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Il megafono, 24 lug 06: Intervista a Enrico Oliari. Tra politica e cultura l’impegno dei gay nella destra che cambia


Il megafono, 24 lug 06

 

Intervista a Enrico Oliari. Tra politica e cultura l’impegno dei gay nella destra che cambia


Enrico Oliari è presidente di GayLib. Bella forza, direte voi, l’ennesima associazione omosessuale. Niente di più errato. GayLib non è “l’ennesima associazione omosessuale”, bensì il primo gruppo di gay che si rifà esplicitamente all’area politica di centrodestra. Si tratta, dunque, di qualcosa di più ‘coraggioso’ e importante di una tipica organizzazione per i diritti degli omosessuali come ce ne sono tante (forse troppe) nel nostro paese.
Da anni, ormai, Enrico Oliari conduce la sua battaglia per i diritti dei gay da destra e a destra, orgoglioso della sua appartenenza politica ma non per questo scoraggiato dai tanti ostacoli che ha trovato sul suo cammino.
Lo abbiamo voluto intervistare per parlare (poco) di politica e (molto) di cultura gay.
Un punto di vista ‘diverso’ nella destra che cambia.

Iniziamo parlando di politica, per poi passare ad argomenti ‘culturali’. Gianfranco Fini sta tentando una difficile ulteriore transizione della destra italiana. L’obiettivo è portare AN su posizioni liberalconservatori ancora più marcate, anche in sede europea.
Qual è la posizione di GayLib?

Noi abbiamo sempre sostenuto nella necessità di un voto laico e transpartitico necessario per l’ottenimento dei diritti civili delle persone omosessuali. E’ impensabile che solo i voti delle sinistre bastino per raggiungere tale obbiettivo, dal momento che, in termini politici, pesano più i voti dei cattolici di quelli degli omosessuali.
Nel contempo abbiamo sempre portato avanti un’ardua lotta di sensibilizzazione nel centrodestra, convinti che quella per i diritti delle persone omoaffettive sia una battaglia di profonda attualità, una vera e propria rivoluzione culturale il cui monopolio non può essere lasciato al centro-sinistra.
Abbiamo salutato quindi con entusiasmo la presa di posizione di Gianfranco Fini, leader di una destra che vuole essere moderna e dinamica.

Ogni tanto nell’agenda politica nazionale tornano a far capolino i PACS. A quanto pare nemmeno il governo di centrosinistra ha intenzione di regolamentare le unioni di fatto. Si aspettava qualcosa di diverso? E, soprattutto, cosa deve fare il movimento GLBT per sensibilizzare la tiepida opinione pubblica italiana su questo tema?
Se ragioniamo da liberali, dobbiamo pensare che sia i Pacs, che altri riconoscimenti delle coppie di fatto non danno una piena uguaglianza fra i cittadini omo o eteroaffettivi. Solo l’allargamento dell’istituto giuridico del matrimonio civilie può garantire gli stessi doveri e gli stessi diritti di tutte le coppie. Tuttavia è da comprendere che il tessuto culturale e tradizionale del nostro Paese non è pronto ad un impatto così radicale e quindi dobbiamo far ricorso ad altre forme di “regolamentazione” per le coppie che non possono o non vogliono sposarsi. La proposta scritta nel programma dell’Unione garantisce i diritti dei singoli all’interno della coppia, ma la differenza con il riconoscere esplicitamente i diritti della coppia è puramente una disquisizione retorica. E’ evidente che riconoscere i diritti dei componenti della coppia significa riconoscere i diritti della coppia stessa. Semmai il problema sta nel fatto che si tenta di non dare peso ai legami affettivi delle persome omosessuali.
Sono anche un po’ infastidito del fatto che si cerchi di ammortizzare la forza della proposta facendola passare come una soluzione percorribile anche per le coppie eteroaffettive o per i due anziani che decidono di condividere lo stesso tetto: ma si sono mai visti gli eterosessuali lottare per i nostri diritti? Diamo pane al pane e vino al vino, diamine: vogliamo il riconoscimento dei diritti di noi omosessuali!

Una domanda più personale: come concilia il suo essere omosessuale e di destra? Pensa ci sia spazio per certe tematiche all’interno della destra italiana?
Essere gay non significa né essere di destra, né essere di sinistra. Io sono di destra, perché ho idee di destra. Semmai ogni omosessuale è chiamato a portare la propria testimonianza e la battaglia della comunità all’interno di ciascun partito. Facciano anche i gay della Margherita, quello che io ho fatto in Alleanza Nazionale!

Passiamo ad argomenti meno politici. I gay nella storia della cultura hanno sempre occupato un ruolo di primissimo piano. Ci vuole elencare quali sono stati, secondo lei, i più alti rappresentanti omosessuali nella storia della cultura italiana?
L’importanza di conoscere e di portare alla luce la nostra storia serve per dimostrare sia che noi omosessuali non siamo un fenomeno passeggero figlio della corruzione dei nostri tempi, sia per dare a noi stessi un senso di appartenenza, ovvero di comunità. La storia pullula di personaggi di primo piano omosessuali, come pure di personaggi meno noti. Ad esempio, è appena uscito il mio libro “L’omo delinquente. Scandali e delitti gay dall’Unità a Giolitti” (Ed. Prospettiva), che parla della situazione degli omosessuali nell’Italia di fine Ottocento - inizi Novecento attraverso vari fatti di cronaca anche di rilevanza sociale e politica.
I pesonaggi noti che amo ricordare sono Giulio Cesare (chimato dagli avversari “La regina della Bitinia”), papa Giulio II, Caravaggio, Eugenio di Savoia (soprannominato, quando gli andava bene, “Marte senza Venere”, e che si stabilì a Vienna), Michelangelo, Leonardo, Galeazzo Maria Sforza.
Nel mio sito, in http://www.oliari.com/omodelinquente.html, è possibile leggere la presentazione del mio libro, mentre in http://www.oliari.com/enciclopedia.html vi è “l’enciclopedia telematica storica dell’omosessualità”.

Le sue ricerche storiche sull’omosessualità (consultabili sul sito www.oliari.com) fanno capire ad un lettore attento quanto ancora ci sia da scoprire sul mondo gay del nostro paese. Ci sono secoli di storie segrete, di tabù e insabbiamenti che lei sta tentando di portare a galla. A che pro? A cosa può servire oggi la conoscenza della storia mai raccontata dell’omosessualità?
Come dicevo prima, non possiamo pensare di essere considerati una comunità se non dimostriamo di avere la nostra storia e la nostra cultura. Purtroppo sono pochi in Italia coloro che si dedicano a questo genere di studi, specie se ci confrontiamo con le comunità omosessuali degli altri Paesi. La storia italiana è ricca di fatti e di personaggi legati al nostro mondo e sono lì, che aspettano di essere colti.

Prima abbiamo parlato di gay e cultura nel nostro paese. Cerchiamo adesso di allargare gli orizzonti. Rimbaud, Garcia Lorca, Verlaine, Wilde. Quale preferisce? E perché?
Garcia Lorca, in particolare “El poeta pide a su amor que le escriba”.

Se dovesse scegliere una frase tratta da un romanzo o una poesia, oppure un quadro o una scultura, cosa sceglierebbe per rappresentare al meglio l’essere omosessuale?
Mi piacciono molto le statue ellenistiche che raffigurano l’aquila (Zeuss) con Ganimede per l’iconologia, per la pienezza dei simboli e l’intelligenza con cui sono stati scelti dalla mitologia greca.


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