|
|
|
Palmesano (AN) chiede al partito: alla Camera candidiamo il gay Oliari
"Candidiamo alla Camera dei Deputati Enrico Oliari, iscritto ad AN e presidente dei GayLib, l'associazione delle persone omosessuali liberali e di centrodestra". Lo propone a Fini. Enzo Palmesano, dell'Assemblea nazionale di AN: "Oliari - afferma Palmesano - darebbe un contributo notevole soprattutto al nostro Paese e rappresenterebbe un forte segnale dell'impegno di AN in difesa delle persone omosessuali, una svolta storica".
La proposta di Palmesano
Missino, fece votare il no all'antisemitismo. Ora è per eleggere un gay in AN
di Stefano Di Michele
"Il vecchio partito di Almirante era un po' nostalgico, ma meno bigotto. Ora pesano troppo gli ex democristiani.
Cattiva accoglienza. Ma Fini?
Roma. E se (mentre sulla
faccenda l'Ulivo, nientemeno intimorito da Pierluigi Castagnetti, tartaglia
e sfugge e sbaglia) fossero proprio i posfascisti a prendere un gay ed
a spedirlo in Parlamento? Che colpo d'immagine (e che colpo per Francesco
Storace, che lietamente l'altro giorno si era messo a fare ipotesi sui
giovanili rapporti fra Marco Pannella e Francesco Rutelli). Ad avanzare
la proposta, con tanto di nome del possibile candidato, Enrico Oliari,
è stato ieri Enzo Palmesano. E' uno strano tipo, Palmesano: ex capo
delle pagine politiche del Secolo d'Italia ed ex direttore responsabile
del Roma, da quattro anni fa il disoccupato nel suo paese di Pignataro
Maggiore e, nelle rare volte che se ne presenta l'occasione, il membro
dell'Assemblea nazionale di AN. Meglio dirlo subito: è un cattolico
e non è gay, anche se ha sfilato nel corteo del gay pride (possiamo
averne uno anche noi", equivocò a quel tempo Gustavo Selva). Lui
Oliari lo vorrebbe in Parlamento "come forte segnale dell'impegno
di AN in difesa dei diritti delle persone omosessuali" e in perfetto
e tollerante spirito bipartisan aggiunge di "non riuscire a capire
perchè nel centrosinistra fanno storie sulla candidatura di Franco
Grillini, persina di notevolissima intelligenza". Ovviamente a quelli di
AN non passa neanche per l'anticamera del cervello di dargli retta, ma
lui, missino dal '72, virilmente nè arretra, nè cede.
Sospira e ricoda: "Nel Movimento
Sociale stavamo sempre con i più deboli, poi, dopo la sacrosanta
vittoria di Fiuggi, sono arrivati tutti quei vecchi arnesi DC, praticanti
dell'omofobia e della sessuofobia". Al calore della vecchia fiamma le passioni,
garantisce, potevano essere ben più eterodosse di quelle in vigore
nella governativa AN. E infatti
fra i vecchi missini c'è chi ricorda quel primo cinema gay a Milano
"aperto da due camerati che stavano insieme", il mito di Gabriele D'Annunzio,
con i virili legionari a Fiume e i camerati femminelli di Napoli. E quando
Gianfranco Fini annunciò che non era bene far fare i maestri
ai gay, la migliore battuta fu quella di un assessore regionale ai già
convinti postfascisti: "Non facciamo scherzi, il presidente ha detto maestri,
mica assessori". Racconta Palmesano dal suo esilio di Pignataro Maggiore:
"Il vecchio missino con tutte le sue nostalgie, anche se può sembrare
strano, stava per istinto col più indifeso, col gay piuttosto che
con chi discrimina. Il massimo che poteva capitare era la battuta cretina,
sempre meglio del silenzio di adesso". Ebbe il suo momento di gloria l'ex
redattore del Secolo, quando al congresso di fiuggi presentò un
emendamento sull'antisemitismo, "che venne approvato il 27 gennaio,
il giorno in cui venivano abbattitu i cancelli di Auschwitz", ma da tempo
in via della Scrofa è difficile trovare qualcuno che lo veda di
buon occhio. Per esempio, se uno chiede un'opinione sulla candidatura di
un gay a destra, Maurizio Gasparri la mette così: "Palmesano l'ho
protetto tutta la vita, ma adesso neanche voglio sapere cosa propone. Sono
contrario a scatola chiusa. Ogni tanto lui e Lerner pretendono di insegnarci
cosa fare".
Le proteste di Fiori, Selva e Pedrizzi
"Un vecchio missimo è comunque sempre meglio di tanta democristianeria arrivata poi, il cuo prototipo è Selva, e di tanti integrlisti cattolici come Alfredo Mantovano, che contano ormai tantissimo", continua Palmesano. "Quando sento qualcuno di AN, il partito per il quale voterò, mi vene la tentazione di controllare se il passaporto è a posto" Ed a occhio e croce, se per Grillini sarà dura, per Oliari, presidente del Gay-Lib, sarà durissima. Ecco Publio Fiori, DC di rango oggi con Fini:" i diritti degli omosessuali li sappiamo difendere benissimo noi parlamentari, non ne dobbiamo eleggere per forza uno. Sennò poi tocca ai tranvieri ed alle casalinghe. E magari ai transessuali. Questo è il ritorno al corporativismo". E il citatissimo (da Palmesano) Gustavo Selva: "Niente discriminazioni, ma ho riserve ad esibire un candidato in quanto gay. Non mi pare l'offerta migliore da dare ai nostri giovani". E Riccardo Pedrizzi, che segue le sorti dell'italica famiglia per conto di Fini: "Guai, se dovessimo candidarne uno, perchè, allora, bisogna candidare quell'altro perchè stallone". Palmesano non ci crede e non ci sta: "Se il partito ha paura dei diritti, allora anche Fini risulterà un leader dimezzato". Ma a lui chi glielo fa fare? "Negli anni Settanta prendevo botte perchè missino, volevo cambiare il mondo, e adesso accetto una discriminazione?"
L’on. Gay di AN
di Stefano Di Michele
Oliari è pronto. Le scivolate di Fini. La Mussolini non è ipocrita. Le Clausole di Storace.
Roma. Enrico Oliari è
pronto. L’invocato candidato gay, che potrebbe fare di AN un partito libertario,
basta volerlo e scende in campo. Il presidente di GayLib – omosessuali
organizzati di centrodestra, postmissini e forzisti e leghisti, “siamo
virili, non siamo checche” – è un infermiere di 31 anni di Bolzano
, iscritto dai tempi del Msi, “e posso garantire che non sono l’unico,
ce ne sono tanti nel partito”. La bizzarria di fare il gay fra i post-fascisti
da anni in molti gliela fanno notare, ma lui non si scompone, “i gay
a destra sono tanti quanti a sinistra” e, siccome mal comune fa mezzo gaudio,
“a destra i gay vivono in mezzo all’omofobia e al bigottismo, a sinistra
vivono in mezzo all’immobilismo e all’ipocrisia”. Una volta Oliari fu pure
cacciato dal partito, e “fui riammesso proprio grazie a Fini e a Alessandra
Mussolini”, né vuole dimenticare Giorgio Holzmann, “che mi ha sempre
sostenuto a livello locale, opponendosi agli eventuali colpi che potevo
ricevere”. Se non fosse gay dichiarato, insomma, sarebbe quasi il candidato
ideale, dato che “l’orientamento sessuale è uno dei dati della nostra
vita, ma poi c’è la disoccupazione, la sicurezza nelle città,
l’immigrazione clandestina, e su questi problemi sento più vicine
le posizioni del centrodestra”.
Belle e sentite parole,
ma un gay che organizza gay , a destra nientemeno. Vero che Fini
aveva parlato di maestri e non di deputati, ma neanche bisogna troppo allargarsi. Oliari
ride: “Ogni tanto il presidente scivola sulla buccia di finocchio”. Lui
vorrebbe AN più aperta, “le posizioni omofoniche di certi dirigenti
sono dovute più a ignoranza che ad altro” e “a volte sembra di stare
in una DC di destra”, gli piacerebbe “meno bigottismo e meno clericalismo”,
senza sentire “scambiare l’omosessualità col vizio, con la perversione
e con la pedofilia”. Aspetta e spera (ma senza esagerare) Oliari e non
dispera. Anzi, ricorda ancora con un certo piacere “una discussione con
quelli di Forza Nuova, non eravamo d’accordo su niente, però che
belle mascelle romane!”, dissenso politico e apprezzamento estetico. Del
resto pure a sinistra i DS fanno storie per candidare il suo amico Franco
Grillini, leader dell’Arcigay (di cui Oliari è stato pure dirigente,
bipolarismo perfetto e perfetta identica paura di trovargli un posticino
in lista).
Buontempo e le regole della politica.
Fini, al momento, sulla faccenda
tace. “ma quando ha parlato dei gay non è caduto sulle bucce di
alcun genere, ha ben meditato” tengono a precisare i suoi. “I gay
non devono stare né sopra un piedistallo, né sotto”, filosofeggia
Teodoro Buontempo. Er Pecora di AN la vede così: “Le persone o sono
capaci o incapaci, chi fa politica per amore e chi per arricchirsi. Ogni
altra differenza è fuori luogo”. Anche perché nel Msi, assicurano
quelli che c’erano e che ci sono oggi, ma in An nessuno è mai stato
discriminato, “ c’era una nostra senatrice che viveva tranquillamente con
una donna”. Per Ignazio La Russa la discriminazione è mettere in
lista uno solo perché gay, negli anni Settanta abbiamo avuto candidati
e dirigenti omosessuali, erano solo capaci e bravi camerati”. Ad esempio,
“il segretario della sezione più ‘calda’ di Milano di quegli
anni era un signore di cinquant’anni, farmacista e gay vivente, soprannominato
‘Robiolina’, amatissimo dai nostri attivisti più duri”. Nessun problema,
“noi sapevamo e sapevano che noi sapevamo”, ma un gay in lista in quanto
gay “discrimina e basta”. Alessandra Mussolini anni fa diede un’intervista
a Babilonia, mensile degli omosessuali, in loro difesa. “E’ normale avere
questa sensibilità, anormale è chi non ha questi sentimenti”,
dice oggi. Il gay in lista? “Ma perché, non ci sono già?
Inutile chiudere gli occhi su una realtà che esiste. Contestai anche
Fini quando fece la sua uscita sui maestri: delle volte la violenza è
maggiore fra gli eterosessuali”. Francesco Storace ha una posizione, come
dire?, più classica. “Se un gay vuole candidarsi la sua condizione
non deve impedirgli questo diritto, annuncia. Poi aggiunge: “E’ sufficiente
che sottoscriva il programma in cui si ribadisce che la famiglia è
quella naturale, secondo Santa Madre Costituzione fondata sul matrimonio.
E che inoltre sottoscriva un progetto secondo cui possiamo mettere le tasse
ai cittadini per mantenere i figli delle famiglie più povere
e non per pagare il vizio”. Conclusione: “Non ha senso proporre la candidatura
di un gay in questa maniera, a meno che non si voglia candidare un esibizionista”.
A due omosessuali diessini che abbandonavano il partito titubante, proprio
Oliari propose di restare, “incazzatevi con certe posizioni di Rutelli
con la stessa energia con cui mi incazzo io con quelle di Fini”. Sarà,
probabilmente, incazzatura continua.