RASSEGNA STAMPA (continua)
In questa pagina:
- Il Secolo, 15 giu 07: Tutti pronti per il Gay Pride, tranne DS e Margherita
- Il Velino, 2 ago 07: Bacio gay e Veltroni: Gaylib critica, Arci argina
- Panorama on line, 15 giu 07: Gaylib: Quelli del centrodestra facciano coming out
Il Secolo, 15 giu 07
TUTTI PRONTI PER IL GAY PRIDE, TRANNE DS E MARGHERITA
IN VISTA DELLA PARATA DI DOMANI, L’ARCIGAY DENUNCIA: DA FASSINO E DAI LAICI DL
SOLO AMBIGUITÀ
di Valter
Delle Donne
Roma. «Ho
stima per l’onorevole Guadagno, ma è finito il tempo delle carnevalate. Oggi noi
omosessuali abbiamo bisogno di essere rappresentati in modo meno trasgressivo e
più incazzato». L’attacco a Vladimir Luxuria porta la firma di Enrico Oliari,
militante di An e presidente dell’associazione Gaylib. «Sabato parteciperemo al
Gay pride di Roma – annuncia Oliari – perché crediamo in un centrodestra
liberale e davvero laico sull’esempio di modelli europei come quelli di Cameron
e Sarkozy».
Il presidente dell’associazione dei gay di centrodestra spiega perché, stavolta,
aderiranno: «Nelle altre edizioni c’era una manifestazione egemonizzata dalla
sinistra. Quest’anno partecipiamo perché vediamo Luxuria e gli altri troppo
timidi nei confronti del governo Prodi. Ormai lo sanno tutti che la sinistra ha
tradito le aspettative della comunità omosessuale». Oliari, professione
infermiere, ogni tanto è costretto a interrompere la conversazione telefonica
per proseguire il suo lavoro. Un lavoro normale per
una persona che da anni si batte per combattere il pregiudizio che vorrebbe
distinguere il mondo politico in due parti: da una parte la destra omofobica,
dall’altra comunisti e postcomunisti paladini dei diritti dei “diversi”:
«Rabbrividisco quando vedo sfilare ragazzi e ragazze con l’immagine di Che
Guevara. A Cuba, grazie a lui, decine di
migliaia di omosessuali venivano messi nei campi di concentramento. Ma questo
non lo dice mai nessuno». Anche gli eredi del comunismo, secondo Oliari,
meritano severe critiche: «Da una parte la “ministra” Pollastrini che fa
distinguo sul patrocinio della presidenza del Consiglio alla parata, dall’altra
Piero Fassino che fa marcia indietro sui Dico. Mi aspetto momenti di forte
critica nei confronti soprattutto dei Ds».
Per il
rappresentante dei gay di destra la verità è che «l’Unione ha condotto una
trattativa al ribasso: prima il matrimonio alla Zapatero, poi i Pacs, quindi i
Dico, alla fine il riconoscimento dei diritti dei singoli individui». Dietro
questo passo del gambero Oliari vede «tanta ipocrisia da parte della sinistra.
Ecco perché non mi aspetto Fassino
in piazza. Sarebbe subissato di fischi».
A parlare di gelo tra partiti dell’Unione e piazza di domani, c’è perfino
l’Arcigay, da sempre legata a doppio filo con il Botteghino. «Per noi i Ds a
livello nazionale non hanno
ancora aderito alla manifestazione. E i laici della Margherita dove sono
finiti?». Le parole del presidente e portavoce del Gay pride Aurelio Mancuso,
testimoniano come gli organizzatori della manifestazione romana non abbiano
digerito quella che definiscono «l’ambiguità» di Fassino, «dal quale ci
attendiamo delle risposte chiare».
Il segretario dei Ds, nota Mancuso, ha dichiarato che il partito di via
Nazionale aderisce alla manifestazione ma non ne condivide la piattaforma:
«Continuiamo a chiederci
– incalza – quali siano i punti verso cui Fassino esprime il suo dissenso.
Sabato ci saranno in piazza migliaia di Ds, ma dal partito a livello nazionale
non abbiamo avuto nessuna risposta, come pure dagli esponenti laici della
Margherita. Nell’elenco delle adesioni, che si allunga di ora in ora, non
troviamo nessun nome».
Non è meno impacciata il ministro delle Pari opportunità, Barbara Pollastrini,
che a margine della presentazione del Manifesto delle donne del Pd, a chi le
chiede se sarà presente domani risponde con un laconico: «Concorderò con Prodi
la presenza del governo». Quanto alle polemiche sollevate in merito al
patrocinio dato dal ministero alla
manifestazione, Pollastrini trova una spiegazione cervellotica: «Il patrocinio
del ministero delle Pari opportunità non è al corteo e non è alla piattaforma. È
un patrocinio
agli eventi culturali e sportivi che precedono, nel corso della settimana, le
manifestazioni. Mi sono attenuta alle scelte compiute nell’anno precedente e a
quelle compiute da altre importanti istituzioni, come il Comune di Roma, la
Regione Lazio e la Provincia». All’interno del governo la parata mette in
fibrillazione anche altri ministri, dando il
via a un botta e risposta tra Alfonso Pecorario Scanio e Rosy Bindi. «In tutti i
Paesi del mondo i ministri sostengono le iniziative contro la discriminazione.
Credo sia meglio
parlare di meno e mettersi a lavorare ». Così il ministro dell’Ambiente,
risponde indirettamente al ministro della Famiglia, secondo cui è preferibile
che i ministri non sfilino
alla parata romana. «Abbiamo sempre aderito al Gay pride dal 2000, dai tempi del
governo Amato – aggiunge il leader dei Verdi – Credo che il sostegno a
un’iniziativa che chiede più laicità e dice no alla discriminazione, sia
assolutamente utile».
All’appuntamento sono attese, secondo il Manifesto, mezzo milione di persone. Il
Gay pride avrà perfino un suo inno, cantato da Daniele Silvestri:
«Preferisci pensare / che
un gay sia una sorta di errore / una
cosa immorale / o nel caso migliore
/ un giullare, un fenomeno da
baraccone / e lo tollererai solo in
quanto eccezione / e lo tollererai /
solo in televisione / lo chiamano
gay / e tu pensi ricchione».
La
canzone, dal titolo Gino e l’Alfetta, racconta di un tizio eterosessuale che si
scopre attratto da un certo Gino. Scritto e musicato dall’autore di tormentoni
come Salirò e La paranza, è già tra i brani più scaricati del web. Comunque
vada, dicono gli organizzatori, sarà un successo.
Almeno musicale.
Il Velino, 2 ago 07
Bacio gay e Veltroni: Gaylib critica, Arci argina
Roma, 2 ago (Velino) - “È naturale, ora vuole diventare leader del Partito
democratico e non può più parlare con noi gay. Perderebbe i voti dei suoi amici
cattolici”. Il silenzio di Walter Veltroni sul bacio tra omosessuali al Colosseo
irrita ma non stupisce Enrio Oliari, presidente di Gay Lib, che sabato aveva
chiesto al primo cittadino di Roma “un messaggio netto a favore di questi due
ragazzi”. “Come prevedibile il messaggio non c’è stato - dice Oliari al VELINO
-. Siamo in mano a un governo eletto con un margine di 25 mila voti. Se vengono
a mancare i cattolici, il prossimo segretario del Pd potrebbe trovarsi senza
maggioranza”. Nei giorni scorsi l’associazione liberal aveva anche chiesto al
Comune di Roma di farsi carico delle spese della difesa dei due gay in segno di
solidarietà verso “un grave atto di intolleranza e di intimidazione verso gli
omosessuali”. “Quella proposta era una provocazione - spiega l'esponente di
Gaylib -, ma rimane il fatto che Veltroni non ha speso una parola in difesa dei
ragazzi. Quando si tratta di prendere i nostri voti, allora i ‘libertini’ di
sinistra promettono diritti e patrocinano addirittura il Pride. Dove sta ora la
pax e la tolleranza veltroniana, degna delle grandi capitali europee?”.
Quanto all’inaugurazione di oggi della ‘gay street’, Oliari sembra dubbioso
"L’inaugurazione è un fatto importante e positivo, speriamo solo che non si
riveli un mero evento mediatico". Non la pensa così Fabrizio Marrazzo,
presidente di Arcigay Roma. “Il giorno dopo la sua candidatura alla segreteria
del Pd, Veltroni ha intitolato una strada a un ragazzo vittima dell’omofobia,
Paolo Seganti. È il primo caso in Italia, non mi sembra di poco conto. in
seguito il sindaco ha detto che il riconoscimento dei diritti ai gay è della
massima importanza”. (segue)
Nessuna ‘freddezza’, dunque. Neanche in occasione della manifestazione pro-Dico
organizzata a piazza Navona. “È vero, quel giorno Walter Veltroni non si è
presentato in piazza - osserva Marrazzo -. Ma anche in quella occasione, come
sempre, abbiamo ricevuto la solidarietà di molti dalla giunta. Prima fra tutte
l’assessore alle pari opportunità, Cicilia D’Elia”. Quanto alla vicenda del
bacio, Arcigay fa sapere: “Questa sera al Colosseo ci baceremo e ci
abbracceremo, etero e gay insieme indistintamente, e diremo grazie a Roberto e
Michele per il loro coraggio di essere con noi e di mostrarsi a tutti affinché
finalmente possa prevalere in tutto il popolo italiano quel senso di rispetto
che a noi, come a tanti altri, è dovuto. L’omofobia è la piaga di questo
millennio da sradicare di netto dalla società, anche attraverso manifestazioni
come quelle di questa sera. Noi non ci nascondiamo più. Noi non siamo più
disposti ad abbassare la testa. Chi ci definisce malati si nasconda pure nei
conventi perchè noi continueremo a mostrarci nelle piazze”.
(ptz)
Panorama on line, 15 giu 07
Gaylib: Quelli del centrodestra facciano coming out
di Giacomo Amadori
Enrico Oliari ha 37 anni, fa l’infermiere ed è il presidente di Gaylib,
l’associazione degli omosessuali di centrodestra con circa 430 iscritti. “Ma i
nostri sono militanti veri, siamo un’associazione che si occupa solo di
politica, non raccogliamo tesserati in discoteche, saune e club come fanno le
associazioni di sinistra”.
Sabato a Roma al Gay pride quanti politici di centrodestra scenderanno in piazza
con voi?
Credo nessuno, se non i soliti riformatori liberali di Marco Taradash.
E gli altri?
Scoprirsi purtroppo per loro è ancora troppo rischioso. Anche se io consiglio ai
miei amici politici di fare coming out.
Sta dicendo che conosce politici di centrodestra omosessuali?
Personalmente almeno 6 o 7, qualcuno con famiglia di copertura.
Anche cattolici?
Se intende dell’Udc, nessuno. Appartengono tutti a Forza Italia e Alleanza
Nazionale. Ma so che ce ne sono in tutti i partiti.
Fidanzati?
Ora sto con un ragazzo che fa l’arredatore. Abbiamo appena comprato casa a
Trento. Ma in passato ho avuto compagni che fanno i parlamentari sia in An che
in Forza Italia.
Nomi?
Nooooooo!
Almeno un piccolo identikit…
Persone di mezza età, ma non mi tirerà fuori altre informazioni. Sono amici e
devono rimanere tali.
Almeno sa se hanno partecipato al Family day?
Qualcuno di loro c’era…
Ma perché il centrodestra è così omofobo?
Colpa della Chiesa cattolica che, per contrastare i Dico, si è messa a fare
politica in modo aggressivo.
Mi scusi, ma allora perché non state a sinistra?
Beh, Fassino ultimamente ha scelto un atteggiamento pilatesco, molto simile a
quello dei suoi colleghi del centrodestra. E poi in tutta Europa gli omosessuali
che hanno idee liberali non sono costretti a stare con la sinistra. Pensi che in
Francia l’associazione Gaylib è organica e molto ascoltata all’interno del
partito di Nicolas Sarkozy.
Nel suo libro L’omo delinquente, scandali e delitti gay dall’unità a Giolitti
lei racconta un’Italia molto diversa da quella attuale.
Nel 1889, il nostro è stato il primo paese europeo a depenalizzare
l’omosessualità e, all’epoca, a combatterla erano i socialisti: cercavano di
contrastare il turismo sessuale dei “gentiluomini” delle classi agiate europee
che scendevano a cercare avventure nel nostro paese, allora poverissimo. Un po’
come succede oggi in Thailandia.
E la Chiesa?
In quegli anni fu coinvolta in diversi scandali. Uno dei più gravi riguardò un
collegio religioso di Varazze, in Liguria, dove alcuni preti vennero accusati di
avere rapporti avuto sessuali con gli studenti. Ci fu quasi una rivolta popolare
e, si dice, che alcuni sacerdoti iniziarono a girare armati.
Lei scrive nel suo libro che quella era una scuola con allievi importanti.
Tra gli studenti della quarta liceo c’era il compianto Presidente Sandro Pertini.
Ma che differenza c’è tra le vostre proposte e quelle dei gay di centrosinistra?
Noi non vogliamo i Dico per tutti. Per gli eterosessuali esiste già un istituto
che tutela con dei diritti le loro convivenze: il matrimonio. Noi vogliamo che
vengano riconosciute le unioni degli omosessuali. E vogliamo poter continuare a
dirci liberali.