1 - Alto Adige, 24 gen 03 - Lungo elenco di svantaggi
2 - Gay.it, 7 apr 03 - Gay trasversali o di traverso?
3 - Gay.it, 15 apr 03 - Golinelli contro tutti
Lungo elenco di svantaggi
Bolzano. «Un registro
anagrafico per le coppie di fatto, etero e omosessuali - spiega Enrico
Oliari, presidente nazionale dell'associazione gay liberali e di centrodestra
- è un primo importante passo verso il riconoscimento di una serie
di diritti, ma non solo. Anche di doveri». E stila un lungo elenco:
assegni famigliari per il coniuge a carico, detrazioni dalle tasse, diritto
di visita in ospedale, carcere o istituto dove di regola è necessario
attendere un'apposita procura dei parenti di sangue, finanziamenti a fondo
perduto per facilitare l'acquisto di una casa, in caso di morte il diritto
alla reversibilità della pensione al coniuge superstite, il diritto
ereditario, alla liquidazione, a ottenere quanto dovuto per assicurazione
obbligatoria contro l'invalidità, il diritto alla reversibilità
del contratto d'affitto, il diritto all'usufrutto della casa posseduta
in comune e della mobilia in essa contenuta, il diritto ad ottenere un
risarcimento per la morte della persona amata, il diritto, se si vuole,
a non testimoniare contro il proprio partner, eppoi i fringe benefits,
per esempio cure dentistiche, oculistiche per i famigliari e ancor sconti
per i viaggi, per le coppie.
Poi c'è il discorso
delle banche, delle firme congiunte e via dicendo.
Gay.it, 7 apr 2003
Gay Trasversali o di traverso?
di Dario Remigi
La doppia destra di Bolzano: alcuni consiglieri di An e FI approvano il registro delle unioni civili, altri sparano a zero sulle coppie gay. Segno di una trasversalità dolorosa ma necessaria?
Verrebbe
da credere ad una boutade. A Bolzano, il Consiglio comunale con maggioranza di
centrosinistra (ma con una forte componente "centrista") approva la
mozione che istituisce il registro delle unioni civili con un voto trasversale
agli schieramenti politici, reso possibile dall'azione persuasiva di un gruppo
di consiglieri della destra "liberal" che hanno vinto le resistenze
omofobe di AN e Forza Italia, convincendo molti esponenti dei due partiti a
votare a favore di questo provvedimento. Attore dell'insolito gioco delle parti,
il consigliere di AN e membro di GayLib Enrico Oliari (www.oliari.com)
che condanna senza mezzi termini le dichiarazioni dei "colleghi" della
destra Schiatti, Piccolin e Seppi, che sostengono che la sola famiglia
tradizionale «è la base delle società, tanto che viene tutelata anche dalla
Costituzione» e che quella omosessuale, non essendo finalizzata alla
procreazione, «è assolutamente da biasimare, in quanto frutto di
sollecitazioni trasgressive contro i valori sani e fondanti della nostra società
cristiana».
Gli argomenti riportati inducono a riflettere in una duplice direzione. Da una
parte sulla necessità sempre più evidente di un quadro normativo sulle coppie
di fatto a livello nazionale, elaborato dal parlamento, che dia uniformità alla
successione imprevedibile e un po' bizzarra dei voti dei singoli consigli
comunali. Anche perché - come sostiene lo stesso Oliari - è del tutto inutile
che un cittadino gay (ricordiamo nell'ordine gli ultimi tre casi) «sia
discriminato a Grosseto, tutelato a Perugia, a Bagheria e a Bolzano e poi magari
di nuovo discriminato a Bari».
Il secondo argomento riguarda invece la collocazione politica dei gay, che «non
deve esser data per scontata. Molti oggi pensano che sia la sinistra la casa
naturale dei gay, ma non è affatto così, sia perché esistono tanti gay a
destra quanti a sinistra, sia perché la sinistra, quando è stata al governo,
ha dimostrato di non saper produrre alcun beneficio concreto in favore della
minoranza omosessuale. Lo dico senza polemica, ma con molta chiarezza».
Sembra che lei pensi alla società dei gay nei termini di una lobby. Mi
sbaglio?
No, affatto. Il problema è che i gay dovrebbero essere una lobby e ancora non
lo sono. Intendo una lobby con i suoi gusti, il suo mercato, i suoi diritti, il
suo peso politico e mass-mediatico.
Vattimo sostiene il contrario. I gay - lui dice - sono diventati credibili
perché promuovono battaglie democratiche nell'interesse di tutti. Lei dunque
non è d'accordo...
Vorrei che la smettessimo di usare grandi contenitori dove inserire i gay, la
sinistra, i no-global, gli immigrati, i palestinesi e la pace da una parte e
Berlusconi, il razzismo, gli americani, gli ebrei, il capitale e la guerra
dall'altra. Questi sono raggruppamenti assai artificiosi. Io credo piuttosto
alla "trasversalità" politica degli omosessuali esattamente come a
quella dei cattolici. Ed inoltre, credo che i gay debbano in primo luogo lottare
per veder riconosciuti i propri diritti.
Qual è, secondo lei, la novità politica del voto di Bolzano?
Che finalmente si sono superati gli schieramenti e si è votato trasversalmente
ai partiti. Noi di GayLib abbiamo persuaso molti consiglieri del centrodestra ad
appoggiare la proposta di istituzione del registro delle coppie di fatto, mentre
è avvenuto che alcuni consiglieri della Margherita abbiano respinto quel
provvedimento, determinando una situazione di potenziale "pericolo"
per l'esito finale della votazione.
Questo forse dimostra che la destra ha raggiunto un sufficiente grado di
maturità e che – penso al patrocinio della regione Puglia al Gay Pride – può
fare gli interessi dei gay altrettanto bene della sinistra?
Credo di sì, per due motivi. Il primo è che Alleanza Nazionale non ha nel
proprio statuto alcuna dichiarazione di principio contro l’omosessualità e
quindi lascia sulla “questione gay” libertà di coscienza ai suoi iscritti.
Il secondo motivo deriva dall’osservazione diretta dei fatti: lei ha citato
Bari, io aggiungo Milano, governata dalla giunta di centrodestra. In queste,
come in molte altre realtà amministrate dalla destra, si sta facendo molto di
più per gli omosessuali di quanto abbiano fatto le amministrazioni di sinistra.
Dopo i provvedimenti privi di effettivo peso giuridico dei singoli comuni,
urge secondo lei una legge di carattere nazionale?
Certamente, ma non solo. E' ovvio che il riconoscimento giuridico delle coppie
di fatto sia in questo momento da apprezzare, ma quello cui bisogna puntare, fin
da subito, è alla proposta avanzata dai radicali, ossia il riconoscimento del
matrimonio civile per gli omosessuali. Proprio perché - vorrei ricordarlo ai
consiglieri di Unitalia - la Costituzione che loro citano prevede l'uguaglianza
di tutti i cittadini, mentre invece le unioni civili consentirebbero, al
massimo, la similitudine dei cittadini. Ho il sospetto, insomma, che questa
battaglia per il riconoscimento delle unioni civili produca istituzioni
giuridiche di serie B rispetto al matrimonio tradizionale e che quindi gli
omosessuali continuino ad essere "persone" giuridiche ma non ancora
"cittadini".
Verrebbe
da credere ad una boutade. A Bolzano, il Consiglio comunale con maggioranza di
centrosinistra (ma con una forte componente "centrista") approva la
mozione che istituisce il registro delle unioni civili con un voto trasversale
agli schieramenti politici, reso possibile dall'azione persuasiva di un gruppo
di consiglieri della destra "liberal" che hanno vinto le resistenze
omofobe di AN e Forza Italia, convincendo molti esponenti dei due partiti a
votare a favore di questo provvedimento. Attore dell'insolito gioco delle parti,
il consigliere di AN e membro di GayLib Enrico Oliari (www.oliari.com)
che condanna senza mezzi termini le dichiarazioni dei "colleghi" della
destra Schiatti, Piccolin e Seppi, che sostengono che la sola famiglia
tradizionale «è la base delle società, tanto che viene tutelata anche dalla
Costituzione» e che quella omosessuale, non essendo finalizzata alla
procreazione, «è assolutamente da biasimare, in quanto frutto di
sollecitazioni trasgressive contro i valori sani e fondanti della nostra società
cristiana».
Gli argomenti riportati inducono a riflettere in una duplice direzione. Da una
parte sulla necessità sempre più evidente di un quadro normativo sulle coppie
di fatto a livello nazionale, elaborato dal parlamento, che dia uniformità alla
successione imprevedibile e un po' bizzarra dei voti dei singoli consigli
comunali. Anche perché - come sostiene lo stesso Oliari - è del tutto inutile
che un cittadino gay (ricordiamo nell'ordine gli ultimi tre casi) «sia
discriminato a Grosseto, tutelato a Perugia, a Bagheria e a Bolzano e poi magari
di nuovo discriminato a Bari».
Il secondo argomento riguarda invece la collocazione politica dei gay, che «non
deve esser data per scontata. Molti oggi pensano che sia la sinistra la casa
naturale dei gay, ma non è affatto così, sia perché esistono tanti gay a
destra quanti a sinistra, sia perché la sinistra, quando è stata al governo,
ha dimostrato di non saper produrre alcun beneficio concreto in favore della
minoranza omosessuale. Lo dico senza polemica, ma con molta chiarezza».
Sembra che lei pensi alla società dei gay nei termini di una lobby. Mi
sbaglio?
No, affatto. Il problema è che i gay dovrebbero essere una lobby e ancora non
lo sono. Intendo una lobby con i suoi gusti, il suo mercato, i suoi diritti, il
suo peso politico e mass-mediatico.
Vattimo sostiene il contrario. I gay - lui dice - sono diventati credibili
perché promuovono battaglie democratiche nell'interesse di tutti. Lei dunque
non è d'accordo...
Vorrei che la smettessimo di usare grandi contenitori dove inserire i gay, la
sinistra, i no-global, gli immigrati, i palestinesi e la pace da una parte e
Berlusconi, il razzismo, gli americani, gli ebrei, il capitale e la guerra
dall'altra. Questi sono raggruppamenti assai artificiosi. Io credo piuttosto
alla "trasversalità" politica degli omosessuali esattamente come a
quella dei cattolici. Ed inoltre, credo che i gay debbano in primo luogo lottare
per veder riconosciuti i propri diritti.
Qual è, secondo lei, la novità politica del voto di Bolzano?
Che finalmente si sono superati gli schieramenti e si è votato trasversalmente
ai partiti. Noi di GayLib abbiamo persuaso molti consiglieri del centrodestra ad
appoggiare la proposta di istituzione del registro delle coppie di fatto, mentre
è avvenuto che alcuni consiglieri della Margherita abbiano respinto quel
provvedimento, determinando una situazione di potenziale "pericolo"
per l'esito finale della votazione.
Questo forse dimostra che la destra ha raggiunto un sufficiente grado di
maturità e che – penso al patrocinio della regione Puglia al Gay Pride – può
fare gli interessi dei gay altrettanto bene della sinistra?
Credo di sì, per due motivi. Il primo è che Alleanza Nazionale non ha nel
proprio statuto alcuna dichiarazione di principio contro l’omosessualità e
quindi lascia sulla “questione gay” libertà di coscienza ai suoi iscritti.
Il secondo motivo deriva dall’osservazione diretta dei fatti: lei ha citato
Bari, io aggiungo Milano, governata dalla giunta di centrodestra. In queste,
come in molte altre realtà amministrate dalla destra, si sta facendo molto di
più per gli omosessuali di quanto abbiano fatto le amministrazioni di sinistra.
Dopo i provvedimenti privi di effettivo peso giuridico dei singoli comuni,
urge secondo lei una legge di carattere nazionale?
Certamente, ma non solo. E' ovvio che il riconoscimento giuridico delle coppie
di fatto sia in questo momento da apprezzare, ma quello cui bisogna puntare, fin
da subito, è alla proposta avanzata dai radicali, ossia il riconoscimento del
matrimonio civile per gli omosessuali. Proprio perché - vorrei ricordarlo ai
consiglieri di Unitalia - la Costituzione che loro citano prevede l'uguaglianza
di tutti i cittadini, mentre invece le unioni civili consentirebbero, al
massimo, la similitudine dei cittadini. Ho il sospetto, insomma, che questa
battaglia per il riconoscimento delle unioni civili produca istituzioni
giuridiche di serie B rispetto al matrimonio tradizionale e che quindi gli
omosessuali continuino ad essere "persone" giuridiche ma non ancora
"cittadini".
Gay.it, 15 apr 03
Golinelli contro tutti
di Dario Remigi
L'autore di "Come ombre" partecipa al libro "Autori contro la guerra", spara a zero su Bush, critica le posizioni dei gay ("troppo morbide") e contesta Oliari sul "caso" Bolzano: "Dice idiozie".
Reduce
dalla sua "tournee" siciliana, dove ha recentemente presentato "6°"
ed altri suoi romanzi, incontriamo Alessandro Golinelli a Milano.
Nell'intervista esclusiva a Gay.it, l'autore di "Come ombre" e
"Basta che paghino" presenta il nuovo progetto "Autori
contro la guerra" (Edizioni Associate) - un'antologia di scritti a cui
partecipano anche Dario Fo, Gianni Vattimo, Mario Luzi, Elena Doni, Vauro, Bruno
Segre, e i cui incassi sono devoluti ad Emergency; parla dell'atteggiamento dei
gay sul conflitto in Iraq e contesta duramente le posizioni del consigliere
trentino Marcello Oliari, che in una nostra precedente intervista aveva
sostenuto che i gay devono lottare per l'affermazione dei loro diritti, prima di
promuovere battaglie per i diritti di tutti (vedi "Gay
trasversali o… di traverso?").
Partiamo proprio da questo tema. «Quella di Oliari è un'idiozia - commenta
Golinelli - dato che anche nella Germania degli anni Trenta gli omosessuali
avevano i loro spazi di libertà (penso ad alcuni caffè, tra i quali il celebre
"Eldorado"). Improvvisamente, però, quando il nazismo iniziò a
perseguitare le minoranze, gli omosessuali furono i primi a caderne vittima.
Questo dimostra che i gay devono manifestare con la gente, ma la gente la si
raccoglie intorno ai diritti di tutti. Personalmente non mi interessa affatto
marciare con chi crede che i propri diritti vadano affermati contro i diritti
degli altri. Anzi, persone come queste sono nocive alla causa gay.»
Oliari però ha contestato le posizioni di alcuni consiglieri di Alleanza
Nazionale che avevano definito l'omosessualità una cosa "da biasimare, in
quanto frutto di sollecitazioni trasgressive contro i valori sani e fondanti
della nostra società cristiana"..
Mi sto innervosendo, possiamo cambiare argomento? Non mi farai commentare tutto
il tempo Oliari che si preoccupa di correggere tre deficienti..
I gay e la guerra. Partiamo dal testo che hai scritto per Emergency. Il tuo
brano si intitola "Tutte le cose che Idra non sapeva". Cosa non sapeva
Idra esattamente?
Che sarebbe morta sotto le bombe, per volontà di un manipolo di politici
corrotti e sanguinari, che si fingono liberatori mentre invece sono criminali.
Criminali al pari di quei dittatori contro i quali sostengono di voler
combattere. Ho aderito con entusiasmo a questo progetto, che ha raccolto intorno
all'impegno per la pace firme importanti del nostro ceto intellettuale. Il libro
si chiama appunto "Autori contro la guerra" e sta andando benissimo.
Invito tutti ad acquistarlo, contribuendo così a sostenere i progetti di
Emergency per le vittime civili dei conflitti. "Autori contro la
guerra", infatti, devolve interamente i diritti d'autore a questa
importante organizzazione umanitaria.
Dario Fo ha definito la guerra in Iraq "una grande tragedia che in certi
momenti somiglia ad una farsa". Sei d'accordo con il premio Nobel?
Non avrò l'acutezza di Fo, ma non riesco neppure a vedere il lato farsesco di
questo massacro. Vedo solo la parte tragica. Vedo una grande tragedia
dell'arroganza e per questo provo soltanto sdegno, angoscia, rabbia.
I gay sono stati sempre numerosi alle manifestazioni contro la guerra. Ma su
questo tema i movimenti sembrano non essersi spinti oltre il politically correct.
Tu che ne pensi?
Per quanto riguarda il numero dei gay che sono contro la guerra, non credo ci si
possa sbagliare se diciamo tutti o quasi tutti, dato che oltre l'ottanta
percento degli italiani contesta le posizioni di Bush e del suo maggiordomo Tony
Blair. Molte sigle del movimento gay hanno aderito ufficialmente - talvolta
promuovendoli - ai cortei di protesta, ma è sembrato complessivamente che su
questo argomento i gay non abbiano brillato né per quantità né per qualità.
Non è questo il momento delle polemiche - dato che la guerra è ancora in corso
e se ne sta già preparando un'altra contro la Siria - ma credo onestamente che
per la pace il mondo gay poteva e doveva fare di più.
L'omosessualità nella storia degli uomini è stata spesso considerata un tabù.
La guerra lo sarà mai?
Forse lo è già nella coscienza di tanti giovani europei. Certo non lo è per
la nostra classe dirigente o per chi, in America come in Europa, detiene il
potere. "E' tutta colpa di Saddam" - ho sentito ripetere fino alla
nausea per giustificare le azioni militari. Ma poi si sono buttate bombe sui
reparti di maternità degli ospedali di Bagdad. Anche questo per colpa di Saddam?
Davanti a questa barbarie è possibile solo ripetere le parole del Papa o
quelle, semplici ma altrettanto irremovibili, di un giornale della sinistra:
"No e poi no".