RASSEGNA STAMPA
(continua)
In questa pagina:
- Il Meridiano, 21 mar 07 . La scuse per la “garrota” non bastano L’opposizione ora vuole le dimissioni
- La Repubblica, 5 gen 03 - I gay di AN: "In 400 al pride"
- Panorama, 18 gen 03 - I gay di An: poco Fini
- Alto Adige, 19 gen03 - Oliari a Fini: "Saremo al gay pride"
- Alto Adige, 7 apr 03 - GayLib attacca Unitalia
Il Meridiano, 21 mar 07
La
scuse per la “garrota” non bastano L’opposizione ora vuole le dimissioni
Roma Le affermazioni dell’assessore allo Sport della regione Lombardia,
Piergianni Prosperini (Alleanza Nazionale), con le quali aveva auspicato “la
garrota per i gay” ed aveva definito l’omosessualità “una devianza”, continuano
a scatenare violente reazioni di condanna al punto che non sembrano essere
bastate le pubbliche scuse di Gianfranco Fini ed il deciso invito del presidente
di An affinché Prosperini rassegnasse le dimissioni. Lo stesso assessore
lombardo, ex esponente della Lega Nord, ha cercato di smorzare i toni della
polemica, dichiarando che le sue parole erano rivolte ai responsabili della
manifestazione del 10 marzo in favore dei Dico, in cui si sono visti
fotomontaggi di Benedetto XVI con il dito medio alzato: «Ho detto di punire
severamente chi si comporta così ed usando un’iperbole ho accennato alla garrota,
per giunta, quella degli Apache. Una cosa che non è mai esistita - termina
Prosperini - se non nei fumetti di Tex Willer». Successivamente, però,
l’assessore lombardo ha fatto marcia indietro e nell’aula del Consiglio ha
chiesto scusa per quanto precedentemente detto: «Sento il dovere di rivolgermi a
tutta la comunità omosessuale nei confronti della quale affermo di non aver mai
provato alcuna forma di ostilità o avversione». D’accordo con il Fini si
dichiara Enrico Oliari, presidente nazionale di GaiLib, l’associazione dei gay
di centrodestra e militante di An: «Con la richiesta delle dimissioni di
Prosperini, Fini è garante di una destra moderna e non omofobica. Ora il
riconoscimento dei diritti dei gay».
Al contrario, Alfio Nicotra, segretario lombardo del Partito di Rifondazione
Comunista, ritiene che lo sdegno di Fini non serva a nulla se il presidente
della Regione, Roberto Formigoni non dimissiona il suo assessore. «Vedremo -
sostiene l’esponente comunista - se è tutto lecito per il centrodestra lombardo
o se finalmente si comincia a recidere il cordone ombelicale con personaggi a
cui fino ad oggi è stato consentito di tutto». Certo, Nicotra prende atto che
Gianfranco Fini non reputa normale che un esponente del suo partito voglia
“garrotare i gay”, ma questo sdegno «rischia di essere un gioco delle parti se
Prosperini continuerà a rimanere al suo posto. Ci preoccupa - conclude Nicotra -
in particolare il tentativo di minimizzare i fatti da parte di Ignazio La Russa,
sulle cui spalle ricade la responsabilità di aver reclutato l’assessore razzista
e omofobo».
Da parte sua, Formigoni risponde a chi lo criticava per non aver dimissionato il
suo assessore e lo fa “solidarizzando” con Prosperini: «La posizione
dell’opposizione mi sembra strumentale, tanto più che l’assessore Prosperini ha
letto delle parole molto chiare e inequivocabili che chiariscono in maniera
definitiva la sua posizione. Ha fatto un gesto di grande dignità politica». Così
il presidente della Lombardia, ha ribattuto alla protesta dell’opposizione in
consiglio regionale, che ha abbandonato l’aula in quanto Formigoni non era
presente dopo le polemiche sorte per le dichiarazioni di Prosperini e per la
sostituzione dell’assessore leghista Alessandro Cè.
Luigi Cavalli
La Repubblica 05 gen 2003
I gay di An: in 400 al Pride
Il portavoce Oliari: saremo in 400, questo è un partito bigotto.
L´associazione di centrodestra è costituita da militanti iscritti al movimento di Fini: "Anche il nostro leader sbaglia"
"Da un parte c´è la posizione retrograda di Bucciero. Ma dall´altra il coraggio del presidente della Regione"
di Carlo Alberto Bucci
«Forza Nuova è
pericolosa e la scorta a Bellomo è necessaria. L´interpellanza
di Bucciero è quindi fuori luogo. Se verremo al Gay Pride di Bari?
Certo che ci saremo. Non so se saremo tutti e 400, ma ci saremo».
E´ un fiume in piena Enrico Oliari. E´ lui, il presidente dell´associazione
"Gay liberali e di centrodestra", a difendere il portavoce del BariPride
dall´accusa, lanciata dal senatore barese di An, Ettore Bucciero,
di aver ingigantito le minacce ricevute per farsi pubblicità.
Oliari, quanti omosessuali
aderiscono a GayLib?
«Siamo 400, per lo
più uomini, da tutte le parti d´Italia e tutti di centro destra.
La maggior parte di noi è però di An. Io, ad esempio,
sono iscritto dal 1989,
quando il partito era Movimento sociale italiano».
Bucciero, suo compagno di
partito, ha minimizzato le minacce di a Bellomo. E ha criticato la scelta
della scorta decisa da Pisanu.
«Stiamo tradendo le
aspettative della svolta di Fiuggi, quando fu promessa quell´apertura
liberale che avrebbe dovuto coinvolgere le
scelte economiche ma anche
le idee. Da allora An ha funzionato come una calamita per i democristiani,
che hanno trasformato il partito in una sorta di Dc di destra. Anche i
vecchi missini si sono adeguati. E ora abbiamo un partito bigotto, forcaiolo,
perbenista al massimo. Quando si affronta il tema dell´omosessualità
non si parla di diritti civili. Ma di morale, di peccato. Siccome An perde
consensi, stanno lavorando per mietere voti nel centro populista».
A
Bari il centro destra è diviso sul Gay Pride.
«Sì, da un
parte c´è la posizione retrograda di Bucciero. Ma dall´atra
c´è il coraggio del presidente della Regione, che ha dato
il patrocinio alla manifestazione di giugno. Raffaele Fitto è un
politico intelligente. L´Organizzazione mondiale della sanità
ha certificato che in Italia ci sono 4 milioni di omosessuali. Fitto ha
capito che siamo una realtà con la quale ci si deve confrontare».
Quali sono le posizioni
nei confronti dei gay dentro An?
«Sono convinto che
la base del partito è più aperta del vertice. In Alto Adige,
An aveva presentato una mozione a favore delle unioni tra persone dello
stesso sesso. Poi da Roma è arrivato il contrordine».
Nella casa madre di An il
fronte anti gay è compatto?
«Ci sono tre schieramenti.
Il più grande è la palude, che preferisce nascondersi. Poi
c´è la minoranza di quelli, come la Mussolini, Sandro del
Mastro o Nino Strano, che hanno intuito che i diritti della minoranza gay
vanno affrontati senza chiusure. E poi ci sono,
naturalmente, i contrari
dichiarati. Il triestino Roberto Menia e Bucciero. Oppure il governatore
del Lazio Francesco Storace. E anche Gianfranco Fini, che se ne è
uscito con quella stupidata contro la presenza delle scuole di maestri
e maestre dichiaratamente gay.».
Le minacce a Bellomo in
quale contesto nascono?
«Sono frutto dell´omofobia
di Forza Nuova. Sulla linea di questa sparuta minoranza si è ora
schierata la Lega Nord, che nel 1997 era invece a favore dei diritti dei
gay. E c´è anche, grave, l´immobilismo della sinistra,
che in cinque anni di governo non ha fatto nulla a favore degli omosessuali.
E´ grazie a tutto questo se oggi i gay sono soli. E bersaglio degli
attacchi più violenti».
Oliari, perché lei
si è iscritto a un partito erede di quel regime fascista che gli
omosessuali ha perseguitato?
«Nella prima metà
del Novecento i gay venivano perseguitati in tutto il mondo. E mentre in
paesi come la Gran Bretagna l´omosessualità era reato fino
al 1962, nel Codice Rocco del 1930 la legge contro gli omosessuali venne
bocciata proprio per la presa di posizione dei fascisti. Il Regime mandò
sì, nel 1938, 300 omosessuali al confino in Puglia, alle Tremiti.
Ma l´accusa era di atti osceni in luogo pubblico. Il Partito nazionale
fascista, in quanto Stato, aveva un atteggiamento laico. E demandò
alla
Chiesa il compito di condannare
in chiave morale i cosiddetti diversi. Oggi, invece, il moralismo è
dentro An».
«In An si è
persa la tradizione laica che era del Movimento sociale italiano. Secondo
me, Giorgio Almirante si sta rivoltando nella tomba nel vedere come le
nuove leve della destra attaccano gli omosessuali e i
loro diritti».
Enrico Oliari, lei è
presidente dei gay di centro destra e si iscrisse al Movimento sociale
italiano nell´89: vuole dire che il partito postfascista era a favore
degli omosessuali? «Quando era vivo Almirante dei gay non si parlava,
ma in nessun partito. Comunque, il vecchio leader aveva un approccio laico
alle questioni sociali. Ed era per la difesa delle minoranze. Invece gli
ex Dc, come Publio Fiori, confluiti nel mio partito, Alleanza nazionale,
ora affrontano il tema secondo la morale cattolica».
(c.a.b.)
Panorama, 18 gen 03
I gay di An: poco Fini
I gay di destra daranno un grosso dispiacere a Gianfranco Fini. Anche loro infatti manifesteranno a giugno nel GayPride di Bari. E saranno almeno in 400, secondo le previsioni di Enrico Oliari (presidente di GayLib, l'associazione gay di centrodestra) iscritto prima al Msi e poi ad An come gran parte degli altri appartenenti all'organizzazione. Lo faranno in aperta sfida al leader di An che qualche mese fa aveva firmato una petizione contro il governatore della Puglia Raffaele Fitto (FI) reo di aver concesso il patrocinio al GayPride. A dire sì alla manifestazione è invece il segretario regionale di An, Salvatore Tatarella. (AC).
Alto Adige 19 gen 03
Il bolzanino leader degli omosessuali di destra lancia una nuova iniziativa contro la discriminazione
Oliari a Fini: saremo al Gay Pride
«Sfileremo in 400 per protestare contro l'ostracismo di An»
LA POLEMICA Giovedì in aula le lesbiche e Gubert
Bolzano. Parte da Bolzano,
la sfida al vicepremier Gianfranco Fini sul delicatissimo terreno dei rapporti
tra il mondo omosessuale e la destra italiana. Parte, per la precisione,
da Enrico Oliari, 32 anni, bolzanino, e presidente di Gay Lib, l'associazione
dei gay di destra. I quali, è notizia di queste ore, hanno già
fatto sapere a Fini che quest'anno parteciperanno al Gay Pride italiano,
che si terrà a Bari in giugno. Parteciperanno e non saranno pochi:
almeno 400, secondo quanto dichiarato da Oliari. Una sfida allo stesso
Fini, che alcuni mesi fa aveva firmato una petizione contro il presidente
della Regione Puglia Raffaele Fitto di Forza Italia, accusandolo appunto
di avere concesso il patrocinio ufficiale al Gay Pride di Bari.
Oliari è ormai noto
anche a livello nazionale per le sue posizioni sull'omosessualità
e la destra italiana. Nell'aprile dello scorso anno, aveva scritto a Fini
chiedendogli di poter intervenire al convegno di Bologna, ovviamente per
parlare di omosessualità. la richiesta di un intervento incentrato
sull'aspetto "politico e sociale, ovvero dei diritti civili dei gay e delle
lesbiche che tanto il nostro partito si impegna ad ignorare, se non a contrastare.
Sono convinto che tali argomenti non debbono essere un tabù per
la nostra An, che certamente non è una Democrazia cristiana spostata
leggermente a destra. Valorizzare il legame tra due individui omosessuali
non significa minacciare il concetto tradizionale di famiglia, né
tanto meno mettere a repentaglio il futuro della razza italica».
La risposta era stata chiara:
niente da fare. Ora Oliari ci riprova, ma in maniera più spettacolare.
Intanto, sempre sul fronte
delle diversità sessuali, giovedì prossimo si terrà
a Bolzano la seconda udienza della causa penale intentata da Arcilesbica
contro il senatore trentino Renzo Gubert, accusato di diffamazione per
un editoriale nel quale esprimeva la propria posizione su gay e lesbiche.
«Non chiederò mai scusa alle lesbiche», aveva dichiarato
lo stesso Gubert dopo la prima udienza.
Alto Adige, 7 apr 2003
GayLib
attacca Unitalia
Ora
la curia bacchetta Hochgruber
BOLZANO. Ancora polemiche sul registro delle coppie di fatto. Al portavoce del
gruppo «per una Chiesa più umana» Robert Hochgruber che l'altro giorno aveva
parlato di un «passo in avanti verso la tolleranza e la parità di diritti»,
la Curia ha risposto con una nota di poche righe, sostenendo che quelle
dichiarazioni «costituiscono una grave mancanza di quella lealtà alla quale il
signor Hiochgruber, come insegnante di religione, è tenuto».
E la polemica è scoppiata anche sul fronte politico con Enrico Oliari,
presidente di GayLib, che attacca Unitalia: «Ricordo a Seppi, Schiatti e
Piccolin che rappresentano tutti i cittadini (e da tutti sono pagati) e che la
società italiana e bolzanina non è la "loro società cristiana", ma
una società plurima, dove trovano posto anche omosessuali, ebrei, atei e
quant'altro».
Il voto positivo nel consiglio comunale ha rappresentato secondo Oliari «un
segnale di pronta apertura e di capacità di cogliere il segno dei tempi; se la
famiglia tradizionale è in profonda crisi, non si deve di certo dare la colpa
alle coppie omosessuali. Raccomandiamo pertanto ai consiglieri di Unitalia di
rileggersi la Costituzione della Repubblica che tanto si adoperano a citare,
dove in nessun punto è scritto che la famiglia debba essere cristiana e formata
da uomo e donna».