anche se non ho notizie particolari visto che ho l'altro vizio, quello
delle donne, e forse non ci attiriamo". Non ha "nulla contro i gay" certifica
Catanoso, anche se "provocazioni come il gay pride nell'annod el Giubileo
sono da evitare nel modo più completo, ne è accettabile la
famiglia omosessuale". Fatto sta che i "valori tradizionali non si possono
confondere con i modi in cui si vive la sessualità, che non è
una scelta antagonista, ma un dato di fatto". All'altro capo di Italia,
a Bolzano, c'è Fernando Pontecorvo, 24 anni, studente di giurisprudenza,
liberale quanto (e forse più) un suo coetaneo di sinistra. "La candidatura
di un gay ha posto il problema ed ha obbligato qualcuno a riflettere su
quest'aspetto. Non vedo proprio qual'è il problema, se si riconosce
nel programma e nella struttura del nostro partito". Osserva: "Per quanto
mi riguarda personalmente, magari per gli studi fatti, siamo nel campo
dei diritti civili. La destra dovrà sempre più confrontarsi
con questi temi". Rammenta Pontecorvo che "non siamo più negli anni
Cianquanta o negli anni Ottanta. Nel Duemila il tema dell'omosessualità
va affrontato in maniera diversa, la sensibilità della gente è
cambiata e se ne dovrà prendere atto". Marco Scurria è di
Roma. Cattolico osservante "e quindi penso, come la maggior parte della
nostra gente e come gli intellettuali che i nostri valori siano diversi
da quelli dei gay, che la famiglia è quella tradizionale composta
da uomo e donna. Non ho mai sposatole battaglie degli omosessuali. Certo,
se uno si riconosce in AN non deve dichiarare la sua preferenza sessuale,
ma in pubblico un nostro dirigente o deputato non può schierarsi
in maniera diversa sui valori". E dunque "sarei contrario a un gay in lista
come bandierina, come sono contrario alle candidature che si danno in quanto
donne o in quanto disabili. Se poi ha delle capacità ed è
anche gay, non c'è problema". Paolo De Caro, 28 anni, è assessore
a Catania. Dice che "questa della candidatura di un gay è un po'
esagerata", anche se "gay in Alleanza Nazionale ce ne sono parecchi.
,
ma "la spettacolarizzazione non serve agli omosessuali, ognuno sotto le
coperte fa quello che vuole, il fenomeno da baraccone è sbagliato".
Si ritrova abbastanza, aggiunge, "nel ragionamento di Veneziani". Conclusione:
"Le domande sono le solite: vale? conta sul territorio? esprime qualcosa?
Allora può fare il candidato in AN". Roberta Angelilli, giovane
eurodeputata e candidata vicesindaco a Roma, non discute "le scelte personali,
ma mi dà fastidio l'ostentazione, anche quella del supermacho o
della femmina fatal svampita mi infastidiscono". Non si scandalizza, "figurarsi,
al Parlamento europeo ci sono centinaia di omosessuali, ma non è
che uno lo fai presidente della Commissione europea solo perchè
gay". E dunque? "La diversità è sempre una ricchezza, se
non una provocazione". Pietro Falco è assessore provinciale a Caserta
e non la pensa, pur fedele ai valori tradizionali, nè come Palmesano,
nè come Veneziani" Terza via. "Ritengo che un cambiamento a destra
sia indiscutibile, bigotti e codini sono pochssimi e comunque non mi piace
un paese come l'America dove le persone vengono giudicate in base alle
preferenze sessuali" perchè c'è tradizione e tradizione,
"sennò è solo un paracarro".
Corriere
della Sera, 28 mar 2001
Editoriale - Troppi orfani verso le urne
Le
campagne elettorali condotte a colpi di variopinti insulti («comunisti»,
«mafiosi» nonché «fascisti sudamericani»)
potranno anche galvanizzare i «fan» delle due parti, ma è
dubbio che possano strappare voti all’area della potenziale astensione.
E nei contesti bipolari è in gran parte il comportamento dei potenziali
astensionisti a decidere i risultati elettorali. C’è un settore
dei suddetti potenziali astensionisti che, per motivi diversi, nutre riserve
su entrambi gli schieramenti (senza essere, per questo, minimamente tentato
dalle «terze forze» alla Di Pietro o alla D’Antoni). Vorrei
provare ad articolare le sue ragioni. Si tratta di quella parte di elettorato
che alla sinistra rimprovera l’eccesso di statalismo economico e alla destra
l’eccesso di tradizionalismo culturale. Questa frazione di elettorato,
priva di reale rappresentanza, è tentata dall’astensionismo a causa
delle opposte pressioni che la sollecitano. Ha forti resistenze a votare
per la sinistra perché ha constatato che in cinque anni di governo
essa non ha perduto le sue tradizionali propensioni stataliste e dirigiste.
Né avrebbe potuto perderle, tenuto conto della cultura politica
di provenienza, del suo legame organico con il sindacato più conservatore
(la Cgil) e del fatto che una sinistra non statalista avrebbe forse scarsa
fortuna elettorale. Questa frazione di elettorato pensa che, con una riconferma
della sinistra, non ci sarebbe riduzione della pressione fiscale né
della spesa pubblica, il mercato non cesserebbe di essere ingessato, non
ci sarebbero significativi recuperi di competitività, né
capacità di attrarre investimenti esteri. In tema di libertà
economiche, questi elettori sono dunque più propensi a votare per
il centrodestra. Non perché nel centrodestra manchino gli statalisti
(An, per esempio), ma perché, verosimilmente, esso non potrebbe
permettersi di deludere del tutto quel Nord che lo vota e che pretende
meno tasse e più libertà economica.
Quando,
però, dalle libertà economiche si passa a considerare i diritti
civili, l’atteggiamento di questi elettori cambia. Se essi sono disturbati
dallo statalismo del centrosinistra sono anche infastiditi dal tradizionalismo
del centrodestra. Un giornalista-politico di fiuto come Giuliano Ferrara
lo ha capito, e non casualmente ha cercato, pare inutilmente, di spingere
An a rompere il tabù della candidatura di gay dichiarati. Gli elettori
di cui sto parlando, se hanno in uggia il bigottismo «politicamente
corretto» della sinistra, non tollerano nemmeno quello tradizionalista
della destra. Pensano, ad esempio, che si possa razionalmente discutere
di legalizzazione delle droghe leggere, senza che esse vengano confuse
con quelle pesanti. Pensano anche che sia sbagliato mescolare i doveri
della politica con quelli della Chiesa, e che se la Chiesa chiede, del
tutto legittimamente sia chiaro, di non fare ricerca scientifica in un
certo settore, sia altrettanto legittimo per lo Stato rispondere picche.
Pensano insomma che il centrodestra, ove pure militano alcuni spiriti liberali,
subisca troppo l’egemonia dei tradizionalisti.
Insomma,
gli elettori di cui parlo pensano che la libertà vada affermata
in ogni ambito e non possono pertanto riconoscersi davvero, ma per ragioni
diverse, in nessuno dei due schieramenti. Alle Europee di due anni fa,
questi elettori trovarono nella lista Bonino (con il suo 9 per cento dei
voti) il veicolo della loro domanda di libertà o, se preferite,
di modernità. Ma si trattava di elezioni condotte con metodo proporzionale
e nelle quali la posta non era il governo del Paese. Assai diverse sono
le elezioni nazionali, ove vige la logica maggioritaria, due schieramenti
si disputano il governo, e ha poco senso disperdere il voto. Questi elettori
sono dunque politicamente orfani. Sapranno Berlusconi o Rutelli dire qualcosa
che li convinca a votare?
Il Mattino di Padova, 27 ott 06
Padova. I DS sono senza spina dorsale
Il popolo web scatenato sul registro delle coppie di fatto Gli interventi dei
gay sul "blog-diario" di Alessandro Zan
Dopo il "disgelo" all'interno dell'Ulivo nella riunione di mercoledì, si
rincorrono i commenti tra padovani e non, visto che la vicenda ha assunto
dimensione nazionale. Uno spazio di discussione che si è creato sul sito del
consigliere comunale diessino Alessandro Zan. E da molti arriva un invito:
"Lascia la Quercia e il partito democratico". E c'è chi va oltre: "A Padova An
si è dimostrata più amica dei gay della giunta di centro sinistra", afferma
Enrico Oriali, presidente dell'associazione GayLib, che raccoglie gli
omosessuali di centro destra: "Solidarietà all'amico Zan ma non so cosa speri di
ottenere dai suoi alleati catto-comunisti. Persino An si mostrò più aperta, con
la proposta dell'ex assessore Gradella sul riconoscimento delle unioni
affettive, anche gay, presentata nel 1998". Il dibattito nel mondo omosessuale
si è concentrato sul "blog" di Zan, un diario on-line con la possibilità di
aggiungere il proprio commento. "Adesso basta! Di questa Margherita non se ne
può più! E anche di questi Ds senza spina dorsale!", scrive Vittorio Carli. "Il
registro è una battaglia culturale che coinvolge ogni singolo che voglia
sentirsi libero cittadino in un libero Stato", aggiunge Marco Inghilleri. Ovvia
la bocciatura di molti per il progetto del Pd: "Un contenitore politico spurio,
né laico né confessionale, è il vero pericolo che la comunità gay corre", spiega
Davide da Torino. "Abbiamo il dovere di far capire che non c'entriamo con
Cristiano Malgioglio o con Platinette. Il nostro amore va riconosciuto",
conclude Stefano Bindinelli.