HOME PAGE DI ENRICO OLIARI


RASSEGNA STAMPA (continua)

1 - La Repubblica, 5 apr 2000 - Con queste parole ci fa perdere voti
2 - La Repubblica, 6 lug 2000  - Quel "turpe" vizietto che inquieta la Destra

3 - La Repubblica, 15 gen 2005  - An va a zig-zag sul dilemma gay dopo le lodi, Buzzanca sotto tiro

4 - La Repubblica, 3 apr 2005  - Da Frisullo a Boccia, le nomination per la nuova giunta
5 - Il Nuovo, 1 mar 2001  - "Il mio amico che ama i carabinierini"



La Repubblica 05 aprile 2000

"Con queste parole ci fa perdere voti"

Enrico Oliari, gay, candidato di An a Bolzano

di ALESSANDRA LONGO

ROMA - "Volgare. Ecco: la definirei una battuta volgare. Poteva risparmiarsela, mi cade indietro di cento punti, il Cavaliere. Uno che ambisce a fare il presidente del Consiglio deve stare più attento quando parla. Non pensa che fra i suoi elettori ci sono sicuramente anche ammalati di Aids?". Enrico Oliari, 30 anni, infermiere, un compagno cameriere, l'unico candidato gay nelle liste di Alleanza Nazionale a Bolzano, non esita a prendere le distanze dall'alleato Berlusconi. La barzelletta sull'Aids ferisce la sua sensibilità, non gli piace e basta. Già è difficile essere omosessuali a destra (Oliari è presidente di Gaylib, l'Arcigay versione Polo), figuriamoci poi dover combattere anche con i luoghi comuni, con le ironie sui malati, i colpi bassi prodotti in famiglia. Oliari, nel suo sito Internet, lei si fa da solo la domanda: "Possono esistere gay di destra o è un po' come se la gente di colore si iscrivesse al Ku Klux Klan?". In queste ore cosa risponde? "Tanto più di fronte alle cadute di stile penso che la mia sia una battaglia giusta, quella di portare un'altra cultura dentro il Polo. Io credo nell'identità nazionale, nell'economia liberale e nella dignità di essere frocio". Quelli dell'Arcigay pensano che lei sia uno specchietto per le allodole. Come fa a militare in una coalizione che si esprime con le barzellette sull'Aids e ironizza sulle "unghie laccate di rosso" degli avversari? "Non sono mica tutti bigotti e forcaioli. Ci sono anche i laici e i liberali". Come è riuscito a candidarsi? "Grazie all'apertura mentale del responsabile di An regionale, Giorgio Holzmann. Fini approva, rimanendo sulle sue posizioni, naturalmente. "Se anche dovessi campare altri 50 anni, non mi sposterai di un millimetro", mi ha detto". Dentro An chi verrà in piazza a sponsorizzare la sua candidatura? "Ha toccato un punto. Tanto più ora, se permette, faccio un appello ai dirigenti nazionali del mio partito. Si facciano coraggio e vengano qui a sostenermi. Sarebbe una cartina di tornasole di un cambiamento culturale importante. An ha l'occasione di togliersi per sempre la veste del bacchettonismo e del machismo.
Dopo la svolta di Fiuggi, io spero nella svolta di Bolzano". Se le riuscisse di essere eletto cosa tenterebbe di fare? "Un progetto e un sogno ce l' ho. Vorrei costruire una casa per i gay anziani. Nessuno ci pensa, nemmeno la sinistra che si occupa di loro quando sono giovani, attraenti e frequentano le saune". Ne ha parlato già con Fini? "Non ancora".



"La Repubblica" del 6 luglio 2000


ATTUALITA':


Quel "turpe" vizietto che inquieta la Destra. Da Starace a Storace, un secolo di battutacce e persecuzioni sugli omosessuali.

di SIMONETTA FIORI

ROMA - Essere gay di destra? Un po' come se un nero s'iscrivesse al Ku Klux Klan. O un cieco volesse imitare i cromatismi di Kandinskij. Il Dna della destra mal si concilia con lo spirito libertario dell'omosessualità. Eppure è infondata l' idea che i gay italiani siano per definizione su posizioni progressiste e di sinistra: sei anni fa, in molti hanno preferito Berlusconi ad Occhetto, e Fini a Bertinotti (il 30% votò a destra). Un universo omosessuale moderato, che resiste stoicamente alle barzellette sull'Aids o alle battute da profumeria dell'onorevole Storace ("Di che colore ti sei laccato le unghie?"). La loro associazione si chiama Gaylib ed è una versione - assai libera - di Arcigay nel Polo. "Vogliamo rompere il binomio omosessualità & sinistra", dice il presidente Roberto Oliari, 30 anni, infermiere di Bolzano, cacciato e poi riammesso in An. Oggi sembra aver acquistato serenità nel partito di Fini, ma il suo trascorso nelle file della destra non fu tra i più quieti ("Proprio a me doveva capitare un busone?", gemette nel 1993 il presidente del Fronte della Gioventù prima di espellerlo). Oliari: "Circola un falso luogo comune per cui il buonismo è patrimonio della gauche, e tutta la crudeltà annida a destra. La verità è che gli omosessuali provano disagio ovunque". Ma allora perché contate solo 600 iscritti? "È più difficile acquistare visibilità nel centro-destra". Il regime fascista delegò alla Chiesa cattolica la sorveglianza del "turpe vizio". Il codice Rocco, in vigore dal 1931, non previde alcuna norma che punisse l'omosessualità. Non certo per spirito illuminato, ma perché era vietato incrinare il mito dell'uomo italico, pugnace procreatore e insuperabile sciupaffemine. L'istituzione di una pena specifica per la sodomia avrebbe significato l'ammissione di un "fenomeno" che andava comunque negato. L'Italia priapesca narrata da Gadda - sguaiata, esibizionista e narcisa - non poteva annoverare tra i suoi figli gli effeminati. Così si rinunciò a perseguitarli, purché facessero in silenzio. A regolare i conti con i più molesti - ossia gli omosessuali in odore di antifascismo - bastarono qualche sorsata di olio di ricino, la diffida, l'ammonizione, e talvolta il confino nelle isole del Mezzogiorno. "Su seimila confinati politici", scrive Daniele Scalise nel suo informato saggio Cose dell'altro mondo (Baldini & Castoldi), "non meno di trecento furono gay. Di loro s'è persa del tutto traccia, vittime prima della ferocia, poi della smemoratezza". Un velo di reticenza rotto da Ettore Scola con Una giornata particolare: toccò a Mastroianni dare un volto struggente all'annunciatore radiofonico mandato nel 1938 al confino perché omosessuale. Il film uscì alla metà degli anni '70, epoca del riscatto dei gay. Il machismo littorio produsse effetti grotteschi, come la sostituzione del femmineo "lei" con il più muscolare "voi", o della cedevole stretta di mano con il saluto romano, un gesto più maschio. Talvolta sublimato fino all'apoteosi, il virilismo poteva tradursi nel suo contrario, la tanto deprecata omofilia. Non è un caso che Achille Starace, formidabile inventore del vigoroso stile fascista, fu "sospettato" (a torto) di omosessualità. Così come l' ipotesi di "diversità" aleggia - mai confermata - intorno a un celebrato guru della destra intellettuale, Julius Evola, teorico entusiasta del corpo pagano; in sintonia con Mishima, cultore estetizzante della forza e della violenza, lui sì gay non dissimulato. Non è un mistero che numerosi nipotini di Sodoma militassero nelle fila delle Sa, le feroci unità d'assalto del partito nazista. Insieme al loro capo, il potentissimo Ernst Röhm, furono massacrati dal Führer durante la proverbiale notte dei lunghi coltelli, nel giugno del 1934. Ma non fu l'eccidio a colpire il "selvaggio" Mino Maccari, piuttosto la scoperta che le croci uncinate reclutassero anche "i froci". Partì subito la strofetta: "A Monaco di Baviera, mutande di lamiera". Anche nella tragedia, per i gay soltanto irrisione e beffa. Uno dei crimini peggiori commessi da Hitler fu la deportazione e lo sterminio degli omosessuali. Si chiamavano triangoli rosa dal distintivo che veniva cucito sulle loro casacche. Il dopoguerra - soprattutto negli anni Cinquanta - segnerà il trionfo per il moralismo sessuofobo. Nel 1952 il quotidiano conservatore Il Tempo invocava "l'istituzione di campi di lavoro per gli invertiti come rimedio alla sodomia dilagante nella capitale". La stampa di destra - Il Borghese in prima linea - si esercitava con fervore fantastico contro quella che apostrofava come "turpe", "immonda", "sordida", "indegna malattia". Con risultati inaspettati. Li rileva ora Gianni Rossi Barilli nel suo documentato Il movimento gay in Italia (Feltrinelli): "L'assiduo interesse per il tema contribuiva alla conoscenza dell'esecrabile vizio". Così accadde che molti figli omosessuali di padri perbenisti apprendessero dal Borghese e dal Candido, custoditi gelosamente in casa, notizie preziose sui movimenti oltre confine. Il Borghese, insomma, come tappa dell'educazione sentimentale gay. In seguito poco è cambiato. Ci sono - è vero - militanti della destra che invocano maggiore tolleranza, più spirito liberale. Ma quell'antico grumo di rozzezza e maschilismo è duro a sciogliersi. Narra la leggenda che qualche mese fa, in un comizio alla periferia di Roma, all' indirizzo di uno Storace aspirante Governatore, versione doppiopetto per suggerimento del cavaliere, un militante più focoso abbia gridato: "A Storà, dì qualcosa di destra..". E che Storace, fulmineo: "A frocioooo!".


La Repubblica, 15 gen 05

'Il Secolo' attenua le critiche alla fiction dell' attore, ma Veneziani insiste: l' omosessualità sembra una carta vincente


An va a zig-zag sul dilemma gay dopo le lodi, Buzzanca sotto tiro

il caso


BARBARA JERKOV

ROMA - A dieci anni giusti dalla svolta di Fiuggi, fatti i conti con fascismo e antisemitismo, alla destra di governo resta ancora qualche problema con l' omosessualità. «Non direi che Fini è proprio omofobo... rigido e dubbioso, però, ecco, questo sì, ancora molto», ammette malvolentieri Marco Jouvenal, segretario di Gaylib, prima associazione italiana di gay di centrodestra. Il fondatore di Gaylib, Enrico Oliari, conosce bene l' argomento: era un missino militante, quando lo espulsero dal partito. «Proprio a me doveva capitare un busone!», lo scacciò l' allora segretario del Fronte della gioventù. Era il '93. Oggi le cose vanno meglio. Fini stesso gli restituì in seguito la tessera con tante scuse. L' Indipendente, quotidiano vicino alla corrente di An che fa capo a La Russa, pubblica ogni mercoledì una rubrica intitolata "Gaytudine". E sono in corso contatti fra Gaylib e il governatore Storace per garantire una presenza omosessuale nella sua lista nel Lazio. Segnali, apprezzabili anche. Niente a che vedere comunque con le solenni abiure in altri campi, nonostante su seimila confinati politici dal fascismo almeno trecento fossero gay. Basta vedere quello che sta succedendo con la fiction Rai di cui è protagonista Lando Buzzanca, commissario di polizia e padre comprensivo di un giovane omosessuale. Qui la provocazione dev' essere apparsa in via della Scrofa doppia: per l' argomento e perché Buzzanca è uno dei pochi attori dichiaratamente di An. Così, l' altro giorno, in prima pagina, il Secolo si interrogava: fiction del genere rischiano di convertire alla "gaytudine" tanti bravi ragazzi? Ieri, lo stesso giornale ha corretto un po' il tiro. Sottolineando che l' editoriale del giorno prima era stato scritto da un «collaboratore», e intervistando Buzzanca che dichiara: «Sono di destra e contro l' intolleranza». La conferma, ove mai servisse, che un problema a far convivere le due cose, appunto, c' è. A Marcello Veneziani, consigliere Rai designato dalla destra, il film non è piaciuto. Basta, dice, con questa insopportabile discriminazione all' incontrario. «Leggo commosso la rivalutazione di Lando Buzzanca... «, ironizzava ieri su Libero. «Vedo una platea incitata ad ammirare Alessandro Magno perché al cinema un kulossal lo celebra come gay praticante e la stessa riabilitazione toccò ad Achille per la sua love story con Patroclo: era vulnerabile al tallone per via dei tacchi a spillo... «. Garbate metafore a parte, non può essere, incalza Veneziani, che invece un galantuomo come Tremaglia sia stato crocifisso «per una battuta un po' pesante» (quella sulla «lobby dei culattoni») o Buttiglione costretto a riunciare alla commissione Ue. Morale: «Una battuta sui gay può rovinarti una vita onorata o viceversa può salvarti una carriera mediocre. Insomma, ti vien voglia di imprecare: mamma, perché non mi hai fatto gay?». Probabilmente la mamma di Veneziani non facendolo gay gli ha consentito di arrivare dov' è arrivato (in quota An), dal momento che i rapporti fra An e mondo omosessuale, come si diceva, facili non sono mai stati. Giugno '94, appena entrati al governo, Storace attacca il «giornalismo con la erre moscia, un po' omosessuale» dei grandi quotidiani. Piero Buscaroli, candidato con An alle europee quello stesso anno, le canta chiare: «La destra dovrebbe chiamare i gay correttamente, cioè froci e spedirli tutti in campo di concentramento». Fini sdrammatizza: «Io non ho nessun problema con le checche... basta che non tentino di adescarmi». Aprile '98: Fini spiega che un gay dichiarato non può fare il maestro elementare. Pochi giorni più tardi, la signora Fini, nota tifosa, assicura che «un calciatore gay non lo lascerebbero giocare». Ed è appena di un mese fa il licenziamento dell' assistente del senatore Fisichella, colpevole di esser stato fotografato mentre ballava la scorsa estate al Gay Village di Roma. Una volta dei giornalisti chiesero a Storace: ci dica una cosa di destra. Lui rispose: «'A froci!». Oggi il governatore tiene a precisare che l' aneddoto è inventato di sana pianta.


La Repubblica Bari 6 apr 05

il caso


Da Frisullo a Boccia, le nomination per la nuova giunta La riscossa delle comunità omosessuali


CRISTINA ZAGARIA

 

«DIVERSO», recitava uno dei manifesti elettorali. «Emozionato» dice oggi il nuovo governatore della Puglia. «Emozionato, perché capisco cosa vuol dire questa mia vittoria per la Puglia e per tutta la comunità gay. Uno straordinario risarcimento simbolico». Il presidente si confessa sul sito Internet gay.it. «Anche gli omosessuali - chiede l' intervistatore tra l' altro - ti hanno sostenuto. Ti senti ancora impegnato nelle battaglie Glbt?» «Mi sento assolutamente impegnato - è la risposta di Vendola - per la dignità di tutte le persone e per le loro libertà. Quindi, non ho alcuna intenzione di dimenticare chi sono io». E se il neo governatore si ferma, emozionato e incredulo, e Bertinotti commosso piange con lui al telefono, il mondo gay è in festa. Non c' è un partito con il mitico Pegaso e la bandiera tricolore, ma Vendola, uno dei fondatori dell' Arcigay nei lontani anni '80, è più di una bandiera. «L' elezione di Nichi, a presidente della Regione Puglia, ha svelato che "il re è nudo" - esulta Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay - l' ex scugnizzo gay può gridare al mondo la pura e semplice verità: che gli italiani siano meno aperti, meno civili, meno liberali del resto d' Europa è solo un alibi di comodo per chi ha paura di riforme sociali e civili». E un applauso al neo governatore arriva anche dall' altra metà dei gay, quelli politicamente "avversi". «Io sono di Alleanza nazionale - dice Enrico Oliari, coordinatore nazionale di Gaylib, associazione gay liberali e di centrodestra - e i comunisti al potere mi fanno un po' paura, ma stimo tantissimo Vendola e come gay l' avrei sicuramente votato, anche se come cittadino le mie scelte politiche sono diverse».


Il Nuovo.it, 1 mar 2001

"Il mio amico che ama i carabinierini"

Il leader dei gay di destra Enrico Ogliari racconta come gli alti ufficiali vivono la loro omosessualità: molto discreta, come i prelati e i politici.

 di Claudio Bernieri
"Siamo virili, non siamo checche. Credo nei valori di centro destra. Combatto sia contro una sinistra immobilizzata  sull'ipocrisia, sia contro una destra forcaiola e bigotta nei confronti di noi omosessuali", dice Enrico Ogliari, presidente di Gay-lib, l'organizzazione vicina ad Alleanza Nazionale che coordina gli omosessuali di destra.
"E' sempre di più diffuso l'omosessuale normale che ha una doppia leben, una vita nascosta... come me e come alcuni ufficiali, anche altri, dei carabinieri e dell'esercito che conosco. Come ci spiega Freud, la nostra sessualità esplode come un vulcano... non si può celarla".
"Il Carabiniere ideale deve: non essere sposato, essere possibilmente pronto al sacrificio, e così via. Affermare che  possa essere gay è un non senso, porta dritto all'espulsione e al licenziamento. Ricordo a tutti che fino a poco tempo fa un omosessuale dichiarato non poteva nemmeno fare il militare.
Figuriamoci l'ufficiale dei carabinieri grande amico mio.... Vive a Verona. Ha, come tutti i gay nell'Arma, una doppia vita.
Si nasconde come tutti i pezzi da novanta della vita politica o della Chiesa. Ovviamente un ufficiale come lui non andrà mai nel parco della sua città, ma in quella di un altra sì: ad esempio, macinando chilometri e chilometri, nel parco Taldera, a Bolzano, pieno di notte di militari austriaci".
"Ma nelle nostre alte sfere - mi ha raccontato - hanno i loro giri privati: il vescovo di ..., che è chiaramente omosessuale, ha il suo giro di accoliti, non si vedrà mai di sera in un parco.
Loro mettono i loro accoliti nei posti chiave, naturalmente subalterni, dei loro uffici, così si creano il loro giro".
"L'omosessualità è una forza che pulsa all'improvviso...
E' successo che qualche carabinierino, a lungo lavorato con calma e comprensione, si sia accorto della sua vera natura e si sia lasciato andare. A quel punto, anche se non nasce una storia d'amore si crea una certa collaborazione, una certa complicità: una cosa tira l'altra, si crea il giro. Il mio amico, i carabinieri bellini cerca di tenerseli vicini, anche se non succede nulla... alle sue dipendenze... Fanno così anche i vescovi e i politici".
"Il mio amico colonnello si crea così il suo giro in caserma. Oppure frequenta case private: la sua città ha centomila abitanti, le statiche dicono che i gay sono il 5%, è difficile che  cinquemila persone frequentino tutti insieme il parco di notte...
Anche se conosco carabinieri semplici che frequentano i parchi di notte...".
"Non ha un compagno fisso: nella carriera militare i partner sono delle vere tragedie, dopo un po' lo si viene a sapere. E' una cosa tragica per la privacy. Prendi l'omicidio del capo delle Guardie svizzere Estermann in Vaticano: mezz'ora dopo il fattaccio io sapevo già tutto, chi era stato e perché... S'è subito saputo che c'era stata una storia tra quel capitano e la guardia svizzera: il primo, dovendo essere promosso capo delle Guardie in Vaticano, voleva troncare la relazione. Radio Gay funziona che è una meraviglia. E l'altro, vedendosi escluso, messo da parte, l'ha fatto fuori insieme alla moglie, e poi s'è ucciso".
"Così il mio amico colonnello ha un suo giro privato: feste da monsignori, uomini politici; poi ha in affitto un piedaterre. Non frequento saune o locali gay, dove tra l'altro potrebbe essere riconosciuto. Come fanno tutti i politici di una certa levatura.
Oppure si affitta una casa, tutti insieme, ad esempio nella ex- Jugoslavia. Doppia privacy, in questo caso. Nessuno sa della sua doppia vita. I generali non lo spiano. E' un argomento molto delicato: e poi tutti abbiamo i nostri cadaveri nell'armadio... Chi lo spia potrebbe avere l'amante. Nessuno indaga".
"Eh, l'omosessualità è una cosa che pulsa. Ma nessuno di loro parla in pubblico: verrebbe fuori un pieno incredibile. E poi è una sua scelta: secondo me, ognuno deve avere la propria vita privata. L'importante è che lui sia a posto con la sua coscienza e non faccia una retata dicendo in pubblico: 'Io ce l'ho a morte coi froci'".


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