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Il Mattino BZ, 28 ott 01 - Le ragazze lesbiche pestate criticano Salghetti
"Sindaco, non minimizzi"
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Il Mattino BZ, 28 ott 01 - Gay e lesbiche, due aggressioni al mese
- Alto Adige, 28 ott
01, «Il sindaco non ci ha difeso»
Le ragazze lesbiche pestate criticano Salghetti "Sindaco, non minimizzi"
Alla manifestazione anche l´onorevole Titti Simone e Enrico Oliari
La coppia di donne vittima della violenza ha invitato con un sit- in gli omosessuali a dichiararsi per ribellarsi alle situazioni di intolleranza
La lettera di solidarietà
del presidente di Alleanza nazionale, Giorgio Holzmann scritta «in
quanto intollerabile la violenza della discriminazione» e indirizzata
a Stefania e Rita, vittime dell´aggressione perché lesbiche.
Le strette di mano alle due bolzanine coraggiose, dai Democratici di sinistra,
Margheri, Bertoldi e del neo segretario provinciale, Christian Tommasini.
L´impegno per una
legge antidiscriminazione annunciata al sit-in in piazza Municipio da parte
della presidente di Arcilesbica, Titti De Simone che chiede per lesbiche
e gay: riproduzione assistita e riconoscimento delle coppie di fatto. La
presenza discreta di Lidia Menapace, offesa in quanto Stefania e Rita sono
state colpite per una condizione soggettiva che non costituisce colpa.
L´assenza dell´onorevole Franco Grillini, presidente onorario
di Arcigay, trattenuto da un impegno imprevisto. Mancava anche il sindaco.
«Ha perso l´occasione - si rammarica Stefania - di conoscere
una realtà della sua città che ha minimizzato. E dire che
avevo commesso l´errore di candidarmi nel suo stesso partito».
Il gruppetto concentrato attorno all´orgoglio lesbo-gay della bandiera
rosa, azzurra, verde, gialla e a due tonalità di arancione, è
arrivato da fuori provincia. La comunità omosessuale locale resta
in penombra, ma il processo di maturazione è iniziato. Rita e Stefania
si baciano in piazza Municipio. In mezzo alla gente.
Gay e lesbiche, due aggressioni al mese
La dura denuncia di Aimèe & Jaguar «È la città delle spedizioni punitive»
La protesta di Stefania Gander e Rita Rasom picchiate dal branco
di Miriam Barbera
«Dalla violenza alla libertà» era lo slogan dell´iniziativa di protesta con cui Stefania Gander e Rita Rasom, hanno rivendicato ieri mattina al «Casanova» di vicolo Erbe e nel pomeriggio in un sit in davanti al municipio, il diritto non di essere lesbiche, ma di essere libere di amare una persona anche del proprio stesso sesso. Lo hanno fatto a volto scoperto con nome e cognome sui media locali e nazionali, non senza esitazione ma per protesta contro gli "8 imbecilli" che il 6 ottobre alle 3 di notte nel parcheggio ex Monopolio, li hanno aggredite perché coppia omosessuale per poi vigliaccamente scappare. E la strada dalla violenza alla libertà per gay e lesbiche è ancora lunga, perchè l´adesione all´incontro di ieri, da parte della stessa categoria oggetto di discriminazione, è stata timida. A dimostrazione di un percorso di rivendicazione di pari dignità tutto in salita, il fatto - come ha sottolineato Stefania Gander - che lo stesso primo cittadino di Bolzano, Giovanni Salghetti Drioli, il sindaco del centrosinistra abbia commentato l´aggressione di cui le due giovani sono rimaste vittime, quale "ragazzata"». La decisione di denunciare - hanno sottolineato le due aggredite - è stata sofferta ma intrapresa per invertire la comune tendenza a sminuire episodi gravi, soprattutto quando vengono compiuti a danno di soggetti etichettati come «diversi». Perché il «branco» anche a Bolzano finora ha colpito contando proprio sulla discrezione di lesbiche e omosessuali generalmente schivi nel denunciare aggressioni. Silenzio che copre «due aggressioni al mese che non saranno mai denunciate», informa Stefania. Quindi l´azione «Dalla violenza alla libertà» decisa da Rita e Stefania, fondatrici dell´associazione lesbica «Aimée e Jaguar» è rivolta ai loro stessi amici. Un´esortazione a lottare con tutti gli strumenti giuridici e politici a disposizione contro «chi dichiara di tollerare la diversità di giorno e poi picchia il diverso la notte». In piazza Municipio ieri le bandiere l´orgoglio omosessuale sventolavano per dire basta alle persecuzioni - che come ha detto Enrico Oliari, presidente nazionale di Gaylib - a Bolzano sono state più volte denunciate. «Persecuzioni - dice Oliari - come la retata al parco Petrarca di 8 gay da parte delle forze dell´ordine che li trattenuti in piazza IV Novembre per un´ora e mezzo». Tra i manifestanti anche l´onorevole Titti De Simone, presidente di Arcilesbica. «E se le mani - s´interroga Rita - sono l´ultimo mezzo per lanciare un grido, allora vuol dire che non ci sono più parole».
«Il sindaco non ci ha difeso»
Manifestazione di solidarietà alla coppia lesbica aggredita
di Luca Fregona
BOLZANO. «Siamo uscite
allo scoperto per dare un esempio: chi subisce violenze deve avere il diritto
di denunciarle senza temere ritorsioni o di non essere creduto. Purtroppo,
gay e lesbiche spesso tacciano, preferiscono tenersi le botte, pur di non
esporsi». Stefania Gander e Rita Rasom si abbracciano, nelle mani
la bandiera colorata
di Arcilesbica, davanti: un centinaio di persone che le avvolgono in un
abbraccio affettuoso. Poche parole per spiegare la scelta di «venire
fuori», di raccontare «tre settimane di inferno». Di
ritornare con la memoria sul pestaggio che hanno subìto la notte
del 6 ottobre nel parcheggio di via Dante da un branco di teppisti, solo
per il fatto di essersi scambiate un bacio. Poche parole commosse pronunciate
ieri pomeriggio, al termine della manifestazione di solidarietà
in piazza Municipio organizzata dalle principali associazioni gay e lesbiche,
con rappresentanze anche da altre regioni italiane. Presente Titti De Simone,
deputata di Rifondazione, presidente di Arcilesbica, che sull'aggressione
ha presentato un'interrogazione al ministro degli interni Scajola. Un sit-in
sobrio e composto, "blindato" dalla presenza massiccia di polizia e carabinieri,
pronti a garantire tranquillità e sicurezza.
Ma ieri non è stata
solo la giornata di Rita e Stefania, è stata anche la giornata dell'orgoglio
e del coraggio dell'intera comunità omosessuale cittadina, che,
per la prima volta, è scesa nelle strade. E non a caso ha scelto
piazza Municipio. «Siamo state molto ferite dal silenzio delle istituzioni
- spiegano Rita e Stefania - il sindaco ha minimizzato. Ha detto che si
è trattato di una "ragazzata". Non ci ha cercate, non ha speso una
parola per dire che la città ci è vicina. Eppure noi, prima
che lesbiche, siamo due cittadine di Bolzano. Due cittadine che hanno subito
un pestaggio brutale solo perchè si amano e non vogliono nasconderlo.
Ma come si può pretendere che chi subisce violenza poi denunci,
quando le istituzioni sono le prime a stare zitte?». La delusione
aumenta con la consapevolezza che le aggressioni a danni di gay e lesbiche
non sono episodi isolati. «In città i casi di violenza contro
persone omosessuali sono sull'ordine di due, tre al mese. Solo che chi
ne è vittima, è terrorizzato che si sappia in giro. E così
racconta di essere caduto dalle scale... La nostra battaglia è anche
per loro. Perchè non c'è niente da vergognarsi».
Enrico Oliari, presidente
di Gay Lib porta un esempio concreto: i gay che si ritrovano a "Parco Petrarca"
spesso sono oggetto di vere spedizioni punitive: «Ma non dicono nulla
perchè vivono la loro condizione in "clandestinità". Il sindaco
deve sapere quello che accade, non può ignorare questa realtà
di intolleranza e razzismo». Ma - denunciano ancora Rita e Stefania
- è il mondo politico nel complesso ad essere rimasto in silenzio.
Alla manifestazione si sono visti pochi volti noti: i ds Guido Margheri,
Mauro Bertoldi e il novo segretario Tommasini. E poi Enrico Visentin di
Rifondazione, e Lidia Menapace. Giorgio Holzmann si è fatto vivo
con una telefonata. Tutte partecipazioni individuali, o al massimo di partito.
Nessuna "istituzionale". «Il fatto - spiega Titti De Simone - è
che in Italia siamo ancora al medioevo per quanto riguarda i diritti degli
omosessuali. E' sconcertante che un'amministrazione di centrosinistra non
abbia il coraggio di prendere posizione».