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- Corriere della Sera, 27 mar 05: Gay alle urne, cade il tabù
- Pride, mar 05: Gayo revisionismo
- Pride, mar 05: La Destra Sinistra
- Ansa, 15 dic 04: Vendola discriminato perché gay?
Corriere della Sera, lunedì 07 marzo 2005
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GAY ALLE URNE CADE IL TABÙ: I NOSTRI VOTI ALLA SINISTRA NON SONO AUTOMATICI
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Per l'Arcigay il partito c'è già ma la sinistra
abbia più coraggio
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MILANO
— Dice Imma Battaglia — lesbica, di sinistra, e presidente di Di'Gay
Project — che «in effetti storicamente il movimento omosessuale è stato
identificato con la sinistra, anche perché c'era paura a esprimere opinioni
politiche diverse. Ma ora si è rotto il tabu. E le istanze di un gay di
destra hanno un valore aggiunto, rompono l'illusione in cui si culla il
centro-sinistra di avere i nostri voti in automatico». E' un concetto del
quale stan-no prendendo nota in molti, a sinistra ma anche a destra. Perché
è vero, come ha certificato un recente sondaggio, che il 70 per cento dei gay
vota a sinistra. Ma, l'altra faccia della meda-glia sono il 30 per cento che
non vota o sta a destra. Calcolando in 3 milioni gli omosessuali dichiarati,
un milione di voti gay sono pronti a planare sulle schede della Cdl. «Anche
di più — spiega Alessandro Cecchi Paone —. Per-ché intorno al mondo
omosessuale gravitano cinque milioni di persone. E se è vero che a sinistra c'è
maggiore sensibilità, è anche vero che durante il governo dell'Ulivo nulla
si è fatto per il riconoscimento delle coppie di fatto». Ecco perché CecchI
Paone ha chiesto «provocatoriamente», di fondare un partito gay, anzi, «di
rifondare un partito radicale con il tema principale del riconoscimento delle
coppie di fatto».
Proposta respinta dall'Arcigay, di cui è in corso il congresso, che per voce
di Franco Grillini (deputato ds) però bacchetta anche Prodi: «Sgradevole il
suo no ai matrimoni omosessuali. L'Unione deve mettere i Pacs nel programma di
governo». Altrimenti, si fa capire, i voti potrebbero prendere altre strade.
E' quello che sostiene Daniele Priori, vicepresidente di GayLib, associazione
di destra: «Già 43 deputati hanno firmato la proposta di Pacs del deputato
di Forza Italia Rivolta. E a Milano c'è un candidato gay in lista con
Formigoni, Marco Anselmo Jouvenal». Non solo: il presidente di GayLib, Enrico
Oliari, si candida per An nel consiglio comunale di Merano. «Il monopolio
della sinistra è finito — dice Cecchi Paone — è pieno di gay liberisti
in economia e filo americani o israeliani in politica». Sergio Lo Giudice,
presidente di Arcigay, non è con-vinto: «E' vero, ci sono state alcune
aperture, ma di fatto la destra resta in-tollerante e omofoba». Eppure anche
il ministro Calderoli, non certo particolarmente affettuoso verso gli
omosessuali, ha distinto tra quelli che chiama «i gay
da baracconi» e gli altri, di cui evidentemente non rifiuta i voti. Ma
neanche Priori è convinto: «Se si riferisce al Gay Pride, anche noi di
destra abbiamo aderito a quello del 4 giugno a Milano. Preferirei una
manifestazione in giacca e cravatta, certo, ma se uno vuole andare vestito di
piume, fatti suoi. I gay, prima di tutto, vogliono essere liberi di esistere.
E poi vogliono essere liberi di essere, a sinistra come a destra».
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Alessandro Trocino
Pride, marzo 05
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GAYO REVISIONISMO
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In occasione della giornata della memoria dedicata
alle vittime dello sterminio nazifascista, i gruppi glbt hanno organizzato
cerimonie e incontri in varie città italiane. L’iniziativa più importante è
stata lo scoprimento di una targa nell’ex lager della Risiera di San Sabba, a
Trieste, contro tutte le discriminazioni e a ricordo dei triangoli rosa
perseguitati. C’è però purtroppo da registrare a margine di questo evento una
sgradevole polemica politica che non ha molti precedenti nella dialettica
interna al movimento gay italiano. È successo infatti che Enrico Oliari, il più
noto esponente della piccola rappresentanza di gay dichiarati che militano a
destra, ha attaccato pubblicamente la scelta di mettere la targa alla Risiera di
San Sabba, in nome della necessità di distinguere tra le responsabilità del
nazismo tedesco e quelle del fascismo italiano nella persecuzione degli
omosessuali. “Non ci furono vittime gay del fascismo”, ha sostenuto Oliari, “né
condannate alla deportazione nei lager nazisti, né sterminate dalla camicie
nere”. Per questo sarebbe “fuori luogo” apporre una targa in un campo italiano
per ricordare i gay torturati e uccisi in quelli tedeschi, cechi o polacchi.
“Mentre in Germania il paragrafo 175 condannava l’omosessualità”, ha spiegato
ancora Oliari, “in Italia non esistevano leggi contro i gay, neppure all’epoca
della Repubblica sociale. Nel 1930 furono gli stessi fascisti ad opporsi,
durante la stesura del codice Rocco, ad una legge punitiva del rapporto
omosessuale, in quanto si riteneva la problematica di competenza della morale e
quindi non dello Stato”. Perciò, ha concluso, “probabilmente qualche
associazione gay di sinistra è alla ricerca di un vittimismo di dubbio gusto.
Pensino piuttosto a ricordare, oltre alle vittime del nazismo, i cinquantamila
gay scomparsi nei gulag sovietici o i molti internati nei campi Umap cubani,
inventati da Guevara”.
“La commemorazione in Risiera delle vittime omosessuali del nazismo e del
fascismo”, ha risposto il circolo Arcigay Arcobaleno di Trieste che ha promosso
l’iniziativa della targa, “non si esaurisce nel solo ricordo dei perseguitati di
quel periodo e di quel contesto”. Ma siccome “la dignità della memoria è
essenziale per la dignità dell’esistenza”, il circolo Arcobaleno aggiunge che se
il fascismo non emanò leggi specifiche contro l’omosessualità non lo fece certo
per tolleranza o rispetto, bensì per negare l’esistenza stessa degli
omosessuali, che comunque puniva all’occorrenza con le norme di polizia
ordinarie. La liberazione dei gay, secondo Arcobaleno, “ebbe proprio nel non
dire nel non esistere, tipico della cultura italiana, il suo avversario più
potente”. Ma la di là delle puntualizzazioni storiche, polemiche di questo
genere lasciano l’amaro in bocca. Se l’impegno dei gay in politica diventa un
modo per giustificare, anziché per contrastare, l’omofobia della propria squadra
del cuore stiamo davvero freschi.
Pride mar 05
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LA DESTRA SINISTRA
di Giovanni Dall'Orto
Non tutte le destre sono uguali: fra Hitler e Cavour qualche differenza,
vivaddio, c’era.
Alcune destre sono peggiori di altre. E la destra italiana è pessima, specie
quando si parla di gay. Se all’estero partiti di destra e cristiani hanno votato
a favore dei Pacs e delle leggi antidiscriminazione, in Italia, fino ad oggi, la
destra s’è dimostrata particolarmente omofoba, ignorante, ottusa. Nessun altro
paese civile ha avuto l’onore di leggere, su carta intestata dello Stato, che
noi siamo “culattoni” (Tremaglia), o “finocchi” (Calderoli) o anche “froci”
(Storace dixit)!
In una situazione di mancanza di rispetto e cultura politica, o addirittura di
buona educazione (quella della mamma: “Non dire parolacce!”), ci si aspetterebbe
nel movimento gay una componente di destra particolarmente attiva nel far vedere
i sorci verdi alla masnada dei nostri ministri bovari.
Ebbene, l’esatto contrario. Più la destra italiana si dimostra razzista, becera,
medievale, più i gay di destra le vanno dietro. E che la destra sia becera non
sono io a dirlo: è il portabandiera stesso dei gay di destra, quell’Alessandro
Cecchi Paone la cui candidatura ci era stata presentata come la dimostrazione
tangibile di quanto la destra
sia aperta verso i gay. E che si è sfogato sul “Corriere della Sera” del 15
gennaio, parlando così dei suoi compagni di schieramento: “Tuonano da anni
contro l’egemonia culturale della sinistra. La sinistra ha cervelli e strategie.
La destra ha rari cervelli e le uniche strategie sono quelle distruttive contro
quelle poche intelligenze. Le scaricano, le mortificano. Il caso Buzzanca ne è
la prova. (...) Di qui nasce la crisi del centrodestra alle ultime elezioni, e
che se vogliamo ha travolto anche me alle europee. (...)
Questa destra rappresenta un’Italia da anni cinquanta. Ghettizzazione dei gay in
quanto "anormali", insistenza su una famiglia tradizionale che sociologicamente
non esiste più e sui valori cristiani di cui l’Europa non parla minimamente”.
Dissente da lui (su “Corriere magazine” del 27 gennaio) Daniele Scalise, gay e
presenzialista televisivo, che tiene sul quotidiano di destra “il Foglio” la
rubrica “Froci”. Il problema per lui è un altro:
l’eccessiva presenza gay in tv, ivi inclusa, ovviamente, quella di Cecchi Paone
(ma esclusa la propria, altrettanto ovviamente): "Chiudetegli la bocca, vi
prego. Non se ne può più. C'è un problema di soprannumero. Sono troppi (...) Non
voglio fare lo snob, ma questo pollaio pigolante mi innervosisce. C'è chi dice
che sia necessario per arrivare alla normalità. Che questo sia l'unico modo per
ottenere una legge sulle unioni gay. Mi auguro che sia così, ma intanto
inorridisco”.
Ma se ci si limitasse al pollaio fra gay di destra, la cosa sarebbe ancora
tollerabile. Il problema è che ultimamente, per guadagnare quella visibilità che
non riesce a ottenere con le sue iniziative, la destra gay attacca il movimento
gay di sinistra per le sue, di iniziative. Cioè, sparando contro i gay anziché
contro i loro nemici. E questo è inaccettabile sotto tutti i punti di vista.
Specie se per farlo occorre riabilitare il nazifascismo, come ha fatto Enrico
Oliari, presidente di “Gay lib”, scrivendo al “Piccolo” di Trieste il 25/1/2005,
a proposito della targa per le vittime del nazismo inaugurata alla Risiera di
san Sabba:
“Probabilmente qualche associazione gay di sinistra è alla ricerca di un
vittimismo di dubbio
gusto. Pensino piuttosto a ricordare, oltre alle vittime del nazismo, i 50 mila
gay scomparsi nei Gulag sovietici o i molti internati nei campi Umap cubani,
inventati da Guevara”.
L’attacco è inqualificabile. E dimostra che la destra gay è incapace di fare
politica. Se infatti pensa che le vittime gay in Urss siano tante e tali da
meritare monumenti, nessuno impedisce ai camerati gay di andare, semmai, dai
loro partiti per chiederli: in tutta Italia. Chi si opporrebbe: forse i gay di
sinistra? No di certo. Ma ovviamente è più comodo sabotare il lavoro altrui che
lavorare...
E non basta riabilitare il nazismo! Va bene anche alimentare l’intolleranza,
opponendosi alla moschea a Bolzano. Così Oliari il 19/11/2004: “L’enorme e laica
cultura dei diritti umani che è tradizione nel nostro Continente
dall’Illuminismo, e che è fondamento dell’Unione Europea, si contrappone
nettamente alla filosofia islamica, dove [sic] la donna subisce discriminazione
e dove gli omosessuali trovano disprezzo, violenza e morte. In tutti paesi arabi
infatti i gay sono puniti con pesanti pene ed in alcuni di essi addirittura con
la morte. (...) Le moschee sono ricettacoli di persone che rifiutano sia le
libertà individuali conquistate sia quella da conquistare e vanno prevenuti a
Bolzano i problemi di convivenza che oggi manifestano i cittadini olandesi”.
Anche qui Oliari dimostra di non sapere cosa sia la politica. Perché se crede di
far piacere ai cattolici con queste sparate, si sbaglia.
L’ignoranza che contraddistingue la destra italiana le impedisce infatti di
sapere che ci sono più cristiani nei paesi islamici che islamici nei paesi
cristiani. E si tratta di paesi ad alto tasso di crescita, bisognosi di sempre
nuove chiese. La Chiesa cattolica non vuole perciò che i pachistani, o sudanesi,
o nigeriani, possano risponderle, alla richiesta di costruire nuove
chiese:“Certo. Ci comporteremo esattamente come in Italia si fa con le
moschee”...
Per ribattere ai gay che contestano la bizzarria delle loro prese di posizione,
i gay di destra hanno poi inventato la teoria che pretende che “tanto fra destra
e sinistra non c’è differenza”: semplicemente, i comunissssti, controllando le
tv e la stampa (!), censurano gli atti omofobici della loro parte politica.
Così ha spiegato sempre Oliari:
”Il centrosinistra è stato al governo sei anni” [in realtà cinque] “nella
passata legislatura, e cos'hanno ottenuto i gay? Niente. (...) Dalla padella
alla brace: Giovanni Dall’Orto si straccia le vesti per il caso Buttiglione e
per Mattiello, a suo dire [in realtà, a dire di Mattiello!] licenziato in quanto
omosessuale dal senatore Fisichella di An. Tralascia però un fatto assai più
grave: Nichi Vendola, deputato di Rifondazione comunista, ha dichiarato più
volte di essere stato discriminato da Massimo D’Alema in quanto omosessuale e di
essersi così visto allontanare la candidatura alla carica di governatore della
regione Puglia. Cose del genere dovrebbero far urlare allo scandalo il movimento
omosessuale, ma Dall’Orto se ne sta prudentemente zitto zitto e magari ritira
fuori l’aria fritta e strafritta di Buttiglione, come se GayLib non avesse
applaudito alla sua bocciatura”.
Ora, non solo Vendola ha smentito di aver mai detto la frase incriminata, ma
tutti sanno come sia finita la vicenda Vendola: con la candidatura!
In altre parole, per sostenere le proprie tesi i gay di destra devono ricorrere
a sfacciate bugie, arrivando a negare la discriminazione di Fisichella (ma
allora, il loro movimento a che serve?) e compiendo scivoloni ridicoli come
quello su Vendola (ripetuto per buona misura anche da Daniele Priori su
“L'Indipendente” il 12/1/2005).
Non va. Avendo la destra più ottusa d’Europa, noi italiani non possiamo
permetterci di avere i gay di destra più ottusi d’Europa.
Cari gay di destra, smettetela di passare il tempo a lottare contro i gay di
sinistra e a favore del razzismo, e fate la vostra parte anche voi.
Perché c’è bisogno anche di voi. Ma per costruire, e non per distruggere, come a
Trieste, ciò che gli altri realizzano.
REGIONALI:
VENDOLA DISCRIMINATO PERCHE' GAY?
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(ANSA) - ROMA, 15 DIC - C'e' un veto dei Ds e una resistenza degli altri
partiti del centrosinistra sulla candidatura di Nichi Vendola alla presidenza
della Regione Puglia? E se c'e' e' perche' Vendola e' gay?. Tra 'no', 'si' e 'in
parte' di questo e piu' in generale delle difficolta' degli omosessuali in
politica si e' discusso questa sera a 'Otto e mezzo', la trasmissione condotta
da Giuliano Ferrara su La7. Protagonista della serata Nichi Vendola, il
candidato che Rifondazione comunista (sino ad ora in solitudine) sostiene ad
oltranza in Puglia, e sul cui nome i Ds, ma in particolare Massimo D'Alema, sono
accusati di avere posto un veto. Accusa che Vendola ha rinnovato in
trasmissione, definendo la lettera ad un giornale con la quale D'Alema ha negato
questa circostanza, una ''escusatio non petita...''. ''Non ha detto che non mi
vogliono candidare perche' sono gay, ma penso che se e' stato posto un veto
sulla mia persona, malgrado il fatto che io sia al primo posto nei sondaggi,
goda di una certa popolarita' che mi ha fatto eleggere gia' molte volte, e'
perche' nell'insieme degli elementi che compongono il quadro di radicalita' che
io rappresento c'e' anche l' omosessualita' e questo lo considero molto grave''.
Gli ha risposto dallo stesso fronte politico Anna Paola Concia, della direzione
nazionale Ds, anche lei militante omosessuale, che nega decisamente un veto da
parte dei Ds e men che meno da parte di D'Alema e giustifica la resistenza del
suo e di altri partiti della coalizione con motivazioni politiche.
Della stessa opinione e', pero' da posizioni di centrodestra, anche Enrico
Oliari, presidente di GayLib, che esclude che Vendola sia discriminato per
omosessualita', considera tutto questo un ''teatrino'' e si diverte molto a
sentire parlare ''di un comunista che discrimina un comunista perche' gay''.
Parla in forma dubitativa invece Angelo Pezzana, storico militante omosessuale e
fondatore del 'Fuori' per il quale ''se un veto c'e', e' in qualche modo
collegato alla omosessualita'''.
Sulla candidatura in Puglia di Vendola e quella di Francesco Boccia, proposta
dalla Margherita e sostenuta da tutti gli altri partiti (tranne Comunisti
Italiani) si decidera' tra pochi giorni con le primarie.
Intanto Vendola stasera avverte: in Puglia malgrado la mia omosessualita' sono
stato candidato ed eletto piu' volte nei consigli comunali e quattro volte alla
Camera anche in collegi uninominali considerati difficili per la sinistra. I
partiti, lascia intendere, di questo non possono non tenere conto.