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RASSEGNA STAMPA (continua)

 

In questa pagina:

- Il Riformista, 12 mag 07: GayLib, la destra sociale in salsa gay

- Noipress, 14 mag 07: I Dico ritornano in primo piano

- Gay.tv, 14 mag 07: I DiCo sono morti


 

Il Riformista, 12 mag 07

 

GayLib, la destra sociale in salsa gay

 

e

 

Giudizio Universale, maggio 2007

Per una destra diversa

 

di Gioia Gottini


Chi ha detto che gli omosessuali sono tutti di sinistra? Berlusconi, in realtà. Ma l’associazione Gaylib sta lì a smentirlo: tra rifiuto dell’esibizionismo e avversione ai Dico (perché troppo timidi).

L’esistenza di Gaylib, associazione gay di centrodestra, ripropone con forza l’annosa questione: di destra si nasce o si diventa? E’ possibile che l’essere di destra sia una predisposizione genetica, come gli occhi azzurri, le fossette e il saper muovere le orecchie? Dev’essere così: altrimenti, per quale motivo un omosessuale in possesso delle sue facoltà elettorali sceglierebbe di farsi rappresentare da una coalizione politica che annovera tra le sue fila Buttiglione (che con la sua uscita sugli omosessuali peccatori si fa bandire dalla commissione europea), Berlusconi (per cui i gay sono tutti “dall’altra parte”) e non pochi esponenti di An e Lega Nord, per i quali “culattone” è un divertente intercalare?
Certo, è vero che se Atene piange, Sparta non ride (prima o poi sull’antica Grecia dovevamo cascarci): la sinistra tra Dico e non Dico non ci ha fatto una bella figura, Rutelli è più a suo agio a un convegno di suore carmelitane che a una parata del gay pride, l’anacronistica Binetti sostiene ancora l’equazione omosessualità=devianza, però esempi come Nichi Vendola e Vladimir Luxuria sembrano messi lì a miracol mostrare: si può essere “non eterosessuali” dichiarati e fare politica, prendere voti, governare bene o male come tutti.
Nell’arretratezza culturale e civile in cui l’Italietta, complice un Vaticano in cui l’omofobia è diventata la conditio sine qua non per dirsi cristiani, versa ormai da anni, almeno a sinistra qualche spiraglio, sebbene molto cauto, si intravede.
E allora come e perché nasce un’associazione gay di destra? Puro masochismo? Sindrome di Stoccolma? Antipatia verso D’Alema? Luca Garrone e Luca Maggioni, referenti per la sezione lombarda di Gaylib, non avvertono in questa scelta alcuna contraddizione: si può essere gay e pro-global (anzi, i gay sono consumatori forti e assai appetibili), sostenere il liberismo economico, identificarsi negli ideali laici di Stato e di famiglia, non simpatizzare per il comunismo e la Palestina (entrambi non propriamente propriamente gay-friendly), ma stigmatizzare con forza bigottismo e intolleranza, di qualsiasi colore politico. Nelle loro motivazioni i soci di Gaylib, prima che gay e di destra, dimostrano di essere persone di buon senso: come la maggior parte degli italiani di buon senso, anche loro pensano che Calderoli sia un politico imbarazzante e che la Chiesa dovrebbe evitare pericolose ingerenze sugli orientamenti di voto. E come la maggior parte dei gay, anche quelli di Gaylib auspicano un’estensione dei diritti e doveri del matrimonio civile alle coppie omosessuali.
Allora dove sta la diversità nella diversità? Non nelle finalità civili e politiche, spesso condivise, ma nel modo di perseguirle.
No ai toni accesi, all’ammiccare alla piazza, a certi eccessi del gay pride che, nelle opinioni dei due referenti, alla fine servono solo a riproporre triti cliché e a diffondere nell’opinione pubblica una certa ostilità. No al conformismo di dirsi di sinistra solo perché per incontrare e divertirsi la tessera dell’Arcigay è quasi obbligatoria. E no soprattutto alla strumentalizzazione dei Dico, una sorta di ibrido che non piace a nessuno, ma che è diventato pietra dello scandalo fine do per oscurare questioni molto più urgenti, come, secondo gli associati, la lotta alla diffusione dell’Hiv e la tutela di gay disabili e anziani, spesso più soli dei loro corrispettivi etero. Una vera destra sociale, quindi, ma in salsa arcobaleno.
Insomma, Gaylib aspira a diventare l’alternativa a qualcosa di alternativo, il che attraverso uno strano giro ci riporta a una maggiore conformità. Ma è una conformità, e non un conformismo, capace di rappresentare un allargamento del fronte delle libertà civili e individuali assai auspicabile in un panorama culturale che si fa di giorno in giorno più fosco, in cui battute da avanspettacolo si alternano a oscurantismi bigotti.
Se la libertà è tale solo quando è condivisa, la presenza di un’associazione gay di centrodestra apre una finestra nella casa della libertà che aiuta a cambiare l’aria per tutti.

> Cos’è: un’associazione culturale, politica e ricreativa ispirata a ideali liberaldemocratici che promuove una sensibilizzazione delle forze
politiche alle tematiche omosessuali
> Presidente: Enrico Oliari, trentino, militante di Alleanza Nazionale
> Iscritti: 400 (a fronte dei 160mila dell’Arcigay), ma “tutti motivati”
> Consigli regionali: per ora sono 6 (Lazio, Lombardia, Sardegna, Toscana, Trentino e Piemonte)
> Sito: www.gaylib.it. Offre newsletter, forum, rassegna stampa e informazioni su varie tematiche omosessuali
> Quando si dice metterci la faccia: tutti i consiglieri sono rintracciabili per nome, indirizzo e-mail, cellulare e fotografia
> Finalità a breve termine dell’associazione: dotarsi di sedi a livello regionale (finora la maggior parte dei contatti e delle attività passano
attraverso internet), per organizzare iniziative aperte a tutti, non solo agli associati
> E a lungo termine: rendere inutile la propria esistenza. Glielo auguriamo, senza ironia


Noipress, 14 mag 07

 

I Dico ritornano in primo piano


All’indomani del Family Day, si riaccende il dibattito sui Dico, il tanto contestato ddl sulle unioni di fatto che è stato uno dei temi più discussi dell’attuale legislatura e che continua a dividere non solo centrodestra e centrosinistra, ma a creare spaccatura anche all’interno della maggioranza.
Ieri, Savino Pezzotta, l’ex sindacalista e uno dei portavoce del Family Day, lo ha detto chiaro alla folla che gremiva piazza San Giovanni: “Chiediamo al parlamento di non fare i Dico”.
“Chiara, forte e serena la voce di piazza San Giovanni. La ascolteremo”, ha assicurato poco più tardi il vicepresidente del Consiglio e presidente della Margherita Francesco Rutelli.
Insomma: archiviate le manifestazioni, torna in primo piano quello che, per molti, è stato il fattore scatenante.
“Rimango convinta che la maggioranza della società italiana condivida valori di laicità, responsabilità e dignità della persona. Non mi faccio abbagliare da una pur grande manifestazione in un Paese che ha visto eventi altrettanto e più partecipati”. E’ questo il commento del ministro delle Pari Opportunità e dei Diritti, Barbara Pollastrini, espresso dalle colonne de L’Unità.
“Ritengo un errore, uno sciupio – ha detto - che qualcuno degli organizzatori voglia usare la piazza in modo strumentale e un po’cinico contro un ‘nemico’, i Dico, che non c’è. Perché, lo ribadisco, i Dico nulla levano alla famiglia né equiparano i diritti delle coppie di fatto al matrimonio”.
In merito all’intervento del leader della Cdl la Pollastrini ritiene “enorme” che “il Presidente Berlusconi voglia insegnare ai cattolici come si è cattolici”.
“Da decenni – ha aggiunto - le persone scelgono partiti e schieramenti liberamente. Credenti e non credenti sono trasversali, come dimostrano il voto nazionale e locale. I guelfi e i ghibellini sono alle nostre spalle. Vorrei che ci si confrontasse davvero sul significato della laicità oggi...”.
Il ministro per le Pari opportunità ha anche affermato di essere “rammaricata” dalle dichiarazioni della Bonino che ha accusato Ds e Dl di averli lasciati soli.
“Coraggio e laicità – ha detto- sono due parole a cui tengo molto. Ma guardiamo avanti e insieme costruiamo partecipazione e confronto per un progetto dell’Italia progressista, moderna e in cui circoli più giustizia e più uguaglianza”.
E rivolta a Mastella e Fioroni che hanno partecipato alla manifestazione di Piazza San Giovanni ha sottolineato: “Ricordo sommessamente che i Dico nascono da un’indicazione di programma, su cui si regge l’Unione, da un ordine del giorno presentato alla Camera e si ispirano al dettato costituzionale, che per me è il riferimento per una classe dirigente coerente con la schiena dritta”.
“La moltitudine di piazza San Giovanni - ha replicato Maurizio Gasparri, dell’esecutivo di AN - non archivia solo i Dico, proposta nata morta, ma tutta la retorica della sinistra e del ‘politicamente corretto’. C’è un prima e un dopo. Nulla sarà più come prima. Da un lato, più di un milione di italiani a testimoniare valori che sono della maggioranza degli italiani. Altrove, duemila disperati attorno alla Bonino e al Mago Otelma, con le lacerazioni della sinistra al centro di insulti e polemiche. Ora - ha concluso - si impone una politica per la famiglia, per la vita, per la lotta alla droga, che prenda il posto delle devastazioni di Prodi e compagni”.
Il Family Day “è stata una grande manifestazione e non c’è stata nemmeno una posizione molto polemica sui Dico”.
Così il presidente del Senato Franco Marini ha commentato oggi a Cuneo, a margine dell’Adunata nazionale degli Alpini, la manifestazione per la famiglia di ieri a Roma.
“La prima riflessione - ha detto Marini - è che si è trattato di una grande manifestazione con un grande significato di attenzione alla centralità della famiglia come è previsto dalla Costituzione”.
Per il vicepresidente di FI, Isabella Bertolini, “ieri gli italiani hanno detto no a Prodi e ai suoi Dico. Ora il governo ascolti le persone scese in piazza San Giovanni e ritiri il progetto di legge sulle coppie di fatto. I Ministri Bindi e Pollastrini, madrine dei Dico, dovrebbero andarsene. Ieri, laici e cattolici, oltre a volere politiche per la famiglia, hanno testimoniato la loro ferma contrarietà a provvedimenti come quello sulle coppie di fatto voluti dal governo di centro sinistra che sono chiaramente in contrasto con il comune sentire degli italiani. Il milione di persone presenti al Famlily Day rappresenta la maggioranza delle famiglie italiane che vogliono difendere i valori che sono alla base della nostra società. Il trionfo del Family Day e il tonfo di piazza Navona certificano lo stato di un governo lacerato, miope, incapace che vive sotto il ricatto della sinistra comunista”.
“Dal momento che si ritiene in corso un attacco all’istituto matrimoniale, proporrò al presidente Berlusconi di rispondere al ddl del Governo con la proposta del riconoscimento dei diritti dei conviventi da riservarsi alle sole coppie omoaffettive, le uniche a non potersi sposare”. Questo il commento di Oliari, presidente di Gaylib (l’associazione dei gay di centrodestra).
“D’altro canto – ha proseguito - è vero, gli eterosessuali possono già usufruire del matrimonio. Così facendo l’Italia avrebbe occasione di mettersi al passo con gli altri Paesi dell’Europa occidentale pur mantenendo inalterate le sue tradizioni ed i suoi equilibri sociali in materia di famiglia”.

“Uno Stato laico è uno Stato che sa ascoltare tutti, rispettare tutti coloro che, democraticamente, decidono di scendere in piazza e poi, però, decide”.
Il ministro per le Politiche giovanili, Giovanna Meandri, in un’intervista a ‘l’Unità’, ha spiegato che la piazza va rispettata ma anche il programma di governo. “I Dico sono nel programma e non sono i Dico che minacciano la famiglia. Credo che, serenamente, si possa continuare a lavorare su due grandi obiettivi: l’estensione dei diritti, attraverso i Dico e –ha concluso - una politica concreta, non retorica, a sostegno della famiglia”.
“Nessuno riuscirà a convincermi che la famiglia è minacciata da altre forme complementari” semmai “il pericolo arriva dalla modestia del reddito piuttosto che dai Dico”.
E’ l’opinione del presidente della Camera, Fausto Bertinotti, in un’intervista a ‘Il Mattino’ che indica nelle politiche sociali l’unica strada per sostenere le famiglie. Secondo Bertinotti “la manifestazione di San Giovanni è fuorviante, non le attribuisco un grande valore. La gente è davvero un’altra cosa. La società è ingessata dai veti reciproci e ha bisogno di una spinta al cambiamento”.
“Alcuni mesi fa, alla Camera, era iniziata la discussione su una serie di proposte di iniziativa parlamentare. Poi il Governo ha chiesto di bloccare tutto, in vista del suo disegno di legge sui dico. Era chiaro che sarebbe stato un pasticcetto, e così è stato - ha sottolineato Daniele Capezzone dei radicali italiani - Non solo: l’Esecutivo ha messo il provvedimento sul binario morto del Senato, lo ha escluso dalle 12 priorità, e lo stesso Prodi ne ha preso le distanze proprio nel dibattito sulla fiducia. Sarà bene che anche questo non sia oggetto delle strane amnesie della politica italiana. Quanto è lontano Blair...”.
“Lo stop alle unioni civili rappresenterebbe un arretramento culturale ed un danno per il Paese. Per il progresso sociale dell’Italia è necessaria una mobilitazione del mondo sindacale, di quello politico e di quello dell'associazionismo in difesa dei diritti civili”. Così Angelo Bonelli capogruppo alla Camera dei Verdi.
“Preoccupa fortemente che il conservatore e neo presidente francese Nicolas Sarkozy abbia in tema di diritti civili posizioni molto più avanzate non solo della destra italiana ma anche di una parte del nascente Partito Democratico. L’Italia rischia di esser portata fuori dall’Europa da una campagna politico-religiosa integralista”, ha aggiunto.
“Se il riconoscimento delle coppie di fatto non dovesse essere realizzato -ha concluso Bonelli - verrebbe meno un impegno culturale prima ancora che politico della coalizione dell’Unione”.


Gay.tv, 14 amg 07

 

I DICO SONO MORTI

La destra chiede l`affossamento del ddl e la Commissione Giustizia del Senato li accontenta. GayLib chiede il riconoscimento delle convivenze solo per gli omosessuali.

Il giorno dopo il Family Day tutti i leader del centrodestra (più l’Udeur ovvio) chiedono l'affossamento dei DiCo, anzi lo considerano un risultato già raggiunto. Ed hanno ragione. Il ddl sulle convivenze è morto. Ad annunciarlo è stato il fuoriuscito dai Ds e presidente della Commissione Giustizia del Senato Cesare Salvi. "I Dico non esistono più, sono morti, non sono piaciuti a nessuno e non c'è una maggioranza – ha detto il senatore dal palco del XII Congresso nazionale dell'Arcigay – Questo momento il testo Biondi è quello che, a mio avviso, può avere maggiori consensi per questo sarà alla base della proposta conclusiva di Salvi in commissione". Il nuovo testo, ha precisato Salvi dovrà comunque essere "una legge di libertà, basata sul riconoscimento della volontà di due persone, omosessuali o no". La legge dovrà anche contenere "un'adeguata forma di pubblicità e celebrazione per avere effetti verso terzi, come nel caso del contratto di locazione, e verso lo Stato, come nel caso della pensione di reversibilità".
Lucia Annunziata vs Sandro Bondi... “Allora voi parlamentari votate sì ai Dico in Parlamento ma no nella società?”. Lucia Annunziata lancia l’affondo nella trasmissione ‘In mezz’ora’ rivolgendosi al coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi. In studio anche il ministro radicale Emma Bonino. “Della reversibilità della pensione già ne godono i conviventi dei parlamentari, perché i comuni cittadini no?” “Non ci ho mai pensato...” ammette Bondi. Annunziata non molla e Bonino interviene per ricordare che è il regolamento di Montecitorio a prevederlo. “Non ci ho mai pensato, io sono parlamentare da poco...”, replica con un certo imbarazzo l’esponente forzista. Ricorda che Fi ha presentato una proposta di legge sui “diritti individuali e personali delle persone omosessuali ma senza equiparare le relazioni omosessuali alla famiglia”.
…e GayLib chiede i Dico solo per gli omosessuali. "Dal momento che si ritiene in corso un attacco all'istituto matrimoniale, proporrò al presidente Berlusconi di rispondere al ddl del Governo con la proposta del riconoscimento dei diritti dei conviventi da riservarsi alle sole coppie omoaffettive, le uniche a non potersi sposare. D'altro canto, è vero, gli eterosessuali possono già usufruire del matrimonio". Lo afferma in una nota Enrico Oliari, presidente di GayLib (gay di centrodestra), il quale sostiene anche che "così facendo l'Italia avrebbe occasione di mettersi al passo con gli altri Paesi dell'Europa occidentale pur mantenendo inalterate le sue tradizioni ed i suoi equilibri sociali in materia di famiglia".

giacomo.cellottini@gay.tv


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